Il caso riguarda un uomo accusato di traffico internazionale di droga e della presunta vendita di armi senza licenza. La Corte d'Appello lo aveva condannato anche per aver offerto in vendita armi da guerra, basandosi su intercettazioni e video mostrati a un complice. L'imputato si è difeso sostenendo che i video erano stati scaricati da internet solo per truffare l'acquirente e ottenere un acconto, senza alcuna reale disponibilità delle armi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso su questo punto, stabilendo che la vendita di armi senza licenza richiede trattative serie e affidabili, non semplici bluff. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna per il reato di armi perché il fatto non sussiste, rideterminando la pena complessiva per gli altri reati a tredici anni e sei mesi di reclusione.
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