Il Tribunale della Libertà aveva revocato a un cittadino, sottoposto a misura cautelare, il permesso di uscire tre ore al giorno per cercare lavoro, ritenendolo inaffidabile. Ciò nonostante lo stesso Tribunale avesse accertato l'assenza di qualsiasi violazione delle regole, poiché non erano stati imposti divieti di comunicazione o di incontro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, evidenziando l'insanabile contraddizione logica del provvedimento. I giudici di legittimità hanno chiarito che, in mancanza di violazioni o di fatti nuovi, non si può revocare un'agevolazione consolidata nel tempo. La Suprema Corte ha quindi annullato la revoca, stabilendo che gli arresti domiciliari con autorizzazione ad uscire non possono essere arbitrariamente limitati senza elementi concreti e sopravvenuti.
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