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Plusvalenza

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625 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Tassazione del diritto di superficie: stop dopo 5 anni
Un contribuente ha concesso a una società il diritto di superficie su un terreno di sua proprietà, ricevendo un compenso. L'Amministrazione Finanziaria ha tassato tale somma come reddito derivante da obblighi di permettere (redditi diversi). Il contribuente ha impugnato l'atto, sostenendo che la concessione di un diritto reale è equiparata alla vendita del bene. Di conseguenza, la tassazione del diritto di superficie deve seguire le regole delle plusvalenze immobiliari. Poiché il terreno era stato acquistato oltre cinque anni prima della concessione, la plusvalenza non era tassabile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la costituzione del diritto di superficie non è tassabile se l'immobile è posseduto da più di cinque anni.
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Plusvalenza da esproprio: tassata anche se il terreno è agricolo
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro due contribuenti per tassare la plusvalenza da esproprio derivante dalla cessione di un terreno. I giudici di merito avevano annullato gli atti, ritenendo che il terreno, essendo classificato come agricolo al momento della cessione, non potesse generare una plusvalenza tassabile. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici di legittimità hanno chiarito che, in caso di esproprio o cessione volontaria per opere pubbliche in determinate zone urbanistiche, la plusvalenza è sempre soggetta a tassazione. Questa regola si applica a prescindere dal fatto che il terreno sia agricolo o edificabile. Di conseguenza, la sentenza favorevole ai contribuenti è stata cassata con rinvio.
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Cessione di edificio da demolire: il Fisco si arrende
L'Agenzia delle Entrate aveva accertato una plusvalenza IRPEF a carico di una contribuente per la vendita di un fabbricato, riqualificando l'atto come vendita di terreno edificabile poiché l'immobile era destinato alla demolizione. La contribuente ha impugnato l'atto. Durante il giudizio di Cassazione, l'amministrazione finanziaria ha annullato l'accertamento in autotutela, recependo l'orientamento giurisprudenziale secondo cui la cessione di edificio da demolire non può essere equiparata alla vendita di un'area edificabile. La Suprema Corte ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, cassando senza rinvio la sentenza di merito. La contribuente ottiene così l'annullamento definitivo della pretesa fiscale.
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Accertamento plusvalenza cessione azienda: Fisco sconfitto
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato il valore di un ramo d'azienda ceduto da una società, calcolando una maggiore plusvalenza ai fini delle imposte dirette basandosi esclusivamente sul valore di avviamento rideterminato per l'imposta di registro. La società ha impugnato l'atto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che l'accertamento plusvalenza cessione azienda non può fondarsi solo sul valore accertato per l'imposta di registro. L'amministrazione finanziaria deve infatti individuare ulteriori indizi precisi, gravi e concordanti per supportare la pretesa fiscale, mentre il contribuente ha fornito una valida prova contraria tramite una perizia basata sul metodo del costo di rimpiazzo.
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Cessione del diritto di superficie: Fisco battuto sulle plusvalenze
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro alcuni contribuenti, tassando come redditi diversi i corrispettivi ricevuti per la cessione del diritto di superficie a tempo determinato (21 anni) su terreni agricoli posseduti da oltre cinque anni. I contribuenti avevano concesso il diritto per installare impianti fotovoltaici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, stabilendo che la cessione del diritto di superficie su terreni agricoli posseduti da più di cinque anni non genera plusvalenze tassabili. Tale operazione costituisce il trasferimento di un diritto reale di godimento e non un semplice obbligo personale di permettere, escludendo così l'applicazione delle imposte sui redditi diversi.
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Accertamento plusvalenza immobiliare: il valore di registro non basta
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento con cui l'Amministrazione Finanziaria richiedeva maggiori imposte IRPEF. L'ufficio aveva calcolato l'accertamento plusvalenza immobiliare derivante dalla vendita di due terreni edificabili basandosi esclusivamente sul valore accertato ai fini dell'imposta di registro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo che il fisco non può determinare una plusvalenza basandosi solo sul valore di registro. Per legittimare la pretesa, l'Amministrazione Finanziaria deve individuare ulteriori indizi gravi, precisi e concordanti, non potendo scaricare sul cittadino l'onere della prova contraria. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Giudicato penale nel processo tributario: vince il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente una plusvalenza sulla vendita di un terreno. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'accertamento basandosi solo sull'assoluzione penale di un altro comproprietario. La Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il giudice tributario non può limitarsi a recepire passivamente una decisione penale. Il principio cardine riguarda il limite del giudicato penale nel processo tributario: il giudice delle tasse deve sempre valutare autonomamente le prove, poiché le regole dei due processi sono diverse. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Accertamento della plusvalenza: il valore di registro non basta
Una contribuente ha venduto due terreni edificabili di cui era comproprietaria. L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento richiedendo maggiori imposte IRPEF. L'ufficio ha calcolato la plusvalenza basandosi esclusivamente sul valore dei terreni rettificato ai fini dell'imposta di registro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente, stabilendo che l'accertamento della plusvalenza non può fondarsi solo sul valore di registro. Secondo le norme vigenti, il fisco deve individuare ulteriori indizi gravi, precisi e concordanti per dimostrare l'incasso di un prezzo maggiore. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione precedente e ha rinviato la causa alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
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Tassazione della plusvalenza: moglie salva dal debito del marito
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro la Moglie di un imprenditore edile, pretendendo il pagamento delle imposte sulla metà della plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno edificabile. Il terreno era stato acquistato e rivenduto dall'Impresa Individuale del Marito, ma il fisco riteneva che il bene rientrasse nella comunione de residuo tra i coniugi, ormai separati nei beni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che la tassazione della plusvalenza spetta interamente al coniuge che esercita l'attività d'impresa. Ai fini fiscali, infatti, i proventi dell'attività separata di un coniuge sono imputati esclusivamente a lui, escludendo qualsiasi tassazione a carico dell'altro coniuge non esercente. Vince la Moglie, che non deve pagare nulla.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite chiusa
L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a due società l'indebita applicazione dell'esenzione fiscale sulle plusvalenze per la vendita di quote societarie, richiedendo maggiori imposte e sanzioni. Durante il processo in Cassazione, le società hanno presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge n. 119/2018, pagando gli importi dovuti. L'ente impositore ha confermato la regolarità della procedura. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, lasciando le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Fisco contro contribuente: no a plusvalenza cessione fabbricato
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una contribuente per non aver dichiarato la plusvalenza derivante dalla vendita di un immobile. Secondo il fisco, la vendita non riguardava il fabbricato esistente, ma l'area edificabile sottostante, destinata alla demolizione e ricostruzione da parte dell'acquirente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che la cessione di un edificio esistente non può essere riqualificata come cessione di area edificabile ai fini delle imposte dirette, anche se le parti hanno pattuito la successiva demolizione. L'oggetto del contratto era un fabbricato e non un terreno nudo, escludendo così la tassazione della plusvalenza cessione fabbricato. Di conseguenza, la contribuente ha vinto la causa e l'amministrazione finanziaria è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Plusvalenza da lottizzazione: meno tasse sul terreno ereditato
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato avvisi di accertamento a dei Contribuenti per il recupero dell'Irpef su una plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno nel 2005. I Contribuenti sostenevano che l'efficacia della vendita fosse subordinata a una condizione sospensiva avveratasi nel 2006. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'immediato pagamento dell'intero prezzo rende l'atto subito efficace. Tuttavia, accogliendo il ricorso dei venditori, la Suprema Corte ha stabilito che, essendoci stata l'approvazione di un piano di lottizzazione prima della vendita, la plusvalenza deve essere qualificata come plusvalenza da lottizzazione. Ciò consente di calcolare il valore del terreno ereditato in base al suo valore normale all'inizio della lottizzazione, riducendo notevolmente l'imposta dovuta. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare l'imposta.
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Calcolo della plusvalenza: stima reale contro media del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società per il recupero di imposte derivanti da una vendita di terreni edificabili. L'ufficio ha calcolato il valore dei lotti con un criterio aritmetico omogeneo, mentre la contribuente sosteneva un costo storico specifico basato su caratteristiche di pregio dei lotti. La CTR ha confermato l'imposta ma ha escluso le sanzioni. La Cassazione ha accolto sia il ricorso della società sul calcolo della plusvalenza, stabilendo che la presunzione di omogeneità del valore cede di fronte a prove di diversità tra le porzioni di terreno, sia il ricorso del Fisco, dichiarando inammissibile la richiesta di disapplicazione delle sanzioni presentata solo in appello. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Conto del coniuge ma paga la moglie: l’accertamento bancario
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di rettifica del reddito a carico di una contribuente, basandosi su un accertamento bancario esteso anche ai conti correnti del coniuge, nonostante il regime di separazione dei beni. La contribuente ha impugnato l'atto, lamentando la violazione del contraddittorio preventivo e contestando la riferibilità a sé dei conti del marito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il Fisco può controllare i conti del coniuge in presenza di elementi sintomatici, come la delega reciproca ad operare sui conti. Inoltre, l'invito al contraddittorio in fase amministrativa è una facoltà discrezionale dell'ufficio e non un obbligo. La contribuente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Plusvalenza terreni edificabili: vendita sotto perizia salva
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro due comproprietari per ricalcolare la plusvalenza terreni edificabili. I contribuenti avevano rivalutato il terreno con una perizia giurata, pagando l'imposta sostitutiva. Tuttavia, nell'atto di vendita finale, avevano indicato un prezzo inferiore rispetto al valore di perizia. Il Fisco riteneva che questo scostamento facesse decadere l'agevolazione, permettendo di tassare la plusvalenza in base al valore storico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti. I giudici hanno stabilito che vendere a un prezzo inferiore a quello periziato non fa perdere il beneficio della rivalutazione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato definitivamente gli atti di accertamento del Fisco.
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Tassazione separata plusvalenze: l’erede batte il fisco
Un contribuente eredita l'azienda della moglie, che la possedeva dal 1974. Dopo due anni dalla morte della consorte, l'erede vende l'attività realizzando un guadagno. Il contribuente applica la tassazione separata plusvalenze per i beni posseduti da oltre cinque anni. L'Agenzia delle Entrate emette un avviso di accertamento, sostenendo che l'erede possedeva l'azienda da soli due anni e pretendendo la tassazione ordinaria. La Corte di Cassazione dà ragione al contribuente. I giudici stabiliscono che il tempo di possesso del defunto si somma a quello dell'erede. Di conseguenza, la soglia dei cinque anni è ampiamente superata e l'atto del fisco viene annullato.
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Emendabilità della dichiarazione dei redditi: stop a debiti errati
Il Contribuente ha impugnato una cartella esattoriale derivante da errori commessi nella compilazione del Modello Unico, che avevano generato un debito d'imposta superiore al dovuto. Non avendo presentato una rettifica nei termini ordinari, i giudici di merito avevano respinto il ricorso. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo il principio della generale emendabilità della dichiarazione dei redditi anche in sede contenziosa. La dichiarazione dei redditi costituisce infatti una mera dichiarazione di scienza e non un atto negoziale, pertanto l'errore commesso a proprio danno può essere sempre corretto per evitare un prelievo fiscale ingiusto e contrario al principio di capacità contributiva. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Tassabilità IRAP plusvalenze: fisco batte soci in liquidazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in merito alla tassabilità IRAP plusvalenze derivanti dalla vendita di immobili durante la fase di liquidazione di una società. I soci sostenevano che l'operazione fosse straordinaria ed esclusa dall'imposta, poiché la società si era sempre occupata solo di locazione. La Suprema Corte ha invece stabilito che la vendita rientrava comunque tra le attività previste dallo statuto sociale. Di conseguenza, la plusvalenza realizzata costituisce una componente positiva del valore della produzione, soggetta a tassazione. La sentenza d'appello favorevole ai contribuenti è stata quindi cassata con rinvio.
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Liquidazione fondo pensione: niente plusvalenze agli ex iscritti
Un ex dipendente bancario, dopo essere andato in pensione e aver incassato interamente il proprio capitale individuale (il cosiddetto zainetto), ha chiesto di essere ammesso allo stato passivo del fondo pensioni aziendale in liquidazione. Il lavoratore pretendeva una quota delle plusvalenze derivanti dalla vendita del patrimonio immobiliare del fondo, basandosi su una vecchia norma dello statuto. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che la liquidazione del fondo pensione esclude la pretesa di ulteriori somme per chi ha già sciolto il rapporto previdenziale e incassato il proprio capitale. La vecchia norma statutaria si applicava solo alla gestione ordinaria e non alla liquidazione generale dell'ente.
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Successione di contratti collettivi: addio ai vecchi bonus
Una lavoratrice ha impugnato l'esclusione del proprio credito dallo stato passivo di un fondo pensioni in liquidazione. La richiesta si basava su una vecchia norma dello statuto che riconosceva ai lavoratori le plusvalenze della vendita di immobili. Tuttavia, un successivo accordo collettivo del 2004 aveva modificato i criteri di ripartizione a causa di squilibri finanziari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della lavoratrice, confermando che la successione di contratti collettivi consente modifiche peggiorative per i lavoratori, con il solo limite dei diritti già definitivamente acquisiti. Le vecchie regole statutarie si applicavano alla normale attività del fondo e non alla sua liquidazione generale. Di conseguenza, la lavoratrice perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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