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Pericolosità Sociale

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1662 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Pericolosità sociale: quando è attuale e motivata
Un individuo è stato sottoposto a sorveglianza speciale per pericolosità sociale. Dopo un primo annullamento per difetto di motivazione, la Corte d'Appello ha confermato la misura, valutando specifici episodi criminali (resistenza, possesso d'armi, guida in stato di ebbrezza) per fondare l'attualità del pericolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso finale, stabilendo che una motivazione sintetica ma logica, basata su fatti recenti, è sufficiente a giustificare la misura di prevenzione.
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Autonomia procedimento prevenzione: la decisione Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una misura di sorveglianza speciale, ribadendo il principio di autonomia del procedimento di prevenzione rispetto a quello penale. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale di un individuo può fondarsi legittimamente su elementi emersi in procedimenti penali, anche non conclusi, poiché il giudice della prevenzione ha il compito di compiere una valutazione autonoma e distinta da quella del processo penale.
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Revoca confisca: inammissibile ricorso generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per la revoca confisca di prevenzione. La richiesta si basava su un'assoluzione successiva, ma secondo la Corte, il ricorso era generico e non affrontava criticamente il giudizio di pericolosità sociale originario, che si fondava su un quadro indiziario più ampio e autonomo rispetto al singolo esito penale. I nuovi elementi non sono stati ritenuti decisivi per scardinare la valutazione complessiva che aveva giustificato la misura patrimoniale.
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Pericolosità sociale: detenzione e mafia, la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, riaffermando che per gli affiliati a clan mafiosi la pericolosità sociale è presunta. Un lungo periodo di detenzione non è sufficiente a dimostrare un cambiamento, specialmente per un elemento di vertice dell'organizzazione che non ha mostrato segni di distacco dal contesto criminale.
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Confisca di prevenzione: i limiti del ricorso del terzo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi contro una misura di sorveglianza speciale e una confisca di prevenzione. La sentenza ribadisce che il terzo, intestatario formale dei beni, può contestare solo la fittizietà della titolarità e non la pericolosità sociale del soggetto principale. Viene inoltre confermata l'autonomia del giudice della prevenzione nel valutare i fatti, anche se conclusi con un'assoluzione in sede penale, per determinare la pericolosità.
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Confisca beni e pericolosità sociale: il caso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi contro un provvedimento di confisca beni. La decisione si fonda sulla corretta valutazione della pericolosità sociale del defunto, legata a reati associativi di stampo mafioso, e sulla genericità dei motivi di ricorso presentati, che non contestavano specificamente la dettagliata analisi del giudice di merito sulla sproporzione patrimoniale.
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Confisca di prevenzione: i limiti alla tutela dei terzi
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di confisca di prevenzione, annullando la misura della sorveglianza speciale per un imprenditore per difetto di motivazione sull'attualità della pericolosità sociale. Tuttavia, ha confermato la confisca delle quote societarie intestate a terzi, stabilendo che il reimpiego di profitti illeciti nella gestione aziendale "inquina" l'intero patrimonio sociale, rendendo irrilevante la prova della lecita provenienza del capitale iniziale dei soci terzi. La sentenza chiarisce i distinti presupposti per le misure personali e quelle patrimoniali.
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Confisca di prevenzione: la prova dell’origine illecita
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di un immobile intestato alla sorella di un soggetto deceduto, ritenuto socialmente pericoloso. La decisione si basa sulla dimostrazione che l'acquisto e la costruzione del bene sono avvenuti con fondi di provenienza illecita del fratello, configurando un'interposizione fittizia. L'appello della donna è stato dichiarato inammissibile poiché le prove, tra cui la sproporzione tra i redditi della titolare e il valore del bene, indicavano chiaramente la riconducibilità dell'immobile al patrimonio del fratello.
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Pericolosità sociale: quando è legittima la confisca?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'erede di un soggetto proposto per una misura di prevenzione. Il ricorso contestava la data di inizio della pericolosità sociale del defunto, ma la Corte ha ritenuto che mancasse un interesse concreto alla decisione, poiché i beni confiscati erano stati acquistati dopo la data contestata. La sentenza ribadisce che il giudizio sulla pericolosità sociale può basarsi su un rinvio a giudizio per associazione mafiosa, corroborato da altri elementi, e che la sproporzione economica deve essere dimostrata con calcoli dettagliati.
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Misure alternative: no se c’è pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di misure alternative alla detenzione per un soggetto già in custodia cautelare per altri reati. La decisione si fonda sulla spiccata pericolosità sociale dell'individuo, che rende impossibile una prognosi favorevole sulla non recidiva, superando la questione della mera compatibilità teorica tra le misure.
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Pericolosità sociale: misure personali e patrimoniali
La Corte di Cassazione ha stabilito che non vi è contraddizione nel confermare una misura di prevenzione personale, come la sorveglianza speciale, pur revocando la misura patrimoniale della confisca. La valutazione sulla pericolosità sociale di un soggetto e quella sulla provenienza illecita dei suoi beni sono distinte e possono basarsi su elementi differenti, come dimostra questo caso in cui la confisca è stata annullata per un difetto di prova temporale, ma la pericolosità sociale attuale del soggetto è stata ritenuta provata da recenti procedimenti penali.
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Custodia cautelare associazione mafiosa: guida dal carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto accusato di dirigere un'associazione mafiosa dal carcere. La sentenza conferma la legittimità della custodia cautelare basandosi su intercettazioni che provano la persistenza del ruolo di vertice e l'elevata pericolosità sociale, nonostante lo stato di detenzione. La Corte ha ribadito che per i reati di associazione mafiosa vige una presunzione di adeguatezza della misura carceraria.
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Pericolosità sociale: la Cassazione spiega i criteri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'applicazione degli arresti domiciliari per spaccio. La sentenza chiarisce che la valutazione della pericolosità sociale non si basa solo sui singoli fatti contestati o sul tempo trascorso, ma deve considerare l'inserimento dell'individuo in un contesto criminale organizzato e i suoi legami con figure di spicco, elementi che rendono concreto e attuale il rischio di reiterazione del reato.
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Pericolosità sociale: i limiti alla confisca dei beni
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di confisca per due persone, stabilendo che la pericolosità sociale deve essere provata con elementi concreti e non presunti. I giudici devono dimostrare che i soggetti vivono abitualmente dei proventi di attività delittuose effettivamente lucrative. La sentenza ha anche dichiarato inammissibile il ricorso di altri due soggetti per carenza di interesse, poiché sostenevano che i beni confiscati non fossero di loro proprietà. Questo caso ribadisce la necessità di un accertamento rigoroso prima di applicare misure di prevenzione patrimoniali.
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Diritto alla prova nelle misure di prevenzione: la Cassazione annulla confisca
La Corte di Cassazione ha annullato una confisca patrimoniale a carico di un imprenditore ritenuto socialmente pericoloso. La decisione si fonda sulla violazione del diritto alla prova, poiché al soggetto era stata negata l'ammissione di prove testimoniali in primo grado. La sentenza sottolinea che tale diritto, introdotto nel 2017, è un cardine del giusto processo anche nei procedimenti di prevenzione e la sua lesione comporta l'annullamento della decisione. La Corte ha inoltre chiarito la posizione dei terzi intestatari e la questione della residenza all'estero, che non osta alla confisca.
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Permesso premio: la Cassazione e la valutazione
Un collaboratore di giustizia, nonostante un percorso positivo in carcere, si è visto negare un permesso premio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che le passate violazioni della detenzione domiciliare e del programma di protezione giustificano la necessità di un periodo di osservazione più lungo per valutare l'effettiva assenza di pericolosità sociale prima di concedere il beneficio.
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Affidamento terapeutico: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego dell'affidamento in prova terapeutico. La decisione si fonda sulla valutazione della pericolosità sociale del soggetto, emersa da precedenti penali e da un'infrazione disciplinare in carcere. I giudici hanno ritenuto corretto applicare il principio di gradualità, disponendo un ulteriore periodo di osservazione intramuraria prima di considerare misure alternative alla detenzione, confermando così la decisione del Tribunale di Sorveglianza.
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Pericolosità sociale: Cassazione su proroga regime duro
Un detenuto ha impugnato l'ordinanza che prorogava il suo regime di detenzione speciale, sostenendo che le sue recenti assoluzioni per reati gravi dovessero essere considerate. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che la valutazione della pericolosità sociale attuale e del persistente legame con un sodalizio criminale, dove ricopre un ruolo di vertice, prevale sulle singole assoluzioni. La decisione si fonda anche su nuove indagini e sulle relazioni degli educatori penitenziari.
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Confisca di prevenzione: i requisiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro un provvedimento di confisca di prevenzione. La misura era stata applicata a un soggetto ritenuto socialmente pericoloso per reati contro il patrimonio e ai beni, intestati anche alla moglie, risultati sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati. La Corte ha ribadito che il ricorso è limitato alle sole violazioni di legge e che la motivazione dei giudici di merito era adeguata nel dimostrare la pericolosità sociale del soggetto e la correlazione tra profitti illeciti e acquisto dei beni.
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Pericolosità sociale: requisiti per la sorveglianza
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che applicava la sorveglianza speciale a un individuo, ritenendo non provata la sua pericolosità sociale. La Corte ha ribadito che, per applicare tale misura, non basta elencare i reati commessi, ma è necessario dimostrare rigorosamente che l'individuo viva abitualmente con i proventi di attività delittuose (requisito del profitto) o che sia dedito a crimini che minacciano la sicurezza pubblica (requisito dell'abitualità). Nel caso specifico, mancava la prova che i reati avessero generato un reddito significativo e che le condotte illecite fossero costanti e non sporadiche.
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