Una cliente ha sottoscritto una polizza unit-linked, ritenendola un prodotto assicurativo tradizionale. A seguito di perdite, ha citato in giudizio la Banca, sostenendo che il contratto fosse in realtà un prodotto finanziario e quindi nullo per violazione delle norme a tutela dell'investitore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno stabilito che, per qualificare il contratto come assicurativo, è sufficiente la presenza di un rischio demografico assunto dall'assicuratore, anche se minimo. Nel caso specifico, la garanzia di un capitale maggiorato dell'1% in caso di morte è stata ritenuta sufficiente a configurare una vera polizza vita, escludendo l'applicazione della più stringente normativa finanziaria. La cliente ha perso la causa.
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