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Ordinamento Penitenziario — Anno 2025

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90 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ordinamento Penitenziario

Provvedimenti

Revoca misura alternativa: il divieto triennale
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della richiesta di misure alternative per un condannato a cui era stata precedentemente revocata la detenzione domiciliare. La sentenza chiarisce che la semplice revoca della misura alternativa, e non necessariamente una condanna per il reato di evasione, è sufficiente a far scattare il divieto triennale di accesso a nuovi benefici penitenziari, come previsto dall'art. 58-quater dell'Ordinamento Penitenziario. La Corte ha ritenuto irrilevante la mancata acquisizione di relazioni sul comportamento, poiché la preclusione legale impediva un esame nel merito.
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Regime 41-bis: Cassazione sulla proroga
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La sentenza stabilisce che per la proroga non è necessaria la prova di contatti recenti con l'organizzazione criminale, ma è sufficiente dimostrare la persistente pericolosità sociale del soggetto e la sua capacità di mantenere collegamenti, valutata anche in base al ruolo apicale ricoperto in passato.
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Benefici penitenziari e reati ostativi: la prova
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di misure alternative alla detenzione per un condannato per reati ostativi. La sentenza sottolinea che, anche secondo le nuove normative, per ottenere benefici penitenziari il detenuto non collaborante ha il preciso onere di dimostrare, con elementi concreti e specifici, l'effettiva e attuale rottura dei legami con la criminalità organizzata. La semplice buona condotta carceraria non è sufficiente.
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Liberazione condizionale: no senza pentimento sincero
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della liberazione condizionale a una donna condannata all'ergastolo per omicidio e associazione mafiosa. La decisione si basa sulla mancanza di un "sicuro ravvedimento", requisito che va oltre la semplice buona condotta in carcere. Secondo i giudici, la detenuta non aveva completato un percorso di revisione critica del proprio passato criminale, tendendo a minimizzare le proprie responsabilità e ad attribuirle al coniuge. La sentenza ribadisce che per ottenere il beneficio è necessario un abbandono convinto delle scelte criminali passate.
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Permesso Premio: quando la Cassazione lo nega
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto, condannato per gravi reati legati alla criminalità organizzata, confermando il diniego del permesso premio. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale del soggetto e sull'assenza di una reale e profonda revisione critica del proprio passato criminale. Secondo i giudici, la partecipazione formale ai programmi di trattamento e le dichiarazioni di dissociazione non sono sufficienti se contraddette da comportamenti manipolatori, contatti con l'ambiente criminale e una mancata interiorizzazione del percorso rieducativo.
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Controllo corrispondenza detenuto: limiti e motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto in regime speciale (art. 41-bis) contro il blocco di una lettera inviata alla moglie. La missiva conteneva termini ambigui ("cernia", "ricci") ritenuti messaggi criptici. La Corte ha stabilito che il controllo corrispondenza detenuto in uscita non richiede una motivazione analitica per non vanificare la censura stessa, bilanciando così il diritto alla corrispondenza con le esigenze di sicurezza pubblica.
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Corrispondenza detenuti: quando il sogno è sospetto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il trattenimento di una sua lettera alla moglie. La missiva, che descriveva un sogno con indicazioni di luoghi, era stata ritenuta un potenziale veicolo per messaggi criptici. La Corte ha stabilito che, nel caso della corrispondenza detenuti in uscita, una motivazione generica è sufficiente a bilanciare il diritto di difesa con le esigenze di sicurezza, poiché il mittente conosce già il contenuto della comunicazione.
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Sanzione disciplinare detenuto: quando è legittima?
Un detenuto contesta una sanzione disciplinare per non aver restituito un accendino, sostenendo la non sussistenza dell'infrazione e vizi procedurali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la mancata restituzione costituisce inosservanza di un ordine legittimo. La Corte ha inoltre confermato la validità della delega al comandante di reparto per la contestazione dell'addebito e ha dichiarato inammissibile il motivo su una sanzione già annullata per carenza di interesse ad agire.
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Regime detentivo 41-bis: Cassazione su proroga
La Corte di Cassazione ha confermato la proroga del regime detentivo 41-bis per un elemento di vertice di un'organizzazione criminale. Nonostante i segnali di ravvedimento e una confessione, la Corte ha ritenuto prevalente il rischio concreto di riattivazione dei contatti con il clan, ancora operativo, giustificando così il mantenimento del cosiddetto 'carcere duro'.
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Benefici penitenziari: onere della prova del detenuto
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un detenuto per reato ostativo, negando i benefici penitenziari. La sentenza sottolinea che, ai sensi dell'art. 4-bis ord. pen., l'onere di provare l'assenza di legami con la criminalità e l'adempimento delle obbligazioni civili ricade interamente sul condannato, non essendo sufficiente la sola buona condotta carceraria.
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