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art. 8 d.lgs. n. 159 del 2011

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Sorveglianza speciale: assolto per due incontri, complice punito
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due soggetti. Il primo, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, era stato condannato per aver frequentato un pregiudicato in due sole occasioni ravvicinate. Il secondo era stato condannato per aver fornito una data di nascita falsa ai Carabinieri durante un controllo. La Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna del primo ricorrente, stabilendo che due soli incontri non integrano l'abitualità richiesta per violare le prescrizioni della sorveglianza speciale. Al contrario, ha dichiarato inammissibile il ricorso del secondo soggetto, confermando che fornire anche un solo dato anagrafico falso a un pubblico ufficiale integra il reato di falsa attestazione, a prescindere dall'analfabetismo o dal fatto di essere già noto alle forze dell'ordine.
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Sorveglianza speciale: il ritardo con la polizia è reato
Il Tribunale ha applicato la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a un cittadino, imponendogli di presentarsi presso l'ufficio di pubblica sicurezza in determinati giorni. L'autorità di polizia ha fissato l'orario di presentazione alle ore 11:00. Il cittadino si è presentato in ritardo in due occasioni ed è stato condannato. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che solo il giudice, e non la polizia, potesse stabilire l'orario esatto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che la polizia ha il potere di specificare l'orario per organizzare i controlli. Di conseguenza, anche un minimo ritardo configura reato.
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Violazione della sorveglianza speciale per un cellulare: è reato
Il Sorvegliato Speciale è stato condannato a otto mesi di reclusione per la violazione della sorveglianza speciale, in quanto trovato in possesso di un telefono cellulare. Il tribunale aveva inserito nel provvedimento di prevenzione il divieto assoluto di portare con sé apparati di comunicazione. La difesa ha impugnato la condanna, sostenendo che la legge non prevede espressamente il divieto di possedere un telefono cellulare tra le misure standard. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la legge attribuisce al tribunale il potere di imporre qualsiasi prescrizione ritenuta necessaria per la difesa sociale. Di conseguenza, il divieto di usare il cellulare è pienamente legittimo e la sua inosservanza costituisce reato.
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Sorveglianza speciale: limiti alle frequentazioni.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale. L'imputato era stato sorpreso a frequentare abitualmente soggetti con precedenti penali o sottoposti a misure di sicurezza. La difesa sosteneva che non vi fosse una vera 'associazione' nel senso stretto del termine, ma la Suprema Corte ha rigettato il ricorso. La decisione chiarisce che per configurare il reato è sufficiente la reiterata frequentazione di persone pericolose, senza necessità di una convivenza o di interessi comuni, poiché tale condotta conferma la persistente pericolosità sociale del sorvegliato.
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Sorveglianza speciale: limiti delle prescrizioni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, il quale contestava la legittimità di alcune prescrizioni ritenute generiche (come 'vivere onestamente') e la durata della misura. La Corte ha stabilito che tali prescrizioni, pur non integrando reato in caso di violazione, sono legittime come regole di condotta e possono portare a un aggravamento della misura. È stata inoltre confermata la proporzionalità della durata della sorveglianza speciale, in quanto adeguatamente motivata dalla pericolosità sociale del soggetto.
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Pericolosità sociale: misura di prevenzione valida
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna contro la misura di prevenzione della sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale può basarsi non solo su condanne definitive, ma anche su procedimenti pendenti e gravi indizi di appartenenza a un'associazione mafiosa, ritenendo tali elementi sufficienti a dimostrare un'attuale propensione al crimine, nonostante la ricorrente svolgesse un'attività lavorativa.
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Sorveglianza speciale: detenzione e corsi di recupero
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, chiarendo principi fondamentali. Ha stabilito che la custodia cautelare in corso non attenua la pericolosità sociale, anzi la conferma, a differenza della detenzione in esecuzione di pena. Inoltre, ha qualificato l'obbligo di partecipare a corsi di recupero sulla violenza di genere non come trattamento sanitario coattivo, ma come una prescrizione rieducativa. Infine, ha ribadito che anche le prescrizioni standard devono essere motivate caso per caso, respingendo dubbi di costituzionalità.
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Motivi nuovi in Cassazione: quando il ricorso è perso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per violazione della sorveglianza speciale. La Corte ha ribadito che non è possibile introdurre motivi nuovi in Cassazione, come una giustificazione per l'assenza non presentata nel precedente grado di giudizio. Tale principio mira a garantire la corretta progressione del processo, evitando che la Corte Suprema valuti punti mai sottoposti al giudice d'appello.
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Violazione sorveglianza speciale: cosa dice la Cassazione
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno è stato condannato per essersi allontanato dal comune di residenza senza autorizzazione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha ribadito che la violazione sorveglianza speciale, comprese le prescrizioni accessorie, integra il reato di cui all'art. 75, d.lgs. 159/2011, e che per la colpevolezza è sufficiente il dolo generico.
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Sorveglianza speciale: obbligo di dimora inderogabile
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale veniva condannato per aver violato l'obbligo di dimora, essendo stato trovato in un'abitazione diversa da quella dichiarata. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che l'autorizzazione del proprietario della nuova abitazione è irrilevante. È necessaria e inderogabile la preventiva autorizzazione dell'autorità giudiziaria per qualsiasi cambiamento di dimora.
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Confisca di prevenzione: i limiti per il terzo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro un provvedimento di sorveglianza speciale e confisca di prevenzione. La sentenza ribadisce i criteri per accertare la pericolosità sociale del proposto e sottolinea che il terzo intestatario di beni non può giustificarne l'acquisto con proventi da evasione fiscale, confermando la legittimità della misura ablativa quando manca la prova di una lecita provenienza del tutto estranea alle attività del proposto.
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Violazione sorveglianza speciale: quando è reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per violazione sorveglianza speciale. Nonostante fosse uscito nell'orario autorizzato per recarsi al lavoro, è stato trovato in un hotel con una donna. La Corte ha stabilito che la finalità dell'uscita deve corrispondere a quella autorizzata, altrimenti si configura il reato. Il rispetto del solo orario non è sufficiente a escludere la responsabilità penale.
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Misure di prevenzione: obbligo di esibire la carta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per non aver esibito la carta precettiva durante un controllo. L'ordinanza ribadisce che, per chi è sottoposto a misure di prevenzione come la sorveglianza speciale, tale omissione costituisce il reato di inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità (art. 650 c.p.), in quanto finalizzato a garantire la sicurezza pubblica. Viene inoltre confermata la legittimità del diniego delle attenuanti generiche basato sui soli precedenti penali.
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Violazione sorveglianza speciale: cosa dice la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per violazione sorveglianza speciale. Il soggetto aveva lasciato il proprio comune di residenza senza autorizzazione, violando una delle prescrizioni della misura di prevenzione. La Corte ha ribadito che la trasgressione di tali obblighi 'accessori' costituisce di per sé reato, essendo sufficiente il dolo generico, e che i fatti erano stati correttamente accertati nei precedenti gradi di giudizio.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la violazione della sorveglianza speciale. L'imputato non era stato trovato in casa durante due controlli di polizia in orari vietati. La Corte ha ribadito che la violazione delle prescrizioni accessorie, come l'obbligo di soggiorno, integra il reato e che la difesa non ha fornito prove a sostegno delle sue giustificazioni. L'appello è stato ritenuto manifestamente infondato, confermando la condanna e la valutazione sulla recidiva.
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