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Permesso Premio

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416 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Permesso premio 41-bis: la Cassazione conferma il no
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis che chiedeva la concessione di un permesso premio. La Corte ha confermato la legittimità della normativa introdotta nel 2022, che sancisce una totale incompatibilità tra il cosiddetto 'carcere duro' e il beneficio del permesso premio. Secondo i giudici, questa incompatibilità era già implicita nel sistema e la nuova legge l'ha semplicemente resa esplicita, senza violare i principi costituzionali. La questione del permesso premio 41-bis trova quindi una netta chiusura, subordinando ogni beneficio alla revoca del regime speciale.
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Permesso premio 4 bis: la Cassazione conferma il no
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16693/2025, ha rigettato il ricorso di un detenuto condannato per associazione di stampo mafioso e narcotraffico, confermando il diniego del permesso premio. La Corte ha stabilito che, ai fini della concessione del beneficio previsto dall'art. 4 bis ord. pen., la sola buona condotta carceraria non è sufficiente a superare la presunzione di pericolosità sociale. È necessario fornire elementi concreti che dimostrino un'effettiva rottura con l'ambiente criminale di provenienza, cosa che nel caso di specie non è avvenuta.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Procuratore Generale avverso la concessione di un permesso premio a un detenuto. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché il detenuto aveva già usufruito del permesso al momento della decisione. L'impugnazione, non potendo produrre alcun effetto pratico, è stata considerata priva di una condizione essenziale di ammissibilità.
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Permesso premio: la Cassazione e la valutazione critica
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza di negare un permesso premio a un detenuto. La motivazione centrale risiede nell'assenza di una reale rivalutazione critica del proprio passato criminale, elemento ritenuto essenziale per valutare la diminuzione della pericolosità sociale e del rischio di recidiva. Il ricorso del detenuto è stato dichiarato inammissibile in quanto le sue argomentazioni sono state considerate manifestamente infondate e una semplice ripetizione di punti già esaminati e respinti in precedenza.
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Semilibertà: annullato diniego basato su congetture
Un uomo in regime di semilibertà si vede sospendere la misura dopo l'arresto del figlio, suo datore di lavoro. La richiesta di riammissione con un nuovo impiego viene respinta dal Tribunale di Sorveglianza sulla base di congetture riguardo la sua presunta conoscenza dei reati del familiare. La Corte di Cassazione annulla la decisione, ribadendo che il diniego della semilibertà deve fondarsi su elementi concreti e non su meri sospetti, imponendo una valutazione complessiva del percorso rieducativo del condannato.
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Permesso premio negato: collaborazione impossibile
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto condannato per reati ostativi e in carcere da oltre vent'anni. La decisione si fonda sulla mancata prova di una collaborazione impossibile o inesigibile con la giustizia e sulla persistenza di un pericolo concreto di riallacciare contatti con la criminalità organizzata. Secondo la Corte, né la buona condotta carceraria né il lungo tempo trascorso sono sufficienti a dimostrare un reale percorso di revisione critica, soprattutto in assenza di qualsiasi tentativo, anche simbolico, di riparazione del danno causato.
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Conflitto di competenza: cessazione per fatto nuovo
La Corte di Cassazione dichiara la cessazione di un conflitto di competenza tra due Magistrati di Sorveglianza. Il conflitto, sorto in merito alla richiesta di un permesso premio per un detenuto, è venuto meno poiché uno dei giudici, a seguito di una nuova pronuncia amministrativa, ha implicitamente affermato la propria competenza, facendo cessare il contrasto attuale tra gli uffici giudiziari.
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Permessi premio 41-bis: la Cassazione nega i benefici
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto sottoposto al regime carcerario speciale del 41-bis. La sentenza stabilisce che, in base alla recente normativa, i benefici penitenziari come i permessi premio 41-bis sono inaccessibili finché tale regime restrittivo non viene revocato o non rinnovato. La Corte ha ritenuto la norma pienamente costituzionale e applicabile anche a chi ha commesso il reato prima della sua entrata in vigore, in quanto la disciplina dei permessi attiene alle modalità di esecuzione della pena e non alla legge penale sostanziale.
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Permesso premio non goduto: nessun credito automatico
Un detenuto ha impugnato il diniego di fruire di cinque giorni di un permesso premio, non goduti a causa di un ricovero. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il permesso premio non costituisce un 'credito' di giorni. La sua concessione è discrezionale e legata agli obiettivi di risocializzazione, che il tribunale di merito aveva ritenuto già soddisfatti da altri permessi concessi durante l'anno.
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Permesso Premio: quando la Cassazione lo nega
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto, condannato per gravi reati legati alla criminalità organizzata, confermando il diniego del permesso premio. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale del soggetto e sull'assenza di una reale e profonda revisione critica del proprio passato criminale. Secondo i giudici, la partecipazione formale ai programmi di trattamento e le dichiarazioni di dissociazione non sono sufficienti se contraddette da comportamenti manipolatori, contatti con l'ambiente criminale e una mancata interiorizzazione del percorso rieducativo.
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Permesso premio: Cassazione sui reati ostativi
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che negava un permesso premio a un detenuto per un reato ostativo. La Corte ha stabilito che, a seguito della riforma dell'art. 4-bis, il giudice non può basare il diniego solo sul passato criminale, ma deve condurre una valutazione completa e bilanciata, considerando anche il percorso rieducativo e le relazioni positive degli operatori carcerari per superare la presunzione di pericolosità.
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Permesso premio: legami mafiosi ostacolano il beneficio
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto per reati associativi di tipo mafioso. Nonostante un positivo percorso rieducativo in carcere, la Corte ha ritenuto prevalenti gli elementi che indicavano la persistenza di legami, diretti e indiretti, con l'organizzazione criminale di provenienza. La decisione sottolinea come, per la concessione del permesso premio in casi di criminalità organizzata, sia necessario escludere in modo rigoroso qualsiasi collegamento attuale con l'ambiente mafioso, un onere che nel caso di specie non è stato soddisfatto.
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Permesso premio: no al ritorno nella città di origine
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che permetteva a un detenuto per reati di mafia di usufruire di un permesso premio nel suo luogo di provenienza. La Corte ha ritenuto che il Tribunale di Sorveglianza avesse sottovalutato il concreto rischio di riallacciare i contatti con l'ambiente criminale, omettendo la necessaria e approfondita valutazione individuale richiesta per detenuti di tale calibro.
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Permesso premio collaboratore: il ravvedimento graduale
Un collaboratore di giustizia, condannato per gravi reati di stampo mafioso, si è visto negare un permesso premio nonostante la buona condotta. Il Tribunale di Sorveglianza ha ritenuto insufficiente il suo ravvedimento a causa della recente collaborazione e della gravità del suo passato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che per un permesso premio a un collaboratore, il ravvedimento richiede un distacco definitivo dal passato criminale e i benefici devono essere concessi in modo graduale.
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Permesso premio: la Cassazione sui limiti di pena
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 742/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego di un permesso premio. La richiesta era stata respinta perché il reato rientrava tra quelli dell'art. 4bis, comma 1ter, ord. pen., che richiede di aver scontato almeno metà della pena. La Corte ha stabilito che i principi della sentenza n. 85/2024 della Corte Costituzionale, invocati dal ricorrente, non sono applicabili al caso di specie, in quanto riguardano la valutazione della collaborazione con la giustizia e non la soglia minima di pena scontata, che costituisce un presupposto diverso e legittimo.
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Permesso premio ostativo: la Cassazione decide
Con la sentenza n. 52139 del 11/12/2019, la Cassazione Penale, Sez. 1, ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava un permesso premio a un detenuto in regime ostativo per mancata collaborazione. Applicando la storica sentenza della Corte Costituzionale n. 253/2019, la Corte ha affermato che la presunzione assoluta di pericolosità per il non collaborante è incostituzionale. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione sulla sussistenza di legami con la criminalità, aprendo la via al beneficio anche senza collaborazione, in un'ottica di valorizzazione del percorso rieducativo. La decisione è cruciale per il tema del permesso premio ostativo.
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