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Prevenzione

50 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La prevenzione è l'insieme di azioni finalizzate ad impedire o ridurre il rischio, ossia la probabilità che si verifichino eventi non desiderati. Gli interventi di prevenzione sono in genere rivolti all'eliminazione o, nel caso in cui la stessa non sia concretamente attuabile, alla riduzione dei rischi che possono generare dei danni.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Distanze legali tra edifici: il muro a dislivello deve arretrare
Due vicini si affrontano in giudizio per il mancato rispetto delle distanze legali tra edifici e dal confine. Il Proprietario del fondo superiore realizza una villetta e un muro in cemento armato lungo una rampa d'accesso. La Vicina, proprietaria del fondo inferiore situato a una quota più bassa, chiede l'arretramento dei manufatti. Il Proprietario sostiene che il dislivello tra i fondi escluda la violazione e che il muro sia una semplice opera di contenimento del terreno naturale. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Proprietario. I giudici chiariscono che le regole sulle distanze valgono anche per terreni a dislivello, mediante prolungamento ideale delle sagome. Inoltre, un muro che crea intercapedini artificiali è una vera costruzione e deve rispettare le distanze dal confine.
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Decoro architettonico: la visibilità non scusa l’abuso
Una condomina ha citato in giudizio il vicino per aver realizzato sul terrazzo confinante un manufatto abitabile in violazione delle distanze legali e lesivo del decoro architettonico dell'edificio. La Corte d'Appello aveva rigettato le richieste, ritenendo che la nuova opera non fosse visibile dalla strada e che l'edificio fosse già esteticamente degradato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della condomina, stabilendo che la visibilità esterna non rileva ai fini della tutela estetica. Inoltre, il preesistente degrado non giustifica nuove alterazioni senza un bilanciamento complessivo. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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Pericolosità sociale: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto contro un decreto di prevenzione che ne confermava la pericolosità sociale. La Suprema Corte ha ribadito che, nei procedimenti di prevenzione, il ricorso è ammesso esclusivamente per violazione di legge. Tale nozione include la motivazione apparente, ma esclude il vizio di manifesta illogicità. Nel caso di specie, la pericolosità sociale è stata ritenuta attuale a causa del coinvolgimento del soggetto in un'associazione dedita al traffico di armi clandestine ed esplosivi, nonché per le sue frequentazioni con pregiudicati, rendendo irrilevante la revoca di precedenti misure cautelari.
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Distanze legali: quando il seminterrato è costruzione
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per il calcolo delle distanze legali tra edifici, stabilendo che un seminterrato che emerge anche solo parzialmente dal suolo deve essere considerato una costruzione. La sentenza precisa che la nozione di costruzione è stabilita dal Codice Civile e non può essere modificata dai regolamenti comunali. Inoltre, viene confermato che i balconi di ampie dimensioni rientrano nel computo delle distanze, mentre la costruzione in aderenza è valida anche in presenza di minime intercapedini dovute ad anomalie tecniche colmabili.
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Attenuanti generiche: quando vengono negate
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per violazione di una misura di prevenzione. Il fulcro della controversia riguardava il mancato riconoscimento delle **attenuanti generiche**. La Suprema Corte ha ribadito che la concessione di tali attenuanti non è un automatismo, ma richiede la presenza di elementi di segno positivo. In assenza di tali fattori meritevoli, il giudice di merito può legittimamente negare il beneficio. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva e misure di prevenzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione delle misure di prevenzione, dichiarando inammissibile il ricorso che contestava l'applicazione della recidiva. L'imputato era stato condannato per aver violato le prescrizioni imposte dal Codice Antimafia. La Suprema Corte ha rilevato che le doglianze relative alla determinazione della pena e alla recidiva costituivano argomenti di merito già ampiamente vagliati e motivati nei precedenti gradi di giudizio, rendendo il ricorso privo di fondamento in sede di legittimità.
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Trasferimento fraudolento di valori e dolo specifico
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un trasferimento fraudolento di valori tra un padre, condannato per associazione mafiosa, e il figlio. Attraverso atti di vendita e donazione simulati, i beni erano stati fittiziamente intestati al congiunto per evitare possibili misure di prevenzione patrimoniale. La Suprema Corte ha annullato la condanna per l'interposizione fittizia, rilevando che i giudici di merito non hanno adeguatamente motivato la sussistenza del dolo specifico, omettendo di valutare le giustificazioni difensive relative a scopi fiscali e familiari. È stata invece confermata la responsabilità per l'omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali, poiché l'obbligo sorge con l'atto traslativo definitivo e non con il semplice contratto preliminare.
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Distanze legali: costruire sul confine e aderenza
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri di interpretazione dei regolamenti edilizi locali in materia di distanze legali. Il caso riguardava un fabbricato costruito sul confine ma non in aderenza a quello del vicino. La Corte d'Appello aveva ordinato la demolizione parziale, interpretando restrittivamente la norma locale che consentiva la costruzione in aderenza o sul confine. La Cassazione ha invece stabilito che la congiunzione o ha valore disgiuntivo e che il principio di prevenzione permette al proprietario di scegliere tra diverse opzioni costruttive, purché siano rispettate le distanze minime tra i fabbricati previste dallo strumento urbanistico.
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Competenza territoriale: misure di prevenzione e sede
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto negativo di competenza territoriale tra due tribunali distrettuali in merito all'applicazione di misure di prevenzione patrimoniale. Il caso riguardava un imprenditore operante in una regione del Nord Italia, accusato di gravi reati tra cui un tentato omicidio aggravato. Mentre un tribunale sosteneva la competenza del foro siciliano basandosi sul centro decisionale di un'organizzazione criminale, la Suprema Corte ha stabilito che la competenza territoriale spetta al giudice del luogo in cui si è manifestata con maggiore continuità la pericolosità sociale del proposto. Poiché le condotte illecite e la continuità operativa del soggetto si sono verificate stabilmente nel territorio settentrionale, la competenza è stata definitivamente attribuita al tribunale emiliano.
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Ricorso straordinario: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il **Ricorso straordinario** per errore di fatto presentato contro una decisione relativa alla confisca di beni. I ricorrenti contestavano la valutazione delle prove testimoniali e la capacità patrimoniale, ma la Corte ha stabilito che tali doglianze costituiscono errori valutativi e non di fatto. Inoltre, è stato ribadito il principio secondo cui il **Ricorso straordinario** non è esperibile contro provvedimenti emessi ante iudicatum, come quelli in materia di misure di prevenzione patrimoniale.
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Confisca beni: la guida sull’accessione invertita
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca beni relativa a un terreno e a un fabbricato abusivo di pregio. Il ricorso del principale interessato è stato dichiarato inammissibile per tardività, mentre quello del terzo intestatario è stato respinto poiché non legittimato a contestare la pericolosità sociale del proposto. La decisione si fonda sul principio dell'accessione invertita, applicato in quanto l'edificio, realizzato con risorse illecite durante il periodo di pericolosità sociale, possiede un valore economico nettamente superiore al terreno su cui è stato edificato.
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Omessa comunicazione variazioni patrimoniali: i rischi
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un compendio immobiliare dovuto all'omessa comunicazione variazioni patrimoniali. Il ricorrente, già condannato per reati associativi, non aveva segnalato l'acquisto di terreni e fabbricati entro i termini di legge. La difesa ha invocato la buona fede e la natura pubblica dell'atto notarile, ma i giudici hanno ribadito che l'obbligo di comunicazione alla polizia tributaria è autonomo e non surrogabile dalla pubblicità legale, richiedendo per la punibilità il solo dolo generico.
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Pericolosità sociale: i limiti del ricorso.
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato contro un decreto di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il ricorrente contestava l'attualità della **pericolosità sociale**, ritenendo che i suoi precedenti fossero troppo datati e le sue frequentazioni con pregiudicati fossero solo occasionali. La Suprema Corte ha stabilito che, nei procedimenti di prevenzione, il sindacato di legittimità è limitato alla violazione di legge. Poiché la Corte d'Appello aveva fornito una motivazione logica e basata su elementi concreti, come le recenti frequentazioni malavitose, non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di Cassazione.
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Deposito cauzione: quando il mancato versamento è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di inottemperanza all'ordine di deposito cauzione da parte di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale. Il ricorrente aveva contestato il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, ma i giudici hanno stabilito che la pericolosità sociale del soggetto, già alla base della misura di prevenzione, impedisce l'applicazione del beneficio ex art. 131-bis c.p. La Corte ha inoltre rilevato l'inammissibilità di motivi non presentati in appello e la mancata ricerca di soluzioni alternative al pagamento, come la rateizzazione.
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Litispendenza: limiti al regolamento di competenza
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile un regolamento di competenza proposto contro una propria precedente ordinanza. Tale ordinanza aveva rilevato d'ufficio la **litispendenza** tra due procedimenti tributari identici, cassando senza rinvio la decisione di merito per evitare la duplicazione dei giudizi. I giudici hanno chiarito che il regolamento ex art. 42 c.p.c. è uno strumento riservato alle decisioni dei giudici di merito e non può essere utilizzato per impugnare provvedimenti della Cassazione che chiudono definitivamente il processo. Il ricorso è stato ritenuto un abuso del processo, comportando una sanzione pecuniaria.
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Oltraggio a pubblico ufficiale: insulti allo stadio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per oltraggio a pubblico ufficiale nei confronti di un uomo che aveva insultato pesantemente due agenti di polizia durante una partita di calcio. La difesa sosteneva la mancanza di prove sulla pubblicità dell'offesa e richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che le espressioni denigratorie sono state proferite in uno stadio affollato, ledendo l'onore e il prestigio dei funzionari. Inoltre, la richiesta relativa all'art. 131-bis c.p. è stata rigettata poiché presentata tardivamente solo in sede di legittimità.
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Confisca antimafia: nesso temporale e onere prova
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca antimafia delle quote di una società, rigettando il ricorso del proposto. La difesa contestava il nesso temporale tra la pericolosità sociale e l'acquisto dei beni, ma i giudici hanno rilevato una sperequazione reddituale e il finanziamento dell'operazione tramite proventi illeciti del sodalizio criminale.
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Revisione della sentenza: limiti e prevenzione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un'istanza di revisione della sentenza basata sul presunto conflitto tra una condanna per bancarotta e un decreto di prevenzione. La Corte ha chiarito che il provvedimento di prevenzione non costituisce un giudicato stabile equiparabile alla sentenza penale, rendendo impossibile invocare la revisione della sentenza per contrasto tra i due accertamenti, data la diversa natura, finalità e standard probatorio dei due procedimenti.
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Confisca di prevenzione: i beni intestati ai familiari
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca di prevenzione applicata a un compendio immobiliare formalmente intestato alla figlia di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. I giudici hanno rilevato una netta sproporzione tra i redditi dichiarati dal nucleo familiare e gli investimenti effettuati, rigettando la tesi difensiva secondo cui l'acquisto fosse giustificato da proventi derivanti da evasione fiscale. La sentenza chiarisce che le indagini patrimoniali possono estendersi ai familiari anche se non più conviventi, qualora sussista il sospetto di un'intestazione fittizia volta a schermare la disponibilità effettiva dei beni da parte del proposto.
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Pericolosità sociale: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per un soggetto ritenuto inserito in un contesto di criminalità organizzata. Nonostante la difesa sostenesse l'assenza di **pericolosità sociale** attuale a causa di un periodo di detenzione e del tempo trascorso dall'ultimo reato, i giudici hanno stabilito che la mancanza di elementi concreti di dissociazione e il ruolo di promotore nel traffico di stupefacenti giustificano la misura. La decisione ribadisce che il mero decorso del tempo non elimina automaticamente il rischio di recidiva in contesti associativi.
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