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Porto D'Armi

32 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La licenza di porto d'armi (spesso indicata genericamente come porto d'armi) indica una speciale autorizzazione, rilasciato dalle autorità statali competenti in materia, concessa ai privati cittadini al fine di consentirne l'acquisto, la detenzione ed il porto di armi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Porto illegale di armi: il rinnovo scaduto non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di tre soggetti condannati per reati in materia di armi. Il Primo Detentore era accusato di aver trasferito un fucile senza aggiornare la denuncia; la Corte ha annullato la condanna senza rinvio per prescrizione, valorizzando la sua buona fede nell'aver comunque denunciato le munizioni nel nuovo indirizzo. Il Secondo Detentore e il Terzo Detentore rispondevano invece di porto illegale di armi. Per il secondo, la richiesta di rinnovo della licenza non esclude il reato se il porto d'armi è scaduto. Per il terzo, la responsabilità è stata confermata sulla base di prove oggettive (fucile di sua proprietà trovato nell'auto in cui viaggiava), rendendo irrilevanti le contestazioni sull'utilizzabilità delle sue dichiarazioni alla polizia. I loro ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
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Licenza di caccia ma uso diverso: è porto illegale di armi
Il Tribunale di Imperia aveva dichiarato prescritto il reato contestato a un cittadino, sorpreso a portare in luogo pubblico un fucile a pompa con licenza ad uso esclusivamente venatorio, ma per scopi diversi dalla caccia. Il giudice di merito aveva qualificato il fatto come una violazione minore. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore Generale, stabilendo che l'uso dell'arma per finalità diverse da quelle autorizzate configura il reato più grave di porto illegale di armi. Di conseguenza, i termini di prescrizione sono più lunghi e la sentenza precedente va annullata. La Suprema Corte ha quindi rinviato il caso alla Corte di appello di Genova per un nuovo giudizio.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: i motivi ripetitivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un uomo condannato per lesioni, porto d'armi e minaccia aggravata. La difesa del condannato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello lamentando violazioni di legge e vizi di motivazione. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e si limitavano a ripetere le stesse argomentazioni già respinte in secondo grado, senza contestare in modo specifico la decisione dei giudici d'appello. Inoltre, il ricorrente richiedeva una nuova valutazione delle prove, operazione vietata nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, oltre alla dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Porto abusivo d’armi: carta contro realtà, assolti i vigilanti
Il Datore di Lavoro di un'azienda di sicurezza assegna una Guardia Giurata a un servizio di vigilanza armata presso un depuratore comunale. Tuttavia, il dipendente ha il porto d'armi scaduto. I giudici di merito condannano entrambi per porto abusivo d'armi basandosi solo sull'ordine di servizio cartaceo e sulla fattura emessa. La Corte di Cassazione annulla la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. La Suprema Corte rileva che nessuna autorità ha mai verificato sul posto l'effettivo svolgimento del servizio o la presenza fisica dell'arma. I soli documenti cartacei non bastano a dimostrare la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.
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Inammissibilità del ricorso: limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato accusato di falsa attestazione a pubblico ufficiale e porto abusivo di armi. Il ricorso è stato rigettato per inammissibilità del ricorso, in quanto la difesa mirava a una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. La Corte ha rilevato che la motivazione della sentenza di appello era logica e priva di vizi giuridici, condannando il ricorrente anche al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Porto d’armi: guida all’ipotesi attenuata
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per porto d'armi od oggetti atti a offendere ai sensi dell'art. 4 della Legge 110/1975. Nonostante il giudice di primo grado avesse già riconosciuto l'ipotesi attenuata, la Corte d'Appello in sede di rinvio aveva irrogato sia la pena detentiva che quella pecuniaria. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che, non essendo stata impugnata l'attenuante dalla pubblica accusa, la pena detentiva dell'arresto doveva essere eliminata, lasciando solo l'ammenda.
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Porto d’armi: quando l’oggetto è atto a offendere
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di porto d'armi improprie a carico di un automobilista trovato in possesso di un oggetto metallico di 35 cm. Nonostante la difesa sostenesse trattarsi di un matterello per uso alimentare, i giudici hanno stabilito che la natura metallica e la consistenza dell'oggetto ne determinano l'attitudine offensiva. La Corte ha inoltre chiarito che il giustificato motivo deve essere addotto immediatamente durante il controllo e che la pericolosità dell'attrezzo esclude l'applicazione della particolare tenuità del fatto.
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Giustificato motivo e porto di coltello in pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il porto in luogo pubblico di un coltello a serramanico, stabilendo che il giustificato motivo deve essere addotto immediatamente al momento del controllo di polizia. Non è ammessa una giustificazione fornita a posteriori in sede processuale. La Corte ha inoltre negato l'attenuante della lieve entità a causa della pericolosità dell'arma e dei precedenti penali del ricorrente.
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Porto d’armi: quando l’ascia diventa reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il porto d'armi improprie, nello specifico un'ascia, fuori dalla propria abitazione. Il ricorrente contestava l'assenza di un giustificato motivo, ma la Suprema Corte ha stabilito che la valutazione delle prove effettuata dai giudici di merito era logica e non sindacabile. La decisione conferma che il Porto d'armi senza una valida e provata necessità configura un illecito penale non sanabile in sede di legittimità se la motivazione del grado precedente è coerente.
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Porto di coltello: guida alla non punibilità
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un cittadino condannato per porto di coltello a serramanico. Nonostante la difesa sostenesse l'uso agricolo, la mancanza di attrezzi e il contesto del ritrovamento hanno reso la giustificazione non credibile. La Corte ha inoltre negato l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando la pericolosità dell'arma.
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Porto d’armi: omessa motivazione su 131-bis annulla
Un soggetto condannato per porto d'armi abusivo (un coltello) ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha ritenuto infondata la giustificazione legata a motivi di lavoro, ma ha accolto il ricorso per un vizio procedurale: il giudice di merito aveva completamente omesso di motivare il diniego dell'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), pur essendo stata specificamente richiesta dalla difesa. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio su questo specifico punto.
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Porto d’armi: ricorso inammissibile se generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una condanna per porto d'armi abusivo. Il ricorso è stato giudicato generico perché ripeteva argomenti già respinti in appello e si basava su normative superate, come il TULPS, in materia di porto d'armi. La decisione conferma la condanna e sanziona il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Porto d’armi: mazza da baseball in auto, è reato?
Un automobilista è stato condannato per il porto d'armi improprie a causa di una mazza da baseball trovata nel suo veicolo. In appello, ha sostenuto che un amico l'avesse lasciata lì a sua insaputa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno ritenuto poco credibile la versione dell'imputato, valorizzando il suo comportamento nervoso durante il controllo di polizia e sottolineando che le dichiarazioni del testimone, anche se auto-indizianti, sono utilizzabili contro terzi.
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Porto d’armi: inammissibile ricorso per mazza in auto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per porto d'armi per aver tenuto una mazza nella sua auto. La Corte ha stabilito che l'uso abituale del veicolo e la facile reperibilità dell'arma sono sufficienti a dimostrare la consapevolezza del reato, escludendo l'assoluzione per particolare tenuità del fatto a causa della pericolosità della condotta e della personalità del soggetto.
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Porto d’armi: giustificazione non credibile, ricorso
Un uomo viene condannato per il porto di un coltello. La sua giustificazione, secondo cui lo avrebbe preso in prestito dalla madre per la nuova casa, viene ritenuta illogica e non credibile. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il suo ricorso, confermando che il porto d'armi richiede una motivazione solida e coerente, e che il giudice di legittimità non può rivalutare i fatti. La condanna per porto d'armi abusivo viene così confermata.
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Rinnovazione istruttoria in appello: quando è lecita?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28055/2024, ha affrontato il delicato tema della rinnovazione istruttoria in appello in un caso di rito abbreviato. Un imputato, assolto in primo grado da gravi accuse tra cui detenzione e porto d'armi, era stato condannato in appello sulla base di una perizia del RIS acquisita solo in secondo grado. La Suprema Corte ha ritenuto legittima tale acquisizione, qualificandola come prova 'assolutamente necessaria' ai sensi dell'art. 603 c.p.p., e ha confermato la condanna, respingendo i motivi di ricorso. La Corte ha inoltre chiarito la distinzione tra il reato di porto e quello di detenzione di armi. È stata annullata senza rinvio solo la condanna per una contravvenzione minore, estinta per prescrizione.
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Porto d’armi: Cassazione su tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per il porto d'armi improprio (un coltello e una mazza in auto). La decisione si fonda sul rigetto della tesi della "particolare tenuità del fatto", motivato dalla natura degli oggetti, dalle circostanze del possesso e da un precedente specifico. La Corte ha inoltre confermato il diniego delle pene sostitutive, sottolineando il rischio di recidiva desumibile dalla storia penale del ricorrente.
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Porto d’armi: la dimenticanza non è giustificazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20034/2024, ha stabilito che dimenticare un coltello a serramanico in tasca non costituisce un giustificato motivo per il porto d'armi. Il ricorso di un uomo, condannato per aver portato un coltello fuori dalla propria abitazione, è stato respinto. La Corte ha chiarito che la giustificazione deve essere attuale e concreta al momento del controllo, non una scusa addotta a posteriori. Inoltre, ha confermato che la non punibilità per particolare tenuità del fatto può essere negata se le circostanze (porto notturno, presenza in auto con altre persone) indicano una maggiore pericolosità della condotta.
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Porto d’armi: Cassazione su coltello e art. 131-bis
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per il porto di un coltello a serramanico. L'ordinanza ribadisce che tale oggetto è un'arma impropria e il suo porto è reato se privo di giustificato motivo, senza necessità di provare l'intento offensivo. Si chiarisce inoltre che la mancata concessione dell'attenuante del fatto di lieve entità impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, confermando la correttezza della valutazione sul reato di porto d'armi.
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Porto d’armi: storditore elettrico in auto è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di porto d'armi, poiché trovato in possesso di uno storditore elettrico nella sua auto. La Corte ha confermato che la mancanza di un giustificato motivo per il possesso e i precedenti penali dell'imputato rendono la condanna legittima, sottolineando l'inammissibilità di una rivalutazione dei fatti in sede di legittimità.
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