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Pactum Sceleris

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294 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Arresti in obitorio: manca l’attualità del pericolo di reiterazione
L'Operatore Tecnico, impiegato presso la camera mortuaria di un policlinico, viene sottoposto agli arresti domiciliari con l'accusa di corruzione e associazione a delinquere per aver ricevuto somme di denaro da imprese funebri in cambio della gestione accelerata delle salme. L'indagato ricorre in Cassazione contestando la sussistenza dei reati e la mancanza di motivazione sulle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso. Pur confermando la gravità indiziaria per i reati contestati, i giudici annullano l'ordinanza con rinvio al Tribunale del Riesame. La motivazione del provvedimento impugnato è infatti carente sull'attualità del pericolo di reiterazione del reato e sulla proporzionalità della misura rispetto a soluzioni meno afflittive, come la sospensione dal servizio.
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Concorso esterno in associazione a delinquere: moglie condannata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti coinvolti in un gruppo dedito allo spaccio di cocaina. Il primo è stato condannato come partecipe dell'organizzazione, mentre la seconda, moglie del capo del gruppo all'epoca detenuto, è stata condannata per concorso esterno in associazione a delinquere. La donna aveva infatti acquistato una partita di droga per garantire la continuità operativa del sodalizio durante l'assenza del marito. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalle difese, evidenziando che le intercettazioni telefoniche e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia provano in modo logico e coerente la colpevolezza degli imputati. La decisione ribadisce la validità della doppia conforme di condanna quando le motivazioni dei giudici di merito si integrano perfettamente.
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Corruzione elettorale: reato provato ma estinto per prescrizione
Il Procacciatore di voti è stato condannato in appello per corruzione elettorale per aver pattuito un pacchetto di voti in favore di un Candidato in cambio del finanziamento di una festa di quartiere. La Cassazione, pur confermando la sussistenza del reato anche in assenza di una candidatura ufficiale al momento dell'accordo, ha annullato la sentenza senza rinvio. I giudici hanno infatti rilevato l'avvenuta prescrizione del reato, maturata prima della pronuncia di secondo grado, azzerando così la condanna a otto mesi di reclusione.
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Traffico di stupefacenti: quando lo spaccio non fa banda
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un gruppo di soggetti accusati di spaccio e di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. I giudici di merito avevano condannato i tre imputati principali per il reato associativo, basandosi su relazioni bilaterali stabili. La Suprema Corte ha annullato la condanna per il reato associativo, stabilendo che semplici rapporti commerciali individuali non bastano a dimostrare l'esistenza di un sodalizio criminale strutturato, in assenza di un progetto comune e di una cassa condivisa. È stata inoltre annullata la decisione sul diniego della sospensione condizionale della pena per la compagna di uno degli imputati, a causa di una motivazione insufficiente. Dichiarati inammissibili i ricorsi degli acquirenti stabili.
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Indebita percezione di contributi comunitari: sanzione confermata
Un amministratore societario ha agevolato un'azienda agricola nell'ottenere finanziamenti europei per l'acquisto di un macchinario. Per farlo, ha fornito tre preventivi falsi provenienti da tre diverse società a lui riconducibili, simulando una concorrenza inesistente. La Provincia ha emesso una sanzione di oltre 52.000 euro per l'indebita percezione di contributi comunitari. L'amministratore ha impugnato la sanzione, chiedendo anche la sospensione del processo civile in attesa del processo penale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il processo civile e quello penale viaggiano su binari autonomi e che risponde dell'illecito chiunque fornisca dati falsi decisivi per ottenere il denaro, anche se non è il beneficiario diretto del finanziamento.
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Concorso in corruzione: arresti confermati per l’asfalto regalato
Un amministratore di fatto di un'impresa edile è accusato di concorso in corruzione per aver ottenuto dal Comune il pagamento anticipato di lavori stradali prima dello stanziamento dei fondi. In cambio, l'assessore comunale ai lavori pubblici avrebbe ricevuto seimila euro in contanti e cinquanta metri cubi di asfalto riciclato per il suo stabilimento balneare. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato contro la misura cautelare degli arresti domiciliari. I giudici hanno chiarito che il pagamento avvenuto violando le norme di contabilità pubblica costituisce un atto contrario ai doveri d'ufficio e che l'asfalto ceduto rappresenta una reale utilità economica. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Associazione per delinquere: condannata la banda di rapinatori
Quattro imputati hanno impugnato la condanna per il reato di associazione per delinquere e rapina, sostenendo che si trattasse di un semplice concorso di persone in singoli episodi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che l'associazione per delinquere si distingue dal semplice concorso per la presenza di un accordo stabile e continuativo, mirato a un programma criminoso indeterminato, supportato da una struttura organizzata, anche minima. Nel caso specifico, la serialità delle rapine a banche e furgoni portavalori, la precisa divisione dei ruoli tra organizzatori ed esecutori e la stabilità del legame fiduciario dimostrano l'esistenza del sodalizio criminale. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Associazione a delinquere o concorso: il verdetto sui bancomat
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi imputati condannati per assalti a sportelli bancomat tramite esplosivi. La difesa contestava la sussistenza del reato di associazione a delinquere, sostenendo si trattasse di semplice concorso di persone. La Corte ha confermato la condanna per quasi tutti i ricorrenti, ribadendo che l'associazione a delinquere si distingue dal concorso di persone per la stabilità del vincolo e la pianificazione di un programma criminoso indeterminato, supportato da un'organizzazione di mezzi (auto potenti, inibitori di frequenza, armi). Ha invece annullato con rinvio la condanna per uno degli imputati, ritenendo insufficiente il mero silenzio durante un'intercettazione per dimostrare la sua partecipazione a una specifica rapina.
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Corruzione in atti giudiziari: tra gravi accuse e prove assenti
Un Giudice di Pace viene condannato per corruzione in atti giudiziari, accusato di aver ricevuto denaro da un avvocato per favorire alcuni clienti accelerando pratiche o concedendo sospensioni illegittime. La condanna si basa principalmente sulle dichiarazioni confuse del coimputato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa, rilevando che i giudici di merito hanno valutato le prove in modo congetturale e incompleto, ignorando i passaggi in cui l'accusatore smentiva l'accordo illecito. La Suprema Corte annulla la sentenza e dispone un nuovo processo, stabilendo che la corruzione richiede la prova rigorosa e autonoma del patto illecito tra le parti, non potendo basarsi su indizi generici o dichiarazioni contraddittorie.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: tra condanne e rinvii
Un gruppo organizzato importava cocaina in grandi quantità da Santo Domingo all'Italia, nascondendola su aerei e navi con la complicità di operatori aeroportuali e portuali. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per quasi tutti gli imputati, ribadendo che per configurare il reato di associazione finalizzata al narcotraffico basta una struttura organizzativa minima e rudimentale, purché stabile. La Corte ha invece parzialmente accolto il ricorso di un intermediario, annullando la sentenza con rinvio solo per rivalutare l'aggravante dell'ingente quantità e la concessione delle attenuanti generiche. Per quest'ultimo, infatti, i giudici d'appello non avevano motivato se fosse consapevole dell'enorme volume di droga importata, né avevano personalizzato la pena basandosi sulla sua specifica condotta.
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Competenza per territorio: la mente comanda sui porti di sbarco
L'Indagato, sottoposto a custodia in carcere per associazione finalizzata al narcotraffico, ha contestato la decisione del Tribunale del Riesame eccependo il difetto di competenza per territorio. La difesa sosteneva che l'attività delittuosa si fosse manifestata fuori dalla Calabria e che vi fosse una duplicazione rispetto a un processo già definito a Milano. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la competenza per territorio nei reati associativi si determina in base al luogo in cui si trova la sede operativa e decisionale del gruppo, e non dove vengono materialmente importate le sostanze o dove si consumano i singoli reati-fine. Poiché il vertice dell'organizzazione operava stabilmente in Calabria, la competenza spetta all'autorità giudiziaria di Catanzaro.
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Concorso nel reato di corruzione: libero l’autista esecutore
Un autista e assistente personale, dipendente di un imprenditore, è stato accusato di concorso nel reato di corruzione per aver eseguito le disposizioni del proprio datore di lavoro a favore di una funzionaria pubblica. L'autista utilizzava carte di credito fornite dall'imprenditore per pagare le spese personali della donna. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio le misure cautelari a carico del lavoratore. I giudici hanno stabilito che la mera esecuzione materiale di un accordo corruttivo già concluso da altri, senza alcuna partecipazione alla sua creazione o rinegoziazione, non costituisce reato. Le prestazioni dell'autista rappresentavano in realtà l'utilità stessa promessa dall'imprenditore alla funzionaria, escludendo la responsabilità penale del dipendente.
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Traffico di stupefacenti: piastrelle o droga? Resta il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Corriere contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'indagato era accusato di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dal fine di agevolare una cosca mafiosa. La difesa sosteneva che i dialoghi intercettati riguardassero il commercio di piastrelle e che il tempo trascorso escludesse il pericolo di reiterazione. I giudici hanno invece confermato la gravità degli indizi: il linguaggio usato era chiaramente criptico (si parlava di sostanza pura al 100% e prezzo al chilo) e l'indagato era già stato arrestato in flagranza con oltre un chilo di cocaina. La Cassazione ha ribadito che anche una partecipazione temporanea configura il reato associativo e che le esigenze cautelari rimangono valide.
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Reato continuato: niente sconti per la scelta di vita criminale
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per sei condanne accumulate tra il 1996 e il 2018, legate allo spaccio di stupefacenti e ad attività associative. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, non ravvisando un unico disegno criminoso ma una scelta di vita delinquenziale generica. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice scelta di vivere commettendo reati non equivale a un disegno criminoso unitario, necessario per il riconoscimento del reato continuato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa emersione del lavoro domestico: condannato il finto datore
Il caso riguarda un datore di lavoro condannato per aver avviato una falsa emersione del lavoro domestico a favore di un cittadino straniero, che in realtà non aveva mai lavorato per lui. L'accordo prevedeva il pagamento di una somma di denaro da parte dello straniero per ottenere il permesso di soggiorno, seguito da un licenziamento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del datore di lavoro, confermando la condanna a un anno e sette mesi di reclusione. I giudici hanno evidenziato che le intercettazioni telefoniche e l'assenza di prestazioni lavorative reali dimostrano la falsità del rapporto di lavoro, configurando i reati di favoreggiamento della permanenza illegale e falso ideologico per induzione.
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Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: no sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa chiedeva il riconoscimento dell'ipotesi attenuata della lieve entità, evidenziando che ad altri membri del gruppo era stata concessa. La Suprema Corte ha chiarito che l'attenuante si applica solo se l'organizzazione è nata esclusivamente per spacciare minime quantità e se la sua struttura è incompatibile con traffici più gravi. Nel caso specifico, la solida organizzazione gerarchica, composta da oltre dieci persone, e i sequestri di svariati chili di droga escludono la lieve entità. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e la ricorrente è stata condannata a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Accesso abusivo a sistema informatico: il patto tra boss e agenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un esponente di spicco di un sodalizio criminale per i reati di corruzione e accesso abusivo a sistema informatico, aggravati dall'agevolazione mafiosa. Il Ricorrente aveva commissionato a pubblici ufficiali infedeli interrogazioni illecite nella banca dati delle forze di polizia per ottenere informazioni riservate su un parente, promettendo in cambio una percentuale sui guadagni delle attività illecite del clan. La difesa ha contestato l'attendibilità delle intercettazioni e l'esistenza stessa dell'associazione mafiosa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo logica e coerente la ricostruzione dei giudici di merito basata sulla cronologia degli accessi informatici e sul chiaro patto corruttivo.
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Corruzione elettorale: quando il voto si scambia con un lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di corruzione elettorale a carico di un candidato politico e di un suo sostenitore. Il sostenitore aveva offerto voti e attività di propaganda elettorale, aprendo anche un comitato, in cambio della promessa del candidato di trovare un lavoro per i propri figli. La difesa sosteneva l'assenza di prove dirette dell'accordo. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che la corruzione elettorale si configura non solo con lo scambio del voto, ma anche con lo svolgimento di attività di propaganda in cambio di favori. Gli indizi gravi, precisi e concordanti, tra cui registrazioni audio e testimonianze, hanno provato l'accordo illecito. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso del candidato e dichiarato inammissibile quello del sostenitore, confermando le condanne.
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Frode in pubbliche forniture: l’accordo esclude l’inganno
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro la riduzione di una misura interdittiva applicata a un imprenditore. L'accusa ipotizzava il reato di frode in pubbliche forniture per lavori di riqualificazione urbana eseguiti in difformità rispetto al contratto d'appalto. La Suprema Corte ha confermato che, per configurare la frode in pubbliche forniture, non basta il semplice inadempimento contrattuale, ma serve una condotta ingannevole volta a nascondere la difformità. Nel caso specifico, i vertici del Comune erano pienamente consapevoli e d'accordo sulle varianti apportate, escludendo così qualsiasi inganno o dissimulazione ai danni della pubblica amministrazione. Di conseguenza, l'imprenditore ha visto confermata la decisione a lui favorevole.
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Associazione per delinquere: quando la concorrenza è un reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato, ritenuto figura di vertice di un'organizzazione dedita al riciclaggio di auto rubate. La difesa sosteneva l'inesistenza di un'associazione per delinquere, descrivendo i quattro gruppi coinvolti come imprese autonome in concorrenza tra loro. I giudici hanno invece confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari, chiarendo che la concorrenza interna o la diversità degli scopi personali non escludono il reato associativo. Per la configurazione del vincolo è sufficiente che i membri siano consapevoli del programma criminoso comune e operino per realizzarlo, anche sfruttando strutture commerciali lecite come copertura. Il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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