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Presunzione

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1087 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Presunzione esigenze cautelari: il tempo non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25573/2025, ha stabilito che per reati associativi legati al narcotraffico, la presunzione di esigenze cautelari non viene meno per il solo decorso di un lungo periodo di tempo dai fatti. Anche a distanza di cinque anni, se non vengono forniti elementi concreti che dimostrino un radicale e stabile cambiamento dello stile di vita, la misura della custodia cautelare in carcere rimane giustificata per neutralizzare il pericolo di recidiva.
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Danno non patrimoniale non è mai in re ipsa: la prova
Un ex agente assicurativo ha citato in giudizio una banca per la divulgazione illecita dei suoi dati finanziari a una compagnia di assicurazioni. Sosteneva che tale divulgazione avesse causato sia la perdita del lavoro (danno patrimoniale) sia un danno alla reputazione (danno non patrimoniale). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il danno non patrimoniale non è mai 'in re ipsa', ovvero automatico. Anche in caso di violazione di un diritto fondamentale come la privacy, la vittima deve sempre fornire la prova delle conseguenze negative subite, non essendo sufficiente la sola lesione del diritto per ottenere un risarcimento.
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Plusvalenza immobiliare: sì a dichiarazioni di terzi
Un contribuente ha venduto un immobile entro cinque anni, realizzando una plusvalenza. L'Agenzia delle Entrate ha tassato il guadagno, ritenendo che non fosse l'abitazione principale del venditore. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice di merito ha errato nel non considerare le dichiarazioni scritte di terzi come prova. La Corte ha chiarito che tali dichiarazioni, pur non essendo testimonianze formali, sono ammissibili come elementi indiziari per dimostrare l'effettivo utilizzo dell'immobile come residenza principale, un fattore chiave per l'esenzione fiscale sulla plusvalenza immobiliare. Di conseguenza, il caso è stato rinviato per una nuova valutazione di tutte le prove.
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Presunzione esigenze cautelari: il lavoro non basta
Un soggetto accusato di associazione mafiosa e tentato omicidio ricorre contro la misura della custodia cautelare in carcere, sostenendo che un recente contratto di lavoro dimostri un cambiamento di vita. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la 'presunzione esigenze cautelari' per reati di mafia richiede una prova certa e inequivocabile della rottura con l'ambiente criminale, non essendo sufficiente un impiego a tempo determinato.
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Accertamento bancario socio: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento a carico di una società, basato sulle movimentazioni bancarie rilevate sul conto corrente personale del suo amministratore. Secondo la Corte, la presunzione di riferibilità di tali somme alla società è valida quando l'amministratore detiene, di fatto, l'intero capitale sociale, anche se indirettamente. In questo contesto, spetta alla società fornire la prova contraria, dimostrando che le operazioni non sono collegate all'attività d'impresa, e non è sufficiente allegare genericamente la partecipazione dell'amministratore in altre società.
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Accertamento analitico-induttivo: basta l’antieconomicità
Una società è stata oggetto di un accertamento fiscale basato sulla palese antieconomicità della sua gestione (ricavi troppo bassi rispetto ai costi). La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Secondo la Suprema Corte, una grave sproporzione tra costi e ricavi è una presunzione sufficiente a legittimare un accertamento analitico-induttivo, invertendo l'onere della prova a carico del contribuente, che dovrà giustificare tale anomalia.
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Esigenze cautelari: il ‘tempo silente’ non basta
La Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un indagato accusato di associazione mafiosa e narcotraffico. Il ricorso, basato sull'assenza di esigenze cautelari per il 'tempo silente' trascorso, è stato respinto. La Corte ha ritenuto prevalente la presunzione di pericolosità sociale in assenza di prove di dissociazione dal sodalizio criminale.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: onere prova
La Corte di Cassazione interviene sul tema delle operazioni soggettivamente inesistenti, specificando la ripartizione dell'onere della prova. Un'azienda del settore informatico aveva ottenuto l'annullamento di un avviso di accertamento per l'anno 2015. L'Agenzia Fiscale ha impugnato la decisione, sostenendo che la società contribuente fosse consapevole di partecipare a una frode IVA, data l'assenza di struttura aziendale dei suoi fornitori. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, cassando la sentenza d'appello. Ha ribadito che l'Amministrazione Finanziaria può dimostrare la consapevolezza della frode anche tramite presunzioni (indizi gravi, precisi e concordanti). Una volta fornita tale prova indiziaria, spetta al contribuente dimostrare la propria buona fede e di aver usato la massima diligenza per verificare la legittimità dei fornitori.
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Onere della prova finanziamento soci: la Cassazione
La Corte di Cassazione affronta il tema dell'onere della prova finanziamento soci. Una S.r.l. riceve un accertamento fiscale perché l'Agenzia presume che i finanziamenti soci siano ricavi non dichiarati. La Corte ha stabilito che non basta dimostrare la provenienza lecita del denaro, ma bisogna anche considerare la capacità economica dei soci. Ribaltando la decisione precedente, ha chiarito che l'onere della prova spetta al contribuente quando l'Ufficio solleva dubbi fondati sull'adeguatezza dei redditi dei soci a sostenere tali finanziamenti, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Presunzione distribuzione utili in società ristrette
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7899/2025, si è pronunciata su un caso di accertamento IRPEF a carico di un socio di una società a ristretta base societaria. La Corte ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci, chiarendo che la ristrettezza della compagine sociale è di per sé un elemento sufficiente a fondare l'accertamento. Ha inoltre ribadito i presupposti per il raddoppio dei termini di accertamento in presenza di reati tributari. Infine, ha accolto il ricorso del contribuente limitatamente all'applicazione delle sanzioni, cassando la sentenza con rinvio per l'applicazione del principio del 'favor rei', in virtù di una normativa sanzionatoria più favorevole sopravvenuta.
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Presunzione distribuzione utili: quando è legittima?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità della presunzione di distribuzione utili ai soci di una società a ristretta base azionaria. Se l'Agenzia delle Entrate accerta maggiori ricavi non contabilizzati per la società, si presume che tali somme siano state distribuite ai soci come reddito di capitale. Spetta al socio fornire la prova contraria, dimostrando che i fondi sono stati reinvestiti o accantonati. La Corte ha inoltre chiarito che l'avviso di accertamento notificato al socio non è nullo se non allega l'atto presupposto emesso verso la società, qualora il socio ne fosse a conoscenza o potesse conoscerlo.
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Presunzione distribuzione utili: quando è legittima?
Un socio di una S.r.l. ha impugnato un avviso di accertamento per IRPEF, basato sulla presunzione di distribuzione di utili extra-contabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per le società a ristretta base partecipativa opera la presunzione distribuzione utili ai soci. La Corte ha chiarito che non è necessaria la definitività dell'accertamento societario e che non si tratta di una doppia presunzione, essendo la ristrettezza della base sociale il fatto noto da cui scaturisce la presunzione.
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Presunzione evasione: quando si applica ai redditi?
Un contribuente è stato oggetto di accertamento per capitali non dichiarati in un paradiso fiscale per l'anno 2008, basandosi su una legge del 2009 che introduceva una presunzione di evasione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene la legge specifica non sia retroattiva, i fatti sottostanti (la detenzione di fondi all'estero) possono comunque essere utilizzati come presunzioni semplici per provare l'evasione, imponendo una rivalutazione del caso nel merito.
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Onere della prova operazioni inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che riteneva indeducibile un costo per operazioni oggettivamente inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria ha assolto il proprio onere della prova attraverso una serie di presunzioni gravi, precise e concordanti, come pagamenti in contanti per importi elevati, assenza di data certa su un contratto privato e stretti legami tra le società coinvolte. La Corte ha stabilito che la prova contraria offerta dal contribuente, consistente in un supporto ottico con dati riassuntivi, non era sufficiente a dimostrare l'effettività delle prestazioni, ribadendo che la regolarità contabile formale non basta a superare la presunzione di fittizietà.
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Onere della prova: contabilità parallela e presunzioni
Una società di vendita auto è stata soggetta a un accertamento fiscale per ricavi non dichiarati, basato su un registro non ufficiale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, sottolineando che la scoperta di una contabilità parallela inverte l'onere della prova, ponendolo a carico del contribuente. La sentenza chiarisce inoltre che un precedente giudicato favorevole su un'altra annualità non si estende alla valutazione dei fatti di periodi d'imposta diversi.
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Furto simulato auto: il GPS smentisce l’assicurato
La richiesta di risarcimento per un furto d'auto viene respinta perché considerata un furto simulato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'assicurato, confermando la decisione dei giudici di merito. La prova decisiva è derivata dalle incongruenze tra la denuncia dell'uomo e i dati del dispositivo satellitare installato sul veicolo, che hanno rivelato discrepanze di orario e di luogo, minando la credibilità del racconto.
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Iscrizione Cassa Geometri: obbligatoria per soci?
Un geometra, amministratore di una società edile, ha contestato l'obbligo di iscrizione alla Cassa Geometri sostenendo la mancanza di abitualità nell'esercizio della professione. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando che l'iscrizione all'albo professionale crea una legittima presunzione di attività lavorativa. Di conseguenza, sussiste l'obbligo di iscrizione Cassa Geometri e del relativo versamento dei contributi, anche per chi opera come amministratore di una società il cui oggetto sociale è connesso alla professione.
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Prova indiziaria: Cassazione su fatture inesistenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente riguardo la deducibilità di costi per l'acquisto di carburante. L'ordinanza stabilisce che una solida prova indiziaria, basata su elementi gravi, precisi e concordanti come dichiarazioni di dipendenti e irregolarità contabili, è sufficiente a fondare l'accertamento per operazioni inesistenti e a spostare l'onere della prova sul contribuente.
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Presunzione evasione: capitali esteri e retroattività
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunzione evasione fiscale relativa a capitali detenuti all'estero e non dichiarati. L'ordinanza chiarisce che la presunzione legale di evasione, essendo di natura sostanziale, non può essere applicata retroattivamente. Tuttavia, le norme procedurali, come quelle sul raddoppio dei termini di accertamento, sono retroattive. Inoltre, la detenzione di capitali non dichiarati può costituire una presunzione semplice a carico del contribuente. La Corte ha cassato la sentenza precedente, rinviando il caso al giudice di merito per una nuova valutazione.
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Presunzione evasione fiscale: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per capitali non dichiarati detenuti in un paradiso fiscale, sostenendo che la presunzione di evasione fiscale, introdotta da una norma del 2009, non potesse applicarsi retroattivamente al periodo d'imposta 2008. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo un principio fondamentale: sebbene la presunzione legale qualificata non sia retroattiva in quanto norma di natura sostanziale, i fatti su cui si basa (la detenzione di capitali non dichiarati all'estero) possono comunque costituire una presunzione semplice, sufficiente a invertire l'onere della prova e a legittimare l'azione dell'Amministrazione finanziaria.
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