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Pericolo Di Reiterazione Del Reato

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216 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Pericolo di reiterazione del reato: carcere anche dopo 15 anni
Un uomo, ritenuto esponente di spicco di un clan mafioso, è stato sottoposto alla custodia in carcere perché accusato di aver commissionato un omicidio nel 2006. La difesa ha impugnato la misura cautelare, sostenendo che il lungo tempo trascorso dal fatto escludesse l'attualità delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il tempo trascorso non cancella automaticamente il pericolo di reiterazione del reato. L'attualità del rischio non coincide con l'imminenza di un nuovo delitto, ma va desunta dalla gravità del fatto, dalle modalità della condotta e dal contesto criminale in cui il soggetto opera. Di conseguenza, la custodia in carcere è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Pericolo di reiterazione del reato e arresti: il tempo non salva
Il Tribunale di Genova disponeva gli arresti domiciliari per due indagati accusati di spaccio di stupefacenti. I difensori impugnavano il provvedimento, sostenendo che il decorso di quattro mesi dall'ultimo fatto escludesse l'attualità delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato non richiede l'imminenza di un nuovo illecito, ma una valutazione complessiva della personalità del soggetto e della continuità del rischio nel tempo. Nel caso specifico, la professionalità della condotta, i contatti frequenti con i clienti e i precedenti penali specifici giustificano pienamente la misura cautelare applicata, nonostante il tempo trascorso dai fatti.
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Pericolo di reiterazione del reato: carcere anche se già detenuto
Durante una violenta rivolta carceraria scoppiata nel 2020 a causa delle restrizioni per la pandemia, Il Detenuto partecipava attivamente al sequestro di un agente e alla devastazione della struttura. Il Tribunale del Riesame disponeva la custodia in carcere, ritenendo sussistente il pericolo di reiterazione del reato. Il Detenuto proponeva ricorso in Cassazione, contestando l'ammissibilità dell'appello del Pubblico Ministero e l'attualità delle esigenze cautelari, sostenendo che la rivolta fosse un evento eccezionale e irripetibile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la gravità dei fatti, la personalità violenta del soggetto e i suoi precedenti penali giustificano la misura cautelare. L'emergenza sanitaria non scusa la violenza, e il pericolo di reiterazione del reato rimane concreto anche se il soggetto è già detenuto per altra causa.
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Rivolta Covid e pericolo di reiterazione del reato: sì al carcere
Durante le proteste per la pandemia da Covid-19 nel marzo 2020, un detenuto partecipava attivamente a una violenta rivolta carceraria, commettendo devastazioni, resistendo agli agenti ed evadendo. Il Tribunale del Riesame disponeva la custodia in carcere, ravvisando il concreto pericolo di reiterazione del reato. Il detenuto ricorreva in Cassazione, sostenendo che la rivolta fosse un evento eccezionale e irripetibile legato all'emergenza sanitaria e che l'appello del Pubblico Ministero fosse generico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'eccezionalità del contesto non cancella la pericolosità del soggetto, evidenziata dalla gravità delle condotte e dai numerosi precedenti penali. Di conseguenza, la misura cautelare in carcere è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Pericolo di reiterazione del reato: dimissioni non sufficienti
Un funzionario di una società pubblica, accusato di corruzione per aver favorito un'impresa privata in cambio di denaro, si dimette dall'incarico. Nonostante le dimissioni, il Tribunale conferma la misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del funzionario, stabilendo che la cessazione del rapporto di lavoro non esclude il pericolo di reiterazione del reato. L'indagato, infatti, conserva una fitta rete di contatti collusivi e una profonda conoscenza del settore degli appalti pubblici, elementi che gli consentono di agire ancora come intermediario facilitatore per condotte illecite altrui.
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Pericolo di reiterazione del reato: nullo se il complice va via
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un Sindaco accusato di abuso d'ufficio e falso ideologico per aver favorito la nomina di un revisore dei conti. Il Tribunale del Riesame aveva ripristinato la misura cautelare del divieto di dimora, nonostante le dimissioni del revisore e il pensionamento di un dipendente comunale complice avessero spezzato il legame criminoso. La Suprema Corte ha stabilito che il pericolo di reiterazione del reato deve essere concreto e attuale, fondato su elementi reali e non su semplici congetture, specie dopo il decorso di due anni dai fatti. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Rivolta contro buona condotta: pericolo di reiterazione del reato
Durante la pandemia da Covid-19, scoppiava una violenta rivolta nel carcere di Foggia. Il Detenuto partecipava attivamente devastando i locali. Il Tribunale del Riesame applicava la custodia in carcere, ravvisando il pericolo di reiterazione del reato. Il Detenuto ricorreva in Cassazione, sostenendo che l'eccezionalità del contesto pandemico escludesse tale rischio e valorizzando la sua successiva buona condotta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato non richiede la ripetizione dello stesso identico fatto, ma si riferisce a reati della stessa specie, caratterizzati da violenza indiscriminata. La buona condotta successiva non cancella la gravità dei precedenti e dei rilievi disciplinari accumulati.
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Covid e Rivolta: il Pericolo di Reiterazione del Reato
Durante la pandemia, un detenuto partecipa attivamente a una violenta rivolta in carcere, sequestrando agenti e devastando la struttura. Il Tribunale dispone la custodia in carcere per il concreto pericolo di reiterazione del reato, evidenziando la sua personalità aggressiva e i numerosi precedenti penali. Il detenuto fa ricorso sostenendo che la rivolta fosse un evento unico legato al panico da Covid-19. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La Suprema Corte conferma che l'emergenza sanitaria non giustifica la violenza né esclude la pericolosità del soggetto. Il pericolo di reiterazione del reato è concreto e attuale, data l'incapacità di autocontrollo dell'uomo e la sua refrattarietà alle regole. Di conseguenza, il detenuto resta in carcere e viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Pericolo di reiterazione del reato: carcere anche dopo tre anni
Durante le proteste per il Covid-19 in un istituto penitenziario, Il Detenuto partecipava attivamente a una rivolta, distruggendo il cancello carraio ed evadendo. Il Tribunale del riesame disponeva la custodia in carcere, decisione impugnata dalla difesa che lamentava l'assenza di un reale pericolo a distanza di tre anni dai fatti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della misura. I giudici hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato non richiede l'imminenza di una nuova occasione per delinquere, ma si desume dalla gravità della condotta e dalla personalità violenta del soggetto, evidenziata dai precedenti penali. La pandemia ha rappresentato solo un pretesto per manifestare una spiccata capacità a delinquere, rendendo la carcerazione l'unica misura idonea.
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Truffa e appalti: cade il pericolo di reiterazione del reato
Un imprenditore, accusato di truffa e falso per lavori pubblici mai eseguiti e false attestazioni SOA, impugna la misura interdittiva del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso, concentrandosi sul pericolo di reiterazione del reato. I giudici chiariscono che, sebbene le attestazioni SOA e i verbali di fine lavori abbiano valore di atto pubblico, il tribunale non ha motivato adeguatamente l'attualità delle esigenze cautelari. Essendo trascorsi oltre due anni dai fatti, il mero contatto con la pubblica amministrazione non giustifica automaticamente la misura. La sentenza viene annullata limitatamente a questo profilo, con rinvio per un nuovo esame.
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Resistenza e precedenti: il pericolo di reiterazione del reato
Un individuo, sottoposto agli arresti domiciliari per resistenza a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la motivazione della misura fosse debole. La Corte ha respinto il ricorso, giudicandolo inammissibile. I giudici hanno confermato che il pericolo di reiterazione del reato era stato valutato correttamente come concreto e attuale. Questa valutazione si basava non solo sull'episodio specifico, ma anche sulla personalità aggressiva dell'uomo, sui suoi precedenti per estorsione e resistenza e su un altro procedimento pendente per lesioni. La misura cautelare è stata quindi ritenuta adeguata e proporzionata.
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Pericolo di Reiterazione Reato: Arresti Domiciliari Insufficienti
La Corte di Cassazione ha giudicato inammissibile il ricorso di un indagato per spaccio di stupefacenti contro l'inasprimento della misura cautelare. Inizialmente agli arresti domiciliari, l'uomo si è visto applicare una misura più severa a causa di un elevato e attuale pericolo di reiterazione del reato. La decisione si fonda su elementi concreti: la professionalità dimostrata nell'attività di spaccio, il ruolo di coordinatore in un gruppo criminale, l'assenza di fonti di reddito lecite e una precedente violazione di un'altra misura cautelare. Secondo i giudici, questi fattori dimostrano una forte inclinazione a delinquere, rendendo inadeguata una misura meno restrittiva degli arresti domiciliari per prevenire la commissione di nuovi crimini.
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Pericolo di reiterazione del reato: carcere confermato a giovane
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un indagato accusato di furti e lesioni. La difesa sosteneva che i giudici avessero valutato male le prove. La Corte ha invece stabilito che il concreto e attuale **pericolo di reiterazione del reato** era evidente. Questo pericolo derivava dalle modalità organizzate dei crimini, dai numerosi precedenti penali e dalla facilità con cui l'indagato si spostava per delinquere. Secondo i giudici, nemmeno il tempo trascorso o la giovane età erano sufficienti a diminuire tale rischio, rendendo il carcere l'unica misura adeguata a proteggere la collettività.
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Pericolo di reiterazione del reato: arresti anche dopo tempo
Un indagato per reati tributari e riciclaggio non era stato sottoposto a misure cautelari perché il giudice non riteneva attuale il rischio di recidiva. La Cassazione ha invece confermato gli arresti domiciliari disposti in appello. La Corte ha stabilito che il pericolo di reiterazione del reato può essere attuale anche se è trascorso del tempo, basandosi sulla professionalità criminale e sulla biografia dell'indagato. La sistematicità dell'attività illecita e la mancanza di un lavoro lecito sono stati considerati elementi sufficienti a dimostrare un rischio concreto, giustificando la misura restrittiva.
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Cumulo Misure Cautelari: Arresto Annullato, Resta il Divieto
Un imprenditore, accusato di corruzione per aver tentato di pilotare un appalto ospedaliero, era stato sottoposto sia agli arresti domiciliari sia al divieto di esercitare attività d'impresa. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, ritenendo il cumulo di misure cautelari sproporzionato e ingiustificato. Secondo i giudici, il pericolo di reiterazione del reato non era stato provato in modo concreto e attuale, soprattutto dopo le dimissioni dell'imprenditore da ogni carica. La Corte ha stabilito che la misura interdittiva da sola poteva essere sufficiente, annullando quindi gli arresti domiciliari e ordinando una nuova valutazione sul divieto di impresa.
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Pericolo di reiterazione del reato: armi e droga, resta ai domiciliari
La Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per un giovane, respingendo il suo ricorso. Durante una perquisizione, le autorità hanno trovato quasi 5 kg di hashish, cocaina, marijuana, armi clandestine modificate e munizioni. I giudici hanno stabilito che, nonostante la giovane età, l'enorme quantità di materiale e l'organizzazione dell'attività illecita dimostrano un elevato e attuale pericolo di reiterazione del reato. La Corte ha ritenuto che la pericolosità sociale dell'indagato fosse tale da rendere la misura degli arresti domiciliari proporzionata e necessaria, rendendo il ricorso inammissibile.
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Corruzione: no arresti se il pericolo di reiterazione non è attuale
Un professionista, accusato di corruzione verso pubblici funzionari per favorire i suoi clienti, era stato messo agli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha annullato la misura, stabilendo un principio fondamentale: il pericolo di reiterazione del reato non può essere presunto solo perché l'indagato continua a svolgere la sua professione. Dato che i fatti erano risalenti a diversi anni prima, mancava la prova di un rischio 'concreto e attuale'. La Corte ha quindi ordinato una nuova valutazione, sottolineando che le misure cautelari non possono basarsi su supposizioni astratte ma richiedono prove solide e recenti sulla pericolosità sociale dell'individuo.
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Fuga con droga: no domiciliari, sì alla custodia cautelare
Un uomo viene fermato dopo una fuga in auto durante la quale si disfa di oltre 500 grammi di cocaina e distrugge il cellulare. Il Tribunale applica la custodia cautelare in carcere, decisione contestata dall'indagato che la ritiene eccessiva e basata solo su vecchi precedenti. La Corte di Cassazione conferma la misura, stabilendo che la valutazione del pericolo non può basarsi solo sui precedenti, ma deve considerare la condotta concreta. La fuga, la distruzione delle prove e l'ingente quantitativo di droga giustificano la custodia cautelare in carcere come unica misura idonea a prevenire la reiterazione del reato, escludendo alternative come gli arresti domiciliari.
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Pericolo di reiterazione reato: incensurato ma resta in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un individuo indagato per detenzione di un ingente quantitativo di stupefacenti. La difesa aveva richiesto gli arresti domiciliari, ma i giudici hanno respinto la richiesta. La decisione si fonda sull'elevato pericolo di reiterazione del reato. Questo rischio non è stato valutato sulla sola gravità del crimine, ma sulle modalità concrete dell'azione: una trasferta pianificata e la grande quantità di droga indicavano una 'professionalità criminale' e legami stabili con il mondo del narcotraffico. Di conseguenza, il carcere è stato ritenuto l'unica misura idonea a prevenire la commissione di nuovi reati.
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Custodia cautelare in carcere: professionalità batte incensurato
Un uomo, indagato per detenzione di un ingente quantitativo di droga, si è visto negare la sostituzione della prigione con gli arresti domiciliari. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la custodia cautelare in carcere era l'unica misura adeguata. Nonostante l'indagato fosse incensurato, la Corte ha ritenuto prevalente il pericolo di reiterazione del reato. Tale rischio è stato desunto dalla 'professionalità' criminale dimostrata, evidenziata dalla quantità di droga e dalla pianificazione dell'attività illecita, elementi che rendevano gli arresti domiciliari una misura insufficiente a contenerne la pericolosità sociale.
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