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Previo Concerto

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Accordo o pianificazione precedente tra più persone per commettere un reato. Si distingue dalla semplice connivenza, che è una consapevole ma passiva presenza sul luogo del fatto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Spendita di banconote contraffatte: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione nei confronti di un uomo accusato del delitto di spendita di banconote contraffatte con previo accordo con i falsari. L'imputato aveva ricevuto e ceduto cinquanta banconote false da cento euro destinate alla circolazione. La difesa contestava la validità dei decreti di intercettazione telefonica e negava l'esistenza di una preventiva intesa con i fabbricanti del denaro falso. I Supremi Giudici hanno respinto il ricorso. La Corte ha ritenuto legittime le intercettazioni e pienamente provato il concerto criminoso, desunto dall'ingente quantitativo di banconote, dalla natura non occasionale dei contatti telefonici e dai pregressi rapporti tra gli acquirenti e i distributori del denaro illecito.
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Truffa in concorso: condannato anche chi presta la carta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa in concorso ai danni di due familiari, un padre e un figlio. Il figlio aveva convinto la vittima a effettuare un bonifico su una carta prepagata intestata al padre. La difesa sosteneva la mancanza di prove sul profitto e sul coinvolgimento del padre. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che il bonifico era andato a buon fine prima della chiusura del conto per uso scorretto. Inoltre, l'assenza di denunce del padre contro il figlio e la successiva irreperibilità di entrambi dimostrano un accordo preventivo. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Banconote contraffatte: il prezzo trattato non cancella il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo sorpreso ad acquistare un ingente quantitativo di banconote contraffatte. L'indagato si era difeso sostenendo l'assenza di un accordo preventivo con i falsificatori, evidenziando di aver persino contrattato sul prezzo delle singole banconote. I giudici hanno però stabilito che il reato di falso nummario con previo concerto non richiede un patto formale. La prova dell'intesa può infatti derivare da indizi precisi, come la ripetitività degli acquisti (avvenuti già in tre o quattro occasioni precedenti) e l'elevato numero di banconote contraffatte scambiate (ben 235 pezzi da 50 euro). Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa tramite ricarica Postepay: l’intestatario paga senza prove
Una donna è stata condannata per il reato di truffa dopo che la vittima, ingannata da artifizi e raggiri, ha accreditato somme di denaro su una carta Postepay a lei intestata. La difesa ha impugnato la sentenza sostenendo la mancanza di prove dirette sulla condotta materiale della donna. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la responsabilità penale per la truffa tramite ricarica Postepay può essere attribuita direttamente all'intestatario della carta. Questo avviene anche senza la prova dell'esecuzione materiale del raggiro, qualora vi siano indizi precisi come l'intestazione della carta, l'immediato accredito delle somme, l'assenza di denunce di smarrimento e la successiva irreperibilità del titolare. Di conseguenza, l'imputata perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di banconote false: condanna annullata senza prove
L'Imputato era stato condannato per il reato di detenzione di banconote false in base all'articolo 453 del codice penale, per aver posseduto undici banconote contraffatte da 50 euro e una da 100 euro. La difesa ha contestato la condanna, evidenziando la mancanza di prove circa il previo concerto, cioè l'accordo preventivo con i falsificatori, e sostenendo che le banconote false erano mescolate a oltre duecento banconote vere. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando un grave vizio logico nella motivazione della sentenza d'appello. I giudici di secondo grado avevano infatti dedotto l'esistenza dell'accordo solo dal fatto che l'uomo non fosse l'autore materiale della falsificazione. La Cassazione ha quindi annullato la condanna, disponendo un nuovo processo.
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Monete falsificate: l’ordine in casa incastra l’Imputato
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di monete falsificate (pari a 1.760 euro) destinate alla spendita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la condanna per il reato di cui all'articolo 453 del codice penale. L'Imputato sosteneva l'assenza di prove sul previo accordo con i falsificatori. I giudici hanno invece chiarito che il previo concerto non richiede una complessa associazione criminale, ma un qualsiasi contatto, anche temporaneo, con chi produce o distribuisce le banconote. Tale intesa è stata legittimamente desunta dal possesso di un numero elevato di banconote, conservate con cura in casa, e dalle ammissioni dello stesso condannato. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Previo concerto e banconote false: la sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per l'introduzione nello Stato di circa 50.000 dollari contraffatti. Il cuore della decisione riguarda la prova del **previo concerto** con i falsificatori. La Suprema Corte ha chiarito che tale accordo può essere desunto da elementi indiziari univoci, come l'ingente quantitativo di banconote e la procedura di campionamento preventivo. Non è necessaria l'identificazione dei falsificatori né un'organizzazione criminale complessa, essendo sufficiente un'intesa anche mediata per configurare il reato più grave previsto dall'art. 453 c.p. anziché quello meno severo dell'art. 455 c.p.
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Ricorso inammissibile: motivi aspecifici e precedenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello. I motivi del ricorso, riguardanti la contestazione di un'aggravante e la richiesta di pene alternative, sono stati giudicati aspecifici. La Corte ha ritenuto che l'appello non si confrontasse adeguatamente con le motivazioni della sentenza impugnata, che si basavano su un previo concerto tra i correi e sui precedenti penali dell'imputato. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e a un'ammenda.
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