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Ordinamento Penitenziario — Anno 2024

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125 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ordinamento Penitenziario

Provvedimenti

Colloqui 41-bis: no videochiamate senza eccezioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11052 del 2024, ha annullato un'ordinanza che autorizzava in via generale i colloqui 41-bis tramite videochiamata. La Suprema Corte ha ribadito che la modalità a distanza è consentita solo in situazioni eccezionali di impossibilità o grave difficoltà, non per ragioni di mera distanza o difficoltà economiche.
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Permesso premio: l’impugnazione corretta è il reclamo
Un detenuto si è visto negare un permesso premio dal Magistrato di Sorveglianza e ha proposto ricorso diretto in Cassazione. La Suprema Corte ha riqualificato l'atto come reclamo, trasmettendolo al competente Tribunale di Sorveglianza. La decisione ribadisce che la procedura corretta per contestare il diniego di un permesso premio è il reclamo, applicando il principio del 'favor impugnationis' per non vanificare l'azione del ricorrente.
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Liberazione anticipata: prova di rieducazione essenziale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9299/2024, ha negato la liberazione anticipata a un condannato per semestri trascorsi agli arresti domiciliari. La decisione si fonda sulla mancanza di prove concrete di partecipazione a un percorso di rieducazione e sulla successiva ricaduta nel crimine, elementi che dimostrano l'assenza di un'evoluzione positiva della personalità e rendono irrilevante la richiesta.
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Regime 41-bis e riviste: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7324/2024, ha stabilito che sotto il regime 41-bis, l'amministrazione penitenziaria può legittimamente limitare l'acquisto di riviste e giornali a una lista pre-approvata. Questa restrizione è ritenuta necessaria per prevenire comunicazioni illecite e recidere i legami con le organizzazioni criminali, e non viola il diritto all'informazione del detenuto, purché venga garantita una selezione ragionevole attraverso canali sicuri. La Corte ha quindi annullato la decisione di un tribunale di sorveglianza che aveva concesso a un detenuto l'accesso illimitato a tutte le pubblicazioni.
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Regime 41-bis: quando è legittima la proroga?
La Cassazione conferma la proroga del regime 41-bis per un detenuto al vertice di un'organizzazione mafiosa. La decisione si fonda sulla sua elevata pericolosità, il ruolo apicale pregresso e l'assenza di ravvedimento, ritenendo irrilevante una recente assoluzione ai fini della valutazione preventiva del rischio di contatti con l'esterno.
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Corrispondenza anonima detenuto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema della corrispondenza anonima detenuto in regime speciale 41-bis. Con la sentenza n. 6377/2024, ha stabilito che l'anonimato del mittente non è di per sé sufficiente a giustificare il trattenimento automatico della missiva. È sempre necessaria una valutazione sostanziale e motivata da parte del giudice sul contenuto dello scritto, per accertare la presenza di un pericolo concreto per la sicurezza e l'ordine pubblico, nel rispetto del diritto costituzionale alla corrispondenza.
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Ricorso inammissibile: motivi nuovi e genericità
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un detenuto che lamentava le condizioni di detenzione. La decisione si fonda su due principi chiave: la genericità delle contestazioni, che non si confrontavano specificamente con le motivazioni del provvedimento impugnato, e l'introduzione di 'motivi nuovi', ovvero lamentele non sollevate nel primo grado di giudizio. La Corte ha ribadito che l'appello deve essere una critica mirata alla decisione precedente, non un'occasione per ampliare l'oggetto della controversia.
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Scioglimento del cumulo: calcolo pena per i permessi
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto che chiedeva un permesso premio invocando lo scioglimento del cumulo. Sebbene la pena per il reato ostativo fosse stata espiata, la Corte ha precisato che il calcolo per i benefici relativi alla pena non ostativa decorre solo dalla fine della prima, rendendo infondata la richiesta.
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Detenuti 41-bis: limiti acquisto riviste legittimi
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'amministrazione penitenziaria può legittimamente limitare l'acquisto di riviste per i detenuti 41-bis a un elenco pre-approvato. Tale restrizione, motivata da esigenze di sicurezza per prevenire comunicazioni illecite, non costituisce una violazione del diritto all'informazione, il cui esercizio può essere regolamentato all'interno del regime carcerario speciale. La Corte ha annullato le precedenti decisioni dei giudici di sorveglianza che avevano accolto il reclamo di un detenuto.
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Corrispondenza anonima e 41-bis: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la corrispondenza anonima inviata a un detenuto in regime 41-bis non può essere automaticamente trattenuta. Sebbene l'anonimato sia un forte indizio di sospetto, il giudice deve compiere una valutazione complessiva che include il contenuto, il contesto e il profilo del destinatario per accertare un pericolo concreto per la sicurezza. Nel caso specifico, ha annullato la decisione che autorizzava la consegna di un telegramma anonimo contenente una poesia, ritenendo insufficiente la motivazione del Tribunale di Sorveglianza.
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Assegnazione circuito detentivo: quando è impugnabile?
Un detenuto ha contestato la sua assegnazione a un circuito detentivo di alta sicurezza, ritenendola lesiva del suo diritto a un percorso rieducativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che tale assegnazione è un atto amministrativo discrezionale. Può essere impugnata davanti al giudice solo in caso di violazioni procedurali o palesi illegittimità che ledano diritti soggettivi, ma non per una rivalutazione nel merito delle scelte dell'amministrazione penitenziaria.
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Liberazione anticipata: reato in libertà blocca il bonus
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto a cui era stata negata la liberazione anticipata. La Corte ha stabilito che i semestri per il calcolo del beneficio devono seguire una progressione cronologica e non possono essere scelti dal condannato per escludere periodi di cattiva condotta. Inoltre, un reato commesso durante un intervallo di libertà tra due periodi di detenzione è pienamente valutabile e dimostra la mancata adesione al percorso rieducativo, giustificando il diniego del beneficio.
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Detenzione domiciliare reati ostativi: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva la detenzione domiciliare. L'ordinanza stabilisce che, in tema di detenzione domiciliare per reati ostativi, la condanna per uno dei delitti elencati nell'art. 4-bis dell'ordinamento penitenziario rappresenta una causa ostativa assoluta. Non è quindi necessario né rilevante accertare l'eventuale insussistenza di collegamenti attuali del condannato con la criminalità organizzata, confermando un orientamento giurisprudenziale consolidato.
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Revoca affidamento in prova: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato contro la revoca dell'affidamento in prova. La decisione è stata motivata dal comportamento del soggetto, che, avendo assunto stupefacenti e alcol, ha dimostrato di non aderire al programma di recupero, rendendo legittima la revoca. La Corte ha ribadito che, in tali casi, il Tribunale di Sorveglianza ha il potere discrezionale di determinare la pena residua da scontare.
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Permesso di necessità: no al 18° compleanno della figlia
La Corte di Cassazione ha negato a un detenuto il permesso di necessità per partecipare alla festa del diciottesimo compleanno dell'unica figlia. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene l'evento sia significativo, non raggiunge quel livello di 'particolare gravità' richiesto dalla legge per la concessione di questo beneficio eccezionale, che è riservato a situazioni come gravi lutti o malattie familiari.
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Regime 41-bis e acquisto riviste: limiti al diritto
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di un Tribunale di Sorveglianza che consentiva a un detenuto in regime 41-bis di acquistare riviste non incluse in un elenco pre-approvato. La Suprema Corte ha stabilito che la limitazione imposta dall'amministrazione penitenziaria è una misura di sicurezza legittima per prevenire la veicolazione di messaggi illeciti e non costituisce una violazione sproporzionata del diritto all'informazione del detenuto.
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Lavoro in carcere e NASpI: diritto alla disoccupazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 396 del 2024, ha stabilito che un ex detenuto che ha lavorato durante il periodo di detenzione ha diritto all'indennità di disoccupazione (NASpI) al termine della pena. La Corte ha equiparato il lavoro in carcere e NASpI al lavoro subordinato ordinario ai fini previdenziali, considerando la cessazione del rapporto per fine pena come una forma di disoccupazione involontaria, simile alla scadenza di un contratto a termine.
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Ricorso inammissibile: quando mancano i presupposti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché l'istante non ha provato i requisiti di legge per una misura alternativa alla detenzione. La decisione sottolinea che un appello manifestamente infondato comporta la condanna alle spese processuali e al pagamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Diritti detenuti 41-bis: uso del fornello in cella
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un carcerato sul tema dei diritti detenuti 41-bis. La Corte ha stabilito che la limitazione dell'uso di fornello e pentole durante le ore notturne non viola il diritto alla salute, ma rientra nei poteri discrezionali dell'amministrazione penitenziaria per garantire la sicurezza interna, essendo una restrizione sulle modalità di esercizio del diritto e non una sua negazione.
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Colloquio senza vetro divisorio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un detenuto in regime 41-bis a cui era stato negato un colloquio senza vetro divisorio con la madre anziana, non vista da diciassette anni. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la concessione di tale modalità di incontro, al di fuori dei casi previsti per i minori, rientra nella discrezionalità dell'Amministrazione Penitenziaria. La decisione del Tribunale di Sorveglianza, che aveva negato l'autorizzazione, è stata ritenuta ragionevole e adeguatamente motivata, poiché le esigenze di sicurezza del regime speciale prevalgono, salvo casi eccezionali la cui valutazione spetta all'amministrazione.
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