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Ordinamento Penitenziario (Ord. Pen.)

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145 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione e Salute: Compatibilità con il carcere
La Corte di Cassazione conferma la decisione del Tribunale di sorveglianza, rigettando la richiesta di detenzione domiciliare per un detenuto con gravi patologie cardiache. La sentenza chiarisce i criteri di valutazione del rapporto tra detenzione e salute, sottolineando l'importanza di un'analisi concreta delle condizioni sanitarie del detenuto e dell'adeguatezza delle cure offerte in carcere, bilanciate con la sua pericolosità sociale.
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Revoca misura alternativa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31888/2025, ha dichiarato legittima la revoca di una misura alternativa (detenzione domiciliare) concessa ma mai eseguita. La decisione si fonda sulla commissione di nuovi reati da parte del condannato prima dell'inizio della misura. Secondo la Corte, questo comportamento costituisce una circostanza sopravvenuta che giustifica la rivalutazione della meritevolezza del beneficio, rendendo la revoca misura alternativa un atto dovuto per la tutela della collettività e l'effettività della pena.
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Permesso di necessità: limiti e finalità in carcere
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che concedeva un permesso di necessità a un detenuto per partecipare a uno spettacolo teatrale. La Suprema Corte ha ribadito che tale beneficio è strettamente limitato a eventi familiari di particolare gravità e non può essere esteso a finalità trattamentali o di risocializzazione, per le quali l'ordinamento prevede altri strumenti specifici.
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Permesso di necessità: limiti e finalità secondo la C.
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che concedeva a un detenuto un permesso di necessità per partecipare a una rappresentazione teatrale. La Corte ha ribadito che questo beneficio è strettamente riservato a eventi familiari di eccezionale gravità e non può essere utilizzato per finalità di reinserimento sociale, per le quali esistono altri strumenti normativi. La decisione sottolinea la necessità di un'interpretazione rigorosa dei presupposti del permesso di necessità.
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Colloqui detenuti 4-bis: no al regime più favorevole
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto condannato per reati ostativi (art. 4-bis Ord. pen.) che, a seguito della revoca del regime speciale del 41-bis, chiedeva di beneficiare di un regime di visite più favorevole. La Suprema Corte ha stabilito che la disciplina applicabile è quella, più restrittiva, prevista per i **colloqui detenuti 4-bis**, e non quella per i detenuti comuni. Il passaggio dal 41-bis al regime ordinario per reati ostativi non costituisce una 'regressione trattamentale' che giustifichi l'applicazione di norme pregresse più vantaggiose.
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Detenzione Domiciliare: il luogo del reato non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che non si può negare la detenzione domiciliare basandosi unicamente sul fatto che l'abitazione proposta sia la stessa in cui è stato commesso il reato. Tale valutazione è illogica e insufficiente, poiché il giudice deve considerare una pluralità di fattori, tra cui il comportamento del detenuto, la pena residua e il rischio concreto di recidiva, per decidere sulla misura alternativa.
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Permesso di necessità: la Cassazione sulla competenza
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che dichiarava inammissibile il reclamo di un detenuto contro il diniego di un permesso di necessità per visitare la tomba della madre. La Corte ha stabilito che la competenza a decidere su tale reclamo spetta al Tribunale di sorveglianza in composizione collegiale e non al suo Presidente monocraticamente. La decisione deve avvenire nel rispetto del contraddittorio e non con una procedura 'de plano', data la sua incidenza sulla libertà personale.
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Permesso Premio: perché la buona condotta non basta
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto condannato per un grave reato. Nonostante i progressi nel percorso rieducativo e l'ammissione al lavoro esterno, la Corte ha ritenuto persistente la sua pericolosità sociale a causa di una mancata, approfondita revisione critica del delitto commesso, in particolare riguardo alla sua premeditazione e gravità. La sentenza chiarisce che la valutazione per il permesso premio è più rigorosa di quella per altri benefici.
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Collaborazione con la giustizia: quando è utile?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22281/2025, ha respinto il ricorso di un detenuto a cui era stata negata la certificazione della collaborazione con la giustizia. La Corte ha chiarito che, per ottenere i benefici, non è sufficiente il passato riconoscimento di un'attenuante, ma è necessaria una valutazione autonoma che accerti un contributo concreto, decisivo e affidabile alla giustizia, non generico o contraddittorio.
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Revoca affidamento in prova per nuovo reato: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza di revocare l'affidamento in prova a un soggetto arrestato per un nuovo reato di detenzione di stupefacenti. La sentenza stabilisce che la revoca affidamento in prova è legittima anche con effetto retroattivo (ex tunc), qualora la gravità della nuova condotta, analoga a quella per cui era stata concessa la misura, dimostri una totale assenza di adesione al percorso rieducativo fin dall'inizio.
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Colloqui detenuti 41 bis: parere DDA non vincolante
La Cassazione ha annullato l'ordinanza che negava i colloqui detenuti 41 bis tra due fratelli. La Corte ha stabilito che la mancata acquisizione del parere della DDA da parte del primo giudice non è un vizio insanabile, ma una lacuna che il Tribunale in sede di reclamo avrebbe dovuto colmare, acquisendo d'ufficio tale parere non vincolante.
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Liberazione anticipata: condotte negative successive
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della liberazione anticipata a un detenuto a causa di gravi illeciti disciplinari (intimidazione e uso di droghe) commessi dopo il semestre oggetto di valutazione. La sentenza stabilisce che condotte negative successive possono retroattivamente inficiare il giudizio sulla partecipazione al percorso rieducativo, dimostrando la non genuinità del ravvedimento.
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Colloquio detenuto: la Cassazione decide sulla durata
Un detenuto in regime 41-bis si è visto negare un colloquio prolungato e foto extra per il suo matrimonio. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, chiarendo che la competenza per autorizzare un colloquio detenuto prolungato per motivi eccezionali spetta al Ministro della Giustizia e non al direttore del carcere, confermando la legittimità delle disposizioni amministrative che regolano tali modalità.
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Regime 41-bis: la Cassazione sulla legittimità proroga
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto sottoposto al regime 41-bis dal 1996 per reati di mafia. L'uomo contestava la proroga biennale del regime speciale, sollevando questioni di irretroattività delle norme, violazione di legge e incostituzionalità. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso infondato, confermando la legittimità del provvedimento. Ha chiarito che le modifiche normative in materia penitenziaria non hanno natura sanzionatoria e seguono il principio 'tempus regit actum'. Inoltre, ha ribadito la manifesta infondatezza delle questioni di costituzionalità del regime 41-bis e ha precisato che l'accesso alla giustizia riparativa non è precluso in assoluto, ma richiede la prova di un effettivo distacco dall'ambiente criminale, che nel caso di specie non era stata fornita.
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Permesso di necessità: quando il legame familiare conta
La Corte di Cassazione ha negato un permesso di necessità a un detenuto per visitare la tomba del suocero, anch'egli legato alla criminalità organizzata. La decisione si basa sulla mancanza di un legame familiare effettivo e di convivenza, ritenendo l'evento non sufficientemente grave da incidere sulla vita del detenuto, a prescindere dai profili di pericolosità sociale.
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Errore di diritto detenzione: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del Tribunale di Sorveglianza che aveva dichiarato inammissibile un'istanza di detenzione domiciliare speciale. Il giudice di primo grado aveva commesso un errore di diritto, valutando la richiesta sulla base di articoli di legge errati (artt. 47 e 47-ter ord. pen.) invece che su quello corretto invocato dal detenuto (art. 47-quinques ord. pen.), che prevede presupposti diversi. La Cassazione ha quindi rinviato gli atti al Tribunale per una nuova valutazione nel merito.
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Permesso premio negato: collaborazione impossibile
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto condannato per reati ostativi e in carcere da oltre vent'anni. La decisione si fonda sulla mancata prova di una collaborazione impossibile o inesigibile con la giustizia e sulla persistenza di un pericolo concreto di riallacciare contatti con la criminalità organizzata. Secondo la Corte, né la buona condotta carceraria né il lungo tempo trascorso sono sufficienti a dimostrare un reale percorso di revisione critica, soprattutto in assenza di qualsiasi tentativo, anche simbolico, di riparazione del danno causato.
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Scambio oggetti 41-bis: sì ai CD tra detenuti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero della Giustizia, confermando la possibilità per un detenuto in regime speciale di effettuare lo scambio oggetti 41-bis, come i CD musicali, con altri membri del suo gruppo di socialità. La Corte ha sottolineato che un divieto deve essere specificamente motivato e non può basarsi su presunzioni generiche di pericolosità.
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Liberazione anticipata: no se c’è reato dopo il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego della liberazione anticipata. La decisione si fondava su una sanzione disciplinare e, soprattutto, su un nuovo reato commesso dopo la detenzione. La Corte ha ribadito che una condotta negativa successiva, anche fuori dal carcere, può dimostrare retroattivamente la mancanza di una reale partecipazione al percorso rieducativo, giustificando così il rigetto della liberazione anticipata per i semestri precedenti.
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Liberazione anticipata: valutazione condotta successiva
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza che negava la liberazione anticipata basandosi su reati commessi anni dopo il periodo di detenzione in esame. La Corte stabilisce che la valutazione non può essere meccanica ma deve considerare l'intero percorso rieducativo del condannato, includendo anche i lunghi periodi di buona condotta successivi alla ricaduta. Il caso riguardava una richiesta di liberazione anticipata per il periodo 2008-2012, negata a causa di reati del 2015, senza considerare il comportamento positivo tenuto fino al 2023.
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