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Presunzione

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1087 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Esposizione all’amianto: il giudicato blocca i benefici
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva i benefici contributivi per esposizione all'amianto. La decisione si fonda sull'esistenza di una precedente sentenza passata in giudicato che aveva già escluso l'esposizione qualificata per un primo periodo, e sulla mancata dimostrazione da parte del lavoratore di un cambiamento delle mansioni o dell'ambiente di lavoro per il periodo successivo. Il giudicato, pertanto, ha precluso la nuova domanda.
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Responsabilità personale: quando l’amministratore paga
Un condominio ha citato in giudizio un individuo per lavori edili non autorizzati. L'individuo si è difeso sostenendo che la responsabilità fosse di una società. I tribunali, tuttavia, hanno affermato la sua responsabilità personale basandosi sul suo comportamento, come la presentazione di denunce di inizio attività a proprio nome e la partecipazione personale alle assemblee. La Corte di Cassazione ha confermato questa linea, stabilendo che le azioni concrete di un individuo possono fondare una responsabilità personale diretta, superando la formale schermatura societaria.
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Presunzione reddito legale: no al gratuito patrocinio
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego del patrocinio a spese dello Stato a una persona condannata per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza ribadisce il principio della presunzione reddito legale, secondo cui per certi reati gravi si presume che il reddito del condannato superi la soglia per l'ammissione al beneficio. L'onere di fornire una prova contraria rigorosa ricade interamente sul richiedente, e la lunga detenzione non è di per sé sufficiente a superare tale presunzione.
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Azione revocatoria: basta un credito futuro e contestato
Una ex amministratrice di un istituto di credito trasferiva ai propri figli le quote di alcune società. La banca, vantando un potenziale credito risarcitorio nei confronti della donna, ha esercitato con successo l'azione revocatoria per rendere inefficaci tali atti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che per l'azione revocatoria è sufficiente una semplice aspettativa di credito, anche se litigiosa, e che la consapevolezza del pregiudizio può essere provata tramite presunzioni, come lo stretto legame di parentela.
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Licenziamento ingiurioso: onere della prova e limiti
Un ex dirigente, dopo un licenziamento ritenuto illegittimo, ha agito in giudizio per ottenere un risarcimento per il carattere ingiurioso del recesso, basato su una presunta fuga di notizie alla stampa da parte dell'azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che spetta al lavoratore fornire la prova certa che la condotta lesiva sia direttamente attribuibile al datore di lavoro, non essendo sufficiente una mera presunzione.
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Ricorso inammissibile: genericità e onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una misura di custodia cautelare in carcere per reati associativi. Il ricorso è stato respinto per la genericità dei motivi, in particolare riguardo all'eccezione di inutilizzabilità delle intercettazioni. La Corte ha ribadito che è onere della difesa indicare specificamente gli atti viziati e la loro rilevanza. Inoltre, ha confermato la validità della presunzione di pericolosità per i reati di tipo mafioso, non superata da argomentazioni generiche.
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Presunzione pericolosità e custodia cautelare: la S.C.
Un soggetto, accusato di far parte di un'associazione dedita allo spaccio e di plurime cessioni di stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la misura. La decisione si fonda sulla presunzione di pericolosità legata al reato associativo, ritenuta non superata dai precedenti penali e dalla perseveranza dell'indagato nell'attività illecita, rendendo inadeguata ogni misura meno afflittiva.
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Presunzione distribuzione utili: quando il socio risponde
La Corte di Cassazione chiarisce che la presunzione di distribuzione utili in una società a ristretta base opera anche nei confronti del socio che ha ceduto le quote prima dell'approvazione del bilancio. Per vincere la presunzione, il socio deve dimostrare la sua completa estraneità alla gestione sociale nel periodo in cui gli utili sono stati realizzati, non essendo sufficiente la mera fuoriuscita dalla compagine sociale.
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Presunzione esigenze cautelari: il tempo non basta
La Cassazione conferma la custodia in carcere per un indagato per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, respingendo il ricorso basato sul tempo trascorso dai fatti. La Corte ribadisce la validità della presunzione esigenze cautelari, che non può essere superata dalla sola inerzia temporale ma richiede prove concrete della cessata pericolosità.
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Destinazione stupefacenti: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8493/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia di stupefacenti, ribadendo i criteri per distinguere l'uso personale dallo spaccio. La Corte ha sottolineato che, per provare la destinazione stupefacenti alla vendita, non è sufficiente il superamento dei limiti quantitativi di legge, ma occorre una valutazione complessiva di elementi indiziari, come il confezionamento in dosi e il comportamento del soggetto, che nel caso di specie hanno dimostrato l'intento di cedere la sostanza a terzi.
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Compenso avvocato: il valore causa si basa su prove
La Corte di Cassazione ha stabilito che per la determinazione del compenso avvocato, il valore di una causa deve essere basato su prove concrete e temporalmente vicine, come un atto di compravendita, piuttosto che su stime amministrative più datate. Un legale aveva richiesto un onorario calcolato su un valore di oltre 400.000 euro, basato su una stima comunale, ma la Corte ha confermato la decisione di merito che riduceva drasticamente tale importo, fondandosi su un successivo atto di vendita dello stesso bene per soli 10.000 euro.
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Esterovestizione: sede fittizia e imposta di registro
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5003/2024, ha stabilito che non spetta l'imposta di registro in misura fissa per il conferimento di immobili a una società con sede legale in un altro Stato UE, qualora si accerti un caso di esterovestizione. Nel caso specifico, i contribuenti avevano conferito immobili a una società britannica, ma l'Amministrazione Finanziaria ha dimostrato che la sede estera era puramente formale e che la direzione effettiva dell'attività si svolgeva in Italia. La Corte ha confermato che, per ottenere il beneficio fiscale, non basta la sede legale, ma occorre una sede effettiva, e che l'onere di provare la reale operatività all'estero, una volta sollevate le presunzioni dall'Agenzia, ricade sul contribuente.
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Accertamento bancario: onere della prova e documenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4662/2024, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di accertamento bancario. La Corte ha stabilito che la valutazione delle prove fornite dal contribuente per superare la presunzione legale è di competenza del giudice di merito. Inoltre, ha chiarito che il divieto di utilizzare in giudizio documenti non esibiti in fase amministrativa opera solo se vi è stata una specifica richiesta da parte degli uffici, richiesta che l'Agenzia non ha dimostrato di aver fatto.
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Coltivatore diretto: iscrizione e prova presuntiva
Un cittadino contesta la sua iscrizione d'ufficio come coltivatore diretto, sostenendo che la sua attività agricola fosse solo per consumo familiare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la qualifica si basa su criteri oggettivi e presuntivi, come l'estensione del terreno e la percezione di aiuti AGEA, che indicano un'attività imprenditoriale. La valutazione si concentra sul fabbisogno lavorativo del fondo, non sull'effettivo lavoro svolto dal singolo.
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Associazione per delinquere: legami familiari e custodia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo accusato di far parte di un'associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico, gestita dai suoi suoceri. La Corte ha stabilito che i legami familiari, anziché attenuare, rafforzano il vincolo criminale. Ha inoltre confermato la legittimità della custodia cautelare in carcere, ritenendo non sufficiente un periodo di inattività dell'indagato per superare la presunzione di pericolosità sociale legata a questo tipo di reato.
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Collaborazione con la giustizia: onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso, a cui erano state negate le misure alternative alla detenzione. La sentenza chiarisce che, anche dopo la riforma del 2022, per accedere ai benefici senza la collaborazione con la giustizia, non è sufficiente negare i legami con la criminalità organizzata. Il detenuto ha l'onere di fornire prove concrete della rottura di tali legami, della non esigibilità della collaborazione e dell'avvenuto risarcimento del danno, elementi che nel caso di specie erano del tutto assenti.
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Prelievi ingiustificati: non sono reddito da lavoro
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, che aveva classificato i prelievi ingiustificati dai conti di una società da parte del suo amministratore come reddito da lavoro dipendente. La Corte ha stabilito che la presunzione legale sui prelievi, valida per gli imprenditori, non può essere estesa per qualificare tali somme come reddito di una categoria diversa, come quella da lavoro dipendente, senza ulteriori prove. Il caso chiarisce i limiti dell'azione accertatrice in materia di prelievi ingiustificati.
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Scientia decoctionis: Cassazione sul ruolo della banca
Una società ha impugnato una sentenza della Corte d'Appello che aveva favorito una banca in un'azione revocatoria fallimentare. La corte di merito aveva escluso la 'scientia decoctionis' (conoscenza dell'insolvenza) da parte dell'istituto di credito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che la Corte d'Appello aveva valutato erroneamente gli indizi. In particolare, ha chiarito che la concessione di nuovo credito o la ricapitalizzazione da parte dei soci non sono, di per sé, elementi sufficienti per escludere la conoscenza dell'insolvenza, specialmente per un operatore professionale come una banca, tenuto a un più alto grado di diligenza. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Azione revocatoria: prova del consilium fraudis
Un creditore ottiene un'azione revocatoria contro la vendita di quote societarie tra un debitore e la sua ex-cognata. La Corte di Cassazione conferma la decisione, chiarendo che l'intento fraudolento (consilium fraudis) può essere provato tramite presunzioni semplici. La Corte sottolinea l'importanza di una valutazione globale e combinata di tutti gli indizi, come il legame familiare e il prezzo di vendita, criticando un'analisi 'atomistica' e isolata degli stessi.
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Azione Revocatoria: il coniugio non basta a provare
Una creditrice agisce con azione revocatoria per un trasferimento immobiliare tra coniugi in separazione. La Cassazione, con Ordinanza n. 3035/2024, cassa la decisione di merito, stabilendo che il solo rapporto di coniugio, senza altri elementi, non costituisce una presunzione sufficiente a dimostrare la consapevolezza del terzo acquirente (il coniuge) del pregiudizio arrecato al creditore.
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