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Perdita Su Crediti

22 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Componente negativo di reddito derivante dalla definitiva inesigibilità di un credito. Per essere deducibile, deve risultare da elementi certi e precisi, come previsto dall'art. 101, comma 5, del TUIR.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Svalutazione dei crediti: deduzione valida anche con valore a zero
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un istituto di credito la deduzione fiscale relativa a una svalutazione integrale al cento per cento di posizioni creditizie. Secondo l'ente impositore, portare il valore a zero configurava una perdita su crediti mascherata, priva della prova di elementi certi e precisi di inesigibilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando la legittimità dell'operazione. I giudici hanno chiarito che la svalutazione dei crediti risponde a un criterio prudenziale su un'inesigibilità solo probabile e provvisoria, senza cancellare il diritto al recupero coattivo.
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Deducibilità dei costi aziendali tra liti e regole fiscali
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di persone e ai suoi soci maggiori ricavi e costi non riconosciuti per due annualità fiscali. La società e due soci hanno aderito alla definizione agevolata della lite pendente, estinguendo il relativo contenzioso. Il terzo socio non ha presentato la domanda, proseguendo la causa. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sanatoria della società non avvantaggia il socio rimasto inerte. Esaminando il ricorso individuale, i giudici hanno chiarito i presupposti per la deducibilità dei costi aziendali: il principio di inerenza richiede una correlazione qualitativa con l'attività generale dell'impresa e non con singoli specifici ricavi. Inoltre, le perdite su crediti verso aziende fallite sono deducibili sin dall'apertura del fallimento. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del socio e cassato la decisione d'appello con rinvio.
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Deduzione perdite su crediti: rigore fiscale contro prudenza
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'azienda la deduzione di alcune perdite su crediti e la detrazione di costi per un appalto riqualificato come somministrazione illecita di manodopera. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che la deduzione perdite su crediti richiede elementi certi e precisi di irrecuperabilità e rispetta il principio di competenza temporale, non potendo essere giustificata dal solo criterio civilistico della prudenza. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che, per accertare l'illecito utilizzo di manodopera, il giudice di merito deve valutare globalmente tutti gli indizi raccolti dall'ufficio, senza analizzarli in modo isolato o pretendere prove dirette impossibili. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Deduzione perdite su crediti: perché la truffa non dà sconti
L'Azienda ha richiesto il rimborso delle imposte Ires e Irap versate in eccedenza, sostenendo di aver subito una perdita su crediti a causa di una truffa subita per una fornitura mai avvenuta. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso, contestando la mancanza dei requisiti di certezza e precisione per la deduzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, stabilendo che la deduzione perdite su crediti richiede prove rigorose. Non basta un precedente accordo con il fisco per un altro anno d'imposta: il contribuente deve dimostrare gli elementi certi e precisi che giustificano l'irrecuperabilità del credito. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria per un nuovo esame.
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Recesso associato: costo non deducibile se manca la prova
La Corte di Cassazione nega la deducibilità del costo sostenuto da uno studio associato per liquidare un professionista uscente. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato la natura della spesa, considerandola un'anticipazione di utili non deducibile. Lo studio non è riuscito a fornire la prova rigorosa che si trattasse di una perdita su crediti, come invece sosteneva. La sentenza stabilisce un principio chiaro: in assenza di elementi certi e precisi che giustifichino la spesa, la deducibilità del costo per il recesso dell'associato deve essere esclusa. Vince quindi l'Agenzia delle Entrate.
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Deducibilità Perdite su Crediti: Azienda Vince contro il Fisco
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della deducibilità perdite su crediti operata da un'azienda nell'anno in cui ha avuto prova certa dell'impossibilità di recupero, anche senza una formale dichiarazione di fallimento del debitore. Il caso riguardava crediti verso un consorzio pubblico in liquidazione e una società la cui proposta di concordato era stata respinta. L'Agenzia delle Entrate contestava la tempistica della deduzione, ritenendola prematura. La Corte ha invece stabilito che elementi oggettivi, come l'esito negativo di un arbitrato o l'inammissibilità di un concordato, sono sufficienti a dimostrare la perdita e a giustificarne la deduzione fiscale. L'azienda ha quindi vinto la causa.
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Perdite su crediti verso controllata: Fisco nega, Cassazione apre
L'Agenzia delle Entrate nega a una società la deducibilità di una perdita su un credito vantato verso un'altra azienda da essa stessa controllata al 98%. Secondo il Fisco, si tratterebbe di un 'finanziamento a se stessa' e non di una vera perdita. La Corte di Cassazione ribalta questa visione, stabilendo un principio chiave sulla deducibilità perdite su crediti infragruppo. I giudici chiariscono che il rapporto di controllo non annulla la distinta identità legale delle due società. Se la società creditrice fornisce prove concrete dell'esistenza del credito e della sua definitiva impossibilità di incasso, la perdita è deducibile. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando il caso a un nuovo giudice.
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Deducibilità costi fatture generiche: la Cassazione dice no
La Corte di Cassazione nega la deducibilità costi fatture generiche a un'azienda. Il Fisco aveva contestato fatture che descrivevano i lavori con un semplice riferimento a un contratto, senza specificare le prestazioni eseguite. I giudici hanno confermato che una fattura, per essere valida ai fini fiscali, deve indicare con precisione natura, qualità e quantità dei servizi. L'azienda non ha fornito documenti integrativi sufficienti a colmare tale genericità. La Corte ha inoltre confermato l'indeducibilità di una perdita su crediti, poiché la società non ha dimostrato le valide ragioni economiche della rinuncia al recupero del credito. L'Azienda ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese legali.
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Perdita su crediti: no alla deduzione se si scambia il certo per l’incerto
L'Agenzia delle Entrate contesta la deducibilità di una perdita su crediti a una società. L'operazione è considerata antieconomica perché l'azienda ha rinunciato a un credito IVA certo ed esigibile verso una sua controllata. In cambio, ha accettato un credito litigioso e di incerta riscossione che la controllata vantava verso un ente pubblico. Secondo il Fisco, questa scelta, priva di logica imprenditoriale, non giustifica la deduzione del costo. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha sospeso il giudizio in attesa della definizione di una procedura di sanatoria fiscale richiesta dalla società, rinviando la decisione finale sul merito della controversia.
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Deducibilità perdita su crediti: sì anche senza azioni legali
Una società si vede contestare dall'Amministrazione Finanziaria la deducibilità della perdita su crediti vantati verso due debitori. L'azienda aveva provato l'inesigibilità tramite assegni protestati, inattività e cessazione delle società debitrici, risultate prive di beni. Il Fisco riteneva invece necessarie le azioni esecutive. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda, stabilendo un principio fondamentale: per la deducibilità perdita su crediti non è indispensabile l'azione legale. La prova della perdita definitiva può essere fornita anche con altri 'elementi certi e precisi', come la comprovata insolvenza e irreperibilità del debitore. L'azienda ha quindi vinto la causa.
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Impugnazione cartella 36-bis: fattura non pagata, tasse dovute
Un imprenditore riceve una cartella di pagamento per tasse su fatture emesse ma mai incassate. Tenta l'impugnazione della cartella 36-bis per contestare l'esistenza stessa del reddito. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la cartella emessa a seguito di controllo automatizzato può essere contestata solo per vizi propri e non per questioni di merito. Il contribuente avrebbe dovuto, invece, dedurre la perdita sul credito inesigibile in una dichiarazione successiva. La Corte ha inoltre confermato le sanzioni, chiarendo che le difficoltà economiche non giustificano l'omesso versamento delle imposte.
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Rinuncia al credito del socio: non è perdita ma investimento
Una società madre rinuncia a un ingente credito verso la propria società figlia, interamente posseduta, e contabilizza l'operazione come una 'perdita su crediti' deducibile. L'Agenzia delle Entrate contesta questa interpretazione, riqualificando l'atto come un apporto di capitale non deducibile. La Corte di Cassazione dà ragione all'Ente impositore, stabilendo un principio fondamentale: la rinuncia al credito del socio verso la propria partecipata non è una perdita, ma un'operazione finalizzata a rafforzare il patrimonio della società figlia. Di conseguenza, l'importo rinunciato non può essere dedotto come costo, ma deve essere aggiunto al valore fiscale della partecipazione detenuta dal socio.
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Perdita su crediti: deducibilità in caso di fallimento
Un'impresa aveva dedotto una perdita su crediti nell'anno d'imposta 2013, a seguito del fallimento del debitore dichiarato nel 2012. L'Agenzia delle Entrate contestava la deduzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'impresa, stabilendo che la deducibilità della perdita su crediti è ammessa in una 'finestra temporale' che va dalla data della sentenza di fallimento fino al momento della cancellazione del credito dal bilancio secondo i principi contabili. Questo principio si applica anche ai periodi d'imposta anteriori al 2015.
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Deducibilità perdita su crediti: il nesso con l’attività
Un'azienda tessile concede una fideiussione milionaria a un'altra società, sostenendo fosse parte di una strategia commerciale. A seguito del fallimento della società garantita, l'azienda paga il debito e deduce la perdita. L'Agenzia delle Entrate nega la deducibilità, ritenendo l'operazione estranea all'oggetto sociale. La Cassazione conferma, sottolineando che l'azienda non ha fornito prove concrete del collegamento tra la garanzia e la propria attività d'impresa, rendendo la deducibilità della perdita su crediti illegittima.
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Perdita su crediti: quando la rinuncia è deducibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società in merito alla deducibilità di una perdita su crediti. La società aveva rinunciato a un credito certo verso un'azienda in stato di illiquidità, ricevendo in cambio un credito incerto. La Corte ha stabilito che, a causa di gravi vizi procedurali nel ricorso dell'Agenzia, la questione non poteva essere esaminata nel merito. La sentenza ribadisce l'importanza della corretta formulazione dei ricorsi e implicitamente conferma che una transazione motivata dalle difficoltà finanziarie del debitore può generare una perdita su crediti deducibile.
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Perdita su crediti: quando è deducibile in bilancio?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della deduzione di una perdita su crediti scaturita da un accordo transattivo. Secondo la Corte, per giustificare la deducibilità non è necessaria una procedura di insolvenza formale, ma è sufficiente la presenza di elementi oggettivi, come il bilancio del debitore, che dimostrino la ragionevolezza economica della scelta di rinunciare a parte del credito. L'appello dell'Agenzia delle Entrate, che contestava la mancanza di valide ragioni economiche, è stato respinto.
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Perdita su crediti: quando la deducibilità è automatica
Una società di servizi ha contestato un avviso di accertamento fiscale che negava la deducibilità di una perdita su crediti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso su questo punto, stabilendo che per i crediti di modesto importo, scaduti da almeno sei mesi, i requisiti di certezza e precisione per la deducibilità si considerano automaticamente soddisfatti. La Corte ha applicato un'interpretazione evolutiva basata su una normativa successiva più chiara, cassando la sentenza d'appello e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Svalutazione crediti: legittima anche se integrale
La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione fiscale tra svalutazione crediti e perdita su crediti. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che un'azienda può legittimamente svalutare un credito fino al 100% (azzerandolo) e dedurre il costo, se tale operazione si basa su una valutazione prognostica di un rischio di inesigibilità ragionevolmente prevedibile, anche se non ancora definitivo. L'Amministrazione Finanziaria non può riqualificare tale operazione come 'perdita su crediti', che richiede requisiti di prova più stringenti.
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Svalutazione crediti: legittima anche se integrale
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità della svalutazione crediti integrale, portando il loro valore a zero in bilancio, anche senza che la perdita sia definitiva. La sentenza chiarisce che tale operazione, basata su un'analisi del rischio di inesigibilità ragionevolmente prevedibile, non costituisce un indebito vantaggio fiscale e si distingue nettamente dalla 'perdita su crediti', che richiede requisiti più stringenti per la deducibilità. L'Amministrazione Finanziaria, che contestava la pratica a una compagnia assicurativa, ha visto il proprio ricorso rigettato.
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Deducibilità perdite su crediti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 303/2025, ha chiarito i requisiti per la deducibilità perdite su crediti. Un contribuente si era visto negare la deduzione di una perdita relativa all'anno 2010, poiché il debitore era stato dichiarato fallito solo nel 2012. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che la perdita è deducibile solo nell'anno in cui si acquisisce la certezza della sua irrecuperabilità, sulla base di elementi certi e precisi. L'onere della prova spetta al contribuente, che non può scegliere arbitrariamente il periodo d'imposta in cui operare la deduzione.
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