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Presunzione

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1087 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Presunzione distribuzione utili: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 1056/2025, ha rigettato il ricorso di un socio di una S.r.l. a base ristretta, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento basato sulla presunzione di distribuzione degli utili extracontabili della società. La Corte ha ribadito che, in presenza di una compagine sociale ristretta, il Fisco può legittimamente presumere che i maggiori ricavi accertati in capo alla società siano stati distribuiti ai soci. Sono stati inoltre respinti i motivi relativi a presunti vizi procedurali, come la tardiva produzione di documenti da parte dell'Agenzia delle Entrate e la motivazione dell'atto per relationem.
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Movimentazioni bancarie soci: onere della prova
La Corte di Cassazione conferma che le movimentazioni bancarie sui conti correnti personali dei soci di una S.r.l. a ristretta base sociale possono essere legittimamente presunte come ricavi non dichiarati della società stessa. L'ordinanza chiarisce che spetta alla società fornire una prova contraria specifica e dettagliata per superare tale presunzione. Nel caso di specie, la società non è riuscita a dimostrare che i fondi fossero riconducibili ad altre attività imprenditoriali dei soci, vedendosi così respingere il ricorso e confermare l'accertamento fiscale.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione la estende
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presunzione distribuzione utili non contabilizzati in una società a ristretta base partecipativa si estende anche attraverso una catena di controllo societario. Il caso riguardava un socio di una holding, a cui erano stati imputati utili generati da una società operativa controllata. La Corte ha chiarito che non si tratta di una 'doppia presunzione' vietata, ma di un'unica presunzione i cui effetti si propagano lungo la catena societaria, invertendo l'onere della prova a carico del contribuente.
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Iscrizione Albo professionale e obbligo Cassa
Un professionista, iscritto al proprio albo, ha contestato delle cartelle di pagamento della sua Cassa di previdenza, sostenendo di svolgere l'attività solo in modo occasionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'iscrizione all'Albo professionale crea una presunzione legale dell'esercizio dell'attività. Tale presunzione comporta l'obbligo di iscrizione e versamento dei contributi alla Cassa di categoria. Spetta al professionista fornire la prova contraria, ovvero di non aver svolto in alcun modo l'attività, neanche in forma saltuaria. La coesistenza di un'iscrizione ad altra gestione previdenziale per un'attività differente non esonera da tale obbligo.
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Utili extra-bilancio: la prova a carico del socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2464/2025, ha ribadito che in una società a ristretta base sociale, gli utili extra-bilancio accertati si presumono distribuiti ai soci. L'onere della prova per superare tale presunzione ricade sul socio, il quale deve dimostrare in modo specifico che gli utili sono stati accantonati, reinvestiti o che egli era completamente estraneo alla gestione sociale. Nel caso di specie, la Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza di merito che aveva erroneamente ritenuto sufficienti prove generiche fornite dal contribuente. La posizione di un socio è stata invece archiviata per adesione alla definizione agevolata.
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Momento impositivo permuta: quando si pagano le tasse?
La Corte di Cassazione affronta il tema del momento impositivo in una permuta immobiliare tra un terreno e appartamenti da costruire. La controversia nasce da un pagamento aggiuntivo per una porzione di immobile venuta a esistenza in un anno successivo a quello del contratto principale. La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha errato nel non considerare il fatto decisivo della reale venuta ad esistenza del bene, che determina il corretto momento impositivo della permuta. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Operazioni inesistenti: Cassazione rigetta ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un accertamento fiscale per operazioni inesistenti e operazioni in nero. La Corte ha stabilito che le prove presuntive raccolte dall'Agenzia delle Entrate, basate su discrasie contabili e controlli incrociati, erano sufficienti a fondare l'accertamento. È stato ribadito che il contribuente ha l'onere di fornire una prova contraria convincente e che la Corte di Cassazione non può riesaminare nel merito i fatti della causa, ma solo la corretta applicazione della legge.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha affermato la legittimità della presunzione distribuzione utili non contabilizzati ai soci di una società a ristretta base sociale. L'Amministrazione Finanziaria può basare l'accertamento IRPEF sul socio su tale presunzione, e spetta al contribuente dimostrare il contrario. La Corte ha inoltre ribadito l'inammissibilità di motivi nuovi in appello che alterino la 'causa petendi' del giudizio di primo grado.
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Iscrizione cassa geometri: obbligo anche senza attività
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3667/2025, ha stabilito che la semplice iscrizione all'albo professionale comporta l'obbligo di iscrizione alla cassa geometri e il versamento dei contributi minimi. Tale iscrizione crea una presunzione di esercizio dell'attività professionale, superabile solo alle condizioni previste dall'ente stesso. La Corte ha ritenuto irrilevante la mancata produzione di reddito o lo svolgimento saltuario dell'attività, accogliendo il ricorso dell'ente previdenziale contro un professionista che operava come socio e amministratore in società edili.
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Notifica persona giuridica: chi può ricevere l’atto?
Una società impugna una cartella di pagamento sostenendo la nullità della notifica. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che la notifica a persona giuridica è valida se l'atto viene consegnato presso la sede a un soggetto lì presente, anche se non dipendente. Spetta alla società dimostrare l'estraneità totale del ricevente, una prova che in questo caso non è stata fornita, rendendo tardivo il ricorso originario.
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Gratuito patrocinio e presunzione di reddito illecito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per gravi reati contro il diniego del gratuito patrocinio. La Corte ha stabilito che la presunzione legale di possesso di redditi illeciti, prevista per tali condannati, non può essere superata da prove documentali non vincolanti, come precedenti ammissioni al beneficio in altri procedimenti o informative fiscali limitate ai soli redditi leciti. È stato ritenuto logico e sufficientemente motivato il ragionamento del tribunale che, basandosi su massime di esperienza, ha considerato la posizione apicale del soggetto in un'associazione criminale come indicativa della disponibilità di fondi illeciti.
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Presunzione esigenze cautelari: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, il quale chiedeva la sostituzione della custodia cautelare in carcere. La Corte ha ribadito che la presunzione esigenze cautelari, prevista dall'art. 275 c.p.p. per reati di particolare gravità, non può essere superata dal solo trascorrere del tempo in detenzione, soprattutto di fronte alla gravità dei fatti e all'impossibilità di applicare misure alternative come gli arresti domiciliari.
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Azione revocatoria: vendita al figlio e presunzioni
Una sorella agisce in revocatoria contro il fratello che vende i propri immobili a una società del figlio, pregiudicando il suo credito. La Cassazione, con ordinanza 5193/2025, dichiara inammissibile il ricorso del fratello. Si afferma che il legame familiare costituisce una forte presunzione sulla conoscenza del danno da parte del terzo acquirente e che la trasformazione del patrimonio da immobiliare a liquido aumenta il rischio per il creditore, legittimando l'azione revocatoria.
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Consumi presuntivi: prova lecita in caso di contatore manomesso
Una società agricola ha contestato una bolletta per consumi presuntivi derivante da un allaccio abusivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che in caso di manomissione del contatore, il fornitore di energia può legittimamente provare il credito basandosi su prove presuntive, come il metodo della "potenza tecnicamente prelevabile", anche a fronte della contestazione del cliente.
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Interruzione prescrizione: vale la copia non firmata?
Un agente di polizia municipale ha agito contro il Comune per ottenere il pagamento del lavoro festivo. Il Comune ha eccepito la prescrizione del diritto. La controversia è giunta in Cassazione sulla validità, ai fini dell'interruzione prescrizione, di una lettera di messa in mora la cui copia prodotta in giudizio era priva di firma. La Corte di Cassazione ha stabilito che la produzione in giudizio della copia della lettera, unitamente all'avviso di ricevimento della raccomandata, crea una presunzione di corrispondenza con l'originale ricevuto, sufficiente a interrompere la prescrizione, salvo prova contraria a carico del destinatario.
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Presunzione esigenze cautelari: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per i reati di associazione mafiosa, la presunzione delle esigenze cautelari non viene meno con il solo trascorrere del tempo. Un indagato, accusato di appartenere a un clan della 'ndrangheta, ha visto respinto il suo ricorso contro la custodia in carcere. La Corte ha chiarito che, data la stabilità e la natura pervasiva delle mafie storiche, elementi come un lavoro lecito o l'assenza di precedenti penali non sono sufficienti a dimostrare un effettivo allontanamento dal sodalizio criminale, necessario per superare la presunzione di pericolosità.
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Presunzione utili soci: prova contraria e onere
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una socia al 50% di una S.r.l. a cui erano stati attribuiti utili non dichiarati. La Corte ha confermato la validità della presunzione utili soci, chiarendo che per superarla non è sufficiente dimostrare il proprio disinteresse alla gestione attiva della società. Il contribuente ha l'onere di provare specificamente la mancata distribuzione degli utili o il loro reimpiego nell'attività aziendale, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Transazione tardiva: quando è inammissibile in causa
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una transazione tardiva presentata in un giudizio per vizi immobiliari. L'ordinanza chiarisce che, sebbene l'accordo possa essere prodotto in qualsiasi momento, la sua efficacia è subordinata all'adempimento delle obbligazioni. Nel caso specifico, il mancato completamento dei lavori pattuiti ha reso la transazione inidonea a chiudere la lite. La Corte ha inoltre confermato la tardività della domanda di restituzione somme, qualificandola come domanda riconvenzionale soggetta a preclusioni.
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Accertamento soci: conti correnti e onere prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18329/2025, ha rigettato il ricorso di una società a responsabilità limitata. L'amministrazione finanziaria aveva emesso un avviso di accertamento per maggiori ricavi basandosi sulle movimentazioni bancarie trovate sui conti correnti personali dei soci amministratori. La Corte ha confermato la legittimità di tale accertamento soci, stabilendo che per le società a ristretta base familiare opera una presunzione legale secondo cui le somme sui conti dei soci sono riferibili alla società. Di conseguenza, spetta al contribuente, e non al Fisco, fornire la prova contraria, dimostrando la natura personale e non societaria di tali movimentazioni.
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Utili extracontabili: notifica e presunzione
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un avviso di accertamento IRPEF a carico di un socio per utili extracontabili di una S.r.l. a ristretta base partecipativa. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, stabilendo la validità della notifica dell'atto presupposto presso la sede sociale, anche se ritirato da un mero "collaboratore", e ribadendo che la presunzione di distribuzione dei profitti non richiede la definitività dell'accertamento societario. Inoltre, ha chiarito che gli utili "in nero" vengono tassati per intero al socio, senza la mitigazione del 40%.
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