Una coltivatrice ha fatto ricorso contro il sequestro preventivo di oltre tre tonnellate di infiorescenze di canapa sativa, di un capannone e di varie attrezzature agricole. La difesa sosteneva la liceità dell'attività, basandosi sull'uso di sementi certificate e su un tasso di THC inferiore allo 0,6%. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il sequestro. I giudici hanno chiarito che la coltivazione di cannabis, per essere considerata lecita ai sensi della legge sulla canapa industriale, non deve essere destinata alla commercializzazione di foglie e infiorescenze, ma deve rientrare tassativamente in una delle categorie industriali o agroalimentari consentite dalla legge. In mancanza di prove sulla reale destinazione industriale del prodotto, scatta il reato di produzione di stupefacenti.
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