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Ordine Europeo Di Indagine

48 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Uno strumento di cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri dell'UE che consente a un'autorità giudiziaria di uno Stato di richiedere a un'autorità di un altro Stato di compiere atti di indagine per raccogliere prove in materia penale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Utilizzabilità chat criptate: la Cassazione chiarisce i limiti
La Suprema Corte ha affrontato la questione dell'utilizzabilità delle chat criptate acquisite dall'estero. Un individuo era gravemente indiziato di tentato omicidio, con prove derivanti da messaggi scambiati su piattaforme criptate. La difesa contestava l'ammissibilità di tali prove, sostenendo che l'acquisizione avrebbe dovuto seguire le regole delle intercettazioni. La Corte ha stabilito che i messaggi già conservati sui server esteri, ottenuti tramite ordine europeo di indagine e con il consenso del gestore, sono considerati "documenti informatici". Pertanto, la loro acquisizione non rientra nelle più stringenti norme sulle intercettazioni in tempo reale. Il ricorso è stato rigettato, confermando la piena utilizzabilità delle prove.
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OIE: Notifica al Difensore Tardiva ma Conoscenza Effettiva Valida
Un Lavoratore ha contestato il riconoscimento di un Ordine Europeo di Indagine (OIE) emesso dalla Germania, che prevedeva perquisizioni e sequestri in Italia. Il Lavoratore ha sostenuto che il decreto di riconoscimento non era stato notificato correttamente al suo difensore, causando un vulnus (un danno) al suo diritto di difesa e rendendo nullo il provvedimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che, nonostante la notifica formale al difensore fosse tardiva, il Lavoratore e il suo avvocato avevano comunque avuto conoscenza del decreto e delle sue motivazioni in tempo utile per proporre opposizione. Pertanto, non si è verificato alcun pregiudizio effettivo al diritto di difesa.
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Ordine europeo di indagine: chat criptate valide
Un indagato per traffico di stupefacenti ha impugnato la custodia cautelare in carcere contestando l'inutilizzabilità delle chat crittografate ottenute dall'autorità giudiziaria francese. La difesa ha lamentato l'assenza di dettagli tecnici sulle operazioni di decifrazione, la mancata traduzione di alcuni verbali e il mancato rispetto delle garanzie difensive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso confermando la piena validità della misura. I giudici hanno chiarito che l'ordine europeo di indagine consente di acquisire prove documentali informatiche già presenti nei database esteri. L'affidabilità dei dati è garantita dalla cooperazione giudiziaria, dall'uso del codice hash e dalla possibilità per la difesa di contestare la correttezza del materiale informatico nel corso del processo.
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Mandato di arresto europeo: no al riesame del merito in Italia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro la decisione di consegna alle Autorità di un altro Paese europeo. La consegna era stata disposta in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso per reati fiscali, falso in bilancio e riciclaggio legati alla manomissione dei sistemi POS di alcuni ristoranti. La difesa contestava la sproporzione della misura rispetto all'uso della videoconferenza, la mancanza di doppia punibilità e la discrasia sugli importi evasi. I giudici hanno chiarito che il mandato di arresto europeo processuale garantisce la presenza dell'imputato al processo e che la valutazione del merito delle accuse spetta unicamente al giudice dello Stato estero. L'imprenditore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Intercettazioni criptate: l’Indagato resta in custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso avanzato da un Indagato contro la custodia cautelare in carcere per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa contestava l'incompetenza del giudice milanese, la violazione del divieto di doppio giudizio e l'illegittimità dei dati telematici ottenuti dall'estero. I giudici hanno confermato che le intercettazioni criptate, acquisite con Ordine europeo di indagine, sono pienamente utilizzabili se rispettano i diritti fondamentali di difesa. La Corte ha altresì escluso la retrodatazione dei termini di custodia cautelare, poiché la rilevanza dei nuovi indizi è emersa solo dopo la completa analisi delle chat. L'Indagato rimane in carcere con condanna alle spese.
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Ordine europeo di indagine e difesa: inammissibile il ricorso PM
Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso per cassazione contro l'ordinanza del Giudice per l'Udienza Preliminare che ha riservato l'emissione di un Ordine europeo di indagine verso la Francia. L'iniziativa serviva a richiedere la conservazione di atti relativi a chat criptate e a consentire agli imputati l'esercizio dei diritti di difesa all'estero. Il Pubblico Ministero ha sostenuto che il provvedimento fosse abnorme e tale da provocare una paralisi processuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che il provvedimento rispetta le norme europee e garantisce il diritto di difesa. Non sussiste alcuna abnormità o stasi del processo, poiché il sistema penale prevede espressamente integrazioni istruttorie nell'udienza preliminare.
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Inutilizzabilità chat Sky ECC: il no della Cassazione
L'Indagato, accusato di aver diretto dal carcere l'importazione di 500 chili di cocaina dal Sud America, ha impugnato l'ordinanza che disponeva la sua custodia cautelare in carcere. La difesa ha sostenuto l'inutilizzabilità chat Sky ECC acquisite dall'autorità francese tramite Ordine Europeo di Indagine, lamentando l'assenza dei dati grezzi e rilevando che l'uomo era già recluso per altra causa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che nei rapporti giudiziari europei vige il principio di reciproca fiducia, il quale impedisce al giudice italiano di sindacare le modalità di raccolta della prova all'estero, salvo violazioni dei diritti fondamentali non dimostrate. Inoltre, la detenzione per altro titolo non esclude una nuova misura cautelare di fronte al concreto pericolo di reiterazione del reato.
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Aggravante della transnazionalità: prove valide ma accuse da rifare
Due indagati per contrabbando di sigarette ricorrono in Cassazione contestando l'utilizzabilità dei codici IMEI acquisiti senza autorizzazione e delle chat criptate decrittate dall'autorità francese. Contestano inoltre l'applicazione dell'aggravante della transnazionalità. La Suprema Corte dichiara legittima l'acquisizione dei codici IMEI come atto urgente di polizia e l'uso delle chat decrittate come documenti informatici. Tuttavia, accoglie il ricorso limitatamente all'aggravante della transnazionalità, ritenendo la motivazione del Tribunale generica e priva di elementi concreti che dimostrino l'esistenza di un gruppo criminale estero distinto e non coincidente con l'associazione a delinquere italiana. La sentenza viene annullata con rinvio su questo specifico punto.
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Contrabbando: cade l’aggravante della transnazionalità
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un indagato per contrabbando di tabacchi, contestando l'uso di chat criptate SKY ECC e l'acquisizione dei codici IMEI dei telefoni. La Corte ha confermato la piena legittimità dell'uso delle chat decrittate all'estero come documenti informatici e la validità del tracciamento dei telefoni senza autorizzazione del giudice. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso riguardo all'aggravante della transnazionalità. La sentenza ha chiarito che per applicare questa aggravante non basta la presenza di fornitori esteri, ma serve la prova di un gruppo criminale straniero autonomo e distinto dall'associazione italiana. La decisione è stata quindi annullata con rinvio limitatamente a questo punto, segnando una vittoria parziale per l'indagato.
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Utilizzabilità chat criptate: il portuale perde in Cassazione
Il Tribunale di Reggio Calabria confermava la custodia cautelare in carcere per l'Indagato, accusato di far parte di un'associazione dedita al narcotraffico nel porto di Gioia Tauro. La difesa contestava l'utilizzabilità chat criptate provenienti dalla piattaforma SKY ECC, acquisite tramite Ordine Europeo di Indagine dall'autorità francese, lamentando la mancata conoscenza dell'algoritmo di decrittazione e l'assenza di autorizzazione alle intercettazioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i messaggi già memorizzati su server esteri costituiscono "dati freddi" e la loro acquisizione rientra nell'ambito dei documenti informatici all'estero. Inoltre, vige una presunzione di legittimità per gli atti compiuti dall'autorità straniera, e la mancata conoscenza dell'algoritmo non lede il diritto di difesa.
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Utilizzabilità chat Sky ECC: carcere confermato per il portuale
Il Tribunale di Reggio Calabria confermava la custodia in carcere per L'Indagato, accusato di traffico internazionale di droga. La difesa contestava l'utilizzabilità delle chat criptate Sky ECC, ottenute tramite Ordine Europeo di Indagine dalle autorità francesi, ritenendole intercettazioni illegittime e prive di controllo difensivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo la piena utilizzabilità chat Sky ECC. I giudici hanno chiarito che i messaggi già memorizzati su un server estero costituiscono "dati freddi" (documenti informatici) acquisibili ai sensi dell'articolo 234-bis del codice di procedura penale. Non si tratta di intercettazioni in tempo reale, e vige una presunzione di legittimità per le attività svolte dalle autorità straniere. Di conseguenza, la misura cautelare in carcere rimane confermata a causa dell'elevato pericolo di reiterazione del reato.
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Mandato di arresto europeo: sì alla consegna per l’ergastolo
La Corte di Cassazione ha confermato la consegna all'Austria di un cittadino straniero, accusato di omicidio e tentato omicidio a Vienna. La difesa contestava la validità del mandato di arresto europeo, sostenendo che avesse finalità puramente investigative e che mancassero le garanzie per la pena dell'ergastolo prevista nello Stato estero. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che il mandato di arresto europeo processuale è pienamente legittimo anche per compiere singoli atti di indagine, come l'interrogatorio. Inoltre, i giudici hanno stabilito che l'omessa indicazione delle garanzie contro l'ergastolo perpetuo nella sentenza italiana non invalida la consegna se tali tutele sono già formalmente attestate nel testo del mandato emesso dallo Stato richiedente.
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Sì all’utilizzabilità delle chat criptate: lavoratore in carcere
Il caso riguarda un lavoratore portuale sottoposto a custodia cautelare in carcere per associazione finalizzata al narcotraffico. L'accusa si fonda principalmente sui messaggi decifrati della piattaforma SKY-ECC, trasmessi dall'autorità giudiziaria francese tramite Ordine Europeo di Indagine. La difesa ha contestato l'utilizzabilità delle chat criptate, lamentando la mancata ostensione dell'algoritmo di decrittazione e la violazione delle regole sulle intercettazioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno stabilito che i messaggi già archiviati costituiscono "dati freddi" e la loro acquisizione è pienamente legittima ai sensi dell'articolo 234-bis del codice di procedura penale, beneficiando della presunzione di legittimità degli atti compiuti all'estero.
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Utilizzabilità chat Sky-Ecc: codice segreto contro prova legale
Il Lavoratore, impiegato come portuale, è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere con l'accusa di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Gli inquirenti hanno ricostruito il suo ruolo di facilitatore nello scarico di ingenti carichi di cocaina nel porto grazie all'acquisizione di messaggi scambiati su una piattaforma criptata. La difesa ha contestato l'utilizzabilità chat Sky-Ecc, sostenendo che i dati fossero stati acquisiti all'estero senza le garanzie difensive previste per le intercettazioni telefoniche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che i messaggi già archiviati costituiscono documenti informatici acquisibili tramite Ordine europeo di indagine. Di conseguenza, la disciplina delle intercettazioni in tempo reale non trova applicazione e le prove raccolte all'estero rimangono pienamente valide nel processo italiano.
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Utilizzabilità chat criptate: il portuale perde in Cassazione
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia in carcere per un Lavoratore portuale, accusato di far parte di un'associazione dedita al narcotraffico. La difesa contestava l'utilizzabilità chat criptate della piattaforma SKY-ECC, ottenute tramite Ordine Europeo di Indagine dall'autorità francese, lamentando la mancata conoscenza dei metodi di decrittazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena utilizzabilità delle prove. I giudici hanno chiarito che i messaggi acquisiti ex post costituiscono "dati freddi" (documenti informatici statici) e non intercettazioni in tempo reale. Pertanto, si applica la presunzione di legittimità degli atti compiuti all'estero. Inoltre, il trasferimento dei dati è avvenuto con il consenso dell'autorità giudiziaria francese che li deteneva legittimamente, rispettando pienamente le regole del contraddittorio e i diritti fondamentali dell'indagato.
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Utilizzabilità chat SKY-ECC: dati freddi contro tesi difensive
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per L'Indagato, accusato di associazione finalizzata al narcotraffico. La difesa contestava l'utilizzabilità chat SKY-ECC, sostenendo che l'acquisizione di messaggi criptati tramite Ordine Europeo di Indagine all'autorità francese costituisse un'intercettazione illegittima e priva di trasparenza sull'algoritmo di decrittazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che i messaggi acquisiti ex post da un server straniero sono dati freddi (documenti informatici statici) e non flussi di comunicazione in tempo reale. Di conseguenza, la loro acquisizione è pienamente legittima ai sensi dell'articolo 234-bis del codice di procedura penale, beneficiando della presunzione di legittimità degli atti compiuti dall'autorità giudiziaria estera nel rispetto dei diritti fondamentali.
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Ordine Europeo di Indagine: chat segrete contro prove legittime
L'Indagato, dipendente portuale accusato di far parte di un'associazione dedita al narcotraffico, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa ha contestato l'acquisizione e l'utilizzabilità delle chat decrittate della piattaforma Sky Ecc, ottenute dalla Procura tramite un Ordine Europeo di Indagine rivolto alle autorità francesi, sostenendo che si trattasse di intercettazioni illegittime. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena utilizzabilità dei dati. I giudici hanno chiarito che i messaggi archiviati sul server costituiscono "dati freddi" acquisibili come documenti all'estero (Art. 234-bis c.p.p.) e che l'Ordine Europeo di Indagine si fonda sul principio di reciproca fiducia tra Stati membri, escludendo la necessità di verificare i dettagli tecnici dell'algoritmo di decifrazione francese.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: no a nuove valutazioni
Il Ricorrente, condannato per associazione di stampo mafioso, ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto contro la sentenza di Cassazione che aveva confermato la sua condanna. La difesa lamentava l'errata valutazione dell'utilizzabilità di chat criptate acquisite all'estero e altri vizi di valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le contestazioni non riguardavano sviste materiali o errori percettivi nella lettura degli atti, ma esprimevano un dissenso sulle valutazioni logiche e giuridiche compiute nella precedente sentenza. Di conseguenza, non ricorrevano i presupposti per il rimedio straordinario, e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: il tempo silente non cancella il pericolo
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di far parte di un'associazione dedita al narcotraffico. La difesa contestava la gravità degli indizi, basati su chat criptate acquisite all'estero, e sosteneva che il tempo trascorso dai fatti escludesse la pericolosità sociale. I giudici hanno dichiarato inammissibile la contestazione sulle chat perché non era stata sollevata davanti al Tribunale del Riesame, applicando il principio della catena devolutiva. Inoltre, la Corte ha stabilito che il tempo trascorso in carcere per altre condanne costituisce tempo silente e non attenua la pericolosità dell'indagato, confermando la necessità della misura massima.
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Ordine europeo di indagine: no al riesame per i vizi di forma
L'indagato, amministratore di una società, ha impugnato il decreto di perquisizione e sequestro emesso in esecuzione di un Ordine europeo di indagine per reati tributari. La difesa ha contestato la validità del decreto di riconoscimento dell'ordine, lamentando vizi di forma e carenza di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni riguardanti la validità del riconoscimento dell'Ordine europeo di indagine devono essere sollevate esclusivamente tramite l'opposizione davanti al Giudice per le indagini preliminari (GIP), come previsto dall'articolo 13 del decreto legislativo 108/2017, e non attraverso il riesame del sequestro. L'indagato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali.
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