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Pedissequa Riproduzione

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Ripetizione letterale e acritica di argomenti o atti precedenti, senza aggiungere nuovi elementi di valutazione. Nel contesto giuridico, indica motivi di ricorso che copiano quelli già presentati nel grado di giudizio precedente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Concorso in furto aggravato: l’alibi debole costa la condanna
Un uomo, accusato di concorso in furto aggravato, è stato condannato per essere stato trovato in auto con un complice a pochissima distanza dal luogo del reato. La sua versione dei fatti, giudicata del tutto inverosimile e priva di riscontri logici, è stata respinta nei primi gradi di giudizio. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione, limitandosi a riprodurre gli stessi argomenti già sollevati e respinti in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la mera ripetizione di censure già esaminate non consente un nuovo esame in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso inammissibile: copia-incolla e Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché riproduceva pedissequamente i motivi d'appello. L'imputato era stato condannato per trasferimento fraudolento di valori. La Corte ha anche chiarito che la recidiva incide sempre sul calcolo della prescrizione, anche se bilanciata con le attenuanti.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è ripetitivo
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per rapina. La decisione si fonda sulla constatazione che i motivi del ricorso erano una mera riproposizione di quelli già respinti in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. Viene inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, ritenendo la motivazione del giudice di merito logica e sufficiente.
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Ricorso per cassazione: inammissibile senza i fatti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10503/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione presentato da un ente ecclesiastico. La decisione si fonda sulla violazione dell'art. 366, n. 3, c.p.c., in quanto l'atto, invece di fornire una sintesi chiara dei fatti di causa, si limitava a riprodurre integralmente la sentenza d'appello impugnata. La Corte ha ribadito che tale pratica equivale a un'omessa esposizione, rendendo il ricorso nullo e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è un copia-incolla
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché i motivi presentati erano una mera ripetizione di quelli già esposti e respinti nel precedente grado di giudizio. La Corte ha ribadito che il ricorso in Cassazione deve contenere una critica specifica alla sentenza impugnata e non può essere un tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per evasione. I motivi del ricorso sono stati ritenuti una mera ripetizione di argomentazioni già respinte in appello, relative alla non punibilità per tenuità del fatto e alle attenuanti generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Art. 131-bis e comportamento abituale: il no della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una condanna, confermando che l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall'Art. 131-bis del codice penale, non può essere applicata a chi manifesta un comportamento abituale. Il ricorso è stato inoltre respinto perché si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già confutate in appello, senza confrontarsi con la motivazione della sentenza impugnata.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo dichiara
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato in custodia cautelare per omicidio premeditato. L'imputato sosteneva che la modifica della misura per un coimputato costituisse un fatto nuovo, ma la Corte ha ritenuto l'argomento irrilevante e una mera ripetizione di censure già respinte, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Ricorso inammissibile: quando è troppo generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due donne condannate per rapina e lesioni. La decisione si fonda sulla genericità e ripetitività dei motivi, che non contestavano specificamente la sentenza d'appello. La Corte sottolinea che un ricorso inammissibile, basato su una mera riproposizione dei motivi d'appello, comporta la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: motivi ripetuti e nullità
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per reati di minaccia e danneggiamento. I motivi del ricorso erano una semplice ripetizione di quelli già respinti in appello e l'eccezione sulla notifica dell'atto di citazione era stata sollevata tardivamente. La Corte sottolinea l'importanza di presentare censure specifiche e tempestive per evitare una declaratoria di ricorso inammissibile, ribadendo i limiti del proprio giudizio di legittimità.
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Ricorso inammissibile: quando è una mera ripetizione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile quando questo si limita a ripetere le stesse argomentazioni già presentate e respinte in appello. In un caso di truffa, l'imputato ha visto il suo ricorso respinto perché non conteneva una critica specifica alla sentenza di secondo grado, ma era una mera riproposizione dei motivi precedenti. La Suprema Corte ha ribadito che un'impugnazione deve contestare puntualmente le motivazioni della decisione precedente, altrimenti risulta priva dei requisiti di legge.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è ripetitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per truffa. I motivi del ricorso erano una semplice ripetizione di quelli già presentati e respinti in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è una copia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione. La decisione si fonda sul fatto che i motivi presentati erano una mera ripetizione di quelli già respinti in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. Questo caso sottolinea l'importanza della specificità dei motivi nel giudizio di legittimità, confermando che il ricorso inammissibile è la conseguenza di una difesa non mirata.
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Ricorso inammissibile: quando è solo una ripetizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per truffa, poiché i motivi presentati erano una semplice ripetizione di quelli già respinti in appello. La Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione deve contenere critiche specifiche alla sentenza impugnata e non può limitarsi a richiedere una nuova valutazione dei fatti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione: l’obbligo di sintesi dei fatti
Una società creditrice ha presentato ricorso per cassazione dopo che il suo credito è stato ammesso solo parzialmente e come chirografario in una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la società, invece di fornire una sintesi dei fatti come richiesto dalla legge, si è limitata a trascrivere integralmente gli atti processuali precedenti. Questa violazione procedurale ha impedito l'esame del merito della questione.
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Contributi istruttori sportivi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società sportiva dilettantistica, confermando l'obbligo di versare i contributi previdenziali per i propri istruttori sportivi e addetti alla segreteria. La Corte ha stabilito che l'esenzione contributiva si applica solo a prestazioni genuinamente dilettantistiche e non professionali. Spetta alla società dimostrare la sussistenza di tali requisiti, non essendo sufficiente la sola iscrizione al CONI. L'ordinanza chiarisce i criteri per distinguere il lavoro autonomo occasionale da quello professionale e subordinato nel contesto sportivo.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per concorso in truffa. La Corte ha stabilito che la semplice riproposizione dei motivi già respinti in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata, rende il ricorso generico e quindi inammissibile. Inoltre, è stata negata l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della professionalità dimostrata e della predisposizione a commettere ulteriori reati, configurando un'abitualità nel comportamento che osta al beneficio.
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