Un acquirente compra un'opera d'arte vincolata, proveniente da un castello storico, tramite una nota casa d'aste, ignaro della mancanza dell'autorizzazione ministeriale alla vendita. Il Tribunale dispone il sequestro preventivo del bene, escludendo la buona fede dell'acquirente e ipotizzando un pericolo di esportazione all'estero. La Corte di Cassazione annulla il provvedimento con rinvio. I giudici evidenziano che l'acquisto tramite una casa d'aste qualificata è un elemento fondamentale per valutare la buona fede del terzo. Inoltre, il pericolo di dispersione dell'opera deve basarsi su elementi concreti e non su semplici supposizioni, specie se il dipinto è sempre rimasto in Italia presso un restauratore. Il sequestro preventivo viene quindi rinviato al Tribunale per una nuova e più approfondita valutazione.
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