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Pericolosità Sociale — Anno 2022

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353 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Pericolosità Sociale

Provvedimenti

Espulsione e Confisca Stupefacenti: La Cassazione Frena gli Automatismi
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti (ketamina e marijuana) tramite patteggiamento. Il Tribunale aveva disposto l'espulsione dal territorio italiano e la confisca del denaro trovato. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza su questi due punti. Ha stabilito che l'Espulsione e Confisca Stupefacenti non sono automatiche. L'espulsione richiede una valutazione concreta della pericolosità sociale del condannato. La confisca del denaro, per la detenzione di droga, necessita di una prova chiara del legame tra il denaro e il reato, non bastando la semplice presenza. Il caso tornerà al Tribunale di Prato per un nuovo esame.
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Assoluzione Penale vs. Revoca Misura di Prevenzione: Il Caso
Alcuni individui hanno chiesto la Revoca misura di prevenzione, ovvero l'annullamento di un provvedimento che aveva confiscato i loro beni. La richiesta è stata fatta dopo che uno dei ricorrenti era stato assolto dal reato di associazione di stampo mafioso. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, sostenendo che l'assoluzione non eliminava la pericolosità sociale, basata su altre prove come intercettazioni. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che l'assoluzione penale non comporta automaticamente la Revoca misura di prevenzione, poiché il giudice della prevenzione può valutare la pericolosità sociale anche con elementi non sufficienti per una condanna penale. I ricorsi sono stati rigettati.
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Misure alternative alla detenzione: pericolosità sociale vs. reinserimento
Un individuo condannato ha chiesto al Tribunale di Sorveglianza le misure alternative alla detenzione. Il Tribunale ha negato la richiesta, evidenziando i precedenti penali per spaccio ed estorsione e la mancanza di prove concrete di un'attività lavorativa lecita. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il Tribunale non avesse considerato il suo cambiamento di vita e avesse valutato erroneamente la sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. Ha ribadito che la pericolosità sociale del condannato era evidente, data la gravità dei precedenti e l'assenza di elementi positivi.
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Revoca del daspo fuori contesto: no senza prove di lavoro
Un cittadino ha richiesto la revoca del daspo fuori contesto imposto a seguito di vicende legate agli stupefacenti. L'interessato ha sostenuto di aver intrapreso un percorso di riabilitazione, svolto volontariato e trovato impiego all'estero. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha rigettato l'istanza evidenziando la persistenza della pericolosità sociale e la mancanza di prove sul lavoro svolto oltreconfine. Il cittadino ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato la decisione, affermando che le semplici dichiarazioni senza documenti probatori non bastano a modificare il giudizio sulla pericolosità. Di conseguenza, la richiesta di revoca del daspo fuori contesto è stata respinta con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Confisca di prevenzione tra società di famiglia e redditi nulli
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di 45 immobili intestati a una società agricola formalmente riconducibile alla moglie e alla figlia del soggetto proposto, oltre a una villa con terreno. I giudici hanno accertato la pericolosità sociale dell'uomo, coinvolto in furti continuati ed estorsioni, e una totale sproporzione tra gli acquisti effettuati e i redditi leciti dichiarati. Le parenti non avevano mai prodotto reddito prima di costituire l'impresa, rivelando un mero schermo societario per schermare il reale titolare. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi della difesa per carenza di prove lecite a giustificazione dei fondi impiegati.
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DASPO sportivo: Tifoso violento e la conferma della misura
Il caso riguarda un **DASPO sportivo** imposto a un tifoso per cinque anni, con divieto di accesso agli impianti di basket e obbligo di firma, a seguito dell'aggressione di un arbitro. Il tifoso ha contestato il provvedimento per vizi procedurali (notifica con fotocopia, mancato deposito nei termini) e per l'insussistenza della sua pericolosità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che la notifica di una fotocopia senza attestazione non invalida l'atto se l'originale è regolare. Ha anche affermato che la convalida è valida anche se i termini difensivi non sono stati rispettati formalmente, purché il diritto di difesa sia stato esercitato. La Cassazione ha confermato la pericolosità del soggetto, ritenendo la motivazione del giudice della convalida logica e sufficiente.
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Misure Cautelari: Tribunale Revoca Libertà, Cassazione Conferma
Il Tribunale di Ancona ha applicato una misura cautelare in carcere a un individuo, accusato di un reato legato al traffico di stupefacenti. Questa decisione ha ribaltato il precedente rifiuto del Giudice per le indagini preliminari, che aveva ritenuto non attuali le esigenze di pericolosità sociale nonostante i gravi indizi. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione della sua pericolosità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le argomentazioni troppo generiche e non specifiche rispetto alle motivazioni del Tribunale che aveva giustificato la continuità della pericolosità sociale. L'individuo dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Pericolosità sociale: Cassazione conferma sorveglianza speciale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'applicazione di una misura di prevenzione personale, la sorveglianza speciale di P.S. I giudici di merito avevano ritenuto sussistente la `pericolosità sociale` dell'individuo, basandosi su condanne per reati di spaccio di stupefacenti e furto, oltre a procedimenti penali pendenti e un tenore di vita sospetto. Il ricorrente contestava l'assenza di un accertamento rigoroso sull'abitualità delle condotte e sulla provenienza illecita dei redditi. La Cassazione ha confermato la correttezza della valutazione dei giudici precedenti, ritenendo la motivazione sufficiente e non meramente apparente.
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Espulsione dello Straniero: Famiglia vs. Pericolosità Sociale Persistente
Un cittadino straniero, già oggetto di un'ordinanza di **espulsione dello straniero** per reati di narcotraffico e ritenuto socialmente pericoloso, è rientrato illegalmente in Italia dopo essere stato espulso. Ha formato una famiglia e ha cercato lavoro, ma è stato nuovamente segnalato per condotte illecite e frequentazioni con pregiudicati. Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la misura di sicurezza dell'espulsione, ritenendo la sua pericolosità sociale persistente e prevalente sugli interessi familiari. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il rientro illegale e le nuove condotte dimostrano una determinazione criminale che giustifica l'allontanamento per tutelare la sicurezza pubblica.
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Permesso premio negato: bilancio tra rieducazione e sicurezza sociale
Un detenuto, condannato per reati di droga e armi, ha chiesto un permesso premio per visitare la famiglia. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato il beneficio, evidenziando la sua mancanza di revisione critica sui reati commessi, la sua pericolosità sociale e la gravità dei fatti recenti. Nonostante un periodo di buona condotta e attività lavorativa in carcere, il Tribunale ha ritenuto insufficiente il tempo di osservazione per valutare un'effettiva presa di distanza dalle scelte antisociali. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del detenuto e ribadendo la necessità di una valutazione rigorosa per il permesso premio.
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Espulsione dello straniero e patteggiamento senza valutazione
Un cittadino straniero ha concordato una pena per spaccio di sostanze stupefacenti tramite patteggiamento. Il giudice ha applicato la pena richiesta, ma ha tralasciato di valutare l'eventuale espulsione dello straniero dal territorio nazionale. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione per lamentare la mancata verifica della pericolosità sociale del condannato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha annullato la sentenza limitatamente a questo punto. Il giudice di merito dovrà ora svolgere un accertamento specifico per verificare se sussista la concreta pericolosità sociale e stabilire l'applicazione della misura dell'espulsione dello straniero a pena espiata.
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Confisca di Prevenzione: Villa-Bunker al Clan, Ricorsi Respinti
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di una villa, già disposta nei confronti di un individuo ritenuto socialmente pericoloso e affiliato a un clan criminale. La villa, utilizzata come "bunker" durante la sua latitanza, era formalmente intestata ai suoi familiari. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'individuo, poiché contestava l'intestazione formale ai terzi senza dimostrare un proprio interesse. I ricorsi dei familiari, che sostenevano la provenienza lecita dei fondi per la costruzione, sono stati rigettati. La Corte ha ritenuto che l'immobile fosse di fatto nella disponibilità dell'affiliato, con risorse illecite.
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Misura di Sicurezza: Cassazione impone la Conversione dell’Impugnazione
Un Lavoratore, condannato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, aveva ricevuto una misura di sicurezza provvisoria di ricovero in una r.e.m.s. (struttura sanitaria per persone con problemi psichici). Successivamente, questa misura era stata sostituita con la custodia in carcere. Il Lavoratore ha impugnato questa decisione con un ricorso di riesame. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per la sostituzione della misura di sicurezza con la custodia in carcere, il mezzo corretto di impugnazione era l'appello, non il riesame. Ha quindi annullato l'ordinanza impugnata e disposto la conversione dell'impugnazione, ordinando la trasmissione degli atti al Tribunale competente per l'appello.
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Espulsione dello Straniero: Discrezionalità Giudiziale vs. Obbligo Legale
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso del Procuratore Generale contro una sentenza che non aveva disposto l'espulsione dello straniero per due imputati condannati per ricettazione e furto. Il Procuratore Generale sosteneva l'obbligatorietà di tale misura e la mancata valutazione della pericolosità sociale. La Cassazione ha chiarito che l'espulsione dello straniero, ai sensi dell'Art. 235 c.p., è una misura di sicurezza facoltativa, non obbligatoria. Se il giudice non la applica, si presume una valutazione implicita di assenza di pericolosità sociale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la decisione originaria di non applicare l'espulsione.
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Espulsione dello Straniero: La Cassazione frena l’automatismo
Un individuo ricevette una condanna per furto di energia elettrica e detenzione di stupefacenti tramite patteggiamento. Sia l'Imputato che la Procura Generale proposero ricorso. L'Imputato lamentava vizi di motivazione, mentre la Procura chiedeva l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero, ritenuta obbligatoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, ribadendo i limiti di impugnazione del patteggiamento. Ha rigettato il ricorso della Procura, chiarendo che l'applicazione dell'espulsione dello straniero non è automatica, ma richiede una valutazione concreta della pericolosità sociale, non desumibile solo dalla recidiva.
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Recidiva e precedenti penali: stop agli aumenti automatici
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell'applicazione della recidiva nei confronti di un imputato condannato per detenzione di modica quantità di sostanze stupefacenti. I giudici di merito avevano confermato l'aggravante della recidiva basandosi unicamente sulla presenza di un precedente penale specifico recente e sulla gravità oggettiva del nuovo fatto. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che la presenza di precedenti penali non comporta un automatismo sanzionatorio. Il giudice deve infatti verificare in concreto se la nuova condotta riveli un effettivo incremento della pericolosità sociale e una reale inclinazione a delinquere. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Detenzione Domiciliare: Divieto di Contatto con Movimenti Sociali Confermato
Un Lavoratore ha ottenuto la "detenzione domiciliare" (arresti domiciliari), ma con una "prescrizione" (condizione) specifica: il divieto di avere contatti con membri dei movimenti NO TAV e Askatasuna. Il Lavoratore ha contestato questa condizione, ritenendola generica e illogica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la validità della prescrizione, giustificandola con la "pericolosità sociale" (rischio di commettere nuovi reati) del Lavoratore, evidenziata da precedenti reati violenti legati a tali movimenti. La Corte ha stabilito che la condizione mira a prevenire la "recidiva" (reiterazione di reati), non a limitare la libertà di pensiero.
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Permesso Premio Negato a Detenuto 41-bis: Pericolosità e Legami Mafia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto sottoposto al regime del 41-bis, che aveva chiesto un permesso premio. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato il beneficio a causa della persistente pericolosità sociale del detenuto e del pericolo di fuga, evidenziando i suoi collegamenti con la criminalità organizzata e un precedente tentato omicidio in carcere. La Suprema Corte ha confermato che per i detenuti 41-bis, la concessione del permesso premio richiede la prova rigorosa dell'assenza di collegamenti attuali con la mafia e di pericolosità. Ha inoltre chiarito che il permesso premio implica l'uscita dal carcere, non la fruizione all'interno dell'istituto.
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Pericolosità sociale: Cassazione conferma la misura di sicurezza
Un soggetto, già dichiarato delinquente abituale e socialmente pericoloso, aveva ricevuto una misura di sorveglianza in una casa di lavoro. Il Tribunale di sorveglianza aveva respinto il suo appello contro tale misura. Il soggetto ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza dei presupposti per la misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la pericolosità sociale è una qualità del soggetto che indica l'alta probabilità di commettere nuovi reati. La valutazione della pericolosità sociale era stata corretta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Misure di Prevenzione: Inammissibilità Ricorso e Pericolosità Sociale
Un Individuo, sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la motivazione apparente sulla sua pericolosità sociale. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Ha ribadito che, per le misure di prevenzione, il ricorso è ammesso solo per violazione di legge, non per illogicità della motivazione. La Cassazione ha chiarito che la sottovalutazione di argomenti difensivi, se già considerati dal giudice di appello, non rende la motivazione apparente. L'Individuo è stato condannato alle spese processuali per l'inammissibilità ricorso misure di prevenzione.
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