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Prescrizione — Anno 2026

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1576 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Prescrizione

Provvedimenti

Obblighi informativi dell’intermediario: stop al risarcimento
Un investitore ha citato in giudizio un istituto di credito chiedendo il risarcimento dei danni per l'acquisto di bond argentini poi andati in default, lamentando la violazione degli obblighi informativi dell'intermediario. La Corte d'Appello ha condannato la banca, ritenendo che quest'ultima non avesse contestato in modo specifico gli atti di interruzione della prescrizione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della banca su questo punto, stabilendo che l'eccezione di prescrizione sollevata dall'intermediario nega implicitamente la ricezione degli atti interruttivi, gravando l'investitore dell'onere di provarne l'invio. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Azione diretta del subvettore: prescrizione di uno o dieci anni?
Un'impresa di trasporti, dopo aver eseguito dei trasporti internazionali rimasti insoluti a causa del fallimento del vettore principale, ha esercitato l'azione diretta del subvettore contro l'azienda committente originaria per recuperare il proprio credito. Il Tribunale ha accolto la domanda applicando la prescrizione decennale, mentre la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione ritenendo applicabile la prescrizione annuale e negando la legittimazione al subvettore non materiale. La Corte di Cassazione, rilevando la particolare importanza della questione sulla prescrizione e sui soggetti legittimati all'azione, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rimettendo la causa alla pubblica udienza per una decisione definitiva.
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Domanda nuova in appello: no al ricalcolo della retribuzione
Un dipendente pubblico ha chiesto il ricalcolo della Retribuzione Individuale di Anzianità (RIA). In primo grado ha calcolato le somme basandosi sui parametri del quarto livello. In appello, invece, ha richiesto per la prima volta i parametri del sesto livello. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta poiché costituiva una domanda nuova in appello, vietata dal codice di procedura civile. Inoltre, ha dichiarato prescritti i crediti anteriori ai cinque anni dalla messa in mora. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'interpretazione della domanda spetta solo al giudice di merito e che la prescrizione decorre da quando il diritto può essere fatto valere, ossia da quando il lavoratore ha ricevuto le buste paga con importi inferiori. Il Lavoratore perde la causa.
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Lavoro carcerario: la Cassazione tutela i crediti dei detenuti
Un detenuto ha richiesto l'adeguamento della retribuzione per il lavoro carcerario svolto tra il 2007 e il 2020. I giudici di merito avevano rigettato la domanda, ritenendo i crediti prescritti sul presupposto che l'attività fosse frazionata in distinti contratti a termine. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il lavoro carcerario costituisce un rapporto unitario e continuativo legato al percorso rieducativo. Di conseguenza, la prescrizione dei crediti retributivi non decorre dalle interruzioni intermedie o dai turni di rotazione, ma inizia a decorrere soltanto dalla fine dello stato di detenzione o da eventi definitivi che impediscono la prosecuzione dell'attività. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Rimborso somme versate per condono: perché il fisco le trattiene
Un contribuente ha richiesto il rimborso somme versate per condono dopo che la sua domanda di definizione agevolata era stata dichiarata inefficace. Il fisco aveva infatti già notificato gli avvisi di accertamento prima dell'avvio della sanatoria. Il contribuente sosteneva che la successiva prescrizione delle cartelle esattoriali rendesse il pagamento un indebito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che, per legge, le somme versate per un condono inefficace non sono mai rimborsabili. Tali importi si cristallizzano come acconti sulle imposte dovute in base agli accertamenti originari ormai definitivi. Le vicende della riscossione successiva non incidono su questo divieto.
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Turni eccessivi e Diritto al riposo: risarciti i medici
Un gruppo di medici e infermieri ha fatto causa all'Azienda Sanitaria per aver dovuto svolgere un numero eccessivo di turni di reperibilità, violando il loro diritto al riposo. La Corte di Cassazione ha confermato che l'abuso sistematico di questi turni rappresenta un grave inadempimento del datore di lavoro. Questo comportamento lede la vita privata e il benessere psicofisico del dipendente, generando un danno risarcibile in via equitativa senza necessità di prove specifiche (danno in re ipsa). La Suprema Corte ha accolto solo un dettaglio tecnico sulla prescrizione: il tempo si interrompe con la notifica dell'atto all'azienda e non con il semplice deposito in tribunale. Di conseguenza, i lavoratori vincono la causa e ottengono il risarcimento, con una minima riduzione per il periodo in cui il diritto era prescritto.
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Fondo patrimoniale: la Cassazione revoca lo scudo sui beni
Una banca ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro una società e i suoi fideiussori. Successivamente, la banca ha impugnato la costituzione di un fondo patrimoniale da parte di uno dei garanti, che vi aveva inserito ben 62 immobili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei debitori, confermando la revoca del fondo patrimoniale. I giudici hanno chiarito che per l'azione revocatoria basta un pregiudizio potenziale al creditore, che rende più difficile il recupero del credito. Inoltre, la Corte ha stabilito che la prescrizione degli interessi su conto corrente decorre solo dalla chiusura del rapporto e che le contestazioni generiche sulla fideiussione sono inammissibili senza prove concrete.
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Detenzione di arma clandestina: prescrizione e riduzione di pena
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due soggetti condannati per ricettazione e detenzione di una pistola comune da sparo priva di matricola. Il primo imputato, ritenuto l'acquirente, ha contestato il concorso tra il reato di porto illegale e la detenzione di arma clandestina. La Suprema Corte ha accolto questo motivo, stabilendo che tra le due norme si applica solo quella speciale sulla detenzione di arma clandestina. Di conseguenza, ha escluso il reato generale per entrambi gli imputati. Per l'acquirente, i restanti reati sono stati dichiarati estinti per prescrizione. Per l'intermediario, il cui ricorso principale è stato dichiarato inammissibile a causa della recidiva che impediva la prescrizione, la pena è stata rideterminata al ribasso escludendo l'aumento per il reato assorbito.
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Ricettazione di prodotti contraffatti: niente pena, sì ai danni
Un uomo è stato accusato di ricettazione di prodotti contraffatti e commercio di prodotti falsi per aver acquistato online orologi di lusso contraffatti destinati alla rivendita. La Corte di Cassazione ha dichiarato i reati estinti per prescrizione, annullando la condanna penale senza rinvio. Tuttavia, i giudici hanno confermato la confisca di computer e telefono e le statuizioni civili. L'imputato dovrà quindi risarcire i danni e pagare le spese legali alla società titolare del marchio protetto, in quanto l'estinzione del reato per prescrizione non cancella la responsabilità civile accertata nei precedenti gradi di giudizio.
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Trasferimento fraudolento di valori: condanne e prescrizioni
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un gruppo di persone accusate di riciclaggio, bancarotta e trasferimento fraudolento di valori. Il Dominus dell'operazione utilizzava prestanome con redditi minimi per costituire società in Italia e all'estero con denaro contante non tracciabile. I giudici hanno confermato la giurisdizione italiana anche per gli investimenti in Albania, poiché pianificati in Italia. La Corte ha stabilito che il trasferimento fraudolento di valori si consuma al momento dell'intestazione fittizia e prescinde dalla provenienza illecita dei fondi. Infine, la Cassazione ha annullato senza rinvio le condanne per prescrizione per diversi imputati, ha assolto con formula piena il Coimputato per non aver commesso il fatto e ha rinviato alla Corte d'appello solo per ricalcolare le pene dei restanti reati.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: negata la prescrizione
L'Imputato, condannato per associazione a delinquere, bancarotta e reati fiscali, ha proposto un ricorso straordinario per errore di fatto lamentando la mancata dichiarazione di prescrizione dei reati fiscali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso straordinario per errore di fatto non può essere utilizzato per rilevare la prescrizione se i motivi d'appello originari sui singoli reati erano inammissibili. In questo caso, infatti, si forma un giudicato parziale che impedisce di calcolare il decorso del tempo oltre la sentenza di appello. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: salvi i vecchi prelievi abusivi
L'Imputato era stato condannato per appropriazione indebita e utilizzo illecito di carte di pagamento per fatti commessi nel 2017. La Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che l'appropriazione indebita e i prelievi illeciti antecedenti al 3 agosto 2017 si erano estinti per prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Corte ha chiarito che tali illeciti sono reati istantanei e non permanenti. Inoltre, ha evidenziato l'illegalità della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, applicata nonostante la pena principale fosse scesa sotto i tre anni. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna per i reati prescritti e ha disposto il rinvio alla Corte d'appello per rideterminare la pena per i restanti episodi.
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Riciclaggio di autovetture all’estero: la condanna è italiana
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti accusati di riciclaggio di autovetture. Gli imputati avevano trasferito all'estero un'auto di lusso, provento di appropriazione indebita ai danni di una società di leasing, dotandola di targhe e documenti tedeschi falsi per ostacolarne la provenienza. La difesa contestava la giurisdizione italiana, sostenendo che il reato fosse stato commesso interamente all'estero e che mancasse la prova del reato presupposto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la giurisdizione italiana sussiste se i cittadini italiani accusati si trovano sul territorio nazionale al momento dell'esercizio dell'azione penale, anche solo in via transitoria. Inoltre, per il reato di riciclaggio di autovetture, non serve una sentenza passata in giudicato per il reato presupposto, essendo sufficiente la prova logica della provenienza illecita del veicolo.
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Rinuncia ai motivi di appello: la recidiva resta valida
L'Imputato, condannato per ricettazione, ha proposto concordato in appello formulando la rinuncia ai motivi di appello di merito, con l'eccezione di quelli relativi alla pena. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata esclusione della recidiva e la conseguente prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rinuncia ai motivi di appello, eccetto quelli sulla pena, preclude qualsiasi contestazione sulla recidiva, in quanto quest'ultima costituisce un capo autonomo della decisione. Di conseguenza, non sussiste alcun obbligo di motivazione sul punto, né è possibile invocare la prescrizione basata sull'esclusione della recidiva stessa. L'Imputato perde la causa e viene condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di marchi contraffatti: l’errore formale non salva
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione di marchi contraffatti, dopo che le forze dell'ordine hanno sequestrato presso la sua abitazione e su strada numerosi capi di abbigliamento, accessori falsificati e supporti audiovisivi privi di contrassegno SIAE. La difesa ha contestato alcune discrepanze di date e luoghi tra l'atto di accusa e gli accertamenti reali, invocando la violazione del diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le lievi discrasie temporali o spaziali costituiscono semplici errori materiali che non hanno impedito all'imputato di difendersi concretamente. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato che il reato di ricettazione concorre con quello di commercio di prodotti falsi, e che la pluralità di beni di diversa provenienza illecita configura più reati autonomi. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Ordine di demolizione: la prescrizione non salva l’abuso
Il proprietario di un immobile abusivo ha impugnato l'ordine di demolizione emesso nei suoi confronti, chiedendo di escludere dall'abbattimento alcuni ampliamenti successivi di 80 metri quadri. La difesa sosteneva che tali opere, oggetto di un separato procedimento penale archiviato per prescrizione, fossero estranee al primo processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'ordine di demolizione ha natura reale e ripristinatoria. Di conseguenza, l'obbligo di abbattimento si estende inevitabilmente all'intero edificio abusivo, comprese tutte le addizioni e le prosecuzioni strutturali successive, anche se prescritte. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Abuso edilizio: condannate le finte strutture in legno
Quattro soggetti (la proprietaria del terreno, la comodataria, il procuratore e il direttore dei lavori) sono stati condannati per aver realizzato, in un'area vincolata, due fabbricati in legno e verande senza il necessario permesso di costruire. La Corte di Cassazione ha rigettato i loro ricorsi, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che le opere non avevano carattere precario o temporaneo, richiedendo quindi il titolo abilitativo. Inoltre, la Corte ha escluso la prescrizione dei reati, calcolando correttamente i periodi di sospensione previsti dalla legge, e ha negato l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità e della molteplicità delle violazioni edilizie, sismiche e paesaggistiche commesse. L'abuso edilizio è stato quindi pienamente confermato.
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Sequestro preventivo: la prescrizione non salva l’abuso
Il proprietario di un'area costiera protetta ha impugnato il mantenimento del sequestro preventivo sul proprio stabilimento balneare abusivo, sostenendo l'avvenuta prescrizione dei reati edilizi e paesaggistici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che spetta alla difesa l'onere di allegare in modo preciso e documentato la cronologia degli atti per dimostrare la prescrizione, non bastando un semplice calcolo aritmetico. Inoltre, i giudici hanno confermato la necessità del vincolo cautelare a causa del grave impatto ambientale e del concreto pericolo di crollo della falesia costiera, indipendentemente dalle vicende estintive dei singoli reati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Pazienti curati ma è corruzione per l’esercizio della funzione
Un primario ospedaliero e due referenti di un'azienda farmaceutica erano accusati di corruzione per aver favorito l'acquisto di protesi in cambio di visibilità mediatica e strumenti tecnologici. La Corte d'Appello aveva condannato gli imputati per corruzione propria. La Corte di Cassazione ha invece riqualificato il fatto in corruzione per l'esercizio della funzione. I giudici hanno rilevato che la scelta delle protesi mirava alla migliore cura dei pazienti, senza causare danni economici all'ospedale. Di conseguenza, non essendoci stata una violazione dei doveri d'ufficio finalizzata a danneggiare la pubblica amministrazione, il reato è stato derubricato e dichiarato estinto per prescrizione. La Cassazione ha inoltre annullato la confisca per equivalente nei confronti delle due referenti, confermando però le statuizioni civili.
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Amministratore di fatto: dirigente sulla carta, colpevole in aula
La Corte di Cassazione ha analizzato il ricorso di un soggetto condannato per bancarotta fraudolenta e reati tributari. L'imputato sosteneva di aver svolto solo il ruolo di dirigente e non di amministratore di fatto dopo la scadenza del suo mandato formale. I giudici hanno respinto questa tesi, confermando che l'esercizio continuativo di poteri decisori, la gestione dei clienti e dei conti bancari qualificano il soggetto come amministratore di fatto, equiparandolo a quello formale nei doveri di vigilanza. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna per alcuni reati tributari ormai prescritti e ha accolto il ricorso sulla quantificazione della confisca per equivalente. La misura patrimoniale deve infatti essere proporzionata al profitto effettivamente conseguito dal singolo concorrente nel reato, rinviando la decisione alla Corte d'appello per un nuovo calcolo.
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