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Pena In Concreto

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La sanzione penale effettivamente stabilita dal giudice nel caso specifico, tenendo conto di tutte le circostanze (aggravanti, attenuanti, etc.), a differenza della pena 'in astratto' che è solo l'intervallo previsto dalla legge per un certo reato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sconto di pena negato: la Cassazione sul calcolo continuazione reati
Un uomo condannato con più sentenze definitive ha chiesto al Giudice dell'Esecuzione di applicare la disciplina della continuazione tra reati per ottenere una pena complessiva più bassa. Non soddisfatto del calcolo della pena, ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando anche la mancata inclusione di un reato di droga nel piano criminale unitario. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la valutazione dei fatti non può essere fatta in sede di legittimità e ha sancito un principio chiave: per determinare il reato più grave nella continuazione, il giudice deve guardare alla pena più alta applicata in concreto, non a quella prevista in astratto dalla legge. Il condannato ha perso e dovrà pagare le spese.
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Continuazione tra reati: errore di calcolo annulla la pena
Un condannato con sette sentenze definitive ottiene l'applicazione della continuazione tra reati, con un ricalcolo della pena totale. Il Procuratore si oppone, notando che la nuova pena è eccessivamente bassa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per identificare il reato più grave, base del calcolo, si deve guardare alla pena più alta inflitta 'in concreto' in una delle sentenze, non a quella più alta prevista 'in astratto' dalla legge. La decisione del giudice viene annullata perché basata su un criterio errato, che ha portato a un calcolo della pena illegittimo.
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Libertà vigilata: quando è illegittima la misura
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'applicazione della libertà vigilata disposta nei confronti di un imputato condannato a una pena finale di soli quattro mesi di reclusione. I giudici di legittimità hanno ribadito che, ai sensi dell'art. 229 c.p., la libertà vigilata può essere ordinata esclusivamente quando la condanna alla reclusione supera la soglia di un anno. Tale limite deve essere verificato sulla pena inflitta in concreto, tenendo conto delle riduzioni derivanti dalla scelta di riti alternativi come il giudizio abbreviato.
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Reato continuato: come si calcola la pena più grave?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due imputati condannati per una serie di furti aggravati. Il caso verteva sul corretto calcolo della pena per il reato continuato, in presenza di una precedente condanna definitiva per ricettazione. La Corte ha confermato che, in questi casi, il reato più grave si individua confrontando la pena concretamente irrogata nel precedente giudizio con quella da irrogare nel nuovo, e non basandosi sulle pene edittali astratte.
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Reato più grave continuazione: come si calcola?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale sul calcolo della pena in caso di reato continuato. L'imputato aveva contestato la scelta del reato più grave, base per il calcolo della pena complessiva. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che il criterio per identificare il reato più grave in continuazione non è la gravità astratta del reato (es. rapina vs. furto), ma la pena più alta inflitta in concreto dal giudice nella precedente sentenza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Continuazione tra reati: la decisione in cognizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante l'applicazione della continuazione tra reati di usura. La Corte ha confermato che il giudice della cognizione può unificare pene per reati giudicati separatamente, anche con sentenza definitiva, e che per determinare il reato più grave si deve considerare la pena inflitta in concreto e non quella astratta.
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Custodia cautelare: come si calcola la durata massima?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per determinare la durata massima della custodia cautelare si deve fare riferimento alla pena prevista dalla legge per il reato (pena edittale) e non a quella concretamente inflitta con la sentenza. La pronuncia nasce dal ricorso di un imputato, la cui scarcerazione per decorrenza termini era stata annullata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il calcolo basato sulla pena edittale era corretto e che i periodi di sospensione dei termini erano stati legittimamente applicati.
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