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Plusvalenza — Anno 2022

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157 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Plusvalenza

Provvedimenti

Fisco contro contribuente: no a plusvalenza cessione fabbricato
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una contribuente per non aver dichiarato la plusvalenza derivante dalla vendita di un immobile. Secondo il fisco, la vendita non riguardava il fabbricato esistente, ma l'area edificabile sottostante, destinata alla demolizione e ricostruzione da parte dell'acquirente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che la cessione di un edificio esistente non può essere riqualificata come cessione di area edificabile ai fini delle imposte dirette, anche se le parti hanno pattuito la successiva demolizione. L'oggetto del contratto era un fabbricato e non un terreno nudo, escludendo così la tassazione della plusvalenza cessione fabbricato. Di conseguenza, la contribuente ha vinto la causa e l'amministrazione finanziaria è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Plusvalenza da lottizzazione: meno tasse sul terreno ereditato
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato avvisi di accertamento a dei Contribuenti per il recupero dell'Irpef su una plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno nel 2005. I Contribuenti sostenevano che l'efficacia della vendita fosse subordinata a una condizione sospensiva avveratasi nel 2006. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'immediato pagamento dell'intero prezzo rende l'atto subito efficace. Tuttavia, accogliendo il ricorso dei venditori, la Suprema Corte ha stabilito che, essendoci stata l'approvazione di un piano di lottizzazione prima della vendita, la plusvalenza deve essere qualificata come plusvalenza da lottizzazione. Ciò consente di calcolare il valore del terreno ereditato in base al suo valore normale all'inizio della lottizzazione, riducendo notevolmente l'imposta dovuta. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare l'imposta.
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Calcolo della plusvalenza: stima reale contro media del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società per il recupero di imposte derivanti da una vendita di terreni edificabili. L'ufficio ha calcolato il valore dei lotti con un criterio aritmetico omogeneo, mentre la contribuente sosteneva un costo storico specifico basato su caratteristiche di pregio dei lotti. La CTR ha confermato l'imposta ma ha escluso le sanzioni. La Cassazione ha accolto sia il ricorso della società sul calcolo della plusvalenza, stabilendo che la presunzione di omogeneità del valore cede di fronte a prove di diversità tra le porzioni di terreno, sia il ricorso del Fisco, dichiarando inammissibile la richiesta di disapplicazione delle sanzioni presentata solo in appello. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Conto del coniuge ma paga la moglie: l’accertamento bancario
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di rettifica del reddito a carico di una contribuente, basandosi su un accertamento bancario esteso anche ai conti correnti del coniuge, nonostante il regime di separazione dei beni. La contribuente ha impugnato l'atto, lamentando la violazione del contraddittorio preventivo e contestando la riferibilità a sé dei conti del marito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il Fisco può controllare i conti del coniuge in presenza di elementi sintomatici, come la delega reciproca ad operare sui conti. Inoltre, l'invito al contraddittorio in fase amministrativa è una facoltà discrezionale dell'ufficio e non un obbligo. La contribuente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Plusvalenza terreni edificabili: vendita sotto perizia salva
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro due comproprietari per ricalcolare la plusvalenza terreni edificabili. I contribuenti avevano rivalutato il terreno con una perizia giurata, pagando l'imposta sostitutiva. Tuttavia, nell'atto di vendita finale, avevano indicato un prezzo inferiore rispetto al valore di perizia. Il Fisco riteneva che questo scostamento facesse decadere l'agevolazione, permettendo di tassare la plusvalenza in base al valore storico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti. I giudici hanno stabilito che vendere a un prezzo inferiore a quello periziato non fa perdere il beneficio della rivalutazione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato definitivamente gli atti di accertamento del Fisco.
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Tassazione separata plusvalenze: l’erede batte il fisco
Un contribuente eredita l'azienda della moglie, che la possedeva dal 1974. Dopo due anni dalla morte della consorte, l'erede vende l'attività realizzando un guadagno. Il contribuente applica la tassazione separata plusvalenze per i beni posseduti da oltre cinque anni. L'Agenzia delle Entrate emette un avviso di accertamento, sostenendo che l'erede possedeva l'azienda da soli due anni e pretendendo la tassazione ordinaria. La Corte di Cassazione dà ragione al contribuente. I giudici stabiliscono che il tempo di possesso del defunto si somma a quello dell'erede. Di conseguenza, la soglia dei cinque anni è ampiamente superata e l'atto del fisco viene annullato.
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Emendabilità della dichiarazione dei redditi: stop a debiti errati
Il Contribuente ha impugnato una cartella esattoriale derivante da errori commessi nella compilazione del Modello Unico, che avevano generato un debito d'imposta superiore al dovuto. Non avendo presentato una rettifica nei termini ordinari, i giudici di merito avevano respinto il ricorso. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo il principio della generale emendabilità della dichiarazione dei redditi anche in sede contenziosa. La dichiarazione dei redditi costituisce infatti una mera dichiarazione di scienza e non un atto negoziale, pertanto l'errore commesso a proprio danno può essere sempre corretto per evitare un prelievo fiscale ingiusto e contrario al principio di capacità contributiva. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Tassabilità IRAP plusvalenze: fisco batte soci in liquidazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in merito alla tassabilità IRAP plusvalenze derivanti dalla vendita di immobili durante la fase di liquidazione di una società. I soci sostenevano che l'operazione fosse straordinaria ed esclusa dall'imposta, poiché la società si era sempre occupata solo di locazione. La Suprema Corte ha invece stabilito che la vendita rientrava comunque tra le attività previste dallo statuto sociale. Di conseguenza, la plusvalenza realizzata costituisce una componente positiva del valore della produzione, soggetta a tassazione. La sentenza d'appello favorevole ai contribuenti è stata quindi cassata con rinvio.
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Liquidazione fondo pensione: niente plusvalenze agli ex iscritti
Un ex dipendente bancario, dopo essere andato in pensione e aver incassato interamente il proprio capitale individuale (il cosiddetto zainetto), ha chiesto di essere ammesso allo stato passivo del fondo pensioni aziendale in liquidazione. Il lavoratore pretendeva una quota delle plusvalenze derivanti dalla vendita del patrimonio immobiliare del fondo, basandosi su una vecchia norma dello statuto. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che la liquidazione del fondo pensione esclude la pretesa di ulteriori somme per chi ha già sciolto il rapporto previdenziale e incassato il proprio capitale. La vecchia norma statutaria si applicava solo alla gestione ordinaria e non alla liquidazione generale dell'ente.
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Successione di contratti collettivi: addio ai vecchi bonus
Una lavoratrice ha impugnato l'esclusione del proprio credito dallo stato passivo di un fondo pensioni in liquidazione. La richiesta si basava su una vecchia norma dello statuto che riconosceva ai lavoratori le plusvalenze della vendita di immobili. Tuttavia, un successivo accordo collettivo del 2004 aveva modificato i criteri di ripartizione a causa di squilibri finanziari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della lavoratrice, confermando che la successione di contratti collettivi consente modifiche peggiorative per i lavoratori, con il solo limite dei diritti già definitivamente acquisiti. Le vecchie regole statutarie si applicavano alla normale attività del fondo e non alla sua liquidazione generale. Di conseguenza, la lavoratrice perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Tassazione plusvalenza: baracca o terreno? Vince la contribuente
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una Contribuente l'omessa dichiarazione di una plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno con sopra una baracca, qualificando l'atto come cessione di terreno edificabile. La Contribuente ha sostenuto che si trattasse della vendita di un fabbricato, non soggetta a tassazione. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla Contribuente, rigettando il ricorso del fisco. I giudici hanno chiarito che la vendita di un'area già edificata non può essere riqualificata come cessione di terreno edificabile, anche se l'acquirente demolisce e ricostruisce l'immobile. Di conseguenza, non si applica la tassazione plusvalenza prevista per i terreni edificabili.
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Tassazione delle plusvalenze: la baracca non è un terreno
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente l'omessa tassazione delle plusvalenze derivante dalla vendita di un terreno con sopra una baracca, ritenendo che l'atto andasse riqualificato come vendita di area edificabile, dato che l'acquirente ha poi demolito e ricostruito il manufatto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco. I giudici hanno stabilito che la cessione di un terreno già edificato non può essere trasformata in vendita di terreno edificabile, anche se le parti hanno concordato la successiva demolizione dell'edificio esistente. Di conseguenza, non si applica la tassazione delle plusvalenze prevista per i terreni edificabili, poiché la distinzione tra suolo edificato e non edificato è netta e non ammette eccezioni basate su intenzioni future dei contraenti.
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Tassazione del risarcimento danni: quote svendute e fisco
Una socia è stata costretta a cedere le proprie quote societarie a un prezzo molto inferiore al valore reale a causa di un aumento di capitale illegittimo deliberato dai familiari in violazione dei patti parasociali. Dopo aver ottenuto un risarcimento milionario per la perdita subita, l'Amministrazione Finanziaria ha preteso la tassazione del risarcimento danni, qualificandolo come plusvalenza tassabile (lucro cessante). La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla contribuente, ritenendo il risarcimento non tassabile in quanto volto a riparare un danno emergente e privo di intenzionalità speculativa. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la volontarietà della vendita non rileva ai fini fiscali. Il risarcimento è tassabile se compensa un mancato guadagno (lucro cessante) derivante dalla vendita a prezzo ridotto, rinviando al giudice di merito per questa specifica valutazione.
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Rivalutazione dei terreni: nessun rimborso per l’inedificabilità
La Contribuente ha chiesto la revocazione di una sentenza di Cassazione che le negava il rimborso dell'imposta sostitutiva versata per la rivalutazione dei terreni. La donna sosteneva che il giudice avesse ignorato l'inedificabilità del terreno ricevuto in eredità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non vi è stato alcun errore di fatto: la scelta di rivalutare il terreno tramite l'imposta sostitutiva costituisce una scelta volontaria e irrevocabile del contribuente. Di conseguenza, anche se il terreno si rivela non edificabile e la vendita non genera plusvalenze tassabili, le somme versate spontaneamente all'erario non possono essere rimborsate. La Contribuente perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Rivalutazione dei terreni: la vendita sotto costo non fa perdere il bonus
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società e ai suoi soci la plusvalenza derivante dalla vendita di terreni edificabili. I contribuenti avevano effettuato la rivalutazione dei terreni pagando l'imposta sostitutiva sulla base di una perizia giurata, ma avevano poi venduto i beni a un prezzo inferiore rispetto al valore periziato. L'ufficio pretendeva di calcolare la plusvalenza partendo dal vecchio valore storico di acquisto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco. I giudici hanno stabilito che la vendita a un prezzo inferiore rispetto a quello della perizia non fa perdere l'agevolazione fiscale. Di conseguenza, l'Amministrazione Finanziaria non può ignorare il valore rivalutato, a meno che non dimostri che la stima iniziale fosse falsa. La società ha quindi vinto la causa, mentre per i soci è stata dichiarata l'estinzione del giudizio per adesione alla pace fiscale.
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Definizione agevolata: si estingue la lite sulla plusvalenza
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una contribuente l'omessa dichiarazione di una plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno edificabile. L'ufficio finanziario ha rilevato una discrepanza tra il prezzo indicato nel contratto preliminare (quattrocentomila euro) e quello inferiore riportato nell'atto definitivo di vendita (duecentocinquantamila euro). Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha proposto ricorso per Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata, pagando integralmente le somme dovute e rinunciando al contenzioso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, stabilendo che l'adesione alla definizione agevolata estingue il giudizio senza addebito di spese o raddoppio del contributo unificato.
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Abuso del diritto: salvare l’azienda batte il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società concessionaria di auto un presunto abuso del diritto. La società aveva incorporato un'azienda immobiliare per venderne un immobile da tre milioni di euro, compensando la plusvalenza con le proprie perdite pregresse. Secondo il Fisco, l'operazione mirava solo al risparmio fiscale. La Corte di Cassazione ha invece dato ragione alla società, respingendo il ricorso del Fisco. I giudici hanno accertato che la fusione era giustificata da concrete e urgenti ragioni economiche: la concessionaria rischiava la revoca del mandato commerciale a causa di gravi difficoltà finanziarie. L'incasso della vendita era quindi indispensabile per salvare l'attività. La scelta della via fiscalmente più vantaggiosa è legittima se supportata da reali esigenze di ristrutturazione aziendale.
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