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Postergazione Del Credito

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Principio secondo cui il rimborso di alcuni crediti, in particolare quelli dei soci verso la società, può essere soddisfatto solo dopo aver pagato tutti gli altri creditori. È una forma di tutela per i creditori esterni.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Bancarotta preferenziale e rimborsi ai soci prima del fallimento
L'Amministratore di una società a responsabilità limitata in stato di insolvenza ha restituito finanziamenti ed effettuato cessioni di credito a favore della moglie, anch'essa socia dell'azienda. Tali operazioni, avvenute mentre l'impresa versava già in grave crisi finanziaria, hanno favorito la familiare a scapito degli altri creditori. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'imputato per il reato di bancarotta preferenziale. I giudici hanno chiarito che i crediti dei soci sono postergati ex lege e non possono essere soddisfatti a danno degli altri creditori quando la società è insolvente. È irrilevante che l'importo esatto delle cessioni di credito fosse leggermente inferiore a quello inizialmente contestato, poiché la sostanza del fatto lesivo non cambia. L'Amministratore è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni in favore della parte civile.
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Bancarotta fraudolenta patrimoniale: crediti e finti rimborsi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del liquidatore di una società consortile per bancarotta fraudolenta patrimoniale. L'imputato amministrava contemporaneamente la società fallita e l'azienda consorziata socia unica. Prima del fallimento, il manager ha azzerato crediti per oltre tre milioni di euro verso la consorziata, effettuando compensazioni contabili con presunti finanziamenti soci. La difesa sosteneva che i versamenti fossero semplici contributi consortili a fondo perduto per ribaltamento dei costi. I giudici hanno chiarito che cancellare crediti sociali senza valida giustificazione economica svuota il patrimonio aziendale in dissesto. L'operazione lede la parità di trattamento dei creditori e viola le norme sulla postergazione dei crediti dei soci. Il ricorso è stato rigettato.
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Bancarotta preferenziale: rimborsi ai soci e crisi aziendale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per bancarotta preferenziale e distrazione a carico dei vertici di una società poi dichiarata fallita. Gli amministratori, formali e di fatto, avevano rimborsato ingenti somme ai soci a titolo di restituzione di finanziamenti in una fase di grave squilibrio patrimoniale, ignorando l'obbligo di postergazione verso i creditori terzi. La Corte ha chiarito che il rimborso dei crediti dei soci a ridosso del dissesto integra il reato di bancarotta preferenziale, punendo anche il socio beneficiario e l'amministratore prestanome consapevoli della spoliazione aziendale.
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Onere della prova nel contratto di mutuo: no prove, no rimborso
Una risparmiatrice ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società per un credito di 1,5 milioni di euro, sostenendo di aver concesso un finanziamento fruttifero. La curatela fallimentare ha rifiutato la richiesta per mancanza di prove sul contratto di prestito. La risparmiatrice ha fatto ricorso sostenendo che spettasse al fallimento dimostrare la natura del finanziamento come prestito da socio postergato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'onere della prova nel contratto di mutuo spetta interamente a chi richiede la restituzione del denaro. Senza la prova scritta dell'accordo e dell'obbligo di restituzione, la domanda non può essere accolta, rendendo irrilevante ogni discussione sulla qualificazione del credito come finanziamento soci.
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Danno riflesso del socio: Banca causa fallimento, ma non paga
I soci di una società fallita chiedevano a una banca il risarcimento per la perdita del loro capitale e dei finanziamenti erogati, accusando l'istituto di aver causato il dissesto. La Cassazione ha negato il risarcimento, stabilendo che il pregiudizio lamentato è un danno riflesso del socio, ovvero una conseguenza indiretta del danno subito dalla società. Per ottenere un risarcimento diretto, i soci avrebbero dovuto dimostrare una perdita personale definitiva e non meramente potenziale. In questo caso, non hanno provato di non poter recuperare, almeno in parte, i loro crediti insinuandosi nel fallimento della società. La semplice perdita di valore delle quote o la mancata restituzione di un finanziamento non basta a fondare un'autonoma azione risarcitoria.
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Infedeltà patrimoniale: dolo specifico e danno
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per infedeltà patrimoniale e bancarotta fraudolenta a carico di un amministratore che aveva rinunciato a un credito della sua società. La Corte ha chiarito che, per configurare il reato, non basta un danno patrimoniale, ma è necessario provare il dolo specifico, ovvero la volontà intenzionale di danneggiare la società per procurare un ingiusto profitto a sé o ad altri. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione dell'elemento psicologico.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre? Analisi
Il Tribunale di Venezia ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale di una società già in liquidazione volontaria. La decisione si basa sulla valutazione dello stato di insolvenza, che per un'impresa in liquidazione consiste nell'incapacità del patrimonio di soddisfare integralmente tutti i creditori. Il Tribunale ha ritenuto irrilevante la postergazione dei crediti dei soci e ha considerato l'incertezza sul valore reale degli attivi e il lungo tempo trascorso dall'inizio della liquidazione come prove sufficienti dell'insolvenza, aprendo così la procedura concorsuale.
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