Un detenuto ha introdotto nell'istituto penitenziario 13,5 grammi di hashish, corrispondenti a oltre 88 dosi medie, al rientro da un permesso premio. La difesa ha sostenuto la destinazione ad uso personale e ha contestato la quantificazione della pena. I giudici di merito hanno qualificato il fatto come spaccio di lieve entità ed escluso il mero consumo personale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, sancendo che la detenzione di stupefacenti in carcere oltre i limiti tabellari, unita alla positività dei compagni di cella e all'illogicità di rischiare i benefici per fare scorta, dimostra la destinazione a terzi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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