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Previdenza Complementare

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71 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

TFR e divorzio: niente quota se versato in un fondo
Con la sentenza n. 20132/2025, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di TFR e divorzio. Se un coniuge trasferisce il proprio TFR maturato in un fondo di previdenza complementare prima dell'inizio della causa di divorzio, l'altro coniuge non ha diritto alla quota del 40% prevista dalla legge. Questo atto è considerato una legittima disposizione del credito, non una percezione. Tuttavia, la rendita pensionistica derivante da tale conferimento deve essere considerata per la determinazione o la modifica dell'assegno di divorzio, come avvenuto nel caso di specie con l'aumento dell'assegno dal tribunale di merito.
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TFR non versato: chi paga se l’azienda fallisce?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11198/2024, ha stabilito che le quote di TFR non versato al fondo di previdenza complementare mantengono natura retributiva. In caso di cessione d'azienda, il debito si trasferisce al nuovo datore di lavoro, che ne è responsabile. Di conseguenza, il Fondo di Garanzia dell'INPS non è tenuto a intervenire se il nuovo datore di lavoro non è insolvente, e il lavoratore deve richiedere il pagamento a quest'ultimo.
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Fondo Garanzia INPS: esclusi i crediti rinunciati
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30835/2024, ha stabilito che il Fondo Garanzia INPS non è tenuto a intervenire per pagare TFR e retribuzioni se i lavoratori, a seguito di un trasferimento d'azienda, hanno stipulato un accordo sindacale rinunciando a tali crediti nei confronti del nuovo datore di lavoro solvente. La Corte ha chiarito che l'accordo sindacale non è opponibile all'INPS, il cui rapporto con il lavoratore è autonomo rispetto a quello di lavoro. La rinuncia volontaria a far valere i propri diritti contro un soggetto solvibile interrompe il nesso causale che giustifica l'intervento del fondo, la cui finalità è tutelare dall'insolvenza, non dalle scelte del lavoratore.
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Tassazione fondo pensione: no al rimborso IRPEF
Un ex dipendente ha richiesto un rimborso IRPEF su una liquidazione da un fondo pensione complementare, sostenendo che i suoi contributi dovessero essere dedotti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, data la natura volontaria e non obbligatoria per legge dei contributi, l'intera somma ricevuta è soggetta a tassazione. Questa decisione chiarisce il principio di piena imponibilità per le prestazioni derivanti da schemi di previdenza volontaria e le regole sulla tassazione fondo pensione.
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Competenza territoriale fondo pensione: decide la sede
La Corte di Cassazione stabilisce la competenza territoriale per le cause contro un fondo pensione complementare. In un caso riguardante una pensione di reversibilità, una vedova aveva citato il fondo presso il tribunale della sua residenza. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del fondo, affermando che, trattandosi di previdenza complementare e non obbligatoria, la competenza territoriale del fondo pensione si radica presso la sede legale del fondo stesso (foro del convenuto) e non presso la residenza dell'attore.
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Previdenza complementare: motivazione apparente del giudice
Un contribuente ha richiesto il rimborso dell'IRPEF versata sulla sua previdenza complementare, contestando l'aliquota applicata. Dopo il rigetto nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Commissione Tributaria Regionale. La Corte ha ritenuto che la motivazione fornita dal giudice di secondo grado fosse meramente apparente, in quanto non spiegava adeguatamente le ragioni del rigetto della domanda del cittadino, violando così l'obbligo di fornire una giustificazione comprensibile e verificabile. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non interviene?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia TFR gestito dall'INPS non è tenuto a intervenire per le quote di TFR destinate alla previdenza complementare e non versate dal datore di lavoro fallito, qualora il rapporto di lavoro prosegua con un'altra società a seguito di una cessione d'azienda. In questo scenario, l'obbligo di pagamento si trasferisce al nuovo datore di lavoro. L'intervento del Fondo è subordinato alla cessazione del rapporto di lavoro e all'insolvenza del datore di lavoro esistente in quel momento.
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Contributo modulare obbligatorio: è previdenza base
Un avvocato ha contestato la natura del contributo modulare obbligatorio versato alla propria Cassa di previdenza, chiedendone il trasferimento o la restituzione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che tale contributo rientra nella previdenza di base obbligatoria e non in quella complementare, la cui adesione è volontaria. La Corte ha ritenuto le censure del ricorrente generiche e non pertinenti alla ratio decidendi della Corte d'Appello.
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Danno da demansionamento: prova e risarcimento
Un dipendente, dopo aver svolto mansioni dirigenziali, subisce un demansionamento. La Cassazione interviene sul caso, chiarendo la ripartizione dell'onere della prova e i criteri di liquidazione del danno da demansionamento. Si specifica che spetta al datore di lavoro dimostrare di aver adibito il lavoratore a mansioni corrette. Viene inoltre affrontata la questione del risarcimento del danno professionale, distinguendolo dalla perdita di chance, e si statuisce sulla necessità di accertare la soggettività giuridica dei fondi di previdenza complementare prima di poter decidere sulla relativa domanda di contribuzione.
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Tassazione fondi pensione: la Cassazione chiarisce
Un contribuente ha richiesto un rimborso fiscale su una somma ricevuta da un fondo pensione complementare, sostenendo la deducibilità dei contributi versati. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiave sulla tassazione fondi pensione: le prestazioni derivanti da fondi complementari su base volontaria sono interamente imponibili, senza possibilità di dedurre i contributi precedentemente versati, poiché non obbligatori per legge.
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Privilegio crediti previdenza: le Sezioni Unite decidono
Un Ente Edile ha richiesto l'ammissione in via privilegiata, nel fallimento di una società, dei crediti per contributi non versati a un fondo di previdenza complementare. Il Tribunale ha respinto la richiesta, qualificando il credito come chirografario. La Corte di Cassazione, rilevando un profondo contrasto giurisprudenziale sulla natura (retributiva o previdenziale) di tali somme, ha ritenuto necessario rimettere la questione sul privilegio crediti previdenza alle Sezioni Unite per un pronunciamento definitivo.
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