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Permesso Di Necessità

39 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Autorizzazione eccezionale concessa a un detenuto per uscire temporaneamente dal carcere per eventi familiari di particolare gravità, come la visita a un familiare in fin di vita o la partecipazione a funerali.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Permesso di necessità negato: l’anniversario non è evento grave
Un detenuto ha chiesto un permesso di necessità per celebrare il 25° anniversario di matrimonio. Il Magistrato e il Tribunale di Sorveglianza hanno negato il permesso, ritenendo che l'evento non rientrasse nella categoria di "particolare gravità" richiesta dalla legge. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il permesso di necessità è riservato a situazioni eccezionali e gravi che incidono profondamente sulla vita familiare del detenuto, non a ricorrenze liete, seppur significative. Il ricorso del detenuto è stato rigettato.
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Permesso di necessità: negata l’uscita straordinaria al detenuto
Un detenuto ha chiesto la concessione di un permesso di necessità per motivi personali eccezionali. Il Magistrato di sorveglianza ha rigettato la domanda e il Tribunale di sorveglianza ha confermato il diniego per assenza dei requisiti di straordinarietà previsti dalla legge penitenziaria. Il detenuto ha quindi presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione, contestando la decisione e lamentando la violazione della disciplina sui permessi. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente ha riproposto contestazioni basate su semplici valutazioni di fatto, senza contestare errori di diritto commessi dal tribunale. Per questa ragione, la Suprema Corte ha confermato il rigetto del beneficio e ha condannato il detenuto alle spese processuali e al pagamento di tremila euro.
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Udienza da remoto e diritto di difesa: decisione annullata
Un detenuto richiede un permesso di necessità per partecipare al funerale del fratello, ma il Magistrato di sorveglianza respinge la richiesta. L'interessato presenta reclamo al Tribunale di Sorveglianza. Il difensore del detenuto chiede tempestivamente di partecipare all'udienza tramite videoconferenza indicando i propri recapiti, ma la cancelleria dell'ufficio giudiziario non attiva il collegamento telematico. Il Tribunale decide quindi la causa dichiarando inammissibile il reclamo senza la presenza del legale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa, affermando che nei casi relativi a udienza da remoto e diritto di difesa, l'impossibilità del difensore di collegarsi determina la nullità assoluta della decisione. La sentenza impugnata viene dunque annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Permesso di necessità negato: serve procura valida
Un detenuto ha impugnato il rigetto della sua richiesta di permesso di necessità. Il Magistrato di sorveglianza aveva dichiarato inammissibile l'istanza a causa della mancanza di una valida procura rilasciata al difensore. L'interessato ha presentato reclamo, sostenendo che il legale agiva come curatore speciale nominato durante una fase di incapacità processuale. Il Tribunale di sorveglianza e la Corte di Cassazione hanno respinto la tesi difensiva. Il richiedente non ha provato la sussistenza della nomina e dei relativi poteri di rappresentanza al momento del deposito dell'atto. La Suprema Corte ha confermato la declaratoria di inammissibilità e ha condannato il ricorrente alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende per aver avanzato doglianze del tutto aspecifiche e prive di adeguata prova documentale.
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Permesso di necessità: salute della madre e diniego
Un detenuto ha richiesto un permesso di necessità per visitare l'anziana madre malata. Il Magistrato e il Tribunale di Sorveglianza hanno respinto la richiesta. I giudici hanno evidenziato l'assenza di un imminente pericolo di vita o di un evento familiare di eccezionale gravità. L'uomo ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo la sussistenza dei presupposti di legge. I Supremi Giudici hanno respinto l'impugnazione con formula definitiva, confermando che l'età avanzata e le condizioni precarie non bastano per concedere il beneficio senza un pericolo mortale o un fatto straordinario. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il richiedente a pagare le spese processuali e la sanzione di tremila euro.
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Permesso di necessità negato: ricorso generico e sanzione
Un detenuto richiede un permesso di necessità per visitare la madre gravemente malata. Il Magistrato di Sorveglianza respinge la richiesta e il Tribunale di Sorveglianza conferma il diniego. L'interessato propone ricorso per Cassazione contestando la violazione delle norme penitenziarie. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile a causa della genericità delle censure, le quali ripropongono semplici lamentele già analizzate e correttamente respinte nei precedenti gradi. I giudici condannano il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Permesso di necessità: concesso anche se il parente è cronico
Un detenuto ha chiesto un permesso di necessità per far visita alla madre gravemente malata. La donna soffriva di una patologia cronica e non poteva viaggiare verso il carcere. Inizialmente l'autorità giudiziaria aveva negato l'uscita per l'assenza di un imminente pericolo di vita. Successivamente il Tribunale di Sorveglianza ha concesso il beneficio, valorizzando l'impossibilità di mantenere i contatti affettivi. La Procura Generale ha ricorso in Cassazione sostenendo che le malattie croniche stazionarie non giustificano l'uscita straordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura Generale. I giudici hanno chiarito che il permesso di necessità spetta anche per patologie croniche stabili, purché la loro gravità impedisca il normale contatto familiare e comprometta i legami affettivi del detenuto.
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Permesso di necessità: malattia cronica e rigore per l’uscita
Un detenuto ha chiesto un permesso di necessità per fare visita al padre, affetto da una grave patologia cronica, evidenziando che l'ultimo incontro risaliva a diversi anni prima. Il Tribunale di Sorveglianza ha concesso il beneficio valorizzando la gravità dello stato di salute del familiare e la tutela dei legami affettivi. La Procura Generale ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la mancanza di un pericolo di vita imminente e la mancata verifica di canali di contatto alternativi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha annullato il provvedimento con rinvio. I giudici hanno chiarito che la malattia cronica giustifica il permesso solo se i contatti ordinari risultano del tutto impraticabili e l'incontro personale risulta insostituibile.
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Permesso di necessità negato al detenuto per motivi di sicurezza
Un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis ha richiesto un permesso di necessità per recarsi sulla tomba del padre defunto. Il Magistrato di Sorveglianza ha inizialmente accolto l'istanza concedendo una breve uscita di trenta minuti. Successivamente, il Tribunale di Sorveglianza ha revocato il beneficio accogliendo il reclamo del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha confermato il divieto, stabilendo che la pericolosità sociale e i persistenti legami con la criminalità organizzata prevalgono sull'evento luttuoso. Il luogo di destinazione coincideva con il territorio di operatività del clan, ponendo un rischio concreto per la sicurezza pubblica.
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Permesso di necessità: ricorso inutile se il parente muore
Un detenuto ha richiesto un permesso di necessità per far visita alla madre malata, impossibilitata a recarsi in carcere. Prima che il Tribunale di sorveglianza decidesse sul reclamo, la madre è deceduta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici hanno chiarito che, a differenza del permesso premio (che incide sul percorso rieducativo complessivo del detenuto), il permesso di necessità è legato a un evento specifico e contingente. Venuto meno l'oggetto della visita, non sussiste più alcun vantaggio pratico per il ricorrente. Il detenuto è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Permesso di necessità al boss: la Cassazione dice no
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un detenuto, condannato all'ergastolo e sottoposto al regime speciale del 41-bis, il permesso di necessità per far visita alla sorella gravemente malata. Il detenuto ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che le esigenze umanitarie dovessero prevalere sulla sua pericolosità sociale e che l'ordine pubblico potesse essere garantito da una scorta armata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la concessione del permesso di necessità richiede un bilanciamento discrezionale tra motivi umanitari e sicurezza pubblica. Nel caso specifico, l'elevato rischio che il detenuto inviasse messaggi criptici al clan mafioso di appartenenza (rischio non evitabile con la sola scorta, utile solo a prevenire la fuga) rende legittimo il diniego del beneficio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Permesso di necessità: il termine di 24 ore blocca il ricorso
Il Detenuto ha proposto ricorso contro la decisione della Corte di appello che ha dichiarato tardivo il suo reclamo contro il diniego di un permesso di necessità. Il ricorrente sosteneva l'illegittimità del termine di ventiquattro ore per proporre il reclamo, chiedendo l'applicazione analogica di una sentenza costituzionale riguardante il permesso premio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il termine di ventiquattro ore per il permesso di necessità è pienamente legittimo e giustificato dall'estrema urgenza e celerità della procedura, a differenza del permesso premio. Di conseguenza, il mancato rispetto del termine perentorio rende il reclamo tardivo e preclude l'esame dei motivi di merito.
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Interesse ad impugnare: inutile il ricorso senza utilità pratica
Il Tribunale di sorveglianza correggeva, come errore materiale, l'omessa indicazione della durata di un permesso di necessità concesso a un detenuto per far visita al padre. Il detenuto ricorreva in Cassazione, sostenendo che la durata fosse un elemento essenziale non integrabile con la procedura di correzione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di interesse ad impugnare. La Corte ha chiarito che l'impugnazione penale richiede un interesse concreto e attuale volto a ottenere un vantaggio pratico o a rimuovere un danno reale. Poiché il detenuto aveva comunque ottenuto ed esercitato il beneficio, l'annullamento della correzione non gli avrebbe arrecato alcuna utilità concreta, non potendosi impugnare un provvedimento al solo fine di ottenerne l'astratta correttezza giuridica.
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Permesso di necessità: tra salute del parente e rigore della legge
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale contro la concessione di un permesso di necessità a un detenuto per far visita al nonno affetto da demenza senile. Il Tribunale di Sorveglianza aveva concesso il permesso valorizzando la gravità della patologia e la mancanza di contatti da quattro anni. La Cassazione ha chiarito che una malattia cronica può giustificare il permesso di necessità, ma solo dopo una rigorosa valutazione in concreto. Il giudice deve verificare l'impatto della mancanza di contatti sull'umanità della pena e l'impossibilità di usare strumenti alternativi, come i videocolloqui. Mancando questa verifica dettagliata, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Permesso di necessità: sì alla visita se la madre è malata
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la concessione di un permesso di necessità a favore di un detenuto per far visita alla madre gravemente malata. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la patologia cronica della donna non costituisse un evento eccezionale o un imminente pericolo di vita, e sottolineando la pericolosità sociale del ristretto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il permesso di necessità può essere concesso anche in caso di progressivo aggravamento di una malattia cronica del familiare, qualora l'impossibilità di viaggiare impedisca i contatti ordinari in carcere, incidendo profondamente sulla sfera affettiva del detenuto.
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Permesso di necessità: negato al detenuto con figlio disabile
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un detenuto, collaboratore di giustizia, il permesso di necessità per far visita al figlio affetto da ritardo mentale lieve e sofferente per la sua assenza. Il detenuto ha fatto ricorso sostenendo che la disabilità del figlio integrasse una situazione eccezionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il permesso di necessità richiede eventi di eccezionale gravità o emergenza, non potendo essere usato come strumento ordinario per mantenere i rapporti familiari, per i quali esistono i permessi premio. Nel caso specifico, la patologia del minore è lieve e non impedisce i normali colloqui in presenza o a distanza.
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Permesso di necessità detenuto: legame affettivo vince la distanza
Un detenuto si vede negare il permesso di necessità per visitare la nonna gravemente malata perché non la frequentava da anni. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che la lunga assenza, se causata dalla detenzione, non può essere un motivo automatico di rigetto. I giudici devono invece effettuare una valutazione completa e umana del legame affettivo, della gravità della malattia e dell'impossibilità di altri contatti. Il caso viene quindi rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame. La sentenza sottolinea che il diritto all'affettività non si cancella con il tempo, specialmente quando la distanza è involontaria. Viene così affermato un principio di valutazione concreta contro gli automatismi giuridici per il permesso di necessità detenuto.
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Permesso di necessità negato: lutto del padre non basta in carcere
Un detenuto chiede un permesso di necessità per recarsi sulla tomba del padre defunto. L'autorità giudiziaria nega il permesso, non solo per la mancanza di un motivo familiare ritenuto sufficientemente grave, ma anche per ragioni sanitarie legate alla prevenzione del contagio da Covid-19. Il detenuto presenta ricorso, ma la Cassazione lo dichiara inammissibile. La Corte stabilisce che il ricorso era troppo generico e non contestava in modo specifico tutte le ragioni del diniego, in particolare quelle sanitarie. Il principio affermato è che non basta invocare un evento doloroso: un ricorso deve contenere una critica puntuale e argomentata del provvedimento che si intende contestare.
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Permesso di necessità negato: sicurezza in carcere batte lutto
Un detenuto ha richiesto un permesso di necessità per visitare la tomba del patrigno e del fratello. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la richiesta per motivi di sicurezza, basandosi su una relazione della polizia penitenziaria. Il detenuto ha fatto ricorso, ma la Corte di Cassazione lo ha dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito di non poter riesaminare i fatti, confermando che la decisione del tribunale era ben motivata e non illogica. Di conseguenza, il diniego del permesso di necessità è diventato definitivo e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Permesso di necessità negato: niente visita al suocero malato
Un detenuto ha richiesto un permesso di necessità per visitare il suocero gravemente malato. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la richiesta, non ritenendo provato un imminente pericolo di vita. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione, ma la Corte lo ha dichiarato inammissibile a causa della genericità dei motivi. Il ricorso esprimeva un semplice dissenso, senza argomentare specifiche violazioni di legge. Di conseguenza, il detenuto è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una multa di 3.000 euro. La sentenza ribadisce che il permesso di necessità è una misura eccezionale, concessa solo in presenza di prove concrete di un'estrema gravità.
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