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Prescrizioni Accessorie

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Obblighi aggiuntivi che integrano la misura di prevenzione principale (es. sorveglianza speciale), come il divieto di allontanarsi dal comune di residenza, finalizzati a personalizzare la misura al caso concreto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato di evasione o violazione: la Cassazione decide
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contro la condanna per il reato di evasione emessa dalla Corte di Appello. La difesa sosteneva che la condotta non integrasse una fuga punibile penalmente, ma rappresentasse solo la violazione di prescrizioni accessorie collegate alla misura cautelare. I Supremi Giudici hanno respinto totalmente questa ricostruzione difensiva. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché riproponeva censure di merito già respinte dai giudici territoriali e avanzava interpretazioni normative contrarie alla legge e alla giurisprudenza consolidata. L'Imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Arresti domiciliari con autorizzazione ad uscire: revoca vietata
Il Tribunale della Libertà aveva revocato a un cittadino, sottoposto a misura cautelare, il permesso di uscire tre ore al giorno per cercare lavoro, ritenendolo inaffidabile. Ciò nonostante lo stesso Tribunale avesse accertato l'assenza di qualsiasi violazione delle regole, poiché non erano stati imposti divieti di comunicazione o di incontro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, evidenziando l'insanabile contraddizione logica del provvedimento. I giudici di legittimità hanno chiarito che, in mancanza di violazioni o di fatti nuovi, non si può revocare un'agevolazione consolidata nel tempo. La Suprema Corte ha quindi annullato la revoca, stabilendo che gli arresti domiciliari con autorizzazione ad uscire non possono essere arbitrariamente limitati senza elementi concreti e sopravvenuti.
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Sorveglianza speciale: l’obbligo di firma violato porta in cella
Il Sorvegliato, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stato condannato a otto mesi di reclusione per aver violato per dodici volte l'obbligo di firma presso il Commissariato di Polizia. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la violazione di prescrizioni accessorie non costituisse reato e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che anche le prescrizioni accessorie integrano il reato previsto dal Codice Antimafia. Inoltre, la reiterazione della condotta per ben dodici volte esclude la particolare tenuità del fatto, evidenziando un comportamento abituale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: collaboratore di giustizia perde ricorso
Un uomo, ritenuto socialmente pericoloso a causa di numerosi precedenti per rapina, sequestro di persona e armi, è stato sottoposto alla misura della sorveglianza speciale per tre anni. Il destinatario ha impugnato il provvedimento, sostenendo di non essere più pericoloso, di vivere grazie alle pensioni d'invalidità dei genitori e di essere un collaboratore di giustizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la validità della sorveglianza speciale, evidenziando che l'attività criminale recente e la frequentazione di pregiudicati dimostrano l'attualità del pericolo. Inoltre, lo status di collaboratore non esclude automaticamente la pericolosità se persistono condotte illecite. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Maltrattamenti: valido il divieto di avvicinamento alla persona
Un uomo, indagato per maltrattamenti verso la moglie, riceve un ordine di allontanamento dalla casa familiare. Il giudice aggiunge anche il divieto di avvicinamento alla persona offesa a meno di 200 metri. L'uomo contesta questa aggiunta, sostenendo che la legge permetterebbe solo di vietare l'avvicinamento a 'luoghi' e non direttamente alla 'persona'. La Corte di Cassazione respinge il ricorso. Stabilisce che il divieto di avvicinamento alla persona offesa è una prescrizione pienamente legittima e coerente con la misura dell'allontanamento. Lo scopo è fornire una tutela completa e 'dinamica' alla vittima, proteggendola ovunque si trovi e non solo in luoghi specifici.
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Violazione sorveglianza speciale: quando è inammissibile
Un individuo, soggetto a sorveglianza speciale, ha violato il divieto di soggiorno in un comune e l'obbligo di permanenza notturna. Invocando lo stato di necessità per assistere la madre, ha presentato ricorso. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la scriminante dello stato di necessità non era stata provata e confermando che la violazione delle prescrizioni accessorie integra il reato di violazione sorveglianza speciale.
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Sorveglianza speciale: violazione e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione delle prescrizioni relative alla sorveglianza speciale. La decisione conferma che anche la violazione delle cosiddette 'prescrizioni accessorie' integra il reato previsto dall'art. 75 del D.Lgs. 159/2011. Inoltre, la Corte ha escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa dei precedenti specifici del ricorrente, che rendevano il comportamento non occasionale.
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Sorveglianza speciale: quando la violazione è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a sorveglianza speciale e condannato per aver lasciato il proprio comune di residenza senza autorizzazione. La Corte ha ribadito che la violazione degli obblighi accessori, come quello di dimora, integra il reato previsto dall'art. 75 del D.Lgs. 159/2011 e che per la sua configurazione è sufficiente il dolo generico, non essendo sufficiente una mera affermazione di ignoranza per escluderlo.
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Violazione sorveglianza speciale: condanna confermata
La Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per la violazione sorveglianza speciale, consistente nel non aver rispettato l'obbligo di rincasare entro le 21:00. L'ordinanza chiarisce che le prescrizioni accessorie integrano il reato e che la recidiva specifica impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.).
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Violazione sorveglianza speciale: cosa dice la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per violazione sorveglianza speciale. Il soggetto aveva lasciato il proprio comune di residenza senza autorizzazione, violando una delle prescrizioni della misura di prevenzione. La Corte ha ribadito che la trasgressione di tali obblighi 'accessori' costituisce di per sé reato, essendo sufficiente il dolo generico, e che i fatti erano stati correttamente accertati nei precedenti gradi di giudizio.
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Sorveglianza speciale: possesso telefono è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per aver violato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Il soggetto era stato trovato in possesso di due telefoni cellulari, contravvenendo a una specifica prescrizione. La Corte ha ribadito che la violazione delle prescrizioni accessorie, come il divieto di possedere un telefono, integra pienamente il reato previsto dalla legge, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la violazione della sorveglianza speciale. L'imputato non era stato trovato in casa durante due controlli di polizia in orari vietati. La Corte ha ribadito che la violazione delle prescrizioni accessorie, come l'obbligo di soggiorno, integra il reato e che la difesa non ha fornito prove a sostegno delle sue giustificazioni. L'appello è stato ritenuto manifestamente infondato, confermando la condanna e la valutazione sulla recidiva.
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