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Principio Di Alternatività

27 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il principio secondo cui il contribuente, per un credito IVA, deve scegliere tra chiederne il rimborso o portarlo in detrazione nell'anno successivo. Una volta effettuata, la scelta ha dei limiti per essere modificata.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Cessione d’azienda e IVA: la vendita di un immobile vuoto
L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso dell'imposta di registro versata da una società per l'acquisto di un fabbricato da una procedura fallimentare. L'ufficio sosteneva che l'operazione costituisse una cessione di ramo d'azienda anziché la vendita di un singolo immobile. Il fabbricato era tuttavia completamente privo di impianti, arredi, licenze ed agibilità, richiedendo ingenti lavori di ristrutturazione per poter essere utilizzato. La Corte di Cassazione ha confermato che non ricorre l'ipotesi di Cessione d'azienda e IVA se il bene trasferito non conserva alcuna organizzazione o capacità produttiva residua. L'operazione costituisce la vendita di un singolo immobile ed è soggetta ad IVA, garantendo alla società acquirente il pieno diritto al rimborso dell'imposta di registro indebitamente versata.
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Imposta di registro agevolata cooperative: la fissa vince
Una società riceve in assegnazione un immobile da una cooperativa edilizia e applica l'imposta di registro agevolata cooperative in misura fissa. L'Agenzia delle Entrate richiede il pagamento dell'imposta in misura proporzionale. L'ufficio sostiene che, con il passaggio del trasferimento nel regime di esenzione IVA, decade la tassa fissa in virtù del principio di alternatività tra IVA e registro. La Corte di Cassazione respinge la tesi del Fisco. I giudici chiariscono che la norma speciale di favore per le cooperative edilizie garantisce l'imposta fissa a prescindere dal regime IVA applicabile. La modifica delle norme sull'IVA non cancella implicitamente il beneficio fiscale sulle registrazioni. Pertanto, la società ha diritto all'agevolazione e non deve pagare l'imposta proporzionale.
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Rimborso credito IVA: se scegli la compensazione perdi tutto
La Società Contribuente richiede il rimborso credito IVA per l'anno 1986. Non ottenendolo, decide successivamente di utilizzare lo stesso credito in compensazione nella dichiarazione del 1989. L'Amministrazione Finanziaria nega la compensazione ed emette una cartella esattoriale, confermata con sentenza definitiva. Successivamente, la società presenta nuove istanze per ottenere il rimborso originario. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile la richiesta della società. I giudici chiariscono che la scelta di utilizzare il credito in compensazione comporta la rinuncia implicita al rimborso. Una volta che il diniego della compensazione diventa definitivo, il contribuente non può più cambiare idea e richiedere la restituzione del denaro, poiché le due opzioni sono alternative e non cumulabili.
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Assegnazione di beni ai soci: niente IVA ma tassa proporzionale
Una società in nome collettivo ha effettuato l'assegnazione di beni ai soci trasferendo un locale commerciale precedentemente acquistato da un privato senza detrazione dell'IVA. L'Agenzia delle Entrate ha richiesto l'imposta di registro proporzionale al 2%, ritenendo l'operazione fuori campo IVA. I giudici di merito avevano invece applicato l'imposta fissa, ritenendo l'atto soggetto a IVA. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco: poiché all'acquisto non era stata detratta l'IVA, l'assegnazione costituisce un'ipotesi di autoconsumo esclusa da IVA. Di conseguenza, non opera il principio di alternatività e si applica l'imposta di registro proporzionale. La sentenza di secondo grado è stata cassata con rinvio.
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Principio di alternatività IVA e imposta di registro: tassa fissa
Una società di cartolarizzazione dei crediti ha ottenuto dei decreti ingiuntivi per riscuotere crediti commerciali acquistati tramite factoring. L'Agenzia delle Entrate pretendeva l'applicazione dell'imposta di registro proporzionale al 3% sui decreti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che si applica l'imposta in misura fissa. I crediti derivavano infatti da operazioni di finanziamento e cessioni di beni soggette a IVA (anche se in regime di esenzione). In questi casi, trova applicazione il principio di alternatività IVA e imposta di registro, che vieta la doppia tassazione proporzionale e impone la tassa fissa per gli atti giudiziari che dispongono pagamenti già rientranti nel campo di applicazione dell'IVA.
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Principio di alternatività IVA e registro: fisco sconfitto
Una società di cartolarizzazione ha impugnato l'avviso di liquidazione con cui l'Agenzia delle Entrate richiedeva l'imposta di registro proporzionale del 3% su decreti ingiuntivi per crediti commerciali acquistati tramite factoring. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando l'applicazione della tassa fissa. In virtù del principio di alternatività IVA e registro, le operazioni che rientrano nel campo di applicazione dell'IVA, anche se esenti, non possono essere assoggettate all'imposta di registro proporzionale.
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Imposte ipotecaria e catastale: il valore reale batte il prezzo
L'Azienda acquista un immobile dichiarando un valore di circa 595.000 euro. L'Ufficio rettifica il valore a oltre 2,5 milioni di euro, richiedendo maggiori imposte ipotecaria e catastale. La CTR annulla l'atto ritenendo che, trattandosi di operazione soggetta a IVA, la base imponibile per le imposte ipotecaria e catastale debba coincidere con il prezzo pattuito. La Cassazione accoglie il ricorso dell'Ufficio: le imposte ipotecaria e catastale si calcolano sul valore venale dell'immobile, anche se l'atto è soggetto a IVA. Tuttavia, accoglie anche il ricorso dell'Azienda sulla necessità di verificare la correttezza della stima dell'Ufficio. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Imposte ipotecaria e catastale proporzionali anche per immobili in restauro
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a una società acquirente il pagamento delle imposte ipotecaria e catastale proporzionali per l'acquisto di un immobile strumentale in corso di ristrutturazione. La società sosteneva l'applicazione delle imposte in misura fissa, ritenendo decisiva la mancata ultimazione dei lavori di restauro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ufficio, stabilendo che, per l'applicazione delle imposte ipotecaria e catastale proporzionali, rileva unicamente la classificazione catastale del bene come strumentale al momento del trasferimento. Di conseguenza, lo stato di non ultimazione delle opere di ristrutturazione non esclude la tassazione proporzionale, in quanto l'immobile conserva la sua natura strumentale originaria.
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Agevolazioni fiscali edilizia convenzionata: no all’esenzione se c’è IVA
L'Amministrazione Finanziaria ha richiesto a un Notaio il pagamento delle imposte ipotecaria e catastale in misura fissa per un atto di compravendita immobiliare tra un privato e un ente di edilizia residenziale pubblica. L'atto era soggetto a IVA. Il Notaio riteneva applicabili le agevolazioni fiscali edilizia convenzionata previste dall'art. 32 del d.P.R. n. 601/1973, che esentano da tali imposte. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria. I giudici hanno stabilito che le agevolazioni fiscali edilizia convenzionata non si applicano alle compravendite soggette a IVA. Trattandosi di norme di esenzione, esse sono di stretta interpretazione e non possono essere estese per analogia. Di conseguenza, il Notaio è tenuto al pagamento delle imposte richieste.
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Agevolazioni fiscali edilizia popolare: no all’esenzione con IVA
L'Amministrazione Finanziaria ha richiesto a un Notaio il pagamento delle imposte ipotecaria e catastale in misura fissa per un atto di compravendita immobiliare tra un privato e l'ente pubblico per l'edilizia popolare, operazione soggetta a IVA. Il Notaio riteneva che l'atto godesse dell'esenzione totale dalle imposte ipo-catastali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio finanziario, stabilendo che le agevolazioni fiscali edilizia popolare previste dalla legge non si applicano alle compravendite soggette a IVA. Le norme sulle esenzioni tributarie sono infatti di stretta interpretazione e non possono essere estese oltre i casi espressamente previsti dal legislatore. Di conseguenza, l'atto sconta le imposte in misura fissa.
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Imposte ipotecarie e catastali: niente sconti per le vendite con IVA
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a un Notaio il pagamento delle imposte ipotecarie e catastali in misura fissa per un atto di compravendita immobiliare tra un privato e l'Ente di Edilizia Pubblica. L'atto era soggetto a IVA. Il Notaio riteneva applicabile l'esenzione totale prevista per i programmi di edilizia residenziale pubblica. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che le agevolazioni fiscali sono di stretta interpretazione e non si estendono alle operazioni soggette a IVA. Per queste ultime si applica il principio di alternatività, che impone comunque il pagamento delle imposte in misura fissa. Di conseguenza, il Notaio è obbligato a versare le somme richieste.
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Agevolazioni fiscali edilizia convenzionata: scontro IVA e fisco
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a un Notaio il pagamento delle imposte ipotecaria e catastale in misura fissa per una compravendita immobiliare tra un privato e l'ente per l'edilizia popolare. L'atto era soggetto a IVA. Il Notaio riteneva applicabile l'esenzione totale prevista per l'edilizia residenziale pubblica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, stabilendo che le agevolazioni fiscali edilizia convenzionata non si applicano agli atti soggetti a IVA. Le norme sulle esenzioni sono di stretta interpretazione e non possono essere estese per analogia. Di conseguenza, il Notaio deve pagare le imposte in misura fissa in base al principio di alternatività tra IVA e imposta di registro.
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Compensazione del credito IVA: se c’è rimborso scatta la sanzione
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di recupero crediti nei confronti di una società che aveva utilizzato la compensazione del credito IVA per somme già chieste a rimborso, senza presentare una preventiva rinuncia formale. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato le sanzioni, ritenendo l'omissione meramente formale per assenza di danno erariale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco, stabilendo che la compensazione di un credito già chiesto a rimborso, in assenza di una formale e tempestiva revoca, costituisce una violazione sostanziale per omesso versamento. Non è ammissibile una revoca implicita della richiesta di rimborso.
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Alternatività IVA e registro: no alla doppia tassa sul debito
L'Amministrazione Finanziaria richiedeva a un professionista il pagamento dell'imposta di registro proporzionale pari al tre per cento su una scrittura privata di riconoscimento di debito. Tale scrittura era stata richiamata in un'ordinanza del Tribunale che ingiungeva il pagamento di prestazioni professionali soggette a IVA. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che si applica il principio di alternatività IVA e registro. Poiché il debito derivava da prestazioni professionali già soggette a IVA, la scrittura privata enunciata nel provvedimento del giudice deve scontare l'imposta di registro in misura fissa e non proporzionale. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Imposta di registro su interessi moratori: vince il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava la tassazione sugli interessi di mora stabiliti da una sentenza di condanna. La controversia riguarda l'applicazione dell'imposta di registro su interessi moratori dovuti da una società. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che gli interessi moratori non rientrano nella base imponibile IVA. Di conseguenza, anche se la somma capitale è soggetta a IVA, gli interessi liquidati nella sentenza devono essere tassati autonomamente con l'imposta di registro proporzionale al 3%. La Suprema Corte ha quindi deciso la causa nel merito, confermando la legittimità del recupero fiscale e condannando la società contribuente al pagamento delle spese.
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Definizione agevolata: si estingue la lite tra fisco e azienda
Una società di abbigliamento riceveva un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate, che riqualificava la cessione di un ramo d'azienda in vendita di singoli beni, richiedendo maggiori imposte. Dopo alterne vicende nei gradi di merito favorevoli alla contribuente, la causa giungeva in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società presentava istanza di definizione agevolata ai sensi del decreto fiscale del 2018, provvedendo al relativo pagamento. L'amministrazione finanziaria confermava la regolarità della domanda. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate, confermando l'efficacia della definizione agevolata per chiudere definitivamente i contenziosi pendenti con il fisco.
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Imposta di bollo su stato passivo: negato il rimborso
Una compagnia assicurativa in liquidazione coatta amministrativa ha impugnato il diniego di rimborso dell'imposta di bollo versata per il deposito dello stato passivo. La società sosteneva che l'atto fosse soggetto solo al contributo unificato, beneficiando dell'esenzione dal bollo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che la fase di deposito dello stato passivo ha natura puramente amministrativa e non giurisdizionale. Di conseguenza, non essendo dovuto il contributo unificato, non opera l'esenzione. L'imposta di bollo su stato passivo è quindi dovuta e il rimborso è stato negato.
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Caparra confirmatoria o acconto? Il Fisco perde in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha sanzionato una società immobiliare per omessa fatturazione IVA, ritenendo che i pagamenti ricevuti durante un contratto preliminare fossero acconti sul prezzo. La società ha invece sostenuto che tali somme costituissero una caparra confirmatoria, come espressamente pattuito nel contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando la decisione dei giudici d'appello. La Suprema Corte ha chiarito che spetta al giudice di merito interpretare la reale volontà delle parti e qualificare la natura delle somme versate. Di conseguenza, se le somme sono qualificate come caparra confirmatoria con funzione di garanzia e non di anticipo, esse non sono soggette a fatturazione immediata ai fini IVA.
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Confisca e risarcimento: ladri restituiscono, lo Stato non può pignorare
Due dipendenti di una struttura ospedaliera, condannati per peculato per essersi appropriati di ingenti somme, avevano integralmente restituito il denaro prima della sentenza definitiva. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul rapporto tra confisca e risarcimento del danno. I giudici hanno annullato la confisca dei beni degli imputati, affermando che è illegale. Se il profitto del reato è stato interamente restituito alla vittima, lo Stato non può imporre un'ulteriore sanzione patrimoniale. Applicare entrambe le misure costituirebbe una duplicazione ingiustificata, una sorta di doppia punizione economica per lo stesso fatto. La restituzione del maltolto, quindi, preclude la confisca.
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Alternatività Rimborso e Compensazione: l’errore che costa caro
Una società, dopo aver chiesto il rimborso di un ingente credito IVA, lo utilizzava in compensazione per pagare altre imposte. L'Agenzia delle Entrate contestava l'operazione, emettendo una cartella di pagamento per recuperare le somme. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, ribadendo il 'principio di alternatività tra rimborso e compensazione'. Una volta presentata la domanda di rimborso, il contribuente non può legittimamente utilizzare lo stesso credito in compensazione, poiché la scelta iniziale è vincolante. L'azione dell'azienda è stata quindi considerata illegittima e la pretesa del Fisco fondata.
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