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Plusvalenza — Anno 2023

127 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Plusvalenza

Provvedimenti

Tassazione indennità di esproprio: il ritardo cancella la tassa
Il Contribuente ha richiesto il rimborso della ritenuta IRPEF del 20% applicata nel 2014 sull'indennità di esproprio per un terreno occupato illegittimamente dal 1977. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso tramite silenzio rifiuto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che la tassazione indennità di esproprio non è dovuta se il ritardo nel pagamento è imputabile all'ingiustificata inerzia della Pubblica Amministrazione. Se l'esproprio è avvenuto prima del 1989, il ritardo colpevole dello Stato non può tradursi in un danno fiscale per il cittadino, violando i principi di correttezza e buona fede. Il Contribuente ha quindi diritto al rimborso delle somme trattenute.
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Accertamento plusvalenza immobiliare: stop ai calcoli automatici
L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato il reddito di una Contribuente, contestando un'omessa plusvalenza sulla vendita di un terreno edificabile. L'ufficio ha basato l'accertamento esclusivamente sul valore del bene determinato ai fini dell'imposta di registro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che l'accertamento plusvalenza immobiliare non può fondarsi solo sul valore di registro. La legge di interpretazione autentica (Art. 5, d.lgs. 147/2015) vieta infatti questo automatismo. Per legittimare la pretesa fiscale, l'ufficio deve individuare ulteriori indizi gravi, precisi e concordanti che dimostrino l'effettivo incasso di un prezzo superiore rispetto a quello dichiarato. Di conseguenza, la Contribuente ha vinto definitivamente la causa e l'Agenzia delle Entrate è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Definizione agevolata: la Cassazione sospende il giudizio tributario
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società e ai suoi soci una plusvalenza sulla vendita di un immobile, calcolando un maggior reddito di partecipazione. Il Contribuente ha impugnato l'atto e, durante il giudizio di Cassazione, ha richiesto l'accesso alla definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti ai sensi del D.L. n. 119/2018. Avendo optato per un pagamento dilazionato in venti rate con scadenza finale nel febbraio 2024, il ricorrente ha chiesto la sospensione del processo. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo per verificare l'effettivo pagamento di tutte le rate necessarie al perfezionamento della sanatoria.
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Tassazione delle stock options: no al rimborso se cambia la legge
Un lavoratore dipendente riceveva diritti di opzione per acquistare azioni societarie. Al momento dell'esercizio delle opzioni, il datore di lavoro applicava la ritenuta fiscale secondo la legge allora vigente, più onerosa rispetto al passato. Il lavoratore chiedeva il rimborso, pretendendo l'applicazione delle vecchie agevolazioni e la rivalutazione dei titoli. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulla tassazione delle stock options: si applica la legge in vigore al momento dell'effettivo esercizio del diritto di opzione, non quella del momento dell'offerta. Inoltre, la rivalutazione delle partecipazioni non si applica ai redditi da lavoro dipendente, ma solo ai redditi diversi. Di conseguenza, la richiesta di rimborso del lavoratore è stata definitivamente respinta.
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Inerenza dei costi: il Fisco tassa il profitto ma nega le spese
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento con cui il Fisco contestava l'antieconomicità della sua attività e l'inerenza dei costi di ristrutturazione e portierato, recuperando a tassazione maggiori imposte. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'impresa. I giudici hanno rilevato una palese contraddizione nella decisione di secondo grado: non si può escludere l'inerenza dei costi di ristrutturazione delle unità abitative e, contemporaneamente, tassare la plusvalenza generata dalla vendita delle stesse, poiché tali spese hanno chiaramente incrementato il valore degli immobili venduti. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Tassazione delle plusvalenze estere: stop alle disparità
Una holding con sede in Francia ha chiesto il rimborso della maggiore imposta versata in Italia sulla plusvalenza derivante dalla vendita di una partecipazione in una società italiana. La società estera ha contestato la normativa italiana, ritenendola discriminatoria rispetto a quella applicata alle società residenti o con stabile organizzazione in Italia, che beneficiano di un'esenzione del 95%. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando che la disparità di trattamento viola i principi europei di libertà di stabilimento e libera circolazione dei capitali. La Corte ha stabilito che la tassazione delle plusvalenze estere non può essere più gravosa di quella interna e che le convenzioni bilaterali non sanano automaticamente tale discriminazione se il credito d'imposta non è concretamente utilizzabile all'estero.
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Esenzione plusvalenze societarie: no al rimborso senza prove
Un'azienda italiana ha venduto le quote di una holding con sede a Hong Kong, paese a fiscalità privilegiata, realizzando una plusvalenza di oltre trentotto milioni di euro. L'azienda ha chiesto il rimborso delle imposte pagate, invocando l'esenzione plusvalenze societarie al novantacinque percento. Sosteneva che le società operative controllate dalla holding si trovassero in Cina, paese non considerato paradiso fiscale. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso e la Corte di Cassazione ha confermato il diniego. I giudici hanno stabilito che, non essendoci stata alcuna distribuzione di utili dalle società cinesi alla holding di Hong Kong, l'azienda non ha dimostrato l'assenza di scopi elusivi. Di conseguenza, la plusvalenza resta interamente tassabile in Italia e l'azienda perde definitivamente il ricorso.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra fisco e contribuente
L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato la plusvalenza dichiarata da un contribuente per la vendita di terreni lottizzati, richiedendo maggiori imposte. Dopo le decisioni favorevoli al contribuente nei primi gradi di giudizio, l'ufficio ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 119 del 2018, pagando l'importo dovuto. Entrambe le parti hanno quindi richiesto l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato cessata la materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate, confermando l'efficacia della sanatoria fiscale che estingue definitivamente la lite tra fisco e contribuente.
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Revocazione per errore di fatto: il Fisco vince sul Contribuente
Il caso nasce dall'accertamento di una plusvalenza sulla vendita di terreni considerati edificabili dall'Amministrazione Finanziaria. Il Contribuente, dopo un primo giudizio di Cassazione parzialmente sfavorevole, propone ricorso chiedendo la revocazione della decisione. Egli lamenta un presunto errore del giudice nella lettura degli atti di causa. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la revocazione per errore di fatto richiede una svista percettiva evidente e immediata su un fatto non discusso. Al contrario, le contestazioni del Contribuente riguardano la valutazione e l'interpretazione dei documenti, che costituiscono un errore di giudizio e non un errore di fatto. Di conseguenza, il Contribuente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Tassazione delle plusvalenze: stop a tasse alte per aziende estere
Un'azienda holding con sede in Francia ha venduto le proprie quote in una società italiana, realizzando un forte guadagno. L'amministrazione finanziaria italiana ha applicato una tassazione ordinaria su questo profitto. Al contrario, le società residenti in Italia beneficiano di una esenzione fiscale del 95 per cento. L'azienda straniera ha chiesto il rimborso delle maggiori imposte pagate, denunciando una discriminazione contraria al diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda straniera. I giudici hanno stabilito che la disparità di trattamento nella tassazione delle plusvalenze viola la libera circolazione dei capitali. Lo Stato italiano non può tassare maggiormente le società non residenti prive di una stabile organizzazione in Italia rispetto a quelle residenti, a meno che il paese estero non compensi interamente tale svantaggio con un credito d'imposta.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale sulla farmacia
Una contribuente impugnava un avviso di accertamento relativo a una plusvalenza non dichiarata derivante dalla cessione di una farmacia. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata dei ruoli esattoriali, pagando integralmente le somme dovute in base ai piani di rateazione. Di conseguenza, ha richiesto la dichiarazione di estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando la cessazione della materia del contendere e l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese tra le parti. La definizione agevolata ha così risolto definitivamente la controversia fiscale.
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Barca venduta in nero: fisco vince su plusvalenza non dichiarata
Una società di persone vende un'imbarcazione omettendo di registrare una fattura da un milione di euro. L'Agenzia delle Entrate emette un avviso di accertamento contestando una plusvalenza non dichiarata di oltre ottocentomila euro, con conseguenti imposte dovute anche dai singoli soci. I soci ricorrono in Cassazione, sostenendo che l'appello del fisco non riguardasse le loro posizioni personali e contestando il calcolo della plusvalenza. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che l'appello dell'ufficio tributario andava interpretato globalmente e che la valutazione dei fatti spetta esclusivamente ai giudici di merito. Il contribuente perde definitivamente la causa e viene condannato a pagare le spese di giudizio.
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Partecipation exemption: rimborso Ires alle società estere
Una società di diritto francese ha venduto le proprie quote in una società italiana, realizzando una plusvalenza. L'Agenzia delle Entrate ha tassato questo guadagno applicando le regole per i soggetti non residenti, molto più onerose rispetto a quelle previste per le società italiane. Queste ultime beneficiano infatti della partecipation exemption, che esenta dalle tasse il 95% del guadagno. La società estera ha quindi chiesto il rimborso delle maggiori imposte pagate. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società francese, stabilendo che negare la partecipation exemption alle società dell'Unione Europea prive di stabile organizzazione in Italia costituisce una discriminazione vietata dal diritto comunitario. L'Agenzia delle Entrate è stata condannata a rimborsare la differenza e a pagare le spese legali.
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Plusvalenza da conferimento: il mutuo accollato fa scattare le tasse
Un contribuente ha acquistato un immobile con due mutui ipotecari e lo ha successivamente trasferito a una società da lui costituita. Nel calcolare la plusvalenza da conferimento, il contribuente ha sottratto il debito dei mutui dal valore dell'immobile, dichiarando una minusvalenza. L'Agenzia delle Entrate ha invece rideterminato una plusvalenza tassabile, considerando l'accollo dei debiti da parte della società come parte del corrispettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che la liberazione dai debiti personali costituisce un vantaggio economico per il socio conferente. Pertanto, l'accollo del mutuo da parte della società incrementa il corrispettivo ricevuto e concorre a determinare la plusvalenza tassabile, senza possibilità di dedurre le passività ipotecarie dal valore del bene.
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Sospensione del giudizio tributario: bloccata la causa col Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato il reddito di due contribuenti, qualificando la vendita di un fabbricato come cessione di area edificabile soggetta a tassazione per plusvalenza. Dopo che i giudici di merito hanno accolto il ricorso delle contribuenti ritenendo l'immobile non edificabile, l'Ufficio ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, le contribuenti hanno chiesto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti. La Suprema Corte, verificati i presupposti di legge, ha disposto la sospensione del giudizio tributario fino al 10 ottobre 2023, rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria.
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Cessione di ramo d’azienda: il Fisco vince contro la finta vendita
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società il conferimento di un immobile a una controllata, qualificato dalla contribuente come cessione di ramo d'azienda in regime di neutralità fiscale. L'ufficio riteneva si trattasse di una semplice vendita di singoli beni, soggetta a tassazione ordinaria e IVA. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per configurare una cessione di ramo d'azienda non basta la potenziale attitudine produttiva futura dei beni. È invece indispensabile che il complesso trasferito presenti, già prima del passaggio, un'autonomia funzionale e una preesistenza organizzativa idonea all'esercizio dell'impresa. La sentenza d'appello favorevole alla società è stata quindi cassata con rinvio.
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Calcolo della plusvalenza: Fisco batte società sul leasing
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società il calcolo della plusvalenza derivante dalla vendita di un immobile precedentemente riscattato da un contratto di leasing. La società aveva dedotto dal prezzo di vendita alcuni costi accessori, come le spese notarili e di consulenza. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla società, ritenendo deducibili tali oneri a prescindere dal loro ammortamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per il corretto calcolo della plusvalenza non è possibile dedurre i costi accessori se questi sono già stati ammortizzati in bilancio, per evitare una doppia deduzione. La sentenza è stata cassata con rinvio per verificare l'effettivo ammortamento dei costi.
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Fisco contro contribuente: ammessa la perizia tecnica in appello
Il caso nasce dall'impugnazione di un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate contestava a un contribuente una plusvalenza non dichiarata sulla vendita di un terreno con fabbricati. La Commissione Tributaria Regionale aveva confermato la tassazione, rifiutando di valutare una relazione tecnica presentata dal contribuente perché ritenuta un documento nuovo inammissibile. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la perizia tecnica in appello è sempre ammissibile come allegazione difensiva a contenuto tecnico, purché depositata nel rispetto dei termini di legge. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza precedente, rinviando la causa ai giudici di secondo grado per un nuovo esame che tenga conto della relazione dell'esperto.
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Plusvalenza da cessione d’azienda: no ad accertamenti automatici
Una società di persone ha ceduto la propria azienda. L'Agenzia delle Entrate ha accertato una maggiore plusvalenza da cessione d'azienda ai fini delle imposte dirette, basandosi esclusivamente sul valore definito dal contribuente per l'imposta di registro tramite condono fiscale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che il fisco non può presumere un corrispettivo maggiore basandosi solo sul valore dichiarato o definito per le imposte indirette. Per legittimare l'accertamento, l'ufficio finanziario deve individuare ulteriori indizi gravi, precisi e concordanti che dimostrino l'effettivo incasso di un prezzo superiore. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'atto impositivo.
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Plusvalenza da cessione di terreni: il valore definitivo vince
Un contribuente vende un terreno agricolo in fase di cambio di destinazione d'uso, omettendo di dichiarare la plusvalenza da cessione di terreni. L'Agenzia delle Entrate emette un avviso di accertamento basandosi sul valore del terreno già rettificato e reso definitivo ai fini dell'imposta di registro, poiché non impugnato dal contribuente. L'erede del contribuente ricorre in Cassazione, sostenendo che tale valore non potesse essere utilizzato automaticamente per le imposte dirette. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che il valore accertato in via definitiva per l'imposta di registro costituisce un valido parametro per determinare la plusvalenza tassabile. L'erede perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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