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Pericolosità Sociale — Anno 2023

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422 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Pericolosità Sociale

Provvedimenti

Espulsione per pericolosità sociale: appello bloccato da un errore
Un cittadino straniero, condannato per spaccio, riceve un decreto di espulsione per pericolosità sociale. L'uomo si oppone, sostenendo che la sua pericolosità non è più attuale e che l'autorità non ha considerato i suoi legami familiari in Italia. La Corte di Cassazione, prima di decidere nel merito, rileva un vizio di forma: l'appello è stato notificato all'indirizzo sbagliato. Di conseguenza, la Corte sospende il giudizio e ordina al ricorrente di notificare nuovamente l'atto all'indirizzo corretto della Prefettura. La decisione finale sull'espulsione dello straniero per pericolosità sociale è quindi rimandata a causa di un errore procedurale.
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Sorveglianza speciale per un detenuto: la Cassazione la applica
Un uomo, già in carcere dal 2019, ha contestato l'applicazione della sorveglianza speciale nei suoi confronti, sostenendo che la detenzione rendesse la sua pericolosità non più 'attuale'. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: la sorveglianza speciale per un detenuto è legittima. Lo stato di detenzione non elimina automaticamente la valutazione di pericolosità sociale. I giudici hanno chiarito che la pericolosità si valuta al momento della decisione, mentre l'esecuzione della sorveglianza può essere posticipata e rivalutata al momento della scarcerazione. La misura è stata quindi confermata.
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Lavoro non basta: sì a espulsione per pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un decreto di espulsione per pericolosità sociale nei confronti di un cittadino straniero. L'uomo aveva impugnato il provvedimento sostenendo di essere socialmente integrato e lavoratore, oltre a sollevare vizi formali come la mancata traduzione completa dell'atto. I giudici hanno respinto il ricorso, ritenendo che la valutazione sulla pericolosità, basata su reati recenti, fosse corretta e prevalente rispetto agli elementi di integrazione forniti, giudicati deboli. La sentenza stabilisce che la prova di un reale reinserimento sociale deve essere solida e non può basarsi su elementi vaghi o relativi a periodi di restrizione, come gli arresti domiciliari.
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Espulsione straniero per spaccio: non automatica, decide il giudice
Un cittadino straniero, condannato per spaccio di lieve entità, non era stato espulso dal giudice di primo grado. La Procura ha fatto ricorso. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: l'espulsione dello straniero per spaccio è una misura di sicurezza obbligatoria, ma non automatica. Il giudice ha sempre il dovere di valutare la concreta pericolosità sociale della persona prima di emettere l'ordine. Poiché il tribunale non aveva motivato la sua scelta, la Cassazione ha annullato la sentenza su questo punto, rinviando il caso a un nuovo giudice per una corretta valutazione.
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Confisca di prevenzione: redditi bassi ma beni di lusso, scatta il sequestro
Una coppia, già condannata per reati fiscali e frode all'IVA commessi in modo sistematico, subisce la confisca di prevenzione di beni immobili e quote societarie. Il valore di questi beni risultava nettamente sproporzionato rispetto ai redditi leciti dichiarati. La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento, stabilendo un principio fondamentale: la coincidenza temporale tra l'accumulo del patrimonio e il periodo dei reati, unita alla sproporzione economica, è sufficiente a presumere l'origine illecita dei beni e a giustificare la confisca. L'appello della coppia è stato quindi respinto e la confisca è diventata definitiva.
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Detenzione domiciliare per salute negata: vince la sicurezza
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare la detenzione domiciliare per motivi di salute a un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il detenuto aveva richiesto la misura alternativa sostenendo che le sue condizioni di salute fossero incompatibili con il carcere. Tuttavia, i giudici hanno dato priorità alla tutela della sicurezza pubblica, bilanciando il diritto alla salute con l'elevata pericolosità del soggetto. La Corte ha stabilito che la richiesta del detenuto non affrontava criticamente la motivazione del tribunale, che aveva già considerato la possibilità di un trattamento sanitario in una struttura adeguata. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Recidiva e Pericolosità Sociale: Appello Respinto e Condanna
Un imputato con numerosi precedenti penali ha presentato ricorso in Cassazione contro la sua condanna, sperando di ottenere uno sconto di pena. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici precedenti. La sentenza sottolinea come la conclamata recidiva e pericolosità sociale dell'imputato, dimostrate dal suo comportamento e dalla sua propensione al delitto, giustifichino pienamente il diniego delle attenuanti. I giudici hanno stabilito che non è possibile rimettere in discussione una valutazione ben motivata, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di un'ulteriore somma.
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Misure alternative negate: la pericolosità sociale vince in Cassazione
Un detenuto ha richiesto di accedere a una misura alternativa al carcere. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta a causa della sua elevata pericolosità sociale, basandosi su una relazione della Polizia di Stato e su numerosi procedimenti penali a suo carico, anche recenti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendola corretta e ben motivata. La Corte ha stabilito un principio importante: prima di concedere le **Misure alternative alla detenzione**, è legittimo richiedere al detenuto un adeguato periodo di osservazione in carcere per valutarne la responsabilizzazione, specialmente quando la sua personalità appare ancora pericolosa. L'appello del detenuto è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Confisca di prevenzione: soldi in casa, persi anche dal fratello
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di 73.000 euro trovati nell'abitazione di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso per reati contro il patrimonio. Il fratello del soggetto aveva fatto ricorso, sostenendo che il denaro non fosse nella disponibilità esclusiva del primo. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: per la confisca è sufficiente dimostrare la 'disponibilità' del bene da parte del soggetto pericoloso, non la sua proprietà esclusiva. La collocazione del denaro, in un borsone sopra l'armadio della sua camera, è stata ritenuta un indizio decisivo del suo controllo sulla somma, rendendo la confisca legittima.
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Sorveglianza Speciale: Legittima Anche Dopo un’Assoluzione?
Una persona, assolta dall'accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, si oppone alla misura di sorveglianza speciale. Sostiene che la misura si basi su un'accusa caduta e sulla mancata prova che vivesse con i proventi di reati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la sorveglianza speciale è legittima se, pur cambiando la qualifica giuridica della pericolosità, si fonda sugli stessi fatti. In questo caso, i numerosi precedenti per furto, ricettazione e spaccio, uniti all'assenza di un lavoro stabile, erano sufficienti a dimostrare la sua pericolosità sociale e a giustificare la misura, a prescindere dall'assoluzione nel processo principale.
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Pericolosità Sociale Attuale: Precedenti Penali e Nuova Misura
La Cassazione ha confermato la misura della sorveglianza speciale per un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. La sua difesa sosteneva che i giudici avessero violato il divieto di essere giudicati due volte per gli stessi fatti (ne bis in idem), utilizzando precedenti penali già valutati in passato. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiave: la valutazione della pericolosità sociale attuale permette di riconsiderare elementi passati insieme a nuovi fatti, come una recente denuncia per stalking. Questo serve a verificare la persistenza del pericolo nel tempo e non costituisce un nuovo processo per i vecchi reati. La decisione si fonda quindi su un giudizio complessivo e aggiornato del comportamento del soggetto.
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Pericolosità Sociale Attuale: Sorveglianza confermata post-condanna
Una donna, già condannata per traffico di stupefacenti legato alla criminalità organizzata, viene sottoposta a sorveglianza speciale. La donna si oppone, sostenendo che la sua pericolosità non sia più attuale. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio chiave sull'attualità della pericolosità sociale. Sebbene una vecchia condanna non sia sufficiente da sola, il giudice ha correttamente valutato la persistenza dei legami con l'ambiente criminale e l'assenza di un cambiamento di vita. La pericolosità è stata quindi ritenuta concreta e presente, giustificando la conferma della misura di prevenzione.
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Mafia: Pericolosità Sociale Attuale anche senza nuovi reati
Un uomo, condannato in passato per associazione mafiosa, si oppone alla misura di sicurezza dell'assegnazione a una casa di lavoro. Sostiene che la sua pericolosità sociale non sia più attuale, dato il lungo periodo di detenzione senza aver commesso nuovi reati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la valutazione della pericolosità sociale attuale non può basarsi solo sull'assenza di nuove condotte criminali. I giudici devono considerare un quadro più ampio, che include il comportamento tenuto in carcere, la mancanza di pentimento e la persistente operatività del clan di appartenenza. Di conseguenza, la misura di sicurezza è stata confermata.
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Recidiva e pericolosità sociale: furto negato, condanna aggravata
Un uomo, già condannato in passato per furto e rapina, viene nuovamente processato per un tentato furto aggravato. La sua difesa contesta l'applicazione della recidiva, ma la Corte di Cassazione respinge il ricorso. I giudici hanno stabilito che i precedenti penali specifici dell'imputato dimostravano una concreta tendenza a commettere reati contro il patrimonio. Questa valutazione ha confermato la corretta applicazione della **recidiva e pericolosità sociale**, rendendo la condanna definitiva. L'imputato è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Proroga regime detentivo speciale: basta il rischio, non serve la prova
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga regime detentivo speciale per un detenuto ritenuto ancora ai vertici di un'organizzazione criminale. Il detenuto sosteneva che mancassero prove concrete di contatti attuali con il suo clan. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: per giustificare la proroga non serve la certezza assoluta dei collegamenti, ma è sufficiente una ragionevole probabilità. Elementi come le infrazioni disciplinari in carcere, una nuova condanna (anche non definitiva) e l'operatività del clan all'esterno sono indizi sufficienti a dimostrare la persistente pericolosità sociale del soggetto e la necessità di impedirgli di comunicare.
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Foglio di via: il passato criminale giustifica l’allontanamento
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una persona che contestava un foglio di via obbligatorio emesso nei suoi confronti. Secondo il ricorrente, il provvedimento si basava solo su una lista di segnalazioni di polizia, senza una valutazione concreta della sua attuale pericolosità sociale. La Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha stabilito che l'autorità amministrativa (il Questore) ha motivato adeguatamente il provvedimento, indicando in modo specifico gli elementi e le circostanze fattuali che, nel loro insieme, dimostravano la pericolosità del soggetto. Non è necessario un accertamento giudiziario, ma una motivazione logica e sufficiente basata su fatti concreti, anche se passati.
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Aggravamento Misura di Prevenzione: Ergastolo batte Buona Condotta
La Corte di Cassazione ha confermato l'aggravamento misura di prevenzione per un soggetto già sorvegliato speciale. La difesa sosteneva che la sua pericolosità non fosse più attuale, data la buona condotta tenuta durante un lungo periodo di detenzione. I giudici hanno invece stabilito un principio chiaro: una successiva condanna all'ergastolo per reati gravissimi costituisce un 'fatto nuovo' che dimostra un aumento della pericolosità sociale. Questo nuovo elemento giustifica l'inasprimento della misura, rendendo irrilevante, in questa fase, il comportamento tenuto in carcere. La buona condotta potrà essere valutata solo in un'eventuale, e diversa, richiesta di revoca della misura.
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Confisca di prevenzione: auto salva se comprata dopo la pericolosità
La Corte di Cassazione ha annullato una confisca di prevenzione relativa a un'auto e a quote di un fondo, acquistati dopo la fine del periodo di 'pericolosità sociale' del soggetto. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: non è sufficiente dimostrare una generica sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni posseduti. Per giustificare la confisca di beni acquistati 'fuori tempo massimo', lo Stato deve fornire prove rigorose e inequivocabili che il denaro usato per l'acquisto sia stato accumulato durante il precedente periodo di attività illecita. Mancando questa prova specifica, la confisca è illegittima e il provvedimento è stato annullato con rinvio, dando ragione al ricorrente.
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Confisca di prevenzione: l’azienda nata lecita viene sequestrata
Un imprenditore, ritenuto socialmente pericoloso dal 2013, subisce la confisca di prevenzione di un'azienda costituita nel 2006. L'uomo si oppone, sostenendo che l'origine dell'azienda è lecita e anteriore al periodo di pericolosità contestato. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: un bene, anche se acquistato legalmente, può essere confiscato se successivamente diventa uno strumento per le attività illecite del proprietario. Nel caso specifico, l'azienda era stata 'alimentata' e potenziata grazie ai contatti dell'imprenditore con ambienti criminali, giustificando così la confisca. L'imprenditore e la moglie perdono il ricorso e i beni restano confiscati.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Condannato Anche Dopo il Carcere
Un uomo sottoposto a sorveglianza speciale viene condannato per essersi trovato in un bar durante l'orario in cui doveva restare a casa. L'imputato si difende sostenendo che la misura non fosse più valida, poiché la sua pericolosità sociale avrebbe dovuto essere rivalutata dopo un periodo di detenzione. La Corte di Cassazione conferma la condanna per la violazione della sorveglianza speciale. I giudici stabiliscono un principio chiaro: la rivalutazione della pericolosità è obbligatoria solo se la detenzione ha superato i due anni. Poiché in questo caso il periodo era inferiore, la misura di prevenzione restava pienamente efficace e la sua violazione costituisce reato.
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