La controversia nasce dall'opposizione dei comproprietari di un condominio alla sopraelevazione di un albergo confinante, ritenuta lesiva delle distanze legali. Il Tribunale e la Corte d'Appello ordinano l'arretramento delle coperture a dieci metri. La proprietaria dell'albergo ricorre in Cassazione, sostenendo l'applicabilità di una deroga prevista dal piano particolareggiato comunale per le distanze minime tra edifici. La Suprema Corte accoglie il ricorso, rilevando una grave contraddizione nella sentenza d'appello: i giudici di merito non hanno chiarito se l'area fosse inclusa nel piano urbanistico e se questo contenesse le necessarie specifiche volumetriche. Di conseguenza, la Cassazione annulla la sentenza e rinvia la causa alla Corte d'Appello di Venezia per un nuovo esame, stabilendo che le regole di allineamento dei piani particolareggiati scaduti possono comunque rimanere in vigore.
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