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Art. 186 Codice Civile

8 provvedimenti

Part-time verticale e Fondo EST: contributi dovuti tutto l’anno
L'Azienda ha sospeso i versamenti dei contributi per l'assistenza sanitaria integrativa al Fondo EST nei confronti di un Lavoratore assunto con contratto a tempo indeterminato in part-time verticale e misto durante i mesi di inattività lavorativa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo l'obbligo del datore di lavoro di versare la quota mensile al Fondo EST per tutte le dodici mensilità dell'anno. La decisione sul rapporto tra Part-time verticale e Fondo EST chiarisce che la tutela sanitaria integrativa costituisce un diritto irrinunciabile e indivisibile del dipendente. L'obbligo contributivo datoriale ha misura fissa e non può essere ridotto o sospeso nei periodi di pausa lavorativa, prescindendo dall'effettiva erogazione della retribuzione ordinaria nei singoli mesi.
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Guida in stato di ebbrezza e validità test ematico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un conducente condannato per guida in stato di ebbrezza aggravata dall'aver causato un incidente stradale. La difesa contestava l'attendibilità dell'esame ematico eseguito ore dopo il sinistro, ipotizzando un picco alcolico tardivo. Tuttavia, la Suprema Corte ha confermato la validità della prova ematica, supportata da evidenti indici sintomatici rilevati dalle autorità. È stata inoltre negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa dell'elevato tasso alcolemico e dei danni arrecati a terzi.
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Comunione de residuo: i crediti non riscossi
Una donna citava in giudizio l'ex coniuge per ottenere la sua quota del 50% su somme prelevate da conti comuni, sul TFR percepito dal marito e su compensi professionali maturati da quest'ultimo. La Corte d'Appello respingeva tutte le domande, ritenendo prescritti i crediti relativi ai prelievi e al TFR, e infondata la pretesa sui compensi professionali poiché non ancora riscossi al momento dello scioglimento della comunione. La Corte di Cassazione, intervenendo sulla questione, ha accolto parzialmente il ricorso della donna. Ha stabilito un principio fondamentale sulla comunione de residuo: i proventi dell'attività separata di un coniuge, come i crediti professionali, rientrano nella comunione al momento del suo scioglimento, anche se non sono stati ancora materialmente percepiti e non sono ancora esigibili. Pertanto, ha cassato la sentenza d'appello su questo punto, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Consenso tacito prelievi: il silenzio vale assenso?
In una controversia tra coniugi relativa a prelievi da un conto cointestato, la Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio sul consenso tacito. Un marito aveva citato in giudizio la moglie per la restituzione di ingenti somme prelevate dal conto comune, sostenendo che eccedessero la quota di spettanza di quest'ultima. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato ritenuto che il silenzio del marito, protratto per sei anni pur essendo a conoscenza dei prelievi, unito ad altri elementi come la prosecuzione del rapporto familiare e l'uso continuato del conto da parte sua, costituisse una prova presuntiva sufficiente del suo consenso tacito alle operazioni.
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Restituzione spese ristrutturazione: quando non spetta
Un ex coniuge chiedeva la restituzione delle spese di ristrutturazione sostenute per l'immobile di proprietà esclusiva dell'altro. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che tali esborsi, effettuati in costanza di matrimonio per la casa familiare, rientrano nel dovere di solidarietà coniugale. Pertanto, sono irripetibili, a meno che non si dimostri che siano stati effettuati a titolo di prestito o che eccedano notevolmente il dovere di contribuzione.
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Responsabilità solidale coniuge: il debito non si estende
Una madre concede un prestito al figlio e alla nuora per l'acquisto della casa familiare. A seguito della separazione della coppia, la madre chiede la restituzione della somma a entrambi. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, esclude la responsabilità solidale del coniuge che non ha contratto direttamente il debito. Viene chiarito che, anche in regime di comunione dei beni, il debito contratto da un solo coniuge per bisogni familiari non rende automaticamente l'altro coniuge un debitore solidale. Il creditore deve provare condizioni specifiche per poter agire contro il coniuge non stipulante.
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Costruzione su suolo del coniuge: il lavoro casalingo
Una coppia costruisce la casa familiare sul terreno di proprietà esclusiva di uno dei due. Al momento della separazione, la Corte d'Appello nega al coniuge non proprietario il rimborso per i contributi non monetari. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, rimette la questione a una pubblica udienza, ritenendo di particolare rilevanza stabilire se il lavoro casalingo e i sacrifici familiari possano essere considerati una valida prova del contributo nella costruzione su suolo del coniuge, aprendo a una valutazione più ampia rispetto ai soli esborsi economici.
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Proprietà casa coniugale su suolo esclusivo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la proprietà della casa coniugale, costruita in regime di comunione legale su un terreno di proprietà esclusiva di un solo coniuge, appartiene interamente a quest'ultimo per il principio di accessione. Il coniuge non proprietario non acquista una quota dell'immobile, ma ha solo diritto a un rimborso per le spese sostenute per la costruzione, a condizione di fornirne rigorosa prova. Nel caso specifico, la domanda di rimborso è stata respinta per mancanza di prova del contributo economico.
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