LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Permesso Premio

Pagina 8 di 21

416 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Permesso premio negato: la Cassazione frena il collaboratore
Il Tribunale di sorveglianza negava il permesso premio a un collaboratore di giustizia. La collaborazione era iniziata dopo la condanna definitiva per fatti diversi da quelli originari. Secondo la legge, per ottenere il beneficio in deroga, occorre un previo vaglio giurisdizionale (almeno una sentenza di primo grado) che confermi l'attendibilità delle dichiarazioni. Il detenuto ricorreva in Cassazione sostenendo che tale sentenza esistesse, ma senza allegarla o provarla adeguatamente nel ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di autosufficienza e genericità, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Permesso premio: la Cassazione cancella il no automatico
Il Detenuto, condannato all'ergastolo e sottoposto a regime speciale, richiedeva la concessione di un permesso premio. Il Tribunale di Sorveglianza respingeva la richiesta sul presupposto che il richiedente non avesse dimostrato la rescissione dei legami con la criminalità organizzata, ignorando i documenti presentati dalla difesa dopo la storica sentenza della Corte Costituzionale n. 253/2019. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del detenuto, annullando la decisione impugnata. I giudici di legittimità hanno stabilito che il Tribunale deve valutare concretamente la documentazione prodotta dalla difesa, poiché la presunzione di pericolosità non è più assoluta ma relativa. Il caso viene rinviato per un nuovo esame che accerti l'effettiva sussistenza dei requisiti per il permesso premio.
Continua »
Permesso premio: no al diniego basato solo sul passato del reo
Il Tribunale di Sorveglianza di Ancona aveva negato la concessione di un permesso premio a un detenuto condannato all'ergastolo per associazione mafiosa e omicidi. Il diniego si fondava esclusivamente sulla gravità dei reati passati e su una generica valutazione di pericolosità sociale, senza svolgere accertamenti aggiornati sui suoi attuali legami con la criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del detenuto, annullando il provvedimento. I giudici di legittimità hanno stabilito che, anche per i reati ostativi, la pericolosità non può essere presunta in modo assoluto. Il giudice ha il dovere di compiere un'istruttoria approfondita e aggiornata, acquisendo informazioni recenti dagli organi antimafia, anziché basarsi solo su elementi storici o rimandare la verifica a future istanze. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
Continua »
Permesso premio: il ricorso generico costa caro al detenuto
Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la richiesta di permesso premio avanzata da un detenuto, ritenendo che non avesse ancora espiato la quota di pena necessaria. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando un errore nel calcolo della pena complessiva e nell'applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che le contestazioni erano del tutto generiche: il ricorrente non ha specificato quali condanne fossero state calcolate erroneamente né ha allegato i documenti necessari a dimostrare le sue ragioni. Di conseguenza, il detenuto perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Permesso premio negato: la Cassazione punisce il ricorso inutile
Il Tribunale di sorveglianza ha negato a un detenuto la concessione di un permesso premio. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando una mancata valutazione del suo percorso rieducativo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che il ricorrente mirava a una inammissibile rivalutazione dei fatti. Il diniego si fonda sulla gravità dei reati commessi, sulla persistente pericolosità sociale e sulle relazioni negative della direzione del carcere, che testimoniano una insufficiente revisione critica del proprio passato criminale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Permesso premio negato: la Cassazione esige il piano rieducativo
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un detenuto la concessione di un permesso premio perché l'osservazione della sua personalità da parte degli esperti del carcere non era ancora conclusa e mancava un progetto di reinserimento specifico. Il detenuto ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che tale completamento non fosse necessario. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per ottenere il permesso premio occorre prima completare l'analisi della personalità e definire un piano trattamentale adeguato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Permesso premio e mafia: la Cassazione cancella il no automatico
Il Tribunale di Sorveglianza negava il permesso premio a un detenuto condannato all'ergastolo per reati di stampo mafioso, ritenendo non superata la sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del detenuto, evidenziando la contraddittorietà della decisione. Il Tribunale aveva infatti escluso collegamenti attuali con la criminalità organizzata, ma aveva comunque negato il beneficio basandosi sulla mancata dissociazione formale e sulla residenza dei familiari nei territori d'origine. Inoltre, i giudici non avevano acquisito le necessarie informazioni dalla Procura nazionale antimafia e dal Comitato per l'ordine pubblico. La Cassazione ha quindi annullato il provvedimento, disponendo un nuovo esame.
Continua »
Permesso premio: il detenuto modello vince contro il silenzio
Il Tribunale di Sorveglianza negava il permesso premio a un detenuto condannato all'ergastolo per reati associativi, motivando il rigetto con la mancata giustificazione della scelta di non collaborare con la giustizia. Il detenuto ricorreva in Cassazione, evidenziando il proprio eccellente percorso rieducativo (quattro lauree conseguite) e l'illegittimità di tale pretesa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che, dopo la storica sentenza della Corte Costituzionale n. 253/2019, la mancata collaborazione non costituisce un divieto assoluto. Inoltre, a causa dell'entrata in vigore del D.L. 162/2022, che ha ridisegnato i requisiti per l'accesso ai benefici per i non collaboranti, i giudici di merito dovranno rivalutare il caso. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio, imponendo un nuovo esame basato sulla nuova normativa.
Continua »
Revoca del permesso premio: la madre non può fare da garante
Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca del permesso premio precedentemente concesso a un detenuto. La concessione originaria era subordinata alla presenza di un volontario come accompagnatore. Tuttavia, l'indisponibilità del volontario ha modificato le condizioni di fatto poste alla base del beneficio. Il difensore ha proposto ricorso, sostenendo che la madre del detenuto avrebbe potuto sostituire il volontario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della decisione. I giudici hanno chiarito che i provvedimenti di sorveglianza sono adottati allo stato degli atti e possono essere revocati se mutano i presupposti di fatto. Inoltre, la madre è stata ritenuta non idonea a svolgere la necessaria funzione di controllo.
Continua »
Permesso premio: la Cassazione annulla il no basato sul passato
Il Tribunale di Sorveglianza negava a un detenuto il permesso premio, basandosi sulla gravità dei reati passati, su presunti legami mafiosi e su informative negative della polizia. Il detenuto ricorreva in Cassazione, evidenziando che l'aggravante mafiosa era stata esclusa nei giudizi e che i giudici avevano ignorato il suo percorso rieducativo positivo in carcere. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la gravità del reato non può escludere automaticamente il beneficio e che i giudici devono valutare concretamente la condotta attuale. La Suprema Corte ha quindi annullato il diniego, ordinando un nuovo esame del caso.
Continua »
Permesso premio all’ergastolano: la Cassazione smentisce il diniego
Il Tribunale di sorveglianza negava la concessione di un permesso premio a un detenuto condannato all'ergastolo per reati di stampo mafioso, ritenendo non ancora maturo il suo percorso di revisione critica, nonostante la relazione positiva del carcere. Il detenuto proponeva ricorso evidenziando la contraddittorietà della decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per l'accesso al permesso premio non è richiesto il completo ravvedimento del condannato, essendo il beneficio stesso uno strumento di rieducazione e reinserimento. I giudici di legittimità hanno annullato il provvedimento con rinvio, ordinando una nuova valutazione che spieghi in modo logico l'eventuale diniego e verifichi rigorosamente l'effettiva recisione dei legami con la criminalità organizzata.
Continua »
Permesso premio negato all’ergastolano: pesa il passato mafioso
Un detenuto condannato all'ergastolo per un omicidio di stampo mafioso risalente al 1989 ha richiesto la concessione di un permesso premio. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la domanda, ritenendo insufficiente il percorso di rieducazione e non provata la reale rottura dei legami con la criminalità organizzata. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo di non essere più pericoloso e di aver interrotto ogni contatto illecito. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando il diniego del permesso premio. I giudici hanno chiarito che, per i reati gravi, non basta la regolare condotta carceraria, ma serve una profonda revisione critica del proprio passato e la prova certa del distacco definitivo dall'ambiente mafioso, elementi ritenuti ancora superficiali nel caso specifico.
Continua »
Permesso premio: la condotta cancella la gravità del passato
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un detenuto condannato all'ergastolo per reati associativi, al quale il Tribunale di Sorveglianza aveva negato un permesso premio. Il diniego si fondava sulla gravità dei reati passati e sul rischio di riallacciare rapporti con la criminalità organizzata, nonostante il percorso di riabilitazione avviato e la condotta regolare in carcere. La Suprema Corte ha chiarito che la gravità del reato non può essere l'unico motivo di rigetto e che, per la concessione del permesso premio, non serve una completa revisione critica del passato, essendo sufficiente che tale percorso sia iniziato. Inoltre, il giudice deve valutare elementi concreti, come la distanza del luogo di fruizione del permesso dal territorio d'origine del clan. La decisione è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Affidamento in prova al servizio sociale: i limiti del ricorso
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un condannato l'affidamento in prova al servizio sociale a causa della mancanza di permessi premio, di una scarsa revisione critica del proprio passato e della debolezza del programma di reinserimento proposto. Il condannato ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando che i giudici non avessero valorizzato la sua buona condotta e il sostegno della famiglia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in Cassazione se la decisione precedente è logicamente motivata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Permesso premio: ricorso errato ma la Cassazione lo salva
Il Magistrato di Sorveglianza dichiara inammissibile la richiesta di permesso premio di un detenuto, ritenendo non superati i limiti legati ai reati ostativi e alla mancanza di prove sull'assenza di legami con la criminalità organizzata. Il detenuto ricorre direttamente in Cassazione, sostenendo di aver già scontato la quota di pena per i reati ostativi grazie allo scioglimento del cumulo. La Suprema Corte chiarisce che il ricorso diretto per cassazione contro il diniego del permesso premio è inammissibile, poiché la legge prevede il reclamo davanti al Tribunale di Sorveglianza. Tuttavia, applicando il principio di conservazione degli atti, la Cassazione non rigetta la domanda ma riqualifica il ricorso come opposizione, ordinando la trasmissione degli atti al giudice competente per la decisione nel merito.
Continua »
Permesso di necessità: negato al detenuto con figlio disabile
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un detenuto, collaboratore di giustizia, il permesso di necessità per far visita al figlio affetto da ritardo mentale lieve e sofferente per la sua assenza. Il detenuto ha fatto ricorso sostenendo che la disabilità del figlio integrasse una situazione eccezionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il permesso di necessità richiede eventi di eccezionale gravità o emergenza, non potendo essere usato come strumento ordinario per mantenere i rapporti familiari, per i quali esistono i permessi premio. Nel caso specifico, la patologia del minore è lieve e non impedisce i normali colloqui in presenza o a distanza.
Continua »
Ricorso per cassazione personale: appello fai-da-te costa 3000€
Un condannato ha presentato un ricorso per cassazione personale contro una decisione del Tribunale di Sorveglianza in materia di permessi premio. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile. Una legge del 2017, infatti, ha eliminato la possibilità per l'imputato o il condannato di presentare personalmente ricorso, rendendo obbligatoria la firma di un avvocato specializzato. Poiché il ricorso non rispettava questo requisito formale, è stato respinto senza essere esaminato nel merito. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione di 3.000 euro.
Continua »
Permesso premio e pericolosità sociale: figlio condannato, padre resta in carcere
Un detenuto si è visto revocare un permesso premio già concesso. La decisione è stata motivata da nuovi elementi che indicavano una sua attuale pericolosità sociale: un'operazione di polizia che confermava l'operatività del suo clan di appartenenza e, soprattutto, la recente condanna del figlio per reati associativi. La Corte di Cassazione ha confermato la revoca, stabilendo un principio chiaro: la valutazione su **permesso premio e pericolosità sociale** deve tenere conto anche di fattori esterni e familiari. La condanna di un parente stretto per reati simili può essere un indice concreto del rischio che il detenuto, una volta fuori, riallacci i contatti con l'ambiente criminale. L'appello del detenuto è stato quindi respinto.
Continua »
Revoca liberazione anticipata: reati in permesso annullano tutto
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della liberazione anticipata a un detenuto che, durante un permesso premio, ha commesso gravissimi reati, abusando di alcol e droga e usando armi. Secondo i giudici, una condotta così grave dimostra la totale assenza di adesione al percorso rieducativo. Questo comportamento negativo è talmente indicativo di una persistente pericolosità sociale da giustificare la cancellazione del beneficio anche per i semestri precedenti, in cui la condotta era apparsa regolare. La decisione sottolinea che la partecipazione alla rieducazione deve essere sostanziale e non solo formale. L'esito finale è la conferma della revoca liberazione anticipata.
Continua »
Permesso premio non collaborante: la rieducazione batte il passato
Un detenuto condannato all'ergastolo per reati di mafia, con un passato da figura di spicco del clan, si è visto negare il permesso premio perché non ha mai collaborato con la giustizia. Nonostante un percorso carcerario esemplare, una laurea e la creazione di una nuova famiglia, il Tribunale di Sorveglianza ha ritenuto ancora attuale il pericolo di contatti con l'organizzazione criminale. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il giudice non può basarsi solo sul passato criminale e sulla mancata collaborazione. Deve invece valutare in modo approfondito tutti gli elementi positivi del percorso rieducativo che dimostrano un reale distacco dal mondo mafioso. La questione del permesso premio per un detenuto non collaborante viene così riaperta a una valutazione più concreta e individualizzata.
Continua »