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Permesso Premio

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416 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Permesso premio collaboratore giustizia: i criteri
La Cassazione annulla il diniego di un permesso premio a un collaboratore di giustizia. Il Tribunale aveva errato nel non valutare gli elementi positivi e nell'applicare un criterio di certezza del ravvedimento, invece della richiesta ragionevole probabilità per il permesso premio collaboratore giustizia.
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Ricorso in Cassazione inammissibile se personale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto avverso il diniego di un permesso premio. La decisione si fonda su un vizio procedurale insanabile: il ricorso è stato proposto personalmente dall'interessato e non tramite un difensore, in violazione dell'art. 613 c.p.p. Ulteriore motivo di inammissibilità è la successiva rinuncia al ricorso. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Ricorso per Cassazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto avverso il diniego di un permesso premio. Il motivo risiede nel fatto che il ricorso per Cassazione è stato presentato personalmente dall'interessato e non, come richiesto dalla legge, tramite un difensore iscritto all'albo speciale. La Corte ha ribadito che questa regola è un requisito di ammissibilità inderogabile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Onere allegazione: no permesso premio senza prove
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una detenuta che chiedeva un permesso premio. La richiedente, condannata per un reato ostativo ai sensi dell'art. 4-bis Ord. pen., non aveva adempiuto al suo onere di allegazione, ovvero non aveva fornito elementi concreti e specifici per dimostrare la rottura dei legami con la criminalità organizzata. La Corte ha stabilito che la sola buona condotta carceraria e la partecipazione a percorsi rieducativi sono insufficienti per superare la presunzione di pericolosità sociale legata a tali reati.
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Permesso premio: la Cassazione sui reati ostativi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego di un permesso premio. La sentenza sottolinea che, specialmente in caso di reati ostativi e assenza di collaborazione con la giustizia, il ricorso non può limitarsi a contestare singoli aspetti della motivazione, ma deve confrontarsi con la valutazione complessiva del giudice, che include la mancanza di una revisione critica del passato criminale e la prova della rescissione dei legami con la criminalità organizzata.
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Permesso premio: negato se c’è pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto, ritenendo l'appello inammissibile. La decisione si fonda sulla valutazione della sua attuale pericolosità sociale, supportata da una passata evasione durante un precedente permesso, recenti illeciti disciplinari e l'assenza di un percorso di revisione critica. Secondo la Corte, la valutazione del giudice di merito è stata logica e basata su elementi aggiornati.
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Scioglimento del cumulo e permessi premio: la regola
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto, chiarendo le regole sullo scioglimento del cumulo di pene. In presenza di un reato ostativo, il condannato può accedere ai permessi premio solo dopo aver scontato la frazione di pena richiesta dalla legge, calcolata sull'intera pena inflitta per tale reato, a partire dalla sua completa espiazione. La Corte ha inoltre chiarito che un mero errore materiale nell'indicazione dei giudici non invalida la sentenza.
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Permesso premio: no senza prove di distacco dal clan
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto a cui era stato negato un permesso premio. La Corte ha stabilito che, anche per reati ostativi e in assenza di collaborazione, è fondamentale dimostrare l'effettiva e attuale rottura dei legami con la criminalità organizzata. La decisione si è basata su recenti informative antimafia che confermavano la persistenza di tali collegamenti, rendendo legittimo il diniego del beneficio.
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Permesso premio: il calcolo per i reati ostativi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto riguardo al calcolo della pena per ottenere un permesso premio. La sentenza chiarisce che, in caso di cumulo di pene per reati ostativi e non, una volta considerata espiata la pena per il reato ostativo (attraverso lo scioglimento del cumulo), questa non può essere nuovamente conteggiata per raggiungere la soglia di pena richiesta per i reati non ostativi. Questa interpretazione mira a garantire un trattamento equo e coerente tra i condannati, indipendentemente dalla casualità con cui vengono unificate le pene.
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Permesso premio: la Cassazione annulla diniego
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che negava un permesso premio a un detenuto condannato all'ergastolo per reati di mafia. La decisione è stata motivata da una valutazione incompleta da parte del tribunale, che non ha considerato tutti gli elementi indicativi dell'assenza di pericolosità sociale attuale del condannato. La Suprema Corte ha chiarito che, per la concessione del permesso premio, non è necessario il completamento del percorso di revisione critica del passato criminale, ma è sufficiente che tale percorso sia iniziato in modo significativo.
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Ricorso Cassazione personale: inammissibile senza avvocato
Un detenuto presenta personalmente ricorso in Cassazione contro il diniego di un permesso premio. La Corte dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nel difetto di legittimazione del ricorrente, poiché, dopo la riforma del 2017, il ricorso Cassazione personale non è più consentito, essendo necessaria l'assistenza di un avvocato abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Collaborazione impossibile e benefici: il caso dell’arma
La Cassazione nega un permesso premio a un detenuto per reati di mafia, chiarendo che la collaborazione impossibile non sussiste se vi sono ancora aspetti da chiarire sul delitto, come la provenienza dell'arma. La richiesta è stata respinta perché il condannato non ha fornito informazioni complete, lasciando un 'residuo spazio collaborativo' e impedendo l'accesso ai benefici.
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Cumulo Pene e Permessi: Calcolo per la Concessione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un detenuto che si è visto negare un permesso premio. Sebbene la Corte abbia rilevato un errore di calcolo da parte del Tribunale di Sorveglianza sulla pena da espiare, ha comunque rigettato il ricorso. La decisione si fonda sul principio che, in caso di cumulo pene per reati commessi in tempi diversi, i periodi di detenzione già sofferti devono essere imputati cronologicamente e non possono essere attribuiti a pene per reati successivi. Il ricorrente non ha fornito prova sufficiente di aver scontato la frazione di pena richiesta per i reati ostativi secondo questo criterio.
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Recidiva permessi premio: quando si applica l’art. 30q
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava un permesso premio a un detenuto. L'errore del tribunale è stato considerare applicata una recidiva qualificata che, in realtà, non era stata riconosciuta nella sentenza di condanna. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale in tema di recidiva permessi premio: le condizioni più restrittive dell'art. 30 quater ord. pen. scattano solo se la recidiva è stata effettivamente e formalmente applicata dal giudice della cognizione, e non semplicemente contestata.
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Permesso premio collaboratore: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava un permesso premio a un collaboratore di giustizia. La Corte ha stabilito che la valutazione non può basarsi sul solo status di collaboratore, ma richiede un'analisi approfondita e concreta dell'intero percorso di revisione critica e rieducazione del detenuto, in linea con le recenti riforme normative. Il Tribunale non aveva adeguatamente considerato elementi favorevoli, come i pareri delle Direzioni Antimafia, e il consolidato percorso rieducativo del richiedente.
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Permesso premio: la condotta regolare è decisiva
La Corte di Cassazione conferma il diniego di un permesso premio a un detenuto. La decisione si basa sulla valutazione della condotta carceraria, ritenuta non regolare a causa di sanzioni disciplinari recenti, e sulla mancata prova di un reale distacco dai legami con la criminalità organizzata. Il ricorso del detenuto è stato respinto anche per un vizio formale, non avendo allegato i documenti necessari a sostegno delle proprie tesi.
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Permesso Premio: si applica la legge più severa?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22247 del 2024, ha stabilito che le modifiche legislative più restrittive in materia di "permesso premio" per i condannati per reati ostativi si applicano anche a coloro che hanno commesso il reato prima dell'entrata in vigore della nuova legge. Il caso riguardava un detenuto in ergastolo per reati di mafia, il quale si è visto negare il beneficio. La Corte ha chiarito che il permesso premio non altera la natura detentiva della pena, ma ne modifica solo le modalità esecutive. Pertanto, prevale il principio "tempus regit actum" e non quello di irretroattività della norma penale sfavorevole, respingendo così il ricorso del detenuto.
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Permesso premio a non collaborante: no senza prove
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto condannato all'ergastolo per associazione mafiosa e altri gravi reati. Nonostante il percorso rieducativo, la Corte ha ritenuto sussistente il pericolo di ripristino dei collegamenti con la criminalità organizzata. La decisione sottolinea che, per i non collaboranti, la concessione del beneficio richiede prove concrete che escludano l'attualità di legami con il clan di appartenenza, non essendo sufficiente la sola buona condotta carceraria.
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Permesso premio: valutazione completa dei fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego di un permesso premio. La Corte ha stabilito che la decisione del Tribunale di Sorveglianza era ben motivata, avendo bilanciato correttamente gli elementi positivi (lavoro, parere favorevole del direttore) con quelli negativi (precedenti revoche di benefici per gravi violazioni). È stata ritenuta necessaria la prosecuzione del percorso trattamentale prima della concessione del beneficio.
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Permesso premio: Cassazione e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego di un permesso premio. La decisione del Tribunale di Sorveglianza, basata sulla mancanza di revisione critica del detenuto e sul parere negativo della Direzione Nazionale Antimafia, è stata ritenuta adeguatamente motivata, rendendo il ricorso un tentativo non consentito di riesaminare i fatti.
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