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Opponibilità

261 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La caratteristica di un atto o di un diritto di poter essere fatto valere legalmente nei confronti di terze persone, oltre che tra le parti originarie.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Opponibilità diritti reali: la trascrizione tardiva non è opponibile
Un Lavoratore rivendicava diritti di servitù di pascolo su un terreno, basandosi su scritture private la cui autenticità era stata accertata giudizialmente. L'Azienda, proprietaria del terreno, aveva acquisito la proprietà tramite donazione. La Corte d'Appello aveva negato l'opponibilità dei diritti del Lavoratore, poiché la trascrizione della sentenza di accertamento era avvenuta dopo la trascrizione della donazione dell'Azienda. Il Lavoratore ha ricorso in Cassazione, sostenendo che l'eccezione di difetto di tempestiva trascrizione fosse tardiva e non rilevabile d'ufficio. La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che il difetto di trascrizione, che incide sull'Opponibilità diritti reali, è un'eccezione in senso lato. Il giudice può rilevarla d'ufficio in ogni fase del processo, anche se proposta tardivamente, purché i fatti siano documentati.
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Locazione immobile pignorato: il canone vile e l’opponibilità
Un'Azienda Creditrice ha acquisito un immobile pignorato e ha intimato il rilascio all'Azienda Conduttrice e all'Azienda Subconduttrice. L'Azienda Conduttrice si è opposta, sostenendo la validità e l'**opponibilità locazione immobile pignorato**. L'Azienda Creditrice ha contestato l'opponibilità, anche per un presunto "canone vile". La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso incidentale e i primi due motivi del ricorso principale. Ha accolto il terzo motivo, stabilendo che per verificare se il canone sia "vile", il giudice può usare qualsiasi prova, inclusa la comparazione con un contratto di sublocazione successivo sullo stesso immobile, purché adeguatamente rapportato. La sentenza precedente è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Opponibilità del decreto ingiuntivo al fallimento: serve il titolo
Una società creditrice ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per oltre novantunomila euro sulla base di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo. Il giudice delegato e il tribunale hanno respinto l'istanza evidenziando la mancata definitività del titolo. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, dichiarando inammissibile il ricorso della creditrice. Ai fini dell'opponibilità del decreto ingiuntivo al fallimento, il provvedimento monitorio deve ottenere il formale decreto di esecutorietà del giudice prima della dichiarazione di insolvenza. La semplice provvisoria esecutività e il decorso dei termini di opposizione non bastano a vincolare la procedura concorsuale. La società creditrice ha subito la condanna definitiva alle spese di lite.
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Affitto d’Azienda: La Responsabilità amministrativa affitto azienda non si estingue
Un titolare di attività è stato sanzionato dall'Amministrazione Comunale per somministrazione di bevande senza autorizzazione. Nonostante avesse affittato l'azienda a terzi, la Corte di Cassazione ha confermato la sua Responsabilità amministrativa affitto azienda. La Corte ha ritenuto irrilevante il contratto di affitto d'azienda, anche se registrato, perché il titolare rimaneva intestatario dell'autorizzazione amministrativa. Il contratto aveva valore solo tra le parti private e non poteva essere opposto all'Amministrazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il titolare dovrà pagare un ulteriore contributo.
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Donazione e Divisione: L’Opponibilità Sentenza di Divisione al Donatario
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Donatario che aveva ricevuto una donazione di una quota ereditaria mentre era in corso un giudizio di divisione e una domanda di usucapione. Il Donatario contestava l'opponibilità della sentenza di divisione, sostenendo che la sua donazione era stata trascritta prima della domanda di divisione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che la trascrizione della donazione di una quota ereditaria, anche se anteriore, non rende la sentenza di divisione inopponibile al Donatario se questi è stato regolarmente chiamato in causa. Inoltre, la donazione di un bene altrui è considerata nulla.
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Quietanza al Fallimento: quando il pagamento non è opponibile
Un Cliente ha commissionato lavori a un'Azienda, pagando con assegni e ottenendo una quietanza. L'Azienda è poi fallita. Il Curatore del Fallimento ha chiesto nuovamente il pagamento della fattura. Il Cliente si è opposto, ma i giudici hanno dato ragione al Curatore. La Corte di Cassazione ha stabilito che la quietanza rilasciata dal fallito al debitore non ha piena opponibilità al fallimento, perché il Curatore è considerato un terzo. Il Cliente deve quindi pagare nuovamente la somma richiesta.
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Decreto ingiuntivo e fallimento: istanza rapida ed esito negato
Una creditrice richiede l'ammissione al passivo fallimentare di una somma ingiunta tramite decreto ingiuntivo. La donna deposita l'istanza di esecutorietà prima dell'apertura del fallimento, ma il giudice emette il decreto esecutivo solo dopo la sentenza di fallimento. Il giudice delegato e il Tribunale respingono l'opponibilità del titolo, ammettendo solo una minima quota priva di contestazioni. La creditrice ricorre in Cassazione sollevando questioni di legittimità costituzionale e lamentando ritardi burocratici non imputabili alla sua condotta. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso, ribadendo la regola cardine su decreto ingiuntivo e fallimento: l'atto giudiziario privo del provvedimento formale di esecutorietà antecedente al fallimento non produce giudicato verso la massa dei creditori. La creditrice perde il ricorso e deve provare il credito secondo le ordinarie regole concorsuali.
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Trascrizione Domanda di Nullità: La Priorità che Sconfigge l’Asta
Un ex proprietario ha venduto immobili a un'azienda, poi ha avviato una causa per la nullità della vendita per violazione del divieto di patto commissorio, trascrivendo tempestivamente la domanda. Successivamente, ha ottenuto una condanna per il prezzo non pagato e ha pignorato gli stessi immobili, venduti all'asta a un aggiudicatario. Il pignoramento è stato trascritto dopo la domanda di nullità. La Corte di Cassazione ha stabilito che la trascrizione della domanda di nullità precedente al pignoramento rende la sentenza di nullità opponibile all'aggiudicatario, che deve restituire gli immobili. L'aggiudicatario ha perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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Simulazione contrattuale e fallimento: la data certa è decisiva
I Proprietari hanno venduto dei terreni a una Società. Un accordo segreto (controdichiarazione) prevedeva il ritrasferimento dei beni se il progetto edilizio non si fosse realizzato entro cinque anni. Il prezzo di vendita non venne pagato. La Società fallì. I Proprietari chiesero la nullità del contratto per simulazione o la risoluzione e il ritrasferimento. La Corte d'Appello aveva negato l'opponibilità della simulazione al fallimento, sostenendo che la controdichiarazione non avesse data certa. La Cassazione ha accolto il ricorso dei Proprietari. Ha stabilito che la condizione risolutiva è opponibile al fallimento solo se la controdichiarazione ha data certa anteriore al fallimento e si è perfezionata prima o contestualmente all'atto simulato. La Corte d'Appello dovrà riesaminare la questione della data certa per la Simulazione contrattuale e fallimento.
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Opponibilità Cessione Azienda: Cassazione ribalta il Tribunale
La Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sull'Opponibilità cessione di azienda. Una società in amministrazione straordinaria aveva chiesto di essere ammessa al passivo di un'azienda fallita, vantando un credito derivante dalla cessione di un ramo d'azienda che gestiva la riscossione tributi. Il Tribunale aveva negato l'ammissione, ritenendo che la mancata comunicazione della cessione agli enti pubblici, come previsto dall'Art. 116 del Codice dei Contratti Pubblici, rendesse il credito inesistente. La Suprema Corte ha invece stabilito che tale comunicazione non incide sulla validità della cessione tra le parti, ma solo sulla sua opponibilità verso la pubblica amministrazione. Il credito era valido tra le parti. La sentenza ha cassato la decisione del Tribunale, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Opponibilità regolamento condominiale: vince chi acquista prima
Un condomino ha acquistato un immobile derivante da un'originaria permuta di un terreno con un appartamento da costruire. In seguito, il costruttore ha redatto un regolamento che riservava l'uso esclusivo del giardino ad altri condomini, allegandolo agli atti solo dopo la consegna del primo appartamento. I vicini hanno preteso l'uso esclusivo dello spazio verde. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'opponibilità regolamento condominiale non sussiste nei confronti di chi ha acquistato prima della sua stesura. Il regolamento predisposto dal costruttore non vincola i precedenti acquirenti senza una loro espressa adesione scritta e successiva. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del proprietario, cassando la sentenza d'appello e rinviando la decisione ai giudici di merito.
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Opponibilità della servitù: patto privato contro nuovi vicini
I proprietari di un appartamento hanno citato in giudizio i vicini per ottenere la chiusura di una finestrella aperta sul ballatoio. La richiesta si fondava su una scrittura privata del 1958, con cui il vecchio dante causa si era impegnato a non creare aperture. I convenuti hanno eccepito l'inefficacia dell'accordo nei loro confronti. La Suprema Corte ha chiarito le regole sull'opponibilità della servitù: un patto limitativo non trascritto nei registri immobiliari vincola soltanto le parti firmatarie e gli eredi universali, ma non i terzi acquirenti a titolo particolare se non vi è trascrizione o menzione espressa nel rogito. Poiché gli attori non hanno provato la qualità di eredi dei convenuti né la trascrizione dell'accordo, la Cassazione ha respinto il ricorso e confermato la piena legittimità dell'apertura, condannando i ricorrenti alle spese di lite.
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Confisca dei beni e terzi creditori: niente risarcimento dallo Stato
Un cittadino acquista un immobile rivelatosi abusivo da una società immobiliare. Successivamente, l'intero patrimonio aziendale subisce un sequestro e la relativa confisca dei beni e terzi creditori cercano tutela. L'acquirente ottiene una sentenza civile di risarcimento contro la società e chiede l'ammissione del credito al passivo dei beni confiscati gestiti dall'Agenzia Nazionale. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso: il credito risarcitorio riguarda un immobile estraneo al provvedimento di sequestro e si configura come mero credito chirografario. Pertanto, la confisca dei beni e terzi creditori non consente il soddisfacimento di crediti sorti al di fuori della procedura su beni non confiscati.
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Cessione dei crediti in blocco: annullato il rigetto al passivo
Una Societa Cessionaria ha chiesto l'ammissione allo stato passivo del fallimento di un'azienda per un ingente credito derivante da una cessione dei crediti in blocco effettuata da un istituto bancario. Il Tribunale ha respinto la richiesta sostenendo la mancanza di prova sufficiente della cessione e dei relativi criteri identificativi. La Societa Cessionaria ha proposto ricorso in Cassazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che la pubblicita prevista dalla legge serve per l'opponibilita e non per la validita della cessione. La Suprema Corte ha inoltre riscontrato che la motivazione del Tribunale era del tutto generica e aveva ignorato documenti decisivi, come la conferma scritta della banca cedente e la copia del contratto con i codici identificativi. La decisione e stata quindi annullata con rinvio.
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Occupazione senza titolo: il subaffitto non blocca il fallimento
Una società occupava un immobile aziendale sostenendo la validità di un contratto di sublocazione. Il Fallimento del proprietario dell'immobile ha richiesto la liberazione del bene e il risarcimento del danno. I giudici hanno accertato che il contratto non era valido verso la procedura concorsuale. La sublocazione era avvenuta senza autorizzazione in pendenza di un pignoramento. La Corte di Cassazione ha confermato che l'occupazione senza titolo del bene genera un danno concreto. Tale danno deriva dall'impossibilità per la curatela di locare l'immobile a terzi al valore di mercato. La Suprema Corte ha inoltre confermato la sanzione per responsabilità aggravata a carico della società occupante per aver prolungato la causa con motivi manifestamente infondati.
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Opponibilità della confisca al creditore ipotecario: le regole
Un istituto di credito concede un mutuo ipotecario nel 2006. Anni dopo, il debitore commette reati di truffa e falso, subendo la confisca dell'immobile. Il credito viene poi ceduto in blocco a una società di gestione. La società chiede la non opponibilità della misura per salvare la propria garanzia. Il giudice dell'esecuzione rigetta la richiesta senza valutare le prove difensive. La Corte di Cassazione annulla l'ordinanza e stabilisce principi chiari. La corte afferma che l'opponibilità della confisca al creditore ipotecario è ammissibile se il creditore dimostra la propria buona fede e l'assenza di strumentalità del mutuo rispetto al reato. Il cessionario in blocco deve provare anche le adeguate verifiche patrimoniali svolte dalla banca originaria al momento della concessione del finanziamento.
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Cessione di crediti verso la PA: il potere di rifiuto
Un'azienda fornitrice cede crediti sanitari a una società di cartolarizzazione. L'Azienda Sanitaria rifiuta la cessione e paga il fornitore originario, invocando il Codice degli appalti. La società cessionaria ottiene un decreto ingiuntivo. La Corte d'Appello dà ragione alla società, ritenendo speciale la legge sulla cartolarizzazione e quindi inefficace il veto pubblico. L'Azienda Sanitaria ricorre in Cassazione. I giudici rilevano l'assenza di precedenti uniformi sull'efficacia del rifiuto e sulla necessità di impugnarlo dinanzi al giudice amministrativo. Con la presente ordinanza, la Suprema Corte trasmette gli atti alle Sezioni Unite per chiarire definitivamente l'ambito della cessione di crediti verso la PA in contesti di finanza strutturata.
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Opponibilità della simulazione: tutele e limiti per i creditori
I primi acquirenti compravano un appartamento con scrittura privata non trascritta nei registri. Successivamente i venditori alienavano fittiziamente lo stesso bene al figlio tramite rogito notarile regolarmente trascritto. Su tale immobile una banca iscriveva ipoteca e un creditore eseguiva due pignoramenti. Soltanto in seguito gli originari acquirenti trascrivevano la domanda giudiziale per far dichiarare la vendita simulata. La Corte di Cassazione ha confermato che l'opponibilità della simulazione non pregiudica i creditori del titolare apparente che abbiano iscritto ipoteca o trascritto il pignoramento in buona fede prima della domanda giudiziale. I diritti dei creditori prevalgono sull'acquisto anteriore mai trascritto.
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Compenso del professionista attestatore negato nel fallimento
Due professionisti hanno richiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una società per ottenere il saldo del proprio compenso del professionista attestatore, relativo alle perizie redatte per un concordato preventivo non andato a buon fine. I tecnici ritenevano che la quantificazione economica inserita nel piano di concordato costituisse un accordo vincolante per la procedura fallimentare. Il Tribunale e la Corte di Cassazione hanno respinto la richiesta. I giudici hanno stabilito che l'indicazione dei costi nel piano non equivale a un autonomo contratto opponibile al fallimento, poiché l'efficacia dell'offerta dipende dall'omologazione finale. In mancanza di una formale convenzione scritta preventiva, il giudice determina l'onorario tramite i parametri tariffari ministeriali. I professionisti non ottengono ulteriori somme oltre agli acconti già riscossi.
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Data certa del contratto bancario: banca respinta
Un istituto bancario ha chiesto l'ammissione allo stato passivo di una società fallita per ottenere il recupero di uno scoperto di conto corrente e di un finanziamento. Il giudice delegato ha respinto la domanda. Il tribunale ha poi accolto parzialmente la richiesta, ammettendo il credito in chirografo pur riscontrando l'assenza di data certa sui contratti. Il fallimento ha proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno ribaltato la decisione. La Corte ha stabilito che la data certa del contratto bancario costituisce un requisito indispensabile per far valere il credito verso la procedura concorsuale. I contratti bancari richiedono la forma scritta a pena di nullità e non ammettono prove testimoniali o presunzioni. La banca perde dunque ogni pretesa negoziale e il tribunale deve rivalutare integralmente il caso.
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