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Pericolosità Sociale — Anno 2023

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422 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Pericolosità Sociale

Provvedimenti

Intestazione fittizia beni: casa ai figli ma la confisca è del padre
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di alcuni immobili nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. I beni erano stati acquistati con i suoi soldi ma intestati ai figli appena maggiorenni. I giudici hanno stabilito che si trattava di un caso di intestazione fittizia beni, poiché il padre aveva la piena disponibilità e controllo degli immobili, avendone pagato il prezzo e garantito il mutuo. La Corte ha chiarito che per provare la proprietà reale non è sempre necessaria la presunzione di legge, ma sono sufficienti elementi di fatto concreti e inequivocabili. Di conseguenza, il ricorso dei figli e del padre è stato respinto e la confisca è diventata definitiva.
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Revoca Confisca: Auto Sequestrata Anche se l’Azienda è Lecita
La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di revoca della confisca di prevenzione di un'automobile. Un imprenditore, pur avendo ottenuto la restituzione della sua società e dei beni aziendali, si è visto confermare la confisca dell'auto. La ragione risiede nel fatto che il veicolo era stato acquistato nel 2011, un'epoca successiva a quella in cui la sua pericolosità sociale era stata accertata (2006). Secondo i giudici, l'imprenditore non ha fornito prove sufficienti per dimostrare che l'auto fosse stata acquistata con fondi leciti. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il momento dell'acquisto è un fattore decisivo in questi casi.
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Pericolosità Sociale: Niente Affidamento in Prova per il Detenuto
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza di negare l'affidamento in prova a un condannato. La richiesta è stata respinta a causa della persistente pericolosità sociale del detenuto, un giudizio basato non solo sulla gravità del reato per cui era in carcere, ma anche sulle sue condotte passate. La Corte ha ritenuto la valutazione del Tribunale completa e ragionevole, dichiarando inammissibile il ricorso del detenuto. Quest'ultimo, infatti, cercava di ottenere una nuova valutazione dei fatti, cosa non permessa in sede di Cassazione. Di conseguenza, la richiesta di misura alternativa è stata definitivamente respinta.
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Pericolosità Sociale Ostativa: Niente Misure Alternative al Carcere
Un detenuto si è visto negare le misure alternative alla detenzione, come l'affidamento in prova, a causa della sua persistente pericolosità sociale. Il Tribunale di Sorveglianza ha basato la sua decisione non solo sulla gravità del reato, ma su una valutazione complessiva della personalità del soggetto. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici supremi hanno stabilito che la valutazione sulla pericolosità sociale ostativa era ben motivata e non poteva essere riesaminata in sede di legittimità. Il ricorrente ha quindi perso la causa, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Pericolosità Sociale: Espulso Nonostante Lavoro e Alloggio
La Corte di Cassazione ha confermato la misura di sicurezza dell'espulsione per un cittadino straniero al termine della sua pena per rapina. La decisione si fonda su una valutazione di attuale pericolosità sociale, basata non solo sulla gravità del reato passato, ma anche sulla mancanza di solidi legami familiari e sociali in Italia. I giudici hanno ritenuto irrilevanti il reperimento di un alloggio e l'attività lavorativa svolta in carcere. Il rapporto con un figlio è stato considerato strumentale e non un reale indicatore di integrazione. La valutazione negativa della pericolosità sociale ha quindi prevalso, rendendo definitiva l'espulsione.
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Incapacità Processuale Irreversibile: Processo Sospeso, non Giudizio
La Corte di Cassazione affronta il caso di un imputato accusato di tentato omicidio, la cui incapacità processuale irreversibile è stata accertata da una perizia. Nonostante la sua pericolosità sociale, i giudici hanno stabilito un principio fondamentale: il processo deve essere sospeso. Non è possibile procedere al giudizio neppure al solo fine di applicare una misura di sicurezza. La Corte chiarisce che il diritto dell'imputato a partecipare coscientemente al proprio processo prevale sull'esigenza di definire subito la sua posizione. Il procedimento rimane quindi 'congelato', con controlli periodici sulla sua condizione, e potrà concludersi solo quando la pericolosità cesserà o il reato cadrà in prescrizione.
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Usura a una sola famiglia: scatta la pericolosità sociale abituale
Un soggetto, accusato di usura ed estorsione continuate per cinque anni ai danni di un unico gruppo familiare, viene sottoposto a misure di prevenzione. L'uomo si difende sostenendo che l'episodio, pur prolungato, era occasionale e non abituale. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio importante: la durata e la costanza di un'attività criminale sono sufficienti a dimostrare la **pericolosità sociale abituale**, anche se le vittime sono poche. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la condotta protratta nel tempo rivela una stabile tendenza a delinquere, giustificando le misure applicate.
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Confisca per sproporzione: impero societario perso per redditi bassi
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca per sproporzione di un gruppo di società. I beni erano formalmente intestati alla moglie e ai figli di un imprenditore, ma secondo i giudici erano nella sua piena disponibilità. L'imprenditore era stato ritenuto 'socialmente pericoloso' perché viveva abitualmente con i proventi di reati societari e fallimentari. La decisione si fonda sulla netta differenza tra l'enorme valore delle società e i redditi leciti dichiarati dal nucleo familiare, insufficienti a giustificare tali investimenti. La Corte ha quindi stabilito che quel patrimonio era frutto di attività illecite e andava confiscato, respingendo i ricorsi dei familiari.
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Confisca di prevenzione: beni prima salvi e poi sequestrati
La Corte di Cassazione conferma la confisca di prevenzione di un'azienda, immobili e somme di denaro intestati alla moglie e alle figlie di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. In passato, una prima richiesta di confisca era stata respinta. Tuttavia, l'emersione di nuovi elementi probatori, che dimostravano la persistente pericolosità del soggetto e il suo ruolo di vertice in un'associazione criminale, ha giustificato una nuova valutazione. La Corte ha stabilito che una precedente decisione negativa non impedisce una nuova confisca se fatti sopravvenuti dimostrano che i beni sono il frutto di attività illecite o sono strumentali ad esse. La decisione finale ha quindi convalidato il sequestro dei beni, attribuendoli di fatto al soggetto pericoloso nonostante l'intestazione formale ai familiari.
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Espulsione per pericolosità sociale: senza lavoro né famiglia, via
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della espulsione per pericolosità sociale di un uomo condannato per traffico internazionale di droga. La decisione si fonda non solo sui precedenti penali, ma in modo decisivo sull'assenza di qualsiasi legame familiare, sociale o lavorativo sul territorio nazionale. Secondo i giudici, questa mancanza di integrazione rappresenta una condizione di vulnerabilità che aumenta il rischio di ricadere nel reato. L'appello del condannato è stato respinto perché non è riuscito a contestare efficacemente questa logica valutazione. La sentenza stabilisce che l'isolamento sociale è un fattore chiave per determinare la pericolosità di un individuo.
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Mafia: Confisca e sorveglianza speciale valide anche dopo anni
La Corte di Cassazione ha confermato la Confisca e sorveglianza speciale a carico di un soggetto condannato per associazione mafiosa. L'uomo era considerato il braccio destro di un boss, gestore del settore trasporti e del traffico di stupefacenti per conto del clan. La difesa sosteneva che la sua pericolosità sociale non fosse più attuale, data la lontananza dei fatti. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per gli affiliati a clan mafiosi, la pericolosità sociale si presume stabile e persistente nel tempo. L'assenza di prove di un reale distacco dal sodalizio criminale e la sproporzione dei beni rispetto ai redditi leciti hanno reso le misure di prevenzione pienamente legittime.
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Pericolosità Sociale: Sorveglianza confermata anche senza nuovi reati
Un soggetto, ritenuto affiliato a un'associazione mafiosa, è stato sottoposto a sorveglianza speciale. Egli ha contestato la misura, sostenendo che la sua pericolosità sociale non fosse più attuale, dato il tempo trascorso in carcere. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la valutazione sulla pericolosità sociale attuale spetta ai giudici di merito. Il loro giudizio non può essere messo in discussione in Cassazione, a meno che la motivazione della sentenza sia totalmente assente o palesemente illogica. In questo caso, i giudici avevano adeguatamente spiegato perché il legame con il clan mafioso era da considerarsi ancora stabile e pericoloso. La sorveglianza speciale è stata quindi confermata.
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Nasconde un’arma per il clan: sì alla sorveglianza speciale
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della sorveglianza speciale di sicurezza a carico di una donna legata a un clan della 'ndrangheta. La donna aveva nascosto un'arma per conto del gruppo criminale. Secondo i giudici, per applicare questa misura di prevenzione non è necessaria una piena partecipazione all'associazione, ma è sufficiente un singolo contributo funzionale agli scopi del clan. La Corte ha ritenuto irrilevanti sia l'assoluzione di alcuni familiari per reati più gravi sia il fatto che la donna avesse un lavoro stabile. La sua pericolosità sociale, al momento della richiesta della misura, è stata considerata provata e attuale, giustificando così la sorveglianza speciale di sicurezza.
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Mafia: Buona Condotta non Annulla la Sorveglianza Speciale
La Corte di Cassazione ha confermato la sorveglianza speciale per pericolosità sociale a un individuo condannato per associazione mafiosa. L'interessato sosteneva che la sua pericolosità fosse venuta meno, data la buona condotta in carcere e il tempo trascorso. I giudici hanno respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale: per i reati di mafia, la pericolosità si presume persistente. La buona condotta non è sufficiente a superare questa presunzione se non accompagnata da prove concrete di un totale distacco dall'ambiente criminale. La detenzione domiciliare, concessa solo per motivi di salute, non è stata considerata un segno di riabilitazione. L'appello è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Fedina Pulita? Non Bastano le Circostanze Attenuanti Generiche
Una persona condannata per resistenza a pubblico ufficiale ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato chiedeva l'applicazione delle circostanze attenuanti generiche, basando la sua richiesta unicamente sulla propria fedina penale pulita. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito un principio importante: la sola incensuratezza non è sufficiente per ottenere uno sconto di pena. Questo elemento deve essere accompagnato da altri fattori positivi che dimostrino una scarsa pericolosità sociale dell'individuo, come la gravità del fatto e le modalità della condotta. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato ha dovuto pagare una sanzione.
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Permesso di soggiorno e crimini: la sicurezza vince sul matrimonio
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno a un cittadino straniero, sposato con un'italiana, a causa della sua comprovata pericolosità sociale. La decisione non si è basata su un automatismo legato ai precedenti penali, ma su una valutazione concreta e attuale della minaccia all'ordine pubblico. I reati ripetuti di spaccio di stupefacenti, la mancanza di un inserimento sociale positivo e il coinvolgimento della stessa coniuge in attività illecite sono stati ritenuti elementi sufficienti. La Corte ha stabilito che, in presenza di una minaccia effettiva alla sicurezza, il diritto all'unità familiare può essere legittimamente limitato. La pericolosità sociale del permesso di soggiorno è quindi un criterio fondamentale che prevale in queste circostanze.
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Collabora ma resta pericoloso: confermata la Sorveglianza speciale
La Corte di Cassazione ha confermato la sorveglianza speciale per pericolosità sociale a un individuo, nonostante questi avesse iniziato a collaborare con la giustizia e gli fosse stata attenuata una misura cautelare in un altro procedimento. La Corte ha stabilito che, nelle misure di prevenzione, il ricorso è ammesso solo per violazioni di legge e non per contestare la valutazione dei fatti. I giudici hanno ritenuto che la decisione precedente fosse ben motivata, poiché la collaborazione non era sufficiente, da sola, a escludere la persistente pericolosità sociale del soggetto, data la gravità degli indizi a suo carico per traffico di stupefacenti. La misura restrittiva è stata quindi confermata.
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Confisca di prevenzione: beni della moglie persi per i reati del marito
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo, ritenuto socialmente pericoloso, a cui erano stati confiscati beni (società, immobili, conti correnti) intestati fittiziamente alla moglie. La difesa sosteneva che la confisca fosse illegittima perché la misura di sorveglianza speciale era stata revocata. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sulla Confisca di prevenzione: essa è legittima se i beni sono stati acquisiti durante il periodo di pericolosità sociale, a prescindere da eventi successivi. Inoltre, l'uomo non aveva interesse a ricorrere negando la titolarità dei beni. La confisca è stata quindi confermata, con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali.
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Confisca di prevenzione: no al sequestro se il reato non fa reddito
La Corte di Cassazione ha annullato una confisca di prevenzione a carico di un nucleo familiare, stabilendo un principio fondamentale: per definire una persona 'socialmente pericolosa' e sequestrarne i beni, i reati considerati devono aver concretamente prodotto un reddito illecito. Non è sufficiente una generica propensione a delinquere. La Corte ha chiarito che i delitti solo tentati o comunque non produttivi di profitto non possono essere usati per determinare l'inizio del periodo di pericolosità. Di conseguenza, i beni acquistati in un periodo erroneamente calcolato non possono essere confiscati. La decisione rafforza la tutela del diritto di proprietà contro misure basate su presupposti non rigorosamente accertati.
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Recidiva per spaccio: conta la maggiore pericolosità sociale
Un uomo, già condannato per reati contro il patrimonio, viene condannato per spaccio di droghe pesanti. L'imputato presenta ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro: l'escalation criminale verso reati più gravi e redditizi, come lo spaccio, è un chiaro indicatore di maggiore pericolosità sociale. Questa valutazione giustifica pienamente l'applicazione della recidiva. L'aumento della pena è quindi legittimo perché riflette la scelta consapevole dell'imputato di dedicarsi ad attività che creano un allarme sociale superiore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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