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Ponderale

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Riferito al peso della sostanza stupefacente, utilizzato come parametro per determinare la gravità del reato o la destinazione allo spaccio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione di stupefacenti: la prova del concorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a carico di due soggetti, dichiarando inammissibili i loro ricorsi. La decisione si fonda sul ritrovamento di sostanze illecite in una camera da letto e di strumenti per la coltivazione, elementi che provano il concorso nel reato e la destinazione allo spaccio. I giudici hanno ribadito che la valutazione delle prove è di esclusiva competenza del merito e che la motivazione fornita nei gradi precedenti risulta logica e coerente, escludendo la possibilità di un riesame in sede di legittimità.
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Trattamento sanzionatorio: criteri di riduzione pena
La Corte di Cassazione ha confermato il trattamento sanzionatorio applicato a un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti. Il ricorrente contestava la mancata riduzione significativa della pena, ma i giudici hanno ritenuto congrua la decisione di appello. La pena di cinque anni e sei mesi è stata giustificata dal rilevante dato ponderale della droga e dalla mancanza di prove su legami strutturati con la criminalità organizzata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché tentava una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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Detenzione stupefacenti: quando scatta lo spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un giovane trovato in possesso di circa 70 grammi tra hashish e marijuana. La difesa sosteneva l'uso personale basandosi sulla capacità reddituale dell'imputato e sull'assenza di strumenti per il confezionamento. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che il numero di dosi ricavabili (608) e la rapida deperibilità della sostanza rendessero inverosimile l'ipotesi di una scorta per uso personale. È stata inoltre negata la qualifica di fatto di lieve entità a causa dell'elevato quantitativo e della varietà delle sostanze, che suggerivano una platea di destinatari potenzialmente ampia.
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Lieve entità: i limiti nel traffico di droga
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato che mirava a ottenere la riqualificazione del reato di spaccio nella fattispecie della lieve entità. I giudici hanno stabilito che l'elevata quantità di sostanza stupefacente e il contesto organizzativo in cui avveniva la detenzione sono elementi incompatibili con il beneficio previsto dal comma 5 dell'art. 73 T.U.S. La decisione conferma che la valutazione della gravità del fatto deve essere complessiva, includendo modalità d'azione e indici strutturali.
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Lieve entità: quando lo spaccio non è lieve
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato di spaccio nella fattispecie di **lieve entità**. Nonostante il quantitativo di droga potesse apparire limitato, i giudici hanno ritenuto prevalenti le modalità della condotta: l'imputato aveva allestito un punto di spaccio nella propria abitazione mentre si trovava già agli arresti domiciliari per precedenti reati legati agli stupefacenti.
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Fattispecie lieve: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione e spaccio di stupefacenti, rigettando la richiesta di applicazione della fattispecie lieve. I giudici hanno stabilito che il dato ponderale rilevante e le specifiche modalità di confezionamento della droga sono elementi incompatibili con il riconoscimento dell'ipotesi attenuata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva doglianze già esaminate e correttamente respinte nei gradi precedenti.
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Fattispecie lieve: i limiti dello spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio di stupefacenti, negando l'applicazione della fattispecie lieve. La difesa contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante di cui all'art. 73 comma 5 del d.P.R. 309/1990. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che il numero elevato di dosi (190 involucri) e il peso complessivo della droga indicano una potenzialità diffusiva incompatibile con la lieve entità del fatto, confermando la correttezza della sentenza di appello.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio di lieve entità. Il punto centrale della controversia riguarda il diniego delle attenuanti generiche, che il giudice di merito ha escluso basandosi sui precedenti penali specifici del soggetto. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione degli elementi previsti dall'art. 133 c.p. spetta al giudice di merito e che è sufficiente motivare il diniego anche attraverso un solo elemento negativo prevalente, come la personalità del colpevole.
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Sostanze stupefacenti: il kit da spaccio è prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale, il ritrovamento di un kit completo per il confezionamento, comprendente bilancino, mannitolo e 115 bustine, ha confermato la finalità di spaccio. La Corte ha valorizzato la professionalità della condotta e i precedenti penali dell'imputato per confermare la pena.
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Attenuanti generiche: quando non bastano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti che lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. Nonostante lo stato di incensuratezza e un comportamento processuale collaborativo, i giudici hanno ritenuto che la gravità del fatto, desunta dal dato ponderale della droga e dal tentativo di occultare le sostanze durante la perquisizione, precludesse l'applicazione dello sconto di pena. La sentenza ribadisce che, dopo la riforma del 2008, l'assenza di precedenti penali non è più un requisito sufficiente per ottenere automaticamente le attenuanti generiche.
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Finalità di spaccio: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti, stabilendo che la finalità di spaccio è oggettivamente provata dal rinvenimento di un bilancino di precisione e di materiale per il confezionamento. Il ricorrente aveva contestato la destinazione della droga, sostenendo l'uso personale, ma i giudici hanno ritenuto tale tesi incompatibile con il dato ponderale e gli strumenti ritrovati. La Corte ha inoltre convalidato il diniego delle attenuanti generiche prevalenti sulla recidiva, evidenziando la pericolosità sociale del soggetto desunta dai precedenti penali per reati contro il patrimonio, accomunati dal medesimo fine di lucro.
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Detenzione fini spaccio: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per detenzione fini spaccio di cocaina. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile sia per la presentazione oltre i termini prescritti dalla legge, sia perché riproponeva censure di merito già ampiamente vagliate e risolte correttamente dalla Corte d'Appello, che aveva valorizzato prove univoche come il possesso di un bilancino e l'elevato numero di dosi ricavabili.
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