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Responsabilità dell’attestatore: compenso negato.

La Corte di Cassazione ha confermato il diniego del compenso a un professionista incaricato come attestatore in una procedura di concordato preventivo. Il professionista non aveva segnalato prelievi ingenti effettuati dal titolare dell’impresa, mascherati in bilancio come crediti fittizi. Tale omissione configura una grave responsabilità dell’attestatore, poiché impedisce ai creditori di esprimere un consenso informato. La decisione ribadisce che l’obbligo di diligenza professionale impone una verifica critica dei dati contabili, specialmente quando questi incidono sulla reale consistenza patrimoniale e sulle cause del dissesto.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 36401 Anno 2023
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Responsabilità dell’attestatore: compenso negato per omessa disclosure

La responsabilità dell’attestatore nel concordato preventivo rappresenta un pilastro fondamentale per la tutela dei creditori. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito che il professionista che omette di segnalare gravi irregolarità contabili perde il diritto al compenso, anche se la procedura viene inizialmente aperta dal Tribunale.

Il caso: prelievi fittizi e silenzio professionale

La vicenda trae origine da una domanda di ammissione al passivo fallimentare presentata da un professionista. Quest’ultimo richiedeva il pagamento del proprio compenso per l’attività di attestatore svolta durante un concordato preventivo poi revocato. La curatela fallimentare si era opposta al pagamento, eccependo l’inadempimento del professionista.

L’attestatore, infatti, non aveva dato conto nella sua relazione di prelievi per circa un milione di euro effettuati dall’imprenditore. Tali somme erano state appostate in bilancio come crediti dell’impresa verso il titolare, creando una rappresentazione falsata del patrimonio aziendale. Secondo la curatela, tale omissione aveva impedito ai creditori di conoscere le reali cause del dissesto e l’effettiva consistenza dei beni.

La decisione della Cassazione sulla responsabilità dell’attestatore

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del professionista, confermando la legittimità del diniego del compenso. I giudici hanno sottolineato che l’attestazione di veridicità dei dati aziendali non è un’attività asettica o puramente formale. Al contrario, essa deve fornire ai creditori una visione chiara, esaustiva e affidabile dell’azienda.

La responsabilità dell’attestatore emerge con forza quando il professionista non esercita lo spirito critico necessario per verificare la natura delle poste di bilancio. Nel caso di specie, i prelievi del titolare non potevano essere considerati neutri, poiché avevano aggravato lo squilibrio finanziario e depauperato il patrimonio aziendale.

Obblighi informativi e consenso dei creditori

Il cuore della decisione risiede nel concetto di “consenso informato”. I creditori devono poter decidere sulla proposta concordataria basandosi su una disclosure completa. Se l’attestatore seleziona arbitrariamente quali informazioni fornire, omettendo fatti potenzialmente decisivi, viene meno alla sua funzione istituzionale. La Cassazione ha ricordato che la tutela del consenso dei creditori è talmente rilevante da essere presidiata anche da norme penali, come il reato di falso in attestazioni.

Le motivazioni

La Corte ha motivato la decisione spiegando che, a fronte dell’eccezione di inadempimento sollevata dalla curatela, spettava al professionista l’onere di provare l’esatto adempimento della propria obbligazione. La diligenza richiesta non si limita alla verifica della corrispondenza formale con le scritture contabili, ma impone un’analisi sostanziale della veridicità dei dati. L’omessa valutazione di prelievi milionari, chiaramente percepibili e incidenti sulla crisi, costituisce un grave inadempimento che giustifica la perdita del diritto al compenso. Non rileva, in tal senso, che l’imprenditore fosse individuale: la distrazione di somme per finalità estranee all’impresa incide comunque sulla fiducia e sulla fattibilità del piano.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce che la responsabilità dell’attestatore è strettamente legata alla funzione di garanzia verso i terzi e l’autorità giudiziaria. Il professionista non può limitarsi a una funzione notarile di quanto dichiarato dal debitore, ma deve operare come un filtro critico. Le implicazioni pratiche sono evidenti: ogni omissione informativa su fatti che hanno determinato il dissesto o che alterano la percezione del patrimonio aziendale espone il professionista non solo alla perdita del compenso, ma anche a potenziali azioni risarcitorie e conseguenze penali. La trasparenza non è un’opzione, ma il requisito essenziale per la validità della prestazione professionale in ambito concorsuale.

Cosa rischia l’attestatore che omette informazioni sui debiti dell’imprenditore?
Il professionista rischia di perdere il diritto al compenso per inadempimento contrattuale e può incorrere in responsabilità penale per falso in attestazioni.

Qual è il compito principale dell’attestatore verso i creditori?
Deve garantire una disclosure completa e veritiera sulla situazione aziendale per permettere ai creditori un voto consapevole sulla proposta di concordato.

L’eccezione di inadempimento come influisce sul pagamento del professionista?
Se la curatela solleva l’eccezione, spetta al professionista dimostrare di aver agito con la diligenza richiesta dalla legge per ottenere il pagamento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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