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Part-Time Verticale

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Contratto di lavoro a tempo parziale in cui l'attività lavorativa viene svolta a tempo pieno, ma solo in determinati periodi della settimana, del mese o dell'anno.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Part-time verticale e Fondo EST: contributi dovuti tutto l’anno
L'Azienda ha sospeso i versamenti dei contributi per l'assistenza sanitaria integrativa al Fondo EST nei confronti di un Lavoratore assunto con contratto a tempo indeterminato in part-time verticale e misto durante i mesi di inattività lavorativa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo l'obbligo del datore di lavoro di versare la quota mensile al Fondo EST per tutte le dodici mensilità dell'anno. La decisione sul rapporto tra Part-time verticale e Fondo EST chiarisce che la tutela sanitaria integrativa costituisce un diritto irrinunciabile e indivisibile del dipendente. L'obbligo contributivo datoriale ha misura fissa e non può essere ridotto o sospeso nei periodi di pausa lavorativa, prescindendo dall'effettiva erogazione della retribuzione ordinaria nei singoli mesi.
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Docente part-time e incompatibilità: annullata la decadenza
Un insegnante della scuola pubblica, impiegato con orario a tempo parziale al 50%, è stato dichiarato decaduto dal servizio per aver svolto attività sul web come creatore di contenuti video. L'amministrazione scolastica ha ritenuto tale occupazione una forma di commercio non autorizzabile e incompatibile con l'insegnamento. La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni dei giudici di merito, dando ragione al lavoratore. I giudici di legittimità hanno chiarito che, nella materia del docente part-time e incompatibilità, non si applica la sanzione automatica della decadenza prevista per chi lavora a tempo pieno. Trattandosi di un rapporto a tempo parziale non superiore al 50%, la scuola non poteva pronunciare la decadenza immediata, ma doveva avviare un procedimento disciplinare garantendo il diritto di difesa. La causa dovrà essere riesaminata.
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Pensione per lavori usuranti: part-time contro ente pubblico
Un autista di autobus ha chiesto l'accesso anticipato alla pensione per lavori usuranti. L'ente previdenziale ha rifiutato la domanda, sostenendo che il lavoratore, avendo un contratto part-time, non avesse raggiunto il requisito minimo di 364 settimane di lavoro effettivo negli ultimi dieci anni. La Corte d'Appello prima e la Corte di Cassazione poi hanno dato ragione al dipendente. I giudici hanno stabilito che, per calcolare l'anzianità contributiva dei lavoratori a tempo parziale, i contributi devono essere riproporzionati sull'intero anno. Questo evita ingiuste penalizzazioni rispetto ai colleghi a tempo pieno. La Cassazione ha quindi respinto il ricorso dell'ente previdenziale, confermando il diritto del lavoratore ai benefici pensionistici.
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Pensione Part-Time Verticale: Lavoratrice Vince, Ente non Paga
Una lavoratrice ottiene il diritto al corretto calcolo pensione part-time verticale, con il riconoscimento dell'intero periodo ai fini contributivi. L'Ente Previdenziale presenta ricorso in Cassazione ma, a seguito di una nuova legge che conferma la posizione della lavoratrice, rinuncia all'appello. La Corte Suprema dichiara estinto il processo. Tuttavia, stabilisce che l'Ente non debba pagare le spese legali della controparte. La ragione risiede nei 'giusti motivi', creati proprio dal cambiamento normativo avvenuto dopo l'inizio della causa. La lavoratrice vince nel merito, ma l'Ente è esonerato dalle spese per una circostanza eccezionale.
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Comporto part-time verticale: no alla riduzione
Un lavoratore con contratto part-time verticale è stato licenziato per superamento del periodo di comporto, calcolato dall'azienda in modo proporzionalmente ridotto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il licenziamento illegittimo. Ha statuito che, in assenza di una specifica previsione del contratto collettivo nazionale, il periodo di comporto per un lavoratore in part-time verticale non può essere ridotto e deve essere uguale a quello di un lavoratore a tempo pieno, in applicazione del principio di non discriminazione.
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