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Pericolosità Sociale

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1662 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Recidiva: quando scatta l’aggravante in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. Il ricorso è stato rigettato poiché la richiesta di partecipazione all'udienza era tardiva e non conforme alle modalità telematiche previste. Inoltre, la Suprema Corte ha ritenuto legittima l'applicazione della recidiva, motivata dalla gravità dei numerosi precedenti penali e dalla continuità delle condotte antigiuridiche, che dimostrano una marcata pericolosità sociale dell'imputato.
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Confisca di prevenzione: guida alla sentenza 2023
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca di prevenzione applicata a ingenti somme di denaro (circa 7,8 milioni di euro) depositate su conti correnti esteri. Il provvedimento colpisce beni riconducibili a un soggetto ritenuto socialmente pericoloso a causa di precedenti legami con il contrabbando internazionale e l'associazione mafiosa. La Corte ha chiarito che la confisca di prevenzione è autonoma rispetto agli esiti dei processi penali e che il principio del ne bis in idem internazionale non opera in presenza di semplici decreti di abbandono esteri che non entrano nel merito dei fatti. Inoltre, è stata ribadita l'impossibilità di giustificare la sproporzione patrimoniale adducendo proventi derivanti da evasione fiscale.
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Recidiva reiterata: criteri e pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato riguardante l'applicazione della recidiva reiterata. La Corte ha chiarito che per il riconoscimento di tale aggravante è sufficiente la presenza di più condanne definitive precedenti che dimostrino una maggiore pericolosità sociale del soggetto. Nel caso analizzato, i giudici di merito avevano correttamente motivato la decisione evidenziando i numerosi e specifici precedenti penali dell'imputato, conformandosi ai principi stabiliti dalle Sezioni Unite.
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Sorveglianza speciale: le regole sull’aggravamento
La Corte di Cassazione ha confermato l'aggravamento della sorveglianza speciale per un soggetto che, durante l'esecuzione della misura, ha commesso nuovi atti di violenza, tra cui lesioni e minacce. La difesa contestava l'attualità del pericolo poiché un episodio era stato oggetto di remissione di querela e l'altro non era ancora giunto a sentenza. La Suprema Corte ha stabilito che per l'aggravamento non serve un nuovo giudizio di pericolosità, ma un aggiornamento basato su fatti nuovi che dimostrino un accresciuto rischio per la sicurezza pubblica, indipendentemente dall'esito dei singoli procedimenti penali.
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Pericolosità sociale e misure di prevenzione
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale nei confronti di un soggetto, ribadendo che la pericolosità sociale può essere accertata indipendentemente da condanne penali definitive. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché generico e basato sull'erroneo presupposto che servano accertamenti definitivi di responsabilità penale. La Corte ha chiarito che elementi come frequentazioni con pregiudicati e tenore di vita sono sufficienti per giustificare la misura di prevenzione.
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Sorveglianza speciale: quando serve la rivalutazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale, non essendo stato trovato in casa durante i controlli notturni. La difesa sosteneva che la misura fosse nulla per mancata rivalutazione della pericolosità sociale dopo un periodo di detenzione. La Suprema Corte ha però chiarito che, ai sensi del Codice Antimafia, tale rivalutazione è obbligatoria solo se la detenzione si protrae per almeno due anni, circostanza non avvenuta nel caso in esame.
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Pene accessorie e obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della legittimità delle pene accessorie applicate in un caso di violazione della normativa sugli stupefacenti. Mentre il diniego delle attenuanti generiche è stato confermato a causa della gravità dei fatti e dei precedenti dell'imputato, la Corte ha annullato la decisione relativa al ritiro della patente e al divieto di espatrio. Tali misure, avendo natura facoltativa e non obbligatoria, necessitano di una motivazione specifica sulla pericolosità sociale del reo, elemento che risultava mancante nel provvedimento impugnato.
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Pericolosità sociale: guida alle misure antimafia
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità delle misure di prevenzione personali e patrimoniali applicate a due soggetti ritenuti organici a un'associazione mafiosa. Il ricorso contestava l'assenza del requisito dell'attualità della pericolosità sociale, sostenendo che i periodi di detenzione e il tempo trascorso avessero interrotto il legame con il sodalizio. La Suprema Corte ha invece stabilito che la pericolosità sociale in contesti mafiosi gode di una presunzione di stabilità, non scalfita dalla semplice detenzione, e che la confisca dei beni è giustificata dalla sproporzione reddituale durante il periodo di attività criminale.
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Pericolosità sociale e confisca: stop ai sospetti
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio un decreto della Corte di Appello che confermava la sorveglianza speciale e la confisca dei beni a carico di due soggetti. Il fulcro della decisione riguarda la carente motivazione sulla pericolosità sociale. I giudici di merito avevano basato il giudizio su semplici denunce e segnalazioni, senza analizzare fatti concreti o collegare temporalmente l'acquisto dei beni al periodo di presunta attività illecita. La Suprema Corte ribadisce che il sospetto non è sufficiente per l'ablazione patrimoniale.
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Pericolosità sociale e misure di prevenzione
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nei confronti di un soggetto indiziato di appartenenza a un'associazione mafiosa. Il punto centrale della decisione riguarda la pericolosità sociale attuale, ritenuta sussistente nonostante l'assenza di recenti condanne definitive. La Suprema Corte ha ribadito che, una volta accertata la partecipazione a un sodalizio criminale, opera una presunzione di stabilità del vincolo associativo, a meno che non emergano prove concrete di una reale dissociazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché basato su contestazioni di merito non proponibili in sede di legittimità.
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Pericolosità sociale e confisca: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità delle misure di prevenzione personali e patrimoniali a carico di un soggetto condannato per associazione mafiosa. Il punto centrale riguarda la pericolosità sociale, ritenuta attuale nonostante il tempo trascorso, poiché non sono emersi segnali di dissociazione dal gruppo criminale. La Corte ha validato la confisca dei beni evidenziando una netta sperequazione tra redditi leciti e acquisti, respingendo giustificazioni basate su aiuti familiari non documentati o su contestazioni generiche dei dati statistici ISTAT relativi al costo della vita.
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Recidiva: quando scatta l’aumento di pena per furto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato nei confronti di un imputato, convalidando l'applicazione della Recidiva. Nonostante un precedente annullamento per difetto di motivazione, la Corte d'Appello ha successivamente fornito una spiegazione dettagliata sulla pericolosità sociale del soggetto. I giudici hanno evidenziato come la reiterazione dei reati, nonostante le condanne precedenti, dimostri una totale impermeabilità ai comandi legali, rendendo il ricorso manifestamente infondato e generico.
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Regime 41-bis: la Cassazione conferma la proroga
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga del Regime 41-bis per un detenuto accusato di ricoprire ruoli apicali in un clan mafioso. Il Tribunale di Sorveglianza ha correttamente valutato la capacità del soggetto di mantenere collegamenti con la criminalità organizzata, basandosi sull'operatività del clan nel territorio e sulla natura dei reati commessi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le censure sollevate riguardavano aspetti puramente fattuali e non vizi di legittimità della decisione impugnata.
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Patteggiamento: revoca sospensione e espulsione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una sentenza di patteggiamento per furti aggravati, con pena superiore a due anni. Il ricorrente contestava la revoca di una precedente sospensione condizionale e l'ordine di espulsione. La Corte ha stabilito che il patteggiamento è equiparato a una condanna e comporta la revoca automatica dei benefici se vengono commessi nuovi reati nel quinquennio. Inoltre, la serialità dei furti e l'assenza di reddito lecito giustificano l'espulsione per pericolosità sociale.
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Recidiva e prescrizione: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Procuratore Generale contro una sentenza d'appello che aveva escluso la Recidiva e dichiarato prescritto il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale. La Suprema Corte ha chiarito che l'aggravante non può essere applicata su basi puramente formali e che, una volta esclusa, non può influenzare il calcolo dei termini di prescrizione del reato.
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Permesso premio: limiti per i reati ostativi
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un detenuto condannato per associazione mafiosa contro il diniego del permesso premio. Nonostante una condotta carceraria regolare e un lungo percorso detentivo, il ricorrente non ha superato la presunzione di pericolosità sociale. La decisione evidenzia che, per i reati di prima fascia, non è sufficiente il buon comportamento, ma occorre dimostrare l'assenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata, specialmente quando il sodalizio di riferimento risulta ancora operativo sul territorio.
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Pericolosità sociale: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per un soggetto ritenuto inserito in un contesto di criminalità organizzata. Nonostante la difesa sostenesse l'assenza di **pericolosità sociale** attuale a causa di un periodo di detenzione e del tempo trascorso dall'ultimo reato, i giudici hanno stabilito che la mancanza di elementi concreti di dissociazione e il ruolo di promotore nel traffico di stupefacenti giustificano la misura. La decisione ribadisce che il mero decorso del tempo non elimina automaticamente il rischio di recidiva in contesti associativi.
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Detenzione domiciliare: quando il giudice può negarla
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che richiedeva la detenzione domiciliare per una pena residua di circa sei mesi. Nonostante la brevità della pena, il Tribunale di Sorveglianza aveva negato il beneficio a causa della spiccata pericolosità sociale del soggetto, dedotta dalla reiterazione di numerosi reati predatori e dalla mancata collaborazione con l'UEPE. La Suprema Corte ha confermato che la detenzione domiciliare non è un diritto soggettivo, ma una concessione discrezionale subordinata alla valutazione della personalità del reo e alla sua capacità di reinserimento senza rischi per la collettività.
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Pericolosità sociale e confisca: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità delle misure di prevenzione patrimoniali e personali a carico di un soggetto ritenuto caratterizzato da pericolosità sociale. Il fulcro della decisione riguarda la possibilità per il giudice della prevenzione di valutare autonomamente fatti oggetto di precedenti archiviazioni o assoluzioni, purché inseriti in un quadro di analisi complessiva della condotta del proposto. La Corte ha ribadito che la confisca dei beni è giustificata dalla sproporzione tra il patrimonio accumulato e i redditi leciti, confermando il sequestro di immobili e conti correnti intestati anche a familiari, laddove sia provata la riconducibilità economica al soggetto pericoloso.
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Espulsione dello straniero: limiti nel patteggiamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale contro una sentenza di patteggiamento che aveva omesso di disporre l'espulsione dello straniero condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte ha ribadito che l'espulsione ex art. 86 d.P.R. 309/1990 non è una misura automatica o obbligatoria, ma richiede una valutazione discrezionale della pericolosità sociale. Di conseguenza, la sua mancata applicazione in sede di patteggiamento non configura un'illegalità della pena ricorribile per cassazione, potendo il Pubblico Ministero rimediare rivolgendosi al Magistrato di Sorveglianza.
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