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Pericolosità Sociale

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1662 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Pericolosità sociale e sorveglianza speciale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale. L'imputato era stato sorpreso fuori dal comune di soggiorno obbligatorio dopo un periodo di detenzione. La difesa sosteneva che la sua pericolosità sociale dovesse essere rivalutata prima di ripristinare la misura. La Suprema Corte ha però stabilito che, ai sensi del Codice Antimafia, la rivalutazione è obbligatoria solo se la detenzione dura almeno due anni. Poiché l'imputato era stato in carcere per soli dieci mesi, la pericolosità sociale originaria è rimasta valida senza necessità di nuovo vaglio.
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Espulsione dello straniero e legami familiari
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'**espulsione dello straniero** condannato per reati inerenti agli stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. Nonostante l'imputato avesse contratto matrimonio con una cittadina italiana, la Corte ha stabilito che il solo legame formale non è sufficiente a bloccare la misura di sicurezza. È necessario che la difesa fornisca prove concrete sulla stabilità del nucleo familiare e sulle conseguenze dell'allontanamento. In assenza di tali elementi, prevale la valutazione della pericolosità sociale desunta dal curriculum criminale del soggetto.
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Pericolosità sociale ed espulsione: i limiti del giudice
Un cittadino straniero ha impugnato un decreto di espulsione prefettizio, lamentando l'omessa valutazione dei suoi legami familiari in Italia e l'assenza di una reale pericolosità sociale. Il Giudice di Pace aveva inizialmente confermato l'espulsione basandosi esclusivamente su generici precedenti penali. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la pericolosità sociale deve essere accertata in modo concreto e attuale, attraverso un esame globale della personalità e della condotta di vita del soggetto, non potendo derivare automaticamente da sole condanne passate.
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Confisca di prevenzione: beni acquistati prima del reato
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca di prevenzione applicata a un soggetto ritenuto socialmente pericoloso a causa del suo coinvolgimento in traffici illeciti internazionali. La questione centrale ha riguardato la possibilità di confiscare beni acquistati in un periodo antecedente alla data formale di inizio dei reati contestati. I giudici hanno stabilito che la pericolosità sociale può essere retrodatata sulla base di prove indiziarie e dichiarazioni di collaboratori, giustificando l'ablazione di patrimoni accumulati tramite attività illecite non ancora formalizzate in un processo penale, purché sussista un nesso causale tra la provvista illecita e l'acquisto.
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Pericolosità sociale: espulsione e spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di eroina e la contestuale misura di sicurezza dell'espulsione per un cittadino straniero. Il ricorrente contestava la valutazione della pericolosità sociale, ritenendola basata solo su precedenti datati. La Suprema Corte ha invece stabilito che l'uso di un alias, la pluralità delle condotte di cessione e i precedenti specifici dimostrano un inserimento stabile in circuiti criminali, rendendo legittima l'espulsione.
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Pericolosità sociale e carta di soggiorno familiare
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza che negava la carta di soggiorno a un cittadino straniero, coniuge e padre di cittadine italiane, basandosi esclusivamente su una presunta pericolosità sociale derivante da vecchi precedenti penali. La Suprema Corte ha rilevato un vizio di motivazione apparente, poiché i giudici di merito non avevano valutato l'attualità della minaccia né bilanciato i reati passati con i solidi legami familiari e l'assenza di nuove condanne dal 2017. La decisione ribadisce che la pericolosità sociale deve essere concreta e attuale per giustificare il sacrificio del diritto all'unità familiare.
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Pericolosità sociale: i limiti del ricorso.
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato contro un decreto di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il ricorrente contestava l'attualità della **pericolosità sociale**, ritenendo che i suoi precedenti fossero troppo datati e le sue frequentazioni con pregiudicati fossero solo occasionali. La Suprema Corte ha stabilito che, nei procedimenti di prevenzione, il sindacato di legittimità è limitato alla violazione di legge. Poiché la Corte d'Appello aveva fornito una motivazione logica e basata su elementi concreti, come le recenti frequentazioni malavitose, non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di Cassazione.
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Espulsione straniero: i limiti della difesa.
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento di espulsione straniero emesso nei confronti di un cittadino privo di titolo di soggiorno. Il ricorrente contestava la contestualità tra il diniego del rinnovo del permesso e l'ordine di allontanamento, oltre a lamentare una carente valutazione della sua pericolosità sociale. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che il giudice di merito aveva correttamente valutato i numerosi precedenti penali e l'assenza di effettiva convivenza con familiari italiani, escludendo automatismi e basandosi su un esame concreto della condotta del soggetto.
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Recidiva: quando il ricorso in Cassazione è inutile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava l'applicazione della recidiva. I giudici hanno rilevato che i motivi di ricorso erano meramente ripetitivi di quanto già esaminato e respinto nei gradi precedenti. La decisione sottolinea come la presenza di precedenti penali specifici dimostri una spiccata pericolosità sociale e un'insensibilità ai precedenti ammonimenti giudiziari, giustificando pienamente l'aggravamento della pena e la condanna al pagamento della sanzione pecuniaria.
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Associazione mafiosa e carcere: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per due indagati accusati di associazione mafiosa e narcotraffico. Attraverso l'analisi di numerose intercettazioni, è emerso il ruolo attivo dei soggetti nella gestione della contabilità e del traffico di stupefacenti per conto di un clan locale. La Corte ha ribadito che la partecipazione all'associazione mafiosa si configura come un inserimento dinamico e funzionale, non limitato a un semplice status, confermando la presunzione di pericolosità sociale non superata dagli indagati.
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Pericolosità sociale: conferma sorveglianza speciale
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per un soggetto con reiterati DASPO. La decisione ribadisce che la **pericolosità sociale** è attuale se supportata da episodi recenti, come la resistenza a pubblico ufficiale e frequentazioni con pregiudicati, avvenuti in un arco temporale prossimo alla misura. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la motivazione del giudice di merito è risultata solida e basata su fatti concreti.
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Espulsione giudiziale: quando serve la motivazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due imputati condannati tramite patteggiamento per reati associativi e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il punto centrale della controversia riguarda l'applicazione dell'espulsione giudiziale come misura di sicurezza. Mentre le doglianze sul calcolo della pena sono state respinte poiché non configurano una pena illegale in senso stretto, la Corte ha accolto il ricorso relativo alla misura di sicurezza. Il giudice di merito aveva infatti disposto l'espulsione senza fornire alcuna motivazione sulla pericolosità sociale dell'imputato, elemento indispensabile quando tale misura non è parte integrante dell'accordo tra le parti.
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Detenzione domiciliare: salute e sicurezza sociale
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che aveva concesso la detenzione domiciliare per motivi di salute a un condannato. La Suprema Corte ha rilevato un grave difetto di motivazione, poiché il giudice di merito non aveva adeguatamente valutato la pericolosità sociale del soggetto. La decisione sottolinea che la concessione di misure alternative richiede un bilanciamento rigoroso tra il diritto alla salute e le esigenze di sicurezza pubblica, basato su un percorso logico che analizzi i precedenti penali e il rischio di recidiva.
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Permesso premio e revisione critica del reato
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di permesso premio per un detenuto che non ha mostrato una reale revisione critica del proprio passato criminale. Nonostante una condotta carceraria regolare, il ricorrente ha continuato a sostenere di essere stato incastrato dalle forze dell'ordine, dimostrando una mancanza di consapevolezza incompatibile con le finalità risocializzanti del beneficio. La Suprema Corte ha ribadito che il permesso premio richiede non solo il rispetto delle regole, ma anche un'effettiva evoluzione della personalità e l'assenza di pericolosità sociale.
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Pericolosità sociale e conferma libertà vigilata
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di un anno nei confronti di un soggetto condannato per associazione mafiosa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la pericolosità sociale è stata correttamente desunta dalla gravità dei reati commessi, dal ruolo di fiducia ricoperto nel sodalizio criminale e dalla pendenza di nuovi procedimenti penali. La Suprema Corte ha ribadito che il buon comportamento tenuto durante la detenzione non esclude automaticamente la pericolosità sociale una volta tornati in libertà, trattandosi di valutazioni basate su presupposti differenti.
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Libertà vigilata: quando la revoca viene negata
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della revoca della misura di sicurezza della libertà vigilata per un soggetto condannato per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. Nonostante la difesa avesse evidenziato lo svolgimento di attività di volontariato e la disponibilità lavorativa, i giudici hanno ritenuto tali elementi insufficienti a fronte della gravità dei reati e della mancanza di una reale revisione critica. La decisione sottolinea come la mancata dissociazione dal clan e il rifiuto di partecipare ai percorsi trattamentali durante la detenzione confermino la persistente pericolosità sociale del ricorrente.
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Permesso premio: quando spetta ai non collaboranti
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di permesso premio avanzata da un detenuto condannato all'ergastolo per omicidio e associazione mafiosa. Nonostante la riforma del 2022 consenta l'accesso ai benefici anche ai non collaboranti, il ricorrente non ha soddisfatto i requisiti necessari. La decisione si fonda sul mancato risarcimento delle vittime, sulla persistente pericolosità sociale e sull'assenza di un reale distacco dai contesti criminali di origine, aggravata da una precedente revoca di misure alternative dovuta a un nuovo reato.
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Recidiva: quando l’aumento di pena è definitivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato nei confronti di un imputato, dichiarando inammissibile il ricorso incentrato sulla contestazione della Recidiva. La difesa lamentava un vizio di motivazione in merito all'aumento di pena, ma gli Ermellini hanno rilevato che i motivi erano meramente ripetitivi di quelli già espressi in appello. La sentenza impugnata è stata ritenuta corretta poiché ha adeguatamente motivato la sussistenza della Recidiva sia sotto il profilo formale che sostanziale, evidenziando un'accentuata pericolosità sociale del soggetto.
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Pericolosità sociale: conferma sorveglianza speciale
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale nei confronti di un soggetto precedentemente legato a contesti di criminalità organizzata. Nonostante il ricorrente avesse beneficiato della liberazione anticipata e mostrato un buon comportamento carcerario, la **pericolosità sociale** è stata considerata attuale. La decisione si fonda sull'intensità del pregresso inserimento mafioso e sull'assenza di elementi che dimostrino un effettivo distacco critico dal clan. La Corte ha stabilito che la regolare condotta detentiva non neutralizza automaticamente la presunzione di disponibilità a riattivare i legami con l'associazione mafiosa.
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Pericolosità sociale e sorveglianza speciale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto che chiedeva la sospensione della sorveglianza speciale, sostenendo che il periodo trascorso in detenzione dovesse imporre una nuova verifica della sua pericolosità sociale. La Suprema Corte ha chiarito che, ai sensi del Codice Antimafia, l'obbligo di rivalutazione automatica scatta solo se la detenzione per espiazione pena si è protratta per almeno due anni. Nel caso di specie, il periodo rilevante era inferiore a tale soglia e la custodia cautelare subita non poteva essere equiparata all'espiazione della pena ai fini dell'automatismo della verifica sulla pericolosità sociale.
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