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Prededuzione — Anno 2023

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84 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Prededuzione

Provvedimenti

Rivalutazione crediti di lavoro: spetta d’ufficio nel fallimento
Un dirigente (Il Lavoratore) ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento dell'Azienda per crediti di lavoro e per il risarcimento da licenziamento illegittimo. Il Tribunale ha negato parte dei crediti ritenendo che si fosse formato un giudicato sulla legittimità del licenziamento e ha escluso la rivalutazione monetaria e gli interessi perché non espressamente richiesti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Lavoratore, stabilendo che non vi era alcuna preclusione sul licenziamento e che la rivalutazione crediti di lavoro e gli interessi devono essere riconosciuti d'ufficio dal giudice, senza necessità di una domanda specifica del dipendente. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Onorari dell’avvocato e domanda riconvenzionale di risarcimento
Un avvocato ha chiesto la liquidazione delle proprie competenze professionali per l'attività svolta a favore di una cliente. La cliente si è difesa eccependo la negligenza del professionista e proponendo una domanda riconvenzionale per il risarcimento dei danni. Il Tribunale ha accolto la domanda dell'avvocato e rigettato quella della cliente applicando il rito sommario, ritenendo impossibile il passaggio al rito ordinario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della cliente, stabilendo che, a fronte di una domanda riconvenzionale che richiede un'istruttoria complessa, il giudice deve separare le cause e trattare la richiesta di risarcimento con il rito ordinario. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Prededuzione crediti PMI: fornitore perde privilegio milionario
Un'azienda di autotrasporto vantava un credito milionario verso una grande impresa in amministrazione straordinaria. Ha richiesto il pagamento prioritario, invocando le norme sulla prededuzione crediti PMI fornitrici di aziende strategiche. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. L'azienda non ha fornito prove sufficienti per dimostrare il suo status di Piccola o Media Impresa (PMI), un requisito soggettivo indispensabile. I giudici hanno chiarito che una semplice autocertificazione non basta in sede giudiziaria e che per ottenere la prededuzione è necessario provare rigorosamente tutti i presupposti richiesti dalla legge, sia oggettivi che soggettivi. Il credito è stato quindi considerato non privilegiato.
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Fallimento: Penale per Ritardo Diventa Credito Prioritario
La Cassazione ha chiarito la questione della prededuzione penale contrattuale in un caso di fallimento. Un'azienda, dopo la risoluzione del contratto di affitto di un ramo d'azienda e già in procedura concorsuale, non aveva restituito i beni. Il proprietario ha chiesto che la penale giornaliera per il ritardo fosse pagata in via prioritaria (in prededuzione). La Corte ha dato ragione al proprietario, stabilendo che la decisione degli organi fallimentari di continuare a occupare l'azienda per trarne un'utilità giustifica il pagamento prioritario non solo dell'indennità di occupazione, ma anche della penale accessoria. Il Fallimento ha perso la causa e deve pagare la penale come credito privilegiato.
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Crisi d’impresa: la prededuzione del credito salva il fornitore
Una società fornitrice di servizi di manutenzione ha continuato a lavorare per una compagnia aerea anche dopo che quest'ultima ha avviato una procedura di concordato preventivo, a cui è seguita un'amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio sulla prededuzione del credito: quando le procedure concorsuali si susseguono senza interruzione, i crediti sorti per prestazioni essenziali alla continuità aziendale durante la prima procedura devono essere pagati con priorità nella seconda. Di conseguenza, il fornitore ha ottenuto il diritto di essere pagato prima di altri creditori, vedendo riconosciuto il suo credito come prededucibile perché indispensabile per l'attività dell'impresa in crisi.
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Prededuzione e crediti tributari nel fallimento
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro l'esclusione di un privilegio speciale relativo a un credito per imposta di registro. Il credito, nato durante l'amministrazione straordinaria di una società poi fallita, era stato ammesso in prededuzione ma senza il privilegio richiesto, a causa della mancata prova dell'inerenza tra i beni e l'imposizione fiscale. Data la rilevanza della questione sulla prededuzione e sulla continuità tra procedure, la Corte ha rinviato la discussione in pubblica udienza.
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Rinuncia al ricorso: effetti e vantaggi
Il caso riguarda l'opposizione allo stato passivo di un professionista per crediti in prededuzione. A seguito di un accordo tra le parti, è stata presentata una formale Rinuncia al ricorso, portando all'estinzione del giudizio senza condanna alle spese e senza raddoppio del contributo unificato.
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Prededuzione compensi liquidatore: guida legale
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un liquidatore giudiziale a ottenere il pagamento dei propri compensi in prededuzione nel fallimento successivo a un concordato preventivo. La curatela fallimentare aveva contestato il credito ipotizzando negligenze nella gestione dei beni e nell'omessa segnalazione dello stato di insolvenza. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che i compiti di vigilanza spettano al commissario giudiziale e non al liquidatore. Poiché l'attività del liquidatore è stata funzionale alla conservazione del patrimonio nell'interesse della massa dei creditori, il suo credito gode della prededuzione ex art. 111 l.fall., indipendentemente dalla risoluzione formale del precedente concordato.
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Prededuzione: crediti nel concordato preventivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto di credito che invocava la **prededuzione** per un debito derivante da un conto anticipi fatture aperto durante l'esecuzione di un concordato preventivo. Sebbene la giurisprudenza riconosca la prededucibilità ai crediti sorti in funzione della procedura anche dopo l'omologazione, nel caso di specie è stato accertato che il finanziamento non era previsto dal piano concordatario né era strumentale al raggiungimento degli obiettivi di risanamento. Pertanto, il credito è stato correttamente degradato a rango chirografario nel successivo fallimento.
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Comunione legale e spese di esecuzione forzata
Un creditore ha pignorato un immobile appartenente a una coppia in regime di comunione legale per un debito personale di uno solo dei coniugi. Dopo la vendita del bene, il giudice ha assegnato al coniuge non debitore la metà esatta del ricavato lordo, senza trattenere le spese della procedura esecutiva. Il creditore ha contestato tale decisione, sostenendo che le spese di liquidazione dovessero gravare sull'intera somma ricavata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che nella comunione legale il coniuge estraneo al debito ha diritto alla sua quota lorda, poiché i costi della trasformazione del bene in denaro sono causati esclusivamente dall'inadempimento del debitore.
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Accordo di ristrutturazione e fallimento: le sorti
Una società creditrice ha impugnato il decreto del Tribunale che limitava il suo credito alla percentuale pattuita in un precedente accordo di ristrutturazione, nonostante il successivo fallimento del debitore. La ricorrente sostiene che il fallimento determini la caducazione dell'accordo per il venir meno della sua causa concreta, ripristinando il diritto all'intero credito originario. La Cassazione ha ritenuto la questione di massima importanza, disponendo la trattazione in pubblica udienza per chiarire le sorti dell'accordo di ristrutturazione in caso di insolvenza sopravvenuta.
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Responsabilità dell’attestatore: compenso negato.
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego del compenso a un professionista incaricato come attestatore in una procedura di concordato preventivo. Il professionista non aveva segnalato prelievi ingenti effettuati dal titolare dell'impresa, mascherati in bilancio come crediti fittizi. Tale omissione configura una grave responsabilità dell'attestatore, poiché impedisce ai creditori di esprimere un consenso informato. La decisione ribadisce che l'obbligo di diligenza professionale impone una verifica critica dei dati contabili, specialmente quando questi incidono sulla reale consistenza patrimoniale e sulle cause del dissesto.
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Rapporto di lavoro fittizio: prova e fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dell'opposizione allo stato passivo presentata da una lavoratrice che rivendicava crediti per un presunto impiego amministrativo. Il Tribunale aveva qualificato il Rapporto di lavoro fittizio, basandosi sulla mancanza di prove dell'effettiva prestazione lavorativa e sul legame di parentela con l'amministratore della società fallita. La ricorrente è stata dichiarata decaduta dalla prova testimoniale per non aver intimato i testimoni, decisione ritenuta legittima e insindacabile in sede di legittimità.
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Credito professionale: limiti al ricorso in Cassazione
Un avvocato ha presentato ricorso in Cassazione contro il decreto del Tribunale che aveva riconosciuto solo parzialmente il suo credito professionale nell'ambito di una procedura di amministrazione straordinaria. Il professionista contestava la quantificazione operata dagli organi concorsuali, sostenendo che le sue parcelle fossero state ignorate nonostante fossero conformi agli accordi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il ricorrente non può richiedere un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità. La decisione ribadisce che spetta al creditore dimostrare la non conformità della liquidazione agli accordi, non potendo la Cassazione sostituirsi al giudice di merito nella valutazione delle prove documentali.
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Prededuzione compensi professionali nel fallimento
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del Tribunale che riconosceva la prededuzione a un professionista per attività svolte in vista di un concordato preventivo poi fallito. Il cuore della decisione riguarda l'onere della prova: se la curatela eccepisce l'inadempimento, spetta al professionista dimostrare l'esatto adempimento. Inoltre, la prededuzione non è automatica ma richiede un giudizio ex ante sulla funzionalità della prestazione rispetto agli interessi della procedura concorsuale.
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Insinuazione al passivo e compensi professionali
Un professionista legale ha contestato il parziale rigetto della propria domanda di insinuazione al passivo per compensi professionali maturati verso una società poi ammessa all'amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha confermato che l'impugnazione di un lodo arbitrale durante il concordato preventivo costituisce atto di straordinaria amministrazione e richiede l'autorizzazione del giudice delegato. Inoltre, l'inserimento del credito nell'elenco dei creditori della società non ha valore di confessione verso la procedura concorsuale, essendo il commissario un soggetto terzo.
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Compenso professionale: limiti al ricorso in Cassazione
Un professionista incaricato di redigere l'attestazione per un concordato preventivo ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per il saldo del proprio compenso professionale. Il Tribunale ha rigettato la richiesta, ritenendo l'acconto già ricevuto congruo rispetto all'attività effettivamente svolta, limitata alla fase preparatoria a causa dell'inammissibilità della procedura. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile poiché volto a ottenere un riesame del merito, precluso in sede di legittimità, ribadendo che la valutazione della qualità e quantità del lavoro svolto spetta esclusivamente ai giudici di merito.
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Irriducibilità della retribuzione e contratti
La Corte di Cassazione ha confermato il principio dell'irriducibilità della retribuzione in favore di una lavoratrice che reclamava un premio di collaborazione. Nonostante un accordo sindacale aziendale successivo avesse reso tale premio condizionato al raggiungimento di obiettivi di bilancio, la Corte ha stabilito che la clausola del contratto individuale, essendo più favorevole e incondizionata, prevale sull'accordo collettivo peggiorativo. Inoltre, è stato chiarito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre solo dalla cessazione del rapporto di lavoro, data la mancanza di un regime di stabilità reale dopo le riforme del 2012 e 2015.
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Irriducibilità della retribuzione e prescrizione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un dipendente a percepire un premio di collaborazione previsto dal contratto individuale, ribadendo il principio dell'irriducibilità della retribuzione. Nonostante un accordo sindacale successivo avesse introdotto condizioni peggiorative, la Corte ha stabilito che le clausole individuali più favorevoli non possono essere modificate unilateralmente. Inoltre, è stato chiarito che la prescrizione dei crediti lavorativi, per i rapporti privi di stabilità reale dopo la Legge Fornero, inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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Riscossione tributi: proprietà somme e fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di restituzione di somme derivanti dalla riscossione tributi avanzata da una società verso un concessionario in amministrazione straordinaria. Il cuore della controversia riguardava la possibilità di rivendicare come proprie le somme depositate su conti correnti dedicati. La Corte ha stabilito che il denaro, essendo un bene fungibile, una volta versato in banca entra nella proprietà dell'istituto di credito. Pertanto, l'ente impositore non può esercitare un'azione di rivendica ex art. 103 l.fall., ma titolare solo di un diritto di credito personale verso il concessionario, non potendo dimostrare una reale separazione patrimoniale idonea a mantenere la proprietà della somma specifica.
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