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Periculum In Mora — Anno 2022

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332 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Periculum In Mora

Provvedimenti

Sequestro preventivo: quando il ricorso inutile costa caro
Un'azienda incaricata di costruire un'autostazione subisce il sequestro preventivo del cantiere per presunti abusi edilizi e paesaggistici. Il legale rappresentante chiede la restituzione dell'area, sostenendo l'inesistenza del vincolo paesaggistico. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che, poiché la sussistenza dell'abuso edilizio era già stata accertata in precedenza senza nuovi elementi contrari, il cantiere sarebbe rimasto comunque sigillato. Di conseguenza, l'azienda non ha un interesse concreto e attuale a contestare il solo vincolo paesaggistico, poiché non otterrebbe comunque la restituzione del bene. Il ricorso viene rigettato con condanna alle spese.
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Sequestro preventivo: la prima casa non si salva dal reato tributario
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'indagata contro il sequestro preventivo dei suoi beni, finalizzato alla confisca per equivalente per oltre 22 milioni di euro. La ricorrente contestava il sequestro della propria abitazione principale e la data di acquisto dei beni. I giudici hanno chiarito che il limite di pignorabilità della prima casa non si applica in sede penale e che rileva solo l'attuale disponibilità del bene, indipendentemente da quando sia stato acquistato o dalla provenienza lecita del denaro.
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Sequestro preventivo prima casa: il reato batte la tutela
Il Tribunale di Roma ha confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di beni mobili e immobili di un'indagata, accusata di omesso versamento dell'IVA per oltre quattro milioni di euro. L'indagata ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando che il provvedimento avesse colpito la propria abitazione principale e che fosse decorso troppo tempo dall'acquisto dei beni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il divieto di pignoramento della prima casa vale solo per le espropriazioni dell'agente della riscossione esattoriale e non si applica al sequestro preventivo prima casa in ambito penale. Inoltre, per la confisca per equivalente rileva solo l'attuale disponibilità del bene e non la data del suo acquisto o la provenienza lecita del denaro utilizzato.
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Sequestro preventivo annullato: quando il sospetto cede al diritto
Il Tribunale del Riesame aveva confermato il sequestro preventivo di conti correnti e attività imprenditoriali nei confronti di alcuni indagati, accusati di far parte di un'associazione a delinquere dedita alla compravendita di falsi titoli di studio e al successivo autoriciclaggio dei proventi. Gli indagati hanno fatto ricorso contestando la mancanza di motivazione reale e l'assenza di un pericolo concreto. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi, annullando il provvedimento. I giudici hanno stabilito che il tribunale non può limitarsi a una motivazione apparente, ma deve valutare concretamente il legame tra i beni sequestrati e il reato, senza poter trasformare arbitrariamente un sequestro preventivo impeditivo in un sequestro finalizzato alla confisca senza un regolare confronto con la difesa.
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Sequestro conservativo: la cauzione generica non sblocca i beni
Un ex amministratore di una società sportiva, accusato di bancarotta fraudolenta per aver distratto fondi tramite fatture false, ha subito il sequestro conservativo dei propri beni per un valore di 150.000 euro. L'indagato ha proposto ricorso chiedendo di sostituire il blocco dei beni con una cauzione, sostenendo l'assenza di pericolo di dispersione del patrimonio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'offerta di cauzione era troppo generica e priva di dettagli concreti. Inoltre, il precedente inadempimento di un accordo transattivo con la curatela fallimentare dimostra il concreto rischio di perdita delle garanzie patrimoniali. Il sequestro conservativo è stato quindi confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Amministratore di fatto: dipendente fittizio condannato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la misura degli arresti domiciliari e il sequestro dei beni. L'indagato era accusato di bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte attraverso un sistema "apri e chiudi" di aziende di pelletteria, volto a eludere il fisco con l'aiuto di commercialisti. La Suprema Corte ha confermato che l'indagato operava come Amministratore di fatto, gestendo assunzioni, licenziamenti e fatturazione, nonostante figurasse come semplice dipendente. Inoltre, i giudici hanno ribadito che il pericolo di reiterazione del reato prescinde dalla presenza di cariche formali o dalla neutralizzazione dei consulenti complici, valorizzando la sistematica attivita evasiva protratta nel tempo.
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Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte: finti dipendenti
La Corte di Cassazione ha confermato le misure cautelari degli arresti domiciliari e del sequestro preventivo nei confronti di alcuni imprenditori. Gli indagati, formalmente dipendenti ma gestori effettivi di diverse società, utilizzavano un meccanismo apri e chiudi per accumulare debiti con il Fisco e poi svuotare le aziende trasferendo i beni. La Corte ha chiarito che la prova del ruolo di amministratore di fatto emerge dalle intercettazioni e dall'operatività sui conti correnti. Inoltre, il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte si configura anche se i consulenti fiscali che ideavano lo schema sono già stati arrestati, poiché il pericolo di reiterazione riguarda reati della stessa specie e non lo stesso identico fatto. Gli imprenditori perdono il ricorso e restano ai domiciliari.
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Sequestro preventivo di immobile abusivo: stop ai lavori sospesi
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di immobile abusivo di tre piani in corso di costruzione in un'area protetta da vincolo paesaggistico. Il proprietario aveva contestato la misura sostenendo che i lavori fossero già stati sospesi dal Comune e che non vi fosse pericolo concreto. I giudici hanno chiarito che, per le opere edilizie ancora in corso di ultimazione, l'esigenza di impedire la prosecuzione dei lavori abusivi è di per sé sufficiente a giustificare il sequestro preventivo di immobile abusivo, a prescindere dall'entità dei lavori rimanenti. Di conseguenza, il ricorso del proprietario è stato dichiarato inammissibile, con sua condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo di denaro contante: l’errore in cassaforte
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di denaro contante per oltre 138.000 euro, rinvenuto nella cassaforte dell'abitazione di un imprenditore. Il denaro è stato ritenuto frutto di attività illecite, tra cui riciclaggio e associazione mafiosa, contestate al figlio dell'uomo, che conviveva con lui e possedeva le chiavi della cassaforte. I giudici hanno ritenuto non credibile che un operatore commerciale esperto custodisse una cifra così elevata in contanti in casa anziché in banca, specialmente considerando il libero accesso del figlio indagato alla cassaforte. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso dell'amministratore e della società, confermando la misura cautelare e condannandoli al pagamento delle spese processuali.
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Sequestro preventivo: cuoco perde immobili per reddito basso
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di due immobili a Cervia, acquistati da un uomo indagato per spaccio di sostanze stupefacenti. La Guardia di Finanza ha rilevato una sproporzione di circa 200.000 euro tra i redditi leciti dichiarati dall'indagato (lavoratore stagionale) e le sue effettive disponibilità finanziarie. La Suprema Corte ha ribadito che, in materia di sequestro preventivo finalizzato alla confisca allargata, spetta all'indagato l'onere di dimostrare la provenienza lecita delle risorse utilizzate per l'acquisto dei beni, qualora vi sia una palese sproporzione rispetto al reddito dichiarato. Non avendo fornito prove credibili, il ricorso dell'indagato è stato dichiarato inammissibile, confermando la misura cautelare e condannandolo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: annullato il blocco dei beni personali
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che disponeva il sequestro preventivo di denaro contante e orologi di lusso nei confronti di un indagato per associazione a delinquere e autoriciclaggio. La difesa ha contestato la mancanza di motivazione sul nesso di pertinenzialità tra i beni personali sequestrati e i reati contestati, evidenziando che il Tribunale aveva giustificato la misura cautelare facendo generico riferimento alla pericolosità delle società coinvolte e non dei singoli beni. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, rilevando l'assoluta genericità del provvedimento e l'assenza di spiegazioni sul legame tra le accuse e i beni sigillati. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Sequestro preventivo impeditivo: quando il valore supera il danno
Una socia e amministratrice di una società fallita ha impugnato il sequestro preventivo impeditivo delle quote societarie di alcune aziende del gruppo, sostenendo che il valore dei beni sequestrati superasse di gran lunga il danno economico contestato, violando il principio di proporzionalità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che nel sequestro preventivo impeditivo l'obiettivo principale è bloccare il completamento di un disegno criminoso di spoliazione patrimoniale. Di conseguenza, la differenza tra il valore reale delle azioni sequestrate e il danno stimato non rende la misura sproporzionata, poiché il vincolo serve a evitare che la libera disponibilità dei beni aggravi le conseguenze del reato di bancarotta o agevoli nuovi illeciti.
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