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Pericolo Di Reiterazione Del Reato

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216 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rivolta in carcere e pericolo di reiterazione del reato
Durante le rivolte carcerarie del marzo 2020, un detenuto ha guidato un gruppo di settanta persone devastando la portineria del carcere di Foggia ed evadendo. Il Tribunale della Libertà ha disposto la custodia cautelare in carcere per il concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato. Il detenuto ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la pandemia fosse un contesto eccezionale e irripetibile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che il pericolo di reiterazione del reato prescinde dall'imminenza di una specifica occasione. La gravità della condotta, l'organizzazione della rivolta e i precedenti penali del soggetto dimostrano una spiccata pericolosità sociale. Il detenuto resta quindi in carcere e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Pericolo di reiterazione del reato: l’arma in casa e il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Indagato contro la custodia in carcere per possesso di una pistola carica con matricola abrasa. La difesa contestava la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato, sostenendo che mancassero occasioni prossime di commettere nuovi illeciti. La Suprema Corte ha chiarito che il pericolo di reiterazione del reato deve essere concreto e attuale, ma tale giudizio si basa sulla gravità del fatto e sulla personalità del soggetto, non sulla presenza di futuri stimoli esterni imprevedibili. Avendo trovato l'arma in casa, anche la richiesta di arresti domiciliari è stata respinta. L'Indagato perde il ricorso e viene condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Incensurata ma in cella: il pericolo di reiterazione del reato
Una donna, accusando la vittima di aver diffuso voci su sue relazioni extraconiugali, faceva irruzione in un circolo insieme a un complice. Quest'ultimo sparava nove colpi di fucile contro l'uomo, che riusciva a salvarsi. La donna veniva sottoposta a custodia cautelare in carcere per tentato omicidio in concorso. La difesa impugnava la misura, sostenendo l'assenza del pericolo di reiterazione del reato poiché il complice era già detenuto e lei era incensurata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'incensuratezza non esclude automaticamente la pericolosità sociale se la condotta è violenta e impulsiva. Inoltre, la detenzione del complice non elimina il rischio che l'indagata commetta altri reati.
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Divisa e reati: il pericolo di reiterazione del reato rimane
Un Carabiniere è stato sottoposto alla misura degli arresti domiciliari con l'accusa di essersi introdotto nelle case di alcuni spacciatori per rubare droga e denaro, abusando della sua divisa. L'indagato ha fatto ricorso in Cassazione contestando la competenza del giudice di Napoli, l'attendibilità dei testimoni e l'attualità del pericolo di reiterazione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la misura cautelare, stabilendo che il passaggio di tre anni dai fatti non cancella il pericolo di reiterazione del reato, soprattutto se emerge una spregiudicata condotta abituale e manca qualsiasi segno di ravvedimento da parte del militare.
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Pericolo di reiterazione del reato: nullo l’obbligo in pensione
Un ex Comandante di un ufficio marittimo locale, accusato di corruzione e rivelazione di segreti d'ufficio per fatti risalenti al 2018, ha impugnato l'applicazione della misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. La difesa ha evidenziato che l'indagato era ormai in pensione da due anni e che erano trascorsi quattro anni e mezzo dai fatti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando senza rinvio la misura. I giudici hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato deve essere attuale e concreto, e non può basarsi su semplici congetture o sul vecchio ruolo ricoperto, specialmente se è passato molto tempo e il soggetto non esercita più funzioni pubbliche.
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Pericolo di reiterazione del reato: arresti per il farmacista
Il Tribunale del Riesame ha confermato gli arresti domiciliari per un farmacista accusato di associazione per delinquere e truffa aggravata ai danni del Servizio Sanitario Nazionale. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la gravità degli indizi e l'adeguatezza della misura cautelare. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il pericolo di reiterazione del reato era concreto e attuale, desumibile dalla professionalità e dalla reiterazione delle condotte illecite. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Pericolo di reiterazione del reato: quando il tempo cancella la misura
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l'ordinanza che applicava l'obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di un indagato per trasferimento illecito di denaro tramite il sistema hawala. Il Tribunale del Riesame aveva giustificato le misure cautelari ritenendo sussistente il pericolo di reiterazione del reato. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della difesa, evidenziando che la condotta contestata risaliva a quattro anni prima e che tutti gli strumenti operativi erano stati sequestrati. I giudici di legittimità hanno ribadito che il pericolo di recidiva non può essere presunto o basato sulla sola gravità dei fatti passati, ma richiede una valutazione rigorosa sull'attualità e concretezza del rischio al momento della decisione.
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Pericolo di reiterazione del reato: carcere per truffe ad anziani
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo sottoposto a custodia cautelare in carcere per rapina impropria ai danni di un'anziana ultranovantenne. L'indagato aveva raggirato la vittima inventando un falso incidente stradale causato dal figlio per farsi consegnare del denaro. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi e l'attualit del pericolo di reiterazione del reato, evidenziando il tempo trascorso dai fatti. I giudici hanno chiarito che l'et avanzata della vittima conferma la spregiudicatezza dell'autore, mentre il pericolo di reiterazione del reato non coincide con l'imminenza di un nuovo reato, ma indica la continuit della pericolosit del soggetto, desumibile dai numerosi precedenti penali e dalla totale assenza di ravvedimento. L'indagato perde il ricorso e viene condannato alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Pericolo di reiterazione del reato: in cella col cellulare
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di coltivazione illecita di stupefacenti. L'indagato ha proposto ricorso lamentando l'assenza del pericolo di reiterazione del reato e contestando la valutazione della sua condotta in carcere, dove era stato trovato in possesso di un telefono cellulare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che il pericolo di reiterazione del reato non richiede l'imminenza di un nuovo reato, ma la continuità temporale del rischio. Il possesso del telefono in cella dimostra la volontà di mantenere contatti con la criminalità organizzata e rende inadeguati gli arresti domiciliari. Il ricorrente resta in carcere.
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Pericolo di reiterazione del reato: il tempo non evita la misura
Il Tribunale del riesame confermava la custodia in carcere per l'Indagato, accusato di detenzione di ingenti quantità di cocaina e marijuana a fini di spaccio. L'Indagato proponeva ricorso in Cassazione, lamentando l'assenza del requisito dell'attualità circa il pericolo di reiterazione del reato, evidenziando il tempo trascorso tra i fatti e l'applicazione della misura, successivamente sostituita con l'obbligo di dimora. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato non coincide con l'imminenza del nuovo reato, bensì con la continuità temporale del rischio, desumibile dalla gravità della condotta sistematica di spaccio e dalla personalità non incensurata del soggetto. L'Indagato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sospensione dei professionisti: manca il pericolo di reiterazione
Quattro professionisti, tra commercialisti e avvocati, subiscono la sospensione dall'esercizio della professione per dodici mesi. L'accusa è di aver redatto false attestazioni e agevolato il fallimento di alcune società clienti attraverso operazioni societarie fittizie. I professionisti ricorrono in Cassazione contestando la sussistenza delle esigenze cautelari. La Suprema Corte accoglie parzialmente il ricorso. Sebbene il pericolo concreto sia evidente per via del complesso schema illecito utilizzato, manca la prova dell'attualità del rischio. I fatti contestati risalgono infatti al 2018 e il semplice esercizio della professione non basta a dimostrare un reale pericolo di reiterazione del reato. La Cassazione annulla quindi il provvedimento di sospensione, rinviando al Tribunale per una nuova valutazione.
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Agguato e pericolo di reiterazione del reato: arresti confermati
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari per un giovane accusato di tentato omicidio e porto abusivo d'arma. L'indagato aveva teso un agguato alla vittima, sparando cinque colpi di pistola contro la sua auto. La difesa contestava la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato, evidenziando il decorso di sei mesi senza ulteriori episodi violenti, e l'inutilizzabilità delle dichiarazioni della madre dell'indagato, sentita senza avviso della facoltà di astenersi. I giudici hanno stabilito che l'inutilizzabilità di una singola prova non invalida il provvedimento se gli altri indizi sono schiaccianti. Inoltre, il pericolo di reiterazione del reato rimane concreto e attuale a causa della gravità dell'agguato pianificato e dell'uso di armi da fuoco, indipendentemente dal tempo trascorso.
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Pericolo di reiterazione del reato: spari ai vicini e carcere
Un uomo, arrestato in flagrante per detenzione illegale di arma clandestina dopo aver sparato alcuni colpi per futili motivi di vicinato, ha impugnato la misura della custodia cautelare in carcere. La difesa ha richiesto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, sostenendo l'assenza di precedenti specifici e la collaborazione dell'indagato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la gravità della condotta e il collegamento con il mercato nero delle armi, elementi che giustificano il concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato. La decisione ribadisce che il giudizio di inidoneità degli arresti domiciliari esclude implicitamente l'efficacia del braccialetto elettronico, rendendo il carcere l'unica misura adeguata.
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Incensurati ma in cella: il pericolo di reiterazione del reato
Due soggetti, accusati di tentata rapina aggravata in concorso, hanno impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva l'assenza del pericolo di reiterazione del reato, evidenziando che i due fossero incensurati e che mancasse l'imminenza di nuove occasioni delittuose. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura carceraria. I giudici hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato non richiede l'imminenza di un'occasione specifica. È sufficiente una valutazione prognostica basata sulle modalità concrete del fatto. Nel caso specifico, la pianificazione del colpo in una zona lontana dalla propria dimora e la mancanza di redditi leciti dimostrano una spiccata attitudine a vivere di reati predatori, giustificando la massima misura cautelare.
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Pericolo di reiterazione del reato: carcere anziché domiciliari
Due indagati, arrestati per la detenzione di oltre 800 grammi di eroina e strumenti di confezionamento, hanno impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa chiedeva la sostituzione con gli arresti domiciliari, sostenendo l'assenza di un concreto pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del carcere. I giudici hanno evidenziato che il quantitativo di droga, il possesso di ingenti somme di denaro e i precedenti penali dimostrano uno stabile inserimento in contesti criminali. Di conseguenza, sussiste un reale pericolo di reiterazione del reato, rendendo gli arresti domiciliari del tutto inadeguati a contenere la pericolosità dei soggetti, i quali non offrono garanzie di spontaneo rispetto delle prescrizioni.
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Pericolo di reiterazione del reato: carcere annullato dopo 3 anni
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia in carcere per un uomo accusato di usura ed estorsione. La difesa ricorreva in Cassazione lamentando l'assenza di un reale pericolo di reiterazione del reato, evidenziando tre anni di condotta regolare, definito tempo silente, e l'uso di elementi astratti per giustificare la misura. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il pericolo di reiterazione del reato deve essere concreto e attuale. I giudici non possono basarsi sulla sola gravità del reato o su condotte vecchie di anni senza motivare la loro persistenza. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
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Pericolo di reiterazione del reato: dimissioni e sospensione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un medico pubblico accusato di corruzione e truffa, sospeso dall'attività professionale per dodici mesi. Il professionista si era dimesso dall'impiego pubblico prima della decisione, sostenendo l'assenza di un reale pericolo di reiterazione del reato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del medico, stabilendo che le dimissioni non escludono automaticamente la misura cautelare, ma impongono al giudice di motivare in modo rigoroso, concreto e attuale la persistenza del rischio. Non bastano formule generiche o riferimenti alla gravità dei fatti passati. L'ordinanza di sospensione è stata quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Pericolo di reiterazione del reato: broker in cella con milioni
Un intermediario nel settore dei carburanti è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e autoriciclaggio. L'indagato gestiva un complesso sistema di triangolazione fiscale tramite società cartiere per vendere carburante a prezzi stracciati, evadendo l'IVA. La difesa ha impugnato l'ordinanza contestando la gravità degli indizi e l'attualità delle esigenze cautelari, evidenziando il sequestro dell'azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la misura detentiva. I giudici hanno evidenziato che il pericolo di reiterazione del reato rimane concreto e attuale, data la straordinaria capacità organizzativa dell'indagato, il rinvenimento di oltre due milioni di euro in contanti nascosti in valigie e la disponibilità di numerosi telefoni cellulari, elementi che dimostrano una perdurante operatività criminale.
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Pericolo di reiterazione del reato: risarcire non evita la cella
Un uomo, accusato di tentato omicidio aggravato per aver sparato contro un rivale in un regolamento di conti legato allo spaccio, ha chiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. L'imputato ha valorizzato il risarcimento del danno, la confessione e il tempo trascorso dall'arresto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il carcere. I giudici hanno chiarito che il risarcimento e il decorso del tempo non eliminano automaticamente il pericolo di reiterazione del reato. La gravità dell'agguato diurno e la personalità incline alla violenza dimostrano la persistenza delle esigenze cautelari, rendendo la misura carceraria proporzionata e necessaria.
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Pericolo di reiterazione del reato: arresti anche con poca droga
Il Tribunale di Messina confermava la misura degli arresti domiciliari per un indagato accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione, sostenendo che il possesso di una modesta quantità di droga non dimostrasse la sua appartenenza al sodalizio criminale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la legittimità della misura cautelare. I giudici hanno evidenziato che il pericolo di reiterazione del reato è concreto e attuale, desumibile dalla professionalità delinquenziale del soggetto, dal suo tentativo di fuga e dal suo inserimento stabile nel mercato del narcotraffico. Di conseguenza, l'indagato perde il ricorso, resta agli arresti domiciliari e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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