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Plusvalenza

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625 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Annullamento in autotutela: il Fisco paga le spese
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo a una plusvalenza sulla vendita di un immobile. L'ufficio riteneva che l'oggetto della vendita fosse un'area edificabile e non un fabbricato da demolire. Durante il giudizio di Cassazione, l'Amministrazione Finanziaria ha disposto l'annullamento in autotutela dell'atto impositivo. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, poiché è venuto meno l'interesse del cittadino a proseguire la causa. I giudici hanno condannato il Fisco al pagamento delle spese processuali, applicando il principio della soccombenza virtuale, dato che l'annullamento è avvenuto quando il giudizio era già in corso.
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Scudo fiscale sulla villa: la Cassazione dà ragione al Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione la quota di plusvalenza, pari a 1,6 milioni di euro, realizzata da una contribuente con la vendita di una villa di lusso. La contribuente sosteneva che l'accertamento fosse precluso per aver aderito allo scudo fiscale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che lo scudo fiscale non produce effetti benefici se il contribuente era già a conoscenza di attività ispettive o di verifica avviate dal fisco prima della presentazione della dichiarazione riservata. Nel caso specifico, le indagini erano iniziate prima della richiesta di sanatoria, rendendo legittimo il recupero delle imposte.
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Cessazione della materia del contendere: vince il contribuente
L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato la dichiarazione IRES di una società, contestando una plusvalenza non dichiarata derivante dalla cessione di un ramo d'azienda. Durante il giudizio di Cassazione, l'ufficio fiscale ha annullato in autotutela l'atto impositivo relativo alla plusvalenza. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, annullando la sentenza impugnata senza rinvio e compensando le spese di giudizio tra le parti.
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Barca venduta in nero: fisco vince su plusvalenza non dichiarata
Una società di persone vende un'imbarcazione omettendo di registrare una fattura da un milione di euro. L'Agenzia delle Entrate emette un avviso di accertamento contestando una plusvalenza non dichiarata di oltre ottocentomila euro, con conseguenti imposte dovute anche dai singoli soci. I soci ricorrono in Cassazione, sostenendo che l'appello del fisco non riguardasse le loro posizioni personali e contestando il calcolo della plusvalenza. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che l'appello dell'ufficio tributario andava interpretato globalmente e che la valutazione dei fatti spetta esclusivamente ai giudici di merito. Il contribuente perde definitivamente la causa e viene condannato a pagare le spese di giudizio.
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Partecipation exemption: rimborso Ires alle società estere
Una società di diritto francese ha venduto le proprie quote in una società italiana, realizzando una plusvalenza. L'Agenzia delle Entrate ha tassato questo guadagno applicando le regole per i soggetti non residenti, molto più onerose rispetto a quelle previste per le società italiane. Queste ultime beneficiano infatti della partecipation exemption, che esenta dalle tasse il 95% del guadagno. La società estera ha quindi chiesto il rimborso delle maggiori imposte pagate. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società francese, stabilendo che negare la partecipation exemption alle società dell'Unione Europea prive di stabile organizzazione in Italia costituisce una discriminazione vietata dal diritto comunitario. L'Agenzia delle Entrate è stata condannata a rimborsare la differenza e a pagare le spese legali.
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Rimborso imposta sostitutiva: negato il recupero all’erede
Il caso riguarda l'erede di un contribuente che ha chiesto all'Amministrazione Finanziaria il rimborso imposta sostitutiva versata dal padre defunto per la rivalutazione di un terreno in comproprietà. L'ufficio tributario ha negato la restituzione delle prime due rate pagate dal genitore prima del decesso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che l'imposta sostitutiva è un versamento volontario finalizzato a ottenere un beneficio fiscale futuro. La morte del contribuente costituisce un evento successivo che rende il pagamento inutile ma non privo di causa giuridica. Di conseguenza, l'erede non ha diritto al rimborso delle somme regolarmente versate dal dante causa.
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Accertamento sintetico: vendere casa non basta a battere il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un contribuente un avviso di accertamento sintetico, contestando un reddito maggiore basato sulle spese per il mantenimento di immobili e veicoli. Il contribuente si è difeso sostenendo di aver ottenuto, due anni prima, una cospicua somma dalla vendita di una casa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, stabilendo che per superare la presunzione dell'accertamento sintetico non basta dimostrare la disponibilità teorica di una somma passata. Il contribuente deve fornire una prova documentale precisa, come gli estratti conto bancari, che attesti la durata del possesso di tale denaro e la sua effettiva disponibilità al momento delle spese contestate. La sentenza di appello favorevole al cittadino è stata quindi annullata con rinvio.
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Plusvalenza da conferimento: il mutuo accollato fa scattare le tasse
Un contribuente ha acquistato un immobile con due mutui ipotecari e lo ha successivamente trasferito a una società da lui costituita. Nel calcolare la plusvalenza da conferimento, il contribuente ha sottratto il debito dei mutui dal valore dell'immobile, dichiarando una minusvalenza. L'Agenzia delle Entrate ha invece rideterminato una plusvalenza tassabile, considerando l'accollo dei debiti da parte della società come parte del corrispettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che la liberazione dai debiti personali costituisce un vantaggio economico per il socio conferente. Pertanto, l'accollo del mutuo da parte della società incrementa il corrispettivo ricevuto e concorre a determinare la plusvalenza tassabile, senza possibilità di dedurre le passività ipotecarie dal valore del bene.
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Sospensione del giudizio tributario: bloccata la causa col Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato il reddito di due contribuenti, qualificando la vendita di un fabbricato come cessione di area edificabile soggetta a tassazione per plusvalenza. Dopo che i giudici di merito hanno accolto il ricorso delle contribuenti ritenendo l'immobile non edificabile, l'Ufficio ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, le contribuenti hanno chiesto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti. La Suprema Corte, verificati i presupposti di legge, ha disposto la sospensione del giudizio tributario fino al 10 ottobre 2023, rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria.
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Cessione di ramo d’azienda: il Fisco vince contro la finta vendita
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società il conferimento di un immobile a una controllata, qualificato dalla contribuente come cessione di ramo d'azienda in regime di neutralità fiscale. L'ufficio riteneva si trattasse di una semplice vendita di singoli beni, soggetta a tassazione ordinaria e IVA. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per configurare una cessione di ramo d'azienda non basta la potenziale attitudine produttiva futura dei beni. È invece indispensabile che il complesso trasferito presenti, già prima del passaggio, un'autonomia funzionale e una preesistenza organizzativa idonea all'esercizio dell'impresa. La sentenza d'appello favorevole alla società è stata quindi cassata con rinvio.
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Calcolo della plusvalenza: Fisco batte società sul leasing
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società il calcolo della plusvalenza derivante dalla vendita di un immobile precedentemente riscattato da un contratto di leasing. La società aveva dedotto dal prezzo di vendita alcuni costi accessori, come le spese notarili e di consulenza. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla società, ritenendo deducibili tali oneri a prescindere dal loro ammortamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per il corretto calcolo della plusvalenza non è possibile dedurre i costi accessori se questi sono già stati ammortizzati in bilancio, per evitare una doppia deduzione. La sentenza è stata cassata con rinvio per verificare l'effettivo ammortamento dei costi.
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Fisco contro contribuente: ammessa la perizia tecnica in appello
Il caso nasce dall'impugnazione di un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate contestava a un contribuente una plusvalenza non dichiarata sulla vendita di un terreno con fabbricati. La Commissione Tributaria Regionale aveva confermato la tassazione, rifiutando di valutare una relazione tecnica presentata dal contribuente perché ritenuta un documento nuovo inammissibile. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la perizia tecnica in appello è sempre ammissibile come allegazione difensiva a contenuto tecnico, purché depositata nel rispetto dei termini di legge. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza precedente, rinviando la causa ai giudici di secondo grado per un nuovo esame che tenga conto della relazione dell'esperto.
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Plusvalenza da cessione d’azienda: no ad accertamenti automatici
Una società di persone ha ceduto la propria azienda. L'Agenzia delle Entrate ha accertato una maggiore plusvalenza da cessione d'azienda ai fini delle imposte dirette, basandosi esclusivamente sul valore definito dal contribuente per l'imposta di registro tramite condono fiscale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che il fisco non può presumere un corrispettivo maggiore basandosi solo sul valore dichiarato o definito per le imposte indirette. Per legittimare l'accertamento, l'ufficio finanziario deve individuare ulteriori indizi gravi, precisi e concordanti che dimostrino l'effettivo incasso di un prezzo superiore. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'atto impositivo.
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Plusvalenza da cessione di terreni: il valore definitivo vince
Un contribuente vende un terreno agricolo in fase di cambio di destinazione d'uso, omettendo di dichiarare la plusvalenza da cessione di terreni. L'Agenzia delle Entrate emette un avviso di accertamento basandosi sul valore del terreno già rettificato e reso definitivo ai fini dell'imposta di registro, poiché non impugnato dal contribuente. L'erede del contribuente ricorre in Cassazione, sostenendo che tale valore non potesse essere utilizzato automaticamente per le imposte dirette. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che il valore accertato in via definitiva per l'imposta di registro costituisce un valido parametro per determinare la plusvalenza tassabile. L'erede perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Fisco contro soci: la definizione agevolata ferma la Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento per rideterminare il reddito di partecipazione di alcuni soci accomandanti, derivante dalla plusvalenza per la cessione di un'azienda. Mentre la società e il socio accomandatario avevano aderito a un precedente condono, i soci accomandanti non vi avevano partecipato. Dopo alterne decisioni nei gradi di merito, i soci hanno proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, i contribuenti hanno richiesto il rinvio dell'udienza avendo aderito alla definizione agevolata delle pendenze tributarie. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo a una data successiva alla scadenza del piano di rateizzazione, per consentire il perfezionamento della definizione agevolata.
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Interpello disapplicativo: holding estere e onere della prova
Una società italiana ha ceduto la propria partecipazione totalitaria in una holding con sede a Hong Kong, realizzando una plusvalenza di oltre 35 milioni di euro. Per evitare la tassazione ordinaria, l'azienda ha presentato un interpello disapplicativo della disciplina sulle società controllate estere, sostenendo che le società operative controllate si trovavano in Cina, paese a fiscalità ordinaria. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che l'onere della prova grava interamente sul contribuente, il quale deve dimostrare l'assenza di scopi elusivi sin dall'inizio del periodo di possesso delle quote e non solo per l'ultimo esercizio.
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Rivalutazione delle partecipazioni: un piccolo errore costa caro
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un contribuente una plusvalenza derivante dalla vendita di quote societarie, applicando la tassazione ordinaria. Il contribuente si è difeso sostenendo di aver aderito alla procedura di rivalutazione delle partecipazioni, presentando una perizia giurata e pagando la prima rata dell'imposta sostitutiva. Tuttavia, l'importo versato per la prima rata era inferiore rispetto al dovuto. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per il valido perfezionamento della rivalutazione delle partecipazioni, è indispensabile il versamento tempestivo e integrale della prima rata (o dell'intera imposta). Un pagamento parziale o insufficiente impedisce il perfezionamento dell'agevolazione, rendendo inapplicabile anche il ravvedimento operoso. Di conseguenza, la sentenza d'appello favorevole al contribuente è stata cassata, confermando la legittimità del recupero a tassazione ordinaria da parte del fisco.
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Fisco e impresa uniti contro la consulenza tecnica d’ufficio
Una società di costruzioni e l'Amministrazione Finanziaria si sono scontrate sul calcolo della plusvalenza derivante dalla cessione di quote societarie. I giudici di merito avevano rideterminato l'importo basandosi interamente su una consulenza tecnica d'ufficio. Tuttavia, sia la società sia il fisco hanno contestato la decisione, lamentando che l'esperto e il giudice avessero ignorato elementi decisivi, come gli oneri finanziari e la durata della società. La Corte di Cassazione ha accolto entrambi i ricorsi, stabilendo che l'adesione acritica alla consulenza tecnica d'ufficio costituisce un vizio di omesso esame se vengono ignorati fatti storici decisivi e discussi tra le parti. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Calcolo della plusvalenza: il valore di registro non basta
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una contribuente l'omessa dichiarazione di una plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno edificabile. I giudici di merito hanno confermato l'accertamento basando il calcolo della plusvalenza esclusivamente sul valore del terreno definito ai fini dell'imposta di registro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente, stabilendo che il calcolo della plusvalenza ai fini delle imposte sui redditi non può fondarsi unicamente sul valore di registro. Il fisco deve individuare ulteriori indizi gravi, precisi e concordanti per dimostrare un corrispettivo maggiore. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo giudizio.
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Definizione agevolata: così le sorelle battono il Fisco
Due sorelle vendono un terreno edificatorio ereditato. L'Agenzia delle Entrate contesta una plusvalenza non dichiarata, ritenendo il prezzo di vendita inferiore al valore di perizia. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio favorevoli alle contribuenti, la controversia giunge in Cassazione. Nel frattempo, le contribuenti presentano domanda di definizione agevolata ai sensi del Decreto Legge 119/2018 e pagano gli importi dovuti. Poiché l'amministrazione finanziaria non notifica alcun diniego entro i termini di legge e nessuna parte chiede la prosecuzione della causa, la Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio. Le spese restano a carico di chi le ha anticipate, confermando l'efficacia della pace fiscale per chiudere definitivamente i contenziosi pendenti con il Fisco.
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