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Pericolosità Sociale — Anno 2023

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422 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Pericolosità Sociale

Provvedimenti

Confisca di prevenzione annullata: l’imprenditore vince in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale contro l'annullamento di una confisca di prevenzione. La Corte d'Appello aveva limitato il periodo di 'pericolosità sociale' di un imprenditore e, tramite una perizia, aveva escluso la sproporzione tra reddito e patrimonio, presupposto della misura. Il Procuratore contestava la valutazione economica del perito e la riteneva una motivazione solo apparente. La Cassazione ha stabilito che tali critiche riguardano il merito dei fatti e non una violazione di legge, unico motivo valido per ricorrere in questa materia. La decisione di annullare la confisca è quindi diventata definitiva.
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Diniego Attenuanti Generiche: Niente Sconto Pena Senza Meriti
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego attenuanti generiche a un imputato condannato per porto di oggetti atti ad offendere. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: per negare la riduzione di pena, è sufficiente l'assenza di elementi positivi e meritevoli di considerazione. Dopo la riforma del 2008, lo stato di incensuratezza da solo non basta più per ottenere il beneficio. In questo caso, i precedenti penali dell'imputato, che ne confermavano la pericolosità sociale, hanno ulteriormente giustificato la decisione. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Circostanze attenuanti generiche: no allo sconto se c’è pericolo
Uno straniero condannato per essere rientrato in Italia dopo un'espulsione ha presentato ricorso in Cassazione. Chiedeva l'applicazione della non punibilità per 'tenuità del fatto' e la concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Corte ha respinto entrambe le richieste. Ha stabilito che la commissione di più reati simili in poco tempo impedisce di considerare il fatto 'tenue'. Inoltre, ha negato le circostanze attenuanti generiche perché i precedenti penali dell'imputato dimostravano una certa pericolosità sociale. La sola assenza di condanne non basta per ottenere uno sconto di pena. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna confermata.
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Sorveglianza speciale: ricorso generico, misura confermata
Una donna, già condannata per tentata estorsione e nota per la sua vicinanza ad ambienti criminali, è stata sottoposta alla misura della sorveglianza speciale per pericolosità sociale. La donna ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la misura fosse illegittima e contraria alle norme europee. La Corte Suprema ha però respinto il suo ricorso, dichiarandolo inammissibile. La ragione è che i motivi presentati erano troppo generici e astratti, non criticando in modo specifico e concreto la valutazione della sua pericolosità. La sentenza ribadisce che per contestare la sorveglianza speciale per pericolosità sociale servono argomenti puntuali e non semplici richiami a principi di legge.
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Pericolosità Sociale Attuale: Buona Condotta Non Basta, Dice la Cassazione
Un uomo, condannato per gravi reati come associazione mafiosa, si vede applicare la libertà vigilata al termine della pena. L'uomo si oppone, sostenendo che la sua buona condotta e un'attività lavorativa dimostrino la fine della sua pericolosità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sulla **pericolosità sociale attuale**: non basta l'assenza di nuovi reati per cancellarla. Il giudice deve valutare il quadro completo, inclusi i legami con ambienti criminali, la gravità dei reati passati e la reale volontà di reinserimento. La pericolosità si presume esistente finché non ci sono prove concrete e definitive di un cambiamento radicale di vita.
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Affidamento in prova negato: pericolosità sociale batte lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di misure alternative, tra cui l'affidamento in prova al servizio sociale, a un detenuto con gravi precedenti per reati contro il patrimonio. La decisione si fonda sulla sua persistente pericolosità sociale e sull'assenza di un'evoluzione positiva della personalità. Una semplice proposta di lavoro, non supportata da dettagli concreti, è stata ritenuta insufficiente a dimostrare un serio percorso di reinserimento. I giudici hanno sottolineato che per accedere a tali benefici non basta l'assenza di comportamenti negativi, ma servono elementi positivi concreti che dimostrino un reale cambiamento. La prosecuzione della detenzione è stata quindi considerata necessaria.
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Espulsione dello Straniero: Obbligatoria ma non Automatica
Un cittadino straniero, condannato per reati di droga tramite patteggiamento, non riceve la misura di sicurezza dell'espulsione. Il Procuratore Generale ricorre in Cassazione, sostenendo l'illegalità della sentenza per tale omissione. La Corte Suprema, pur riconoscendo l'obbligatorietà della misura, dichiara il ricorso inammissibile. Il principio sancito è che l'espulsione dello straniero non è mai automatica: il giudice deve sempre valutare la concreta pericolosità sociale del condannato. Il ricorso del Procuratore è stato giudicato troppo generico per consentire una decisione nel merito, portando alla sua reiezione per motivi procedurali.
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Casa intestata a terzi: la Confisca di prevenzione vince
La Corte di Cassazione ha confermato la Confisca di prevenzione di un box e un appartamento, ritenuti nella disponibilità di un soggetto socialmente pericoloso per reati di droga. I beni erano intestati a terzi, rispettivamente l'ex convivente e un'altra persona. I giudici hanno dichiarato inammissibili i ricorsi presentati. Quello del soggetto pericoloso è stato respinto perché riproponeva questioni di fatto già decise. Quello della terza intestataria dell'immobile è stato bloccato da un vizio di forma: il suo avvocato non aveva la necessaria procura speciale per agire. La decisione di confisca è quindi diventata definitiva.
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Pericolosità Sociale: carriera criminale costa l’espulsione
Un cittadino straniero, condannato per una serie di reati, ha ricevuto anche la misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio nazionale. L'uomo ha contestato la decisione, sostenendo che il giudice non avesse motivato a sufficienza la sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: la sistematicità dell'attività criminale, il suo carattere organizzato e una spiccata capacità a delinquere sono elementi sufficienti a dimostrare la pericolosità sociale di un individuo. Di conseguenza, la misura dell'espulsione è stata confermata, così come la confisca dei suoi beni. La sentenza chiarisce che una 'carriera' criminale consolidata giustifica pienamente l'applicazione di misure di sicurezza severe.
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Pericolosità Sociale: Ex Mafioso Perde, il Legame Non Si Spezza
La Corte di Cassazione ha confermato la pericolosità sociale di un individuo con un passato di rilievo in un'associazione mafiosa. I giudici hanno stabilito che il lungo tempo trascorso, la detenzione e la partecipazione a programmi di rieducazione in carcere non sono sufficienti a dimostrare la fine del legame con il clan. In assenza di segnali concreti e inequivocabili di dissociazione, come una collaborazione con la giustizia o un netto ripudio del passato criminale, la pericolosità sociale si presume ancora attuale. L'appello dell'uomo è stato quindi respinto, confermando le misure di prevenzione a suo carico.
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Sorveglianza Speciale: Querela Ritirata Non Annulla la Pericolosità
Un uomo, sottoposto a sorveglianza speciale perché indiziato di stalking, ha impugnato la misura. Sosteneva di non essere più pericoloso perché la vittima aveva ritirato la querela. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito un principio importante: i fatti nuovi, accaduti dopo l'applicazione della misura, non possono essere usati per contestarla in appello. La valutazione di una eventuale cessata pericolosità sociale sopravvenuta deve essere richiesta con un'istanza separata di revoca. L'appello, quindi, è stato dichiarato inammissibile.
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Lavoro onesto non basta: confermata la sorveglianza speciale
Un individuo, sottoposto a sorveglianza speciale per due anni a causa della sua ritenuta pericolosità sociale, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva di aver cambiato vita dal 2016, svolgendo un'onesta attività lavorativa, e che quindi la misura non fosse più attuale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha chiarito che in sede di legittimità non si può rivalutare la pericolosità del soggetto, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. La motivazione dei giudici di merito è stata ritenuta logica e sufficiente, confermando così la sorveglianza speciale.
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Confisca di prevenzione: annullata per un errore sul tempo
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di confisca di prevenzione a carico di due soggetti e dei loro familiari. Per un gruppo, la confisca è stata confermata, respingendo il ricorso. Per un altro soggetto, invece, la Corte ha annullato la decisione. Il motivo è un vizio procedurale: i giudici precedenti non avevano definito con precisione il periodo temporale della sua pericolosità sociale. Questo passaggio, chiamato 'perimetrazione cronologica', è un presupposto indispensabile per poter disporre la confisca di prevenzione. La Corte ha quindi rinviato il caso ai giudici di appello per una nuova valutazione che corregga questo errore fondamentale.
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Revoca permesso di soggiorno: crimini passati pesano più del recupero
La Corte di Cassazione conferma la revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo a un cittadino straniero. Il provvedimento era stato emesso per la sua pericolosità sociale, basata su reati gravi, dipendenze e assenza di legami familiari e lavorativi stabili. I giudici hanno stabilito che il percorso di riabilitazione intrapreso non era sufficiente a superare la valutazione negativa complessiva. La sentenza sottolinea che, ai fini della revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo, la tutela della collettività prevale quando gli indici di pericolosità sono concreti e attuali, nonostante i tentativi di recupero del singolo.
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Assolti ma con beni confiscati: sì alla revoca confisca di prevenzione
Due soggetti e i loro familiari subiscono una confisca di beni basata su una presunta pericolosità sociale, che i giudici avevano fatto iniziare dal 2003 a causa di un'accusa di associazione a delinquere. Anni dopo, una sentenza definitiva li assolve da quel reato specifico. Nonostante ciò, la Corte d'Appello rigetta la loro richiesta di revoca confisca di prevenzione. La Corte di Cassazione, invece, accoglie il loro ricorso. I giudici supremi stabiliscono che l'assoluzione dal reato che fondava l'inizio della pericolosità non può essere ignorata. La decisione viene annullata e il caso dovrà essere riesaminato per verificare se e da quando la pericolosità sociale sussisteva davvero.
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Pericolosità Sociale: Gravi Reati Passati Giustificano Controlli
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della libertà vigilata per un uomo, nonostante questi sostenesse di essersi allontanato da tempo dal suo precedente sodalizio criminale. La sentenza stabilisce un principio chiave: la valutazione della pericolosità sociale non può basarsi solo sulla condotta recente, ma deve considerare anche la gravità dei reati passati. In questo caso, i crimini commessi (custodia di armi e droga, incendio e intimidazioni) erano talmente gravi da indicare una spiccata tendenza a delinquere. Pertanto, la decisione dei giudici di merito di considerare ancora attuale la sua pericolosità sociale è stata ritenuta corretta e ben motivata, rendendo legittima l'applicazione della misura di sicurezza.
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Soldi in casa e auto di lusso: scatta la Confisca di prevenzione
La Corte di Cassazione ha confermato la Confisca di prevenzione di oltre 71.000 euro e di un'auto di lusso a carico di due fratelli. Uno dei due era stato giudicato socialmente pericoloso e il denaro, trovato in un appartamento di cui aveva le chiavi, è stato ritenuto di provenienza illecita. La difesa sosteneva che i beni appartenessero al fratello imprenditore, ma non ha fornito prove sufficienti. La Corte ha stabilito che il giudice delle misure di prevenzione può valutare autonomamente i fatti, anche se non hanno portato a una condanna penale, per giustificare la confisca. L'appello è stato quindi respinto.
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Collabora ma resta pericoloso: no alla detenzione domiciliare speciale
Un ex esponente di spicco di un'organizzazione criminale, divenuto collaboratore di giustizia, si è visto negare la detenzione domiciliare speciale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che la sola collaborazione non basta. La commissione di nuovi reati (evasione, minacce) e una revisione del passato solo superficiale dimostrano una persistente pericolosità sociale. Secondo i giudici, l'affidabilità del soggetto e un reale cambiamento interiore sono presupposti indispensabili per ottenere il beneficio, requisiti che in questo caso mancavano del tutto. La pericolosità attuale prevale sulla collaborazione passata.
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Competenza Misure di Prevenzione: non la residenza ma la pericolosità
Un soggetto, ritenuto socialmente pericoloso per atti persecutori, ha contestato la sorveglianza speciale disposta dal Tribunale di Venezia, sostenendo che la competenza fosse del Tribunale di Prato, suo luogo di residenza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla competenza territoriale misure di prevenzione: non conta la dimora del soggetto, ma il luogo dove la sua pericolosità sociale si manifesta con maggiore intensità. In questo caso, il luogo di residenza della vittima. La decisione del Tribunale di Venezia è stata quindi confermata.
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Recidiva e pericolosità sociale: il peso dei precedenti penali
Due donne sono state condannate per furto e utilizzo indebito di carte di credito. Le imputate hanno presentato ricorso in Cassazione contestando la propria responsabilità e l'applicazione della recidiva e pericolosità sociale. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno confermato che i numerosi precedenti penali delle donne dimostrano una dedizione abituale ai reati contro il patrimonio. Tale condotta giustifica pienamente il riconoscimento di una aumentata pericolosità per la collettività. La sentenza di condanna è diventata definitiva e le ricorrenti sono state condannate anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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